Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)

Alitalia_Millemiglia_Club-logo-E4C5C63178-seeklogo.com_


Lascia un commento

MilleMiglia, un programma con pochi vantaggi

Avevo seguito con interesse le vicende Alitalia in passato come oggi, con l’acquisizione da parte di Etihad Airways. Ho sempre viaggiato abbastanza in aereo, in passato soprattutto, accumulando miglia e poi spendendole per qualche viaggio. Un giorno, quando non si sapeva se Alitalia sarebbe sopravvissuta o meno, decisi di accumularle su Flying Blue di Air France o di accumulare punti sul Membership Rewards di American Express.

Ora vi spiego perché secondo me non ha senso trasferire punti da American Express Membership Rewards al Club MilleMiglia di Alitalia.

American Express offre un servizio di agenzia viaggi su cui acquistare biglietti o soggiorni anche “spendendo” i propri punti. La scelta della compagnia è libera e i posti disponibili sono tutti quelli liberi sul volo scelto, senza limitazioni (limiti piuttosto bassi se invece si acquista un biglietto premio tramite Club MilleMiglia).

Nonostante questo, vedendo le tariffe risultanti, penso di trasferire i miei punti dal programma Membership Rewards al Club MilleMiglia. Ero convinto di poter volare con la compagnia di bandiera a un prezzo inferiore, cosa che però non puoi verificare fino a quando non hai sul conto le miglia utili a simulare l’acquisto del biglietto premio.

Mi sono così ritrovato con più di 100.000 miglia disponibili, un bel gruzzolo. Quanto basta per prenotare un volo Roma-New York a/r per 2 persone. Qual’è stata la sorpresa? Che tasse e supplementi sono comunque a carico dell’acquirente, come ricordavo, ma in una quantità imprevista: ben 591€ sul volo in questione (per 2 persone, andata e ritorno)!

Ora, se non utilizzassi le miglia e cercassi sempre su Alitalia un biglietto normale, pagherei a ottobre 490€ circa a persona. A questo punto, utilizzare le miglia per acquistare un biglietto premio tramite Club MilleMiglia non conviene. 100.000 miglia valgono a conti fatti meno di 400€. Molti di più debbono comunque essere pagati.

Avrei speso la stessa cifra o poco meno acquistando il volo con l’agenzia American Express, potendo però scegliere più liberamente la data e – magari – una compagnia migliore.

Allora, che senso ha accumulare miglia? Personalmente, tornerò ad affidarmi solo ed esclusivamente al Membership Rewards, dove almeno i punti hanno un valore.

ROMA-CAOS-SCIOPERO-COMIZI-VENERDI-24-770x469


Lascia un commento

Roma, Auditorium, Gigi Proietti, Tiziano Ferro… caos

A Roma ci sono nato e ci ho vissuto per trent’anni. Come tutti i romani, in qualche modo la amo e la ritengo una città bellissima. Ho scelto però di vivere altrove, perché allo stesso tempo la ritengo oggi invivibile, poco civile, sporca e senza segni di miglioramento. Gli ultimi sprazzi di positività li registrai nei mandati Rutelli (che pur non amo politicamente né come persona, ma che come sindaco funzionò eccome) e nel primo di Veltroni (al secondo pensava già alla Presidenza del Consiglio e si spense progressivamente).

Il 26 giugno u.s. sono tornato all’Auditorium dopo tanto tempo, per vedere Gigi Proietti e i suoi cavalli di battaglia. Avevo acquistato i biglietti online. Arrivato all’Auditorium decido di parcheggiare internamente, nel multipiano dello stabile, avendo diverse valigie nel portabagagli. Fin qui, tutto bene…

Decidiamo di fare un aperitivo da Red. Da come me lo ricordavo all’inizio, appena aperto da Enrico e i suoi soci, ormai è un locale dozzinale. Numeri e non qualità. Buffet mediocre, grande confusione. Per essere l’unico spazio dell’Auditorium con qualche pretesa enogastronomica, un disastro.

Torniamo al botteghino per ritirare i biglietti. Fila chilometrica e unica, sia per chi deve acquistare che per chi deve solo ritirare biglietti già acquistati. Follia organizzativa pura. Tanto più che oggi, con codici a barre o app come Passbook o Eventbrite è possibile avere titoli validi sia su pdf che su smartphone! Una coda interminabile per nulla, insomma. Da cui usciamo solo per la buona volontà delle persone al botteghino, che si fanno in quattro per esser veloci e fornire i titoli validi.

Al bar, confusione più assoluta, code e pochissima scelta. Saltiamo a pié pari.

Lo spettacolo si teneva nella cavea all’aperto. Bellissima. Peccato che per incassare qualche migliaio di euro in più, sia stata soppalcata con tubi innocenti… Come uccidere esteticamente il progetto di Renzo Piano.

Il clou è però al termine dello spettacolo, quando andiamo a ritirare l’auto. Una sola cassa automatica che accetta solo monete o banconote da 20€ (nessun altro taglio, nessuna card). Fila interminabile e grande contegno degli spettatori, al caldo asfissiante del sotterraneo. Possibile questo degrado? Possibile non si riesca a installare almeno 2/3 casse per piano sapendo che per uno spettacolo o concerto gli spettatori escono tutti nello stesso momento?

Per l’uscita, funziona solo una sbarra, dunque fila e smog anche in uscita. E una volta usciti, troviamo il traffico impazzito del concerto all’Olimpico di Tiziano Ferro… Due ore per tornare a casa.

Ecco, per il bene dei romani e di Roma, mi auguro che non vengano assegnate Olimpiadi e che il Papa rinuncia al Giubileo. Roma non è più una città che può organizzare alcunché, è alla deriva e senza una guida che dia fiducia.

l-attimo-fuggente-film


Lascia un commento

La Rete e la libertà d’espressione, immeritate da molti

Non avevo nemmeno il tempo di scrivere queste due righe oggi, ma sono incappato nei compiti delle vacanze che un professore italiano ha lasciato ai suoi studenti per questa estate 2015. Ora, io sono notoriamente una persona con la sua vena di cinismo e dunque non amo troppo dolcezze e smancerie. Per dire, la pagina d’amore forse più bella mai letta in un libro, è quella di Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Céline, quando il protagonista disadattato saluta la sua amica e amante, una prostituta, alla stazione del treno.

Detto ciò, i nostri insegnanti sono in media persone che non amano più la loro professione, forse spente da un sistema che non monetizza e non valorizza i loro sforzi, forse semplicemente perché come la statistica insegna, anche tra di loro ci sono persone mediocri come in tutta la società. Una parte può esser definita addirittura come “manica di sfigati” (crocifiggetemi, su). Altri vorrebbero una scuola diversa ma non hanno il coraggio di sperimentare alcun cambiamento (dalla Falcucci ad oggi ci fosse stata una riforma che non ha provocato scioperi o proteste). Ma… come sempre, ci sono anche tante persone rette, brave, coraggiose e soprattutto che amano i ragazzi e cercano a loro modo e coi loro strumenti di prepararli alla vita. Alcuni, sono eccezionali, vitali, appassionati oltre ogni ragionevole motivo (perché chiedere ai genitori anche di portare la carta igienica per i figli effettivamente può smorzare ogni entusiasmo nell’appartenere a quel mondo).

Ora, al netto dei facili entusiasmi, che nessuno conosce questo professore direttamente, leggere i suoi compiti fa pensare che quantomeno ama il suo lavoro e i suoi studenti, cui cerca di ricordare che lo studio è uno strumento per interpretare la vita, non la vita stessa, e che fuori dall’aula c’è un mondo da conoscere criticamente ma senza paure.

Io sarei felice di sapere mio figlio nelle mani di un professore così. Poi magari è un capra, per carità, nella didattica. A senso però, non troverei motivo per criticarlo nei commenti di un giornale online. Invece, leggete qui e troverete persone inacidite, astiose e che hanno tempo da buttare nel commentare negativamente l’iniziativa.

Questi sono i casi in cui preferirei di gran lunga un media Internet meno Social e meno libero. Che la libertà di essere stupidi non dovrebbe essere concessa.

10382639_10203457957684267_2427945920185969036_n


2 commenti

Da Kabul, notizie che vorresti non aver mai appreso

Ieri pomeriggio lavoravo tranquillamente al computer. Una giornata come un’altra.

Vivo fuori dal mondo e dalle notizie, dunque fin quasi alle 19 di ieri non sapevo ancora che un italiano e la sua moglie kazaka fossero stati brutalmente uccisi a Kabul. Ho aperto Facebook per controllare come andavano degli articoli aziendali pubblicati la mattina e sulla mia timeline ho iniziato a leggere frasi e commenti associati al profilo di un mio amico, Alessandro Abati. Era lui, vittima di un commando terroristico che ha fatto irruzione in un residence per stranieri a Kabul.

Leggevo e pensavo di aver capito male, che non fosse possibile, che doveva esserci un errore. Ho cercato sui giornali online e il suo viso ironico e sorridente era lì. E’ così diverso quando a una notizia orribile associ il volto di un tuo caro amico. E’ orribile e il mondo ti sembra un luogo peggiore, senza speranza.

Avevo conosciuto Alessandro tanti anni fa, per lavoro, a Roma. Me lo aveva presentato un altro amico comune. Si era subito stretta un’intesa particolare. Lui commentava il mio blog di allora, ci scambiavamo mail di lavoro che contenevano infinite digressioni di politica, ci sentivamo al telefono e ci saremo presi qualche caffè assieme.

Poi ha iniziato a viaggiare, tanto.

Costantemente però riuscivamo a sentirci, via Skype o Facebook o un messaggio del cellulare. Non frequentemente, ma con costanza. Ed era incredibilmente piacevole.

A fine agosto poi per lavoro salii a Bergamo e ci siamo rivisti. Arrivò con Aigerim Abdulayeva, sua moglie (così era secondo il rito kazako, non riconosciuto qui; così la presentava, con orgoglio; così sarebbe stato tra due mesi, con cerimonia italiana). Con incredibile cortesia e amicizia, mi portarono in giro per Bergamo Alta, prima a cena, poi a passeggiare per strade bellissime in una sera di fine estate. Ho ricordi caldi nel cuore di quella serata.

Alessandro, nonostante qualche delusione, non hai mai perso la tua ironia distaccata, il tuo sorriso, la tua curiosità per il mondo e per quella parte del mondo meno ricca e fredda. Ricordo ancora le tue parole sull’Afghanistan, dove eri già stato e dove speravi di tornare per lavorare e incontrare i tuoi amici. Amavi quei visi e quelle persone, perché dicevi che erano vere, semplici, ma aperte.

Alessandro Abati, barber shop in Kabul

Alessandro Abati with friends in Kabul

Alessandro Abati with friends in Kabul

Avevi vissuto tanti anni in Paesi che conosciamo poco e solo con i filtri dell’informazione occidentale. Mi divertiva confrontarmi con te sulla Siria, l’Ucraina o l’Afghanistan. Avevi sempre una visione lucida, partecipe e dalla parte delle persone semplici del posto.

Schermata 2015-05-15 alle 09.16.54

Pace, fratellanza, vita. Non eri ingenuo né schierato, ma avevi voglia di conoscere e speravi sempre che la serenità potesse essere a portata di tutti.

Raramente ho trovato intelligenze così piacevoli, lucide, ironiche, umili. Per questo oggi sto così male.

Avevi voglia di farmi conoscere tua moglie, il tuo amore, Aigerim. Così l’avevi portata a cena con noi. Ti avevo conosciuto già sposato, tanti anni fa. Sempre con classe e poche parole, seppi del divorzio. Quando conoscesti Aigerim, sentii dalle tue parole che ti eri innamorato perdutamente. Ne fui felice. La scelta di condividere i momenti buoni e quelli cattivi in giro per il mondo, con e senza lavoro, è stata la dimostrazione di quanto foste anime gemelle.

Aigerim fu una sorpresa per me, quella sera. Una ragazza bellissima, semplice e intelligente. Aveva un garbo e un’eleganza che mettevano a proprio agio, misurò con maestria la sua presenza, lasciando a noi – che non ci vedevamo da un po’ – gli spazi di cui avevamo bisogno. Mi raccontò delle sue aspirazioni, del suo corso completato a Milano per il mondo della moda, del suo Kazakistan.

Era lieve e soave come te. Ero stato felice di lasciarvi quella sera e vedervi andare via assieme.

Porca puttana Ale, perché proprio a te?! Non mi ha alleviato il dolore sapere, confusamente, cosa ti è successo. Penso sia stato terribile, lungo, spaventoso. Penso abbiate capito perfettamente cosa vi stava succedendo. Per mano di ottusi e stupidi terroristi, piaga di questi anni in tutto il mondo.

La sola idea di uccidere in nome di un fantomatico Dio, secondo me, è folle. Te lo dice un ateo, come eri tu. Ognuno creda in ciò che vuole, ma non pensi di potersi armare in nome di ciò che crede. Perché stronca persone migliori di sé. Perché rende un posto peggiore questo mondo, togliendogli le menti più vivaci, intelligenti e capaci di dare un senso anche alle follie quotidiane.

In questo momento però avrei voglia di ucciderli tutti. Cosa orribile, lo so.

Alessandro e Aigerim, addio.

19468_107538949259412_2400184_n 171760_196322267047746_6807506_o 326792_516578631688773_1964476171_o 374709_300803176599654_374454242_n 422318_549379035075399_10777431_n 422525_10153119602714424_8439820262497930612_n 664361_515146655165304_838099021_o 10382639_10203457957684267_2427945920185969036_n 11006395_1603201619912755_6583855083276376003_n 11018828_10153089445169424_5828433426916229580_n 11111142_10206519242483856_7403950190504055975_n 11243456_1126312440728487_8639411703294117824_n Schermata 2015-05-15 alle 09.15.51


Lascia un commento

Caro studente che boicotti l’invalsi…

Originally posted on Cavolate in libertà:

chi ti scrive è un ex docente che è stato anche studente e che si è dovuto confrontare, tanto, con i famigerati test a risposta chiusa e le prove strutturate. Purtroppo le trovi ovunque, se tenti un concorso pubblico le troverai alla preselezione, se vuoi accedere a corsi di laurea a numero chiuso ti troverai un test. Molti datori di lavoro fanno svolgere un test preliminare per scremare i curriculum quando non segano direttamente e spietatamente basandosi sul nome della scuola di provenienza o su altri fattori.  Come diceva il mio professore di matematica del liceo,  puoi evitare i compiti in classe ma non puoi evitare lo scrutinio finale. E un non classificato è un voto che ha il suo significato, ed è anche abbastanza grave. Significa che in una materia non è stato possibile giudicarti, significa essere bocciato senza passare dal via. Una prova oggettiva, un esame “cattivo” dal…

View original 676 altre parole

logo Telecom


Lascia un commento

Telecom, un labirinto ad ogni richiesta

Non ce l’ho con Telecom. Ho Telecom a casa, ha Tim la mia compagna e abbiamo richiesto Telecom in ufficio. Sono però esterrefatto dall’incapacità di gestire semplici richieste. Due storie rapide.

Caso 1

Vivo in un casale e per portare la linea telefonica e Internet, non avevo altre strade che Telecom qualche anno fa. La linea ha avuto qualche problema, ma va bene in fondo, anche se è una 7 Mbps. Per carità, la linea più stabile che ci sia per le ADSL, ma sempre 7 Mbps sono e per lo streaming ad esempio non è il massimo.

Qualche settimana fa vedo nella dashboard utente del sito 187 un banner che mi propone l’upgrade a 20 Mbps. Wow! Ci provo, clicco e finalizzo l’ordine online. So che casa è a 4,5 km dalla centrale e che l’attenuazione è prossima ai 45 dB, ma se me la propongono, penso, qualche chance di salire rispetto alla banda attuale potrei avercela.

Attivazione conclusa entro 48 ore, veloci e senza problemi. Bene! Faccio un paio di test ma vedo che la velocità non si schioda dai 6,5 Mbps… Mmm, qualcosa non funziona. Chiamo, segnalo, apro un ticket. L’help desk sa solo chiedermi se navigo in wifi o in ethernet. Signori, la velocità la rileva il router a monte, prima che io mi connetta col computer, e dunque non vi segnalo una velocità rilevata con uno speed test qualsiasi! Fortunatamente, fanno escalation verso il reparto tecnico. Tutti cortesi e gentili. Ma nulla si muove. Una settimana dopo, mi chiama un tecnico cortesissimo e prendiamo appuntamento per le ore 17. Decido di restare a casa e attenderlo. Non solo non arriverà mai più, ma nemmeno chiamerà per scusarsi o propormi una nuova data.

Il giorno dopo mi chiama un altro tecnico, sempre cortesissimo e anche competente. Parliamo, ci confrontiamo, e mi dice di aver operato già un downgrade a 10 Mbps, ma che dovrà fare dei test sulle configurazioni e mi farà poi sapere. Voi lo avete sentito più? Io no, ma vedo che la mia richiesta è chiusa sui ticket. Via Twitter, sollecito una verifica. Riaprono nuovo ticket. Ancora non so nulla e sono passate tre settimane.

Quanto spende Telecom in inefficienze di gestione di un ticket o cliente?

Caso 2

Decidiamo di attivare un contratto business in ufficio. Linea voce più linea dati con l’ADSL in fibra proposta da Telecom. E’ una fibra parziale, perché dal colonnino all’ufficio si va in rame, ma è comunque meglio dell’intera linea fino alla centrale in rame. Tempo una settimana viene il tecnico a installarla. Arriva in ufficio ma scopre che ci avevano assegnato il colonnino di strada sbagliato, centrale X invece di quella di competenza Y. Cento metri di distanza, per intenderci.

Ci tranquillizza dicendo che tornerà in centrale, chiederà di modificare la mappatura del nostro civico e tempo una settimana o dieci giorni, tornerà a concludere l’installazione. Da quel giorno, sono solo telefonate, solleciti e un vuoto enorme da parte Telecom. Non sappiamo, a distanza di un mese e più, quando e se verranno ad installare.

Anche qui, inefficienza totale nella gestione del contratto e mancata fatturazione per Telecom.

Due casi sono più di una coincidenza…


Lascia un commento

EXPO. Un’altra versione…

lebowsky:

Un esercizio utile e proficuo, leggendo una notizia sui giornali, sarebbe sempre cambiare prospettiva e punto di vista. Ok, da Expo dicono che i giovani non vogliono lavorare. Cosa dicono i giovani? La verità è una sola? Qui una testimonianza diversa.

Originally posted on Alter Ego:

Expo. I giovani si rifiutano di lavorare per 1.300 euro al mese. E' proprio così?Questa mattina, sul sito del Corriere.it è apparso un articolo, poi ripreso da diversi quotidiani, dal titolo inequivocabile – o quasi –“Turni scomodi per lavorare all’Expo. Otto su dieci ci ripensano”.
Migliaia le condivisioni sui principali social network, altrettanti numerosi i commenti, alcuni molto sdegnati, altri in sostegno a coloro che hanno deciso che per Expo non vogliono lavorare. […]

Ma è davvero così?

Questa sotto è una delle tante verità tenute nascoste dai soliti giornalai di corte:

[…] Un’utente su tutti,Mapu Pompeoscrive:“Ecco il mio punto di vista: Ho mandato il cv a Manpower per far parte dello staff di Expo a Ottobre, ho fatto tutti i test attitudinali a dicembre, ho fatto il colloquio di gruppo e il colloquio individuale a Gennaio, mi hanno dato un riscontro il 10 aprile, chiamandomi al telefono e dicendomi “Congratulazioni è stata presa, domani le mandiamo la…

View original 481 altre parole

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 550 follower