La regola secondo me è:
quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù,
piglia quella che va in su.
È più facile andare in discesa,
ma alla fine ti trovi in un buco.
A salire c’è più speranza»
Tiziano Terzani
non diversamente classificabili
Se quando scegliete Aprite con vi compaiono tante applicazioni duplicate tra le opzioni, date un occhio qui e risolvete il problema in meno di 30 secondi. Molto utile.
Ovunque senti, si parla di disoccupazione, di crisi, di bassi salari e stage indecenti. Però…
pubblichi tre posizioni di lavoro in poche settimane, stanzi delle belle cifre per chi dovesse essere assunto, proponi costosa formazione a tuo carico (incluse certificazioni), fai girare sui tuoi social network e su quelli dei volenterosi amici le offerte, e succede poco o nulla.
Una miseria di risposte, come se nessun giovane fosse disoccupato o mal occupato.
Come se non ci fossero persone in giro che masticano di Web Analytics, di Html o di Community Management.
Pigrizia? Immobilità? Scarsa autostima? O solo carenza di risorse, tutti occupati e contenti?
Non credo a nessuna di queste risposte.
Chiedo dunque a tutti una mano: fate circolare le nostre offerte di lavoro. Vogliamo costruire un team di giovani talenti, capaci di scommettere con noi sul futuro, di fare la differenza, di cambiare il proprio giudizio sul mondo imprenditoriale fin qui conosciuto, magari.
Mandate il vostro curriculum, forza!
Evento Cane a sei zampe in pillole -1
Primo incontro dal tema: la Televisione. Neri Marcorè presenta Arbore e imita Alberto Angela
Evento Cane a sei zampe in pillole – 2
Primo incontro dal tema: la Televisione. Neri Marcorè, Renzo Arbore e Marino Bartoletti
Evento Cane a sei zampe in pillole – 3
Primo incontro dal tema: la Televisione. Neri Marcorè, Renzo Arbore e Marino Bartoletti
Evento Cane a sei zampe in pillole – 4
Primo incontro dal tema: la Televisione. Neri Marcorè alla chitarra con Renzo Arbore, voce, cantano “Il Piave mormorava”
La tv sul web, ancora.
Stasera l’eclettico Neri Marcoré sul web, con Arbore e Bartoletti, a parlare e raccontare di tv. Ore 18 qui:
Articolo interessante su Kiva ed il meccanismo di microcredito che sostiene su Marketing Arena. Bravo Giorgio!
Ogni tanto per convincersi occorre qualche piccolo artificio, qualche piccola cosa che ci aiuti a vincere una pigrizia che è un tutt’uno con noi (laddove possa chiamarsi pigrizia una cronica mancanza di tempo).
Ecco allora che oggi questo blog cambia vestito!
Tema minimal, via i fronzoli. Si rinizia a scrivere, stavolta ci riuscirò (cazzo, cazzo, cazzo… come direbbe Barney). Ora serve ancora qualche aggiustamento, qualche ritocco e poi si parte. Mancano ancora i link e i tasti a Twitter e ai Feed, ma in settimana ci metterò mano.
Stay tuned!
Stavo facendo dei test su Ministatus con altri siti e per gioco sono andato a vedere cosa tirava fuori per il mio blog. Secondo lui (e stento a capire bene la logica del modello di monetizzazione) il mio web vale 3.238 euro… sappiatelo, per qualcosa meno lo vendo! Senza pensarci due volte
Ai terminali mobili connessi ad Internet ci si abitua. Da dicembre utilizzo l’iPhone ed è talmente radicato ormai negli usi quotidiani, che se penso ad un viaggio, penso anche alla comodità di avere un navigatore, le Google Maps o delle guide turistiche in palmo di mano. Ma tra l’abitudine e l’uso c’è ancora una barriera pesante, il roaming: se esco dal mio Paese, dove bene o male ho sottoscritto un contratto flat che mi consente di stare tranquillo e non dissanguarmi, o rinuncio a queste belle abitudini o probabilmente finirò per gonfiare in modo disastroso le mie bollette.
Così quest’estate mi ritroverò in Francia e dovrò molto probabilmente disabilitare il roaming dati, limitandomi a sfruttare ogni rete wireless libera che mi circondi. Sopravviverò e forse è un modo anche questo per prendere aria dalla tecnologia invasiva che ci sta via via circuendo. Però rimane da pensare sul futuro di questi device ed in particolare dell’iPad, un dispositivo mobile che in viaggio potrebbe egregiamente sostituire il proprio notebook. Ma se in viaggio non posso navigare, che senso ha allora portarselo dietro? Ho realmente bisogno di dispositivi stand alone oggi?
Da parte sua H3G-Tre Italia qualcosa l’ha fatta, prevedendo per i Paesi UE in cui opera gli stessi piani tariffari nazionali, ovunque ci si trovi. Però non copre l’intera UE e ad esempio in Francia non c’è. Così se voglio navigare, pago 2€ per singolo Mb scambiato, un prezzo non accettabile nel 2010. Per gli altri operatori, le cose non cambiano ed i prezzi per la navigazione dati, sono esorbitanti, sempre e comunque.
L’alternativa sarebbe prendere per ogni Paese visitato, una SIM ricaricabile. Però un iPhone ad esempio va registrato con ogni SIM, ecc. ecc.; non sarebbe a quel punto attivo il nostro numero primario; dovremmo leggerci le mille condizioni in lingua previste dal nuovo operatore locale e mille altre rogne che per 15 giorni di viaggio non ha senso affrontare.
Non sarebbe allora il momento di riunire attorno ad un tavolo i vari operatori quantomeno europei e definire tariffe umane di roaming? O delle scratch card per il roaming dati, con tariffe flat ragionevoli (2 o 3 euro al giorno per 500mb?)?
Insomma, da una parte la tecnologia avanza e ci propone piccoli computer pieni di applicazioni utili in viaggio, dall’altra la rete degli operatori telefonici sembra voler dissuadere la vera mobilità con tariffe e regole penalizzanti.
Voi che esperienze avete?
Oggi ho completato le pratiche per iscrivere mio figlio all’asilo il prossimo anno. Probabilmente, non rientrerò nella graduatorie, pur non essendo né ricco né benestante. E se pure ci dovessi rientrare, il costo della retta non sarà poi così distante da quello degli asili privati. Ripensandoci dunque, mi vengono in mente due cose.
La prima è che si è tanto parlato nelle settimane scorse di mense negate ai bambini, di rette non pagate, di sindaci leghisti e di imprenditori “buoni”, da Adro in poi. La verità è che se ci lamentiamo sempre dell’Italia come un Paese anagraficamente vecchio e in declino, forse non dovrebbero esistere, per gli asili comunali, rette e costi. Dovrebbe essere un servizio, puro welfare. Questo se uno Stato ha come priorità la famiglia (sul serio) e la natalità.
La seconda cosa è che le graduatorie, pur complesse peggio dell’algoritmo di Google Search, hanno alla base dati sbagliati. Non basta più presentare il modello Unico per definire la propria fascia di reddito: oggi serve la certificazione ISEE. In pratica l’ennesima bega burocratica, che definisce il tuo status partendo dall’Unico e dall’estratto conto bancario di fine anno. Peccato che in Italia il 70% dei modelli Unici hanno dati finti, ben inferiori ai veri redditi, e che di conti in banca un evasore ne ha di non dichiarati… Allora, la certificazione ISEE cosa certifica se non l’inadeguatezza del nostro sistema fiscale e la sua ipocrisia.
Se fossimo un Paese serio, il modello Unico sarebbe sufficiente per tutto: basterebbe a dire in che quota dobbiamo contribuire ai costi sociali e del sistema Paese, a valutare se abbiamo o meno diritto a bonus ed agevolazioni (in modo automatico, senza mille code e richieste e moduli), se parte delle nostre tasse va alla retta dell’asilo o meno, ecc. ecc.
Invece no. C’è chi gira in Ferrari ma dichiara 10.000 euro l’anno… chi per l’ISEE dichiara solo un conto bancario… chi si lamenta dell’evasione e poi affitta casa in nero… chi ti ricatta per la fattura, applicando tariffe diverse con o senza… e persone normali, che versano sino al 40-50% del proprio reddito in tasse. C’est l’Italie. Vaccaboja!