Da qualche mese si parla di overtourism, ovvero di quel fenomeno sempre più esteso di sovraffollamento turistico che vede troppe persone riversarsi in località che non riescono a reggere quel flusso o che da quel flusso sono influenzate eccessivamente e in modo negativo con ricadute sulla qualità della vita percepita dei cittadini o degli stessi visitatori.
Sicuramente l’introduzione delle low cost ha aperto all’esperienza viaggio (turistico) un numero più elevato di persone. Però ritengo che anche i social abbiano la loro bella responsabilità sull’aver indotto tante persone a scegliere mete che non avrebbero mai scelto prima, per ignoranza o pigrizia.
Quest’anno sono tornato ancora una volta a Folegandros, un’isola cicladica in cui ero stato la prima volta nel 2001 (peraltro scoprendo in ritardo e proprio da lì, dell’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New York e volando il 13/09/2001 da Atene con l’isteria aeroportuale che potete immaginare). Una piccola isola percorribile volendo anche tutta a piedi e comunque con un sistema di bus che la collegano e che riduceva il numero di motorini, quad e auto in circolazione. Riduceva.
Uso infatti il passato non a caso. Ormai è un profluvio di rent a car, perché i nuovi turisti vogliono tutto comodo: arrivare in spiaggia in auto o con il taxi boat, non più con quelle estenuanti ma bellissime passeggiate a piedi di 30 o 45 minuti, una volta del tutto normali e parte anch’esse del fascino insulare greco.
Così non sentono più gli odori perché non sono più immersi nella natura. Non scoprono più piccole chicche lungo il percorso, perché arrivano diritti alla meta. Possibilmente instagrammabile…
Il loro comportamento modifica il territorio e le persone, che vedono ricchezza e abbandonano le loro abitudini locali. Come dicevo, quest’anno Folegandros era un viavai di taxi boat che sbarcavano sulle isole flotte di turisti con sdraio e ombrelloni (ma chi si è mai portato nulla in spiaggia se non telo, frutta e acqua in passato?) e di hotel con piscina. Sì, con piscina. Hai attorno le acque più belel forse del Mediterraneo, un paradiso che ogni volta toglie il fiato, ma tu stai in piscina. Una vasca artificiale uguale ovunque nel Mondo.
Ecco, la piscina in un’isola greca non la capirò mai. Isole che peraltro spesso soffrono la siccità.
Per fortuna, ci sono piccole sacche di ossigeno che rimangono uguali a se stesse e che il viaggiatore più accorto, riuscirà comunque e sempre a vivere. Noi scegliamo sempre quelli che erano i paesi più agricoli rispetto a quelli più gettonati. Scegliamo case semplici e con viste mozzafiato, senza piscine e senza orpelli inutili. E facciamo amicizia con chi ci affitta la casa, con la taverna dove mangiamo, con il pescatore del porticciolo. In questa dimensione, hai il fastidio del rumore di fondo, ma vivi ancora il territorio come lo ricordavi e come merita di essere conservato.