Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Ruttèlli

Dispiace fare quello che dice io l’avevo detto, però… prima del ballottaggio, dati del primo turno alla mano, contestavo agli amici la tranquillità con cui credevano nella vittoria di Rutelli a Roma. Oggi posso dire che avevo ragione e che ci avevo visto lungo (caso quasi unico…).

In realtà, avevo fatto anche peggio augurandomi la sconfitta di Rutelli, che considero non più votabile dopo alcune scelte politiche degli ultimi anni. Oggi leggo in giro che l’antipatia non è solo mia e la cosa un pò mi conforta. Certo, tocca ora vedere cosa ci attende.

Ci metto poca ideologia e molto pragmatismo. Non voglio cadere nella trappola del disfattismo ideologico, anzi preferisco quasi sperare che Alemanno possa esprimersi positivamente come sindaco. Certo la candidatura del Pd fosse stata diversa, avrei votato anche stavolta. Ma Rutelli, proprio no, grazie tante.

A questo punto trovo stucchevole che qualcuno chieda già la testa di Veltroni, ora che invece deve dimostrare le proprie capacità, il proprio disegno, il proprio progetto. Bisogna fare il Pd e una nuova classe dirigente, sul serio, da qui alle prossime elezioni. Imparando anche questa lezione: Binetti & Co. non necessariamente porta voti sufficienti…


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Non mi si accusi di sfascismo

Ma se con le comunali di Roma riuscissimo a toglierci di mezzo anche Rutelli, appeso ora ad un filo a conteggiare i potenziali voti del centro-destra al secondo turno, non sarebbe affatto male. Dopo i micro partiti, la sinistra borghese, la destra cafonal e frantumi Dc sparsi, è l’occasione per rimandare oltre Tevere il chierichetto della politica italiana. Ecco, la Binetti fuori dal Parlamento sarebbe stato anche meglio…

PS: a scanso di equivoci, sono romano e di sinistra, dunque non fraintendete: la mia è una scelta precisa, su Rutelli ho messo una croce al tempo dei referendum sulla fecondazione assistita, e mi ritengo una persona coerente.


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Controtendenza

So di dire cose in controtendenza, ma non trovo così disastrose queste elezioni pur avendo votato per chi le ha perse. Cerco brevemente di argomentare il perché di questo pensiero:

  • il divario tra FI e PD non è così disastroso (4% circa): semmai è la differenza di contribuzione delle liste associate a fare la differenza, Lega Nord in particolare (Idv ha comunque ottenuto un risultato per me inatteso).
  • in tutte le elezioni politiche precedenti, si è SEMPRE verificata l’alternanza centrodestra-centrosinistra, dunque oltre alle considerazioni sull’eredità dell’esperienza Prodi e sulla disapprovazione di una chiamata alle urne precoce, conta secondo me una regola indipendente dalle scelte dei leader in campagna elettorale.
  • comunque, un italiano su tre ha approvato le scelte di Veltroni: una buona eredità per capire che la scelta di correre da soli era corretta (vedi risultato della Sinistra Arcobaleno) e che la strada sarà lunga ma al prossimo appuntamento potrebbe essere vincente e matura. Tutto ciò, non era affatto scontato.
  • in un colpo solo ci siamo tolti dal Parlamento un buon numero di partitini, col risultato – speriamo – di risparmiare su contributi ai gruppi parlamentari, ai giornali, ecc. Soprattutto, speriamo sia un primo segnale rispetto ad una razionalizzazione del nostro panorama politico (51 partiti si sono presentati a queste elezioni, non so se rendo l’idea…).
  • l’affluenza se pure in calo è comunque ad uno stadio invidiabile per molti dei più grandi paesi al Mondo (a partire dagli Usa), segno che comunque ci piace scegliere e decidere (poi magari scegliamo a cazzo, però…).
  • i Radicali pare saranno tutti e nove confermati in Parlamento. Se così fosse sarei contento, ma lo sarei ancor di più se riconoscessero al Pd che tanta gazzarra post firma dell’accordo era inutile.
  • a Roma il Pd è il primo partito…

Ecco. Così a caldo, a meno di essersi voluti illudere con qualche sondaggio compiacente prima del voto, direi che la sconfitta era purtroppo attesa. Personalmente contavo un divario tra il 4 e il 9%. Più o meno, ci siamo. Ora rimboccate le maniche e invece di sfasciare il Pd, fatene un partito democratico che vinca in futuro.


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The sound of silence

Quasi ci siamo. Domani avremo un giorno di silenzio da questa campagna elettorale peraltro sottotono, sopratutto a livello locale. Qualcuno parla di 4 punti percentuali di distacco a ieri tra Pdl e Pd, ma per il peso che do ai sondaggi politici in Italia, direi che vale la pena attendere lunedì notte per capire dove siamo finiti (brace o padella?).

Il caffé con Clooney di Uàlter, è stata una di quelle mosse cui il nostro di ha abituato negli ultimi anni, anche riuscita se vogliamo, tanto da finire in qualunque telegiornale. A cena ieri sera qualcuno sottolineava però come non fosse mossa dissimile da quelle di Silvio, che da sempre si circonda di nani e ballerine. Forse sì, con un pò di classe in più.

La Madia fa sfoggio intanto della sua inesperienza, sbandierata in fase di presentazione e più volte ricordata. Così pubblica una sua intervista per “A” come rilasciata a “Vanity Fair”. Iniziamo bene… La Santanché ha sparato gli ultimi fuochi (o fiamme) pensando sempre a come Berlusconi voglia le donne o lei, insomma, questione di posizioni. Bossi & Co. minaccia di impugnare i fucili sulle stesse decisioni prese dai suoi (vedi schede elettorali). Il Berlusca attacca ogni giorno le istituzioni, i comunisti (ancora?), ora pure Totti; parla di brogli dimenticando che la volta scorsa il ricontrollo delle schede andò peraltro a suo sfavore (!), ma messianicamente finisce sempre con la richiesta di “evangelizzare” quei tonti ancora indecisi. Milly d’Abbraccio a Roma pubblica il suo culo, poi dice che è colpa del grafico.

Intanto i due comitati romani per Alemanno e Rutelli hanno dimostrato flemma incredibile, difficoltà nel reperire volontari (soprattutto Rutelli, in ogni caso per entrambi non mi stupisco affatto), grossa dose di impreparazione e non professionalità nella gestione degli eventi e della campagna in genere. Io comunque il voto a Rutelli non lo darò, mi spiace, a costo di verbalizzare il rifiuto al voto per il Comune di Roma: la questione referendum fecondazione assistita e l’aver introdotto in Parlamento la Binetti, non potrà mai essergli perdonato.

Dunque, facendo due conti, 24 ore di silenzio ci stanno tutte. Tanto lunedì sera partiranno accuse, dinieghi, celebrazioni e il solito gran vociare di chi parla così forte da non sentire più gli altri. Eppure, io voterò. Perché alla fine, nonostante tutto, delle note nuove in questa campagna ci sono state e perché in fondo, la speranza di non cedere nuovamente a chi è istituzionalmente improprio, cova sempre sotto la cenere.

Stop, silenzio.