Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)

Vivamente consigliato

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Sabato sera sono andato al cinema dopo aver visto scene surreali di attacco all’arma bianca per conquistare l’ultimo capo a saldo. Care donne, siete incredibili. Siete capaci di una rapacità di fronte ad un capo d’abbigliamento che non ha eguali. Chiusa parentesi. Il film in questione è Le invasioni barbariche. Denys Arcand, già regista de Il declino dell’impero americano (1987), confeziona una pellicola senza sbavature, ridondanze o retoriche. Se non lo avete fatto, andate al cinema.

Dichiarazione di Denys Arcand:
" Ho scritto questa sceneggiatura negli ultimi due anni. Il soggetto mi sta dando la caccia da molto tempo, ma mi sembrava sempre di non riuscire a trovare il giusto approccio. Finiva sempre in sceneggiature tetre e deprimenti. Un giorno, mi è venuto in mente che avrei potuto rimettere insieme il cast di personaggi meravigliosamente stravaganti di "Il declino dell’impero americano": il loro senso dell’umorismo, il loro cinismo e il loro genio avrebbero rivissuto nella leggerezza alla quale aspiravo.
Così è avvenuto che tutti gli attori erano pronti e impazienti di imbarcarsi in questa nuova avventura. Ovviamente, con il passare dei giorni, l’umore era di nuovo più nero e l’inevitabile si avvicinava. Era il momento di valutare attentamente la cosa.
Remy è convinto che siamo entrati in un’epoca di barbarie. Crede che la civiltà occidentale, cominciata con Dante e Montaigne, stia per scomparire. Per lui, ciò che conta è la conservazione della parola scritta, il manoscritto, come nel Medioevo. Sarà questo il compito di Nathalie, visto che erediterà la sua biblioteca.
L’impero americano è il dominatore assoluto del mondo. In quanto tale, dovrà costantemente respingere il flusso di attacchi barbarici. L’11 settembre è stato il primo che è riuscito a colpire al cuore l’impero. Il primo di molti a venire…
Mi sento sempre più fuori sinc con la realtà contemporanea. Immagino che sia il segnale più comune del diventare vecchi. La costante accelerazione della vita e il ronzio dei media sono qualcosa di repellente per me. I film digitali mi interessano poco. Amo i dialoghi e gli attori.
Sono convinto che le nazioni siano una specie in via d’estinzione. Per le generazioni future la nozione di confine sarà quasi irrilevante. Il figlio di Remy va in quella direzione. E’ già là. Ci saranno da una parte cittadini americani e dall’altra estranei non residenti. Visti da Washington, i francesi, i bulgari o i giapponesi sono un’unica medesima cosa: barbari".

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