Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)

EutanaSì

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Sono giorni che un dibattito mai sopito, semmai solo nascosto, scuote il nostro Paese. Dal videomessaggio di Welby a Napolitano infatti, i giornali sono pieni di commenti e contributi non sempre liberi sull’argomento. Per liberi intendo liberi da condizionamenti anche solo ideologici, religiosi, di convinzione personale. L’argomento è di tale portata secondo me, che meriterebbe invece piena apertura e pieno dialogo prescindendo da qualsivoglia convinzione già formata.

Prima di parlare di omicidio, di anticristo e di revisione del codice penale (la Lega non si smentisce mai…), varebbe forse la pena di capire di cosa parliamo. Lungi da me il difetto di pedanteria da maestrino: queste due definizioni le posto quasi a mio esclusivo vantaggio. Per rinfrescare la mia memoria. Testamento biologico ed eutanasia sono due cose ben distinte.

Il testamento biologico o testamento in vita o ancora living WILL, è la possibilità di decidere preventivamente quale dovrà essere il trattamento medico da subire, o non subire, e di nominare una persona di fiducia che possa decidere a proprio nome nel momento in cui non dovessimo più essere nel pieno delle nostre facoltà. La nostra legge prevede libertà di cura, motivo per cui tale proposta (accettata in qualche modo anche dalla Chiesa) non mi pare assolutamente peregrina. A discapito di ciò che Giovanardi andava rispondendo al padre di Eluana Englaro in diretta tv qualche sera fa (Bobo faceva giustamente notare come non solo certe cose non andrebbero pensate, ma soprattutto mai e poi mai andrebbero dette in tv e per giunta in risposta ad un padre che vive tali sofferenze tutti i giorni!), l’accanimento terapeutico è una violenza. Credo sia diritto di ognuno decidere fino a che punto accettare tale violenza, in piena libertà e senza mettere in discussione le scelte diverse dalle proprie. Comprendo chi decide per la vita a qualsiasi costo, ma vorrei poter decidere diversamente, rifiutando di subire quella che considero una violenza fisica e psicologica.

L’eutanasia o buona morte è una "pratica che procura la morte in maniera non dolorosa a persone affette da malattie incurabili allo scopo di eliminare la sofferenza" (fonte Wikipedia). Qui comprendo che il dibattito sia più difficile, controverso, spinoso. Comprendo meno come nel Tg2 di ieri sera, rubrica 10 minuti, ospiti Luigi Manconi (che con l’associazione A Buon Diritto sono anni che si batte per l’effettiva e piena libertà di cura) e Alfredo Mantovano di An, il giornalista si sia lasciato sfuggire nel lancio dell’intervista una genuflessione al potere della Chiesa. E’ chiaro, è una questione morale ed etica e la Chiesa ha diritto di dire la sua. Attenzione però a pensare che sia lei a dover decidere delle leggi laiche di uno Stato laico. Il suo giudizio ha pari valore e dignità di tutti gli altri. Le truppe cattoliche però sembrano in odor di crociata in questi anni e i loro voti pesano, tanto da trasformare in chierichetto Rutelli, capace di arruolare nella Margherita nomi da caccia alle streghe e di essere più papista del Papa…

Personalmente, ma è un mio giudizio, vorrei poter decidere se soffrire o meno. Se vivere in stato vegetativo o meno. E’ una questione di volontà, di forza, ma anche di dignità. Credo sarebbe corretto dare spazio all’autodeterminazione. Fissare dei paletti, ma lasciare aperta una porta che consenta di non imporre a nessuno una vita senza speranza, se tale è. Non ciurliamo nel manico parlando di chi ci ha dato la vita, di Dio e di altre cose: caliamoci nelle membra di chi soffre, di chi è in un letto senza potersi muovere da dieci anni, di chi non ha più speranza e sente lesa la sua dignità e la sua libertà. Cerchiamo di capire quanto possa essere desiderata la morte, in certi casi. Non costruiamoci alibi, pensiamo solo a cosa faremmo noi.

Se una persona decide di vivere a qualsiasi costo, è giusto che gli sia garantita cura e supporto. Più di oggi. Se decide però di porre fine alla sua vita, lasciamolo libero e consentiamogli di evitare ulteriori sofferenze. Né di chiedere a chi lo ama un ultimo gesto d’amore, sapendo che la legge lo perseguirà ciecamente e brutalmente. Lasciamoci liberi di scegliere, di decidere, della nostra e solo della nostra, vita!

Chiudo facendo notare che in Italia il problema eutanasia è aggravato dalla mancanza di terapie del dolore; poche, limitate e poco diffuse. Come se la sofferenza fosse espiazione di colpe. Come se non potesse essere umanamente lenita. Forse occorrerebbe inserire questo argomento nel dibattito.

PS: Riguardo alla questione eutanasia, mi viene in mente il bellissimo film Le invasioni barbariche. Farebbe bene a tutti rivederlo alla luce di questo dibattito. O Mare dentro. Fate vobis. Purché non facciate ancora una volta gli struzzi, aspettando che i media e i politici si dimentichino ancora una volta del problema.

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One thought on “EutanaSì

  1. Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Dov’è che si firma?

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