Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Carceri

Come ogni anno d’estate scoppia di nuovo il caso carceri. Aggiungo per fortuna. La situazione carceraria in Italia, checché ne dica il Guardasigilli Castelli, è drammatica e non solo per il sovraffollamento, dunque ogni occasione di renderla pubblica è importante.

Oggi un paio di notizie che mi giungono con la newsletter di Ristretti Orizzonti e che giudico importanti. La prima riporta alcune interviste e alcuni comunicati stampa di Luigi Manconi, che con l’associazione per le libertà A Buon Diritto persegue importanti obiettivi sociali ed è oggi anche Garante del Comune di Roma per i diritti e le opportunità delle persone private di libertà. Secondo Luigi rispetto ai parametri europei che definiscono lo spazio fisico calpestabile di cui ha diritto ogni detenuto in cella, l’Italia ha sottratto un metro quadro. In questo modo cambiano i parametri di misurazione dell’affollamento delle carceri e dunque la situazione può essere dipinta meno nera di quanto in realtà non sia. Come dire: l’aria è inquinata, dunque alziamo per legge i parametri di misurazione e avremo un’aria limpida… su carta però!

Così, continuano in tutta Italia le proteste dei detenuti, a Roma dove sono sfociate nella rivolta, come a Perugia. Qui finalmente a fine anno i detenuti dovrebbero essere trasferiti in una nuova struttura, risultando quella di Piazza Partigiani, vetusta, fatiscente e sovraffollata; intanto però, per richiamare l’attenzione di politici e cittadini, i detenuti hanno protestato con il rifiuto a consumare la prima colazione e la “battituta” per un’ora sulle sbarre delle finestre (il carcere è in pieno centro).

I rapporti sui suicidi e sugli atti di autolesionismo in carcere, le statistiche sull’assistenza sanitaria, la sordità delle istituzioni e di molte persone comuni, “bravi” cittadini, danno il quadro di una situazione gravissima e destinata a rimanere tale, nonostante l’impegno di tante persone e volontari. Alla faccia del concetto di reinserimento e rieducazione: qui si butta la chiave e basta.


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L'importanza della laicità di uno Stato

Da un articolo di Ben Jelloun apparso oggi su La Repubblica:

Tutto ha avuto inizio in una città del nord della Francia un giorno del 1989, quando due ragazze marocchine si presentarono a scuola, nel loro liceo, con un foulard in testa. (…)
Una dozzina di anni dopo, indossare il velo diventa una questione politica che scatena accese discussioni. Non si tratta più di un caso isolato: il velo è diventato un simbolo ideologico e politico di resistenza contro la cultura occidentale. (…)

Ma se non fosse altro che un gesto di affermazione personale non vi sarebbero problemi e, soprattutto, non ci sarebbe stata una legge approvata dal Parlamento nel gennaio scorso. Sarebbe un loro diritto assoluto vestirsi come desiderano. Indossare il velo, però, significa una cosa ben precisa: rifiutare la laicità, rifiutare la scuola pubblica (…)

Queste giovani così fedeli all’Islam sono spesso manipolate dai padri, dai fratelli, dal cugino o dal marito. Sono rare coloro che decidono da sé di portare il velo, molto più spesso obbediscono invece a pressioni famigliari o tribali (…)

La Francia (…) è un paese laico (…). Questa laicità è preziosa: è la base stessa del riconoscimento dell’individuo, la base del sistema democratico. Una legge in proposito è stata promulgata e approvata proprio perché il velo è stato considerato una minaccia contro la laicità (…)

Perché questo è il nocciolo del problema: alcuni immigrati vorrebbero che le loro donne, le loro figlie e le loro sorelle vivessero nelle medesime condizioni dei loro concittadini rimasti in patria, rifiutano i diritti di cui godono le donne occidentali e non accettano che le loro donne ne possano trarre giovamento. Questo equivale a dire che hanno paura della libertà della donna e per mascherare questa paura si rifugiano nell’Islam.

Il resto qui.


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Se questo è un uomo

Prendo a prestito il titolo del bellissimo libro di Primo Levi sull’olocausto per introdurre queste due righe di commiato a Baldoni, il free lance, il giornalista, il pubblicitario, meglio ancora l’uomo, ucciso dall’odio e dalla follia imperante in Iraq. Rimane l’amaro in bocca per questa persona che mi ispirava simpatia, per quest’ennesima barbarie consumatasi in Iraq, per l’ennesima gola tagliata, questa volta dopo una colluttazione ed uno sparo, a quanto sembra. Un gesto di odio, la decapitazione; un odio che trascende ogni limite, inumano, barbaro, fatto di sofferenza per chi subisce l’atto e per chi lo vede in uno dei mille filmati che girano in Rete. Un gesto che non potrei mai compiere, nei confronti di nessuno. Una sofferenza moltiplicata dalle mille morti irachene che pesano meno di una vita “nostra”; dalle mille dichiarazioni politiche alcune delle quali fuori tempo, fuori tema, fuori luogo (ne siano un esempio per tutte quelle di Cento o di Calderoli); dai mille giornalisti, colleghi?, che presidiano le case dei familiari, degli amici, di chi avrebbe il diritto di piangere in privato i propri morti, per sentirsi magari raccontare in lacrime l’ovvia sofferenza; dalla contemporaneità delle Olimpiadi, che altro spirito meriterebbero di avere attorno, non morte, non guerra, non follia. Ciao Enzo.


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Un, due, tre…

Si ricomincia, ci siamo. Finite le vacanze, le prime telefonate di lavoro raggiungono il cellulare: cercano di capire se sei di nuovo all’opera o se invece la tua pancia è ancora esposta ai raggi del sole. Il rumore del mare è ancora vicino, ma tra pochi giorni inizierà il lunedì più lungo dell’anno: settembre. E questo settembre si prospetta lungo, intenso, difficile. Allora prepariamoci, un passo alla volta, per affrontarlo. Riapriamo prima il blog, poi l’ufficio. Ben ritrovati.


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Si è vecchi quando…

…quando ti accosti in moto ad uno di questi trabiccoli a quattro ruote con rumore di aspirapolvere asmatico e, gettando un’occhiata al ragazzino con cappello da baseball, occhiale da sole modello mosca cieca, puzza di scarpe sportive che la senti anche col casco indossato e immancabile cellulare agghindato con cover multicolori ed adesivi di ogni foggia, senti la fine del mondo vicina o almeno un divario generazionale incolmabile tra te e lui.
Quando li vedi per strada e non capisci se i capelli sono stati tagliati con normali forbici e rasoi o se erano rintanati dietro una siepe mentre un decespugliatore li ha (ac)conciati a dovere. 
Quando vedi queste gentili donzelle panza all’aria che ti ispirano per modi e vestire idee da postribolo piuttosto che immagini lolitiane affascinanti come scaturite dalla penna di Nabokov.
Quando non capisci perché portino fasce contro il sudore che nemmeno ai tempi di Pat Cash, per girare in città o bivaccare su motorini all’angolo di una strada.
Quando non comprendi altre mille cose, che ti sembrano stupide, arroganti o superficiali… beh, forse sei vecchio. A 32 anni, ma sei vecchio. Magari anche saggio, spero.


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Volare è sempre più difficile

Non bastavano le ansie post 11 settembre, i controlli di sicurezza che ad ogni viaggio rischiano di farti perdere il volo per poi farti imbarcare con le forbicine non rilevate, o i nuovi allestimenti degli aeromobili che per guadagnar posti tra poco non prevederanno il trasporto delle gambe. Ora devi anche stare attento a come vesti, a quale maglietta indossi. Così almeno è stato negli USA, dove una coppia di ritorno dalle vacanze è stata fatta scendere dall’equipaggio per una maglietta ritenuta scandalosa ed offensiva. L’immagine non è disponibile, dunque non sappiamo cosa vi fosse dipinto sopra, se effettivamente un seno scoperto o qualcosa di oggettivo cattivo gusto. Stando però a quanto letto viene da pensare che negli USA qualche problema di bigottismo esista sul serio e che forse da noi nessuno si sarebbe permesso di dire qualcosa alla coppia, limitandosi a qualche battuta alle spalle e a due risate in compagnia.