Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)

Arsenico e vecchi merletti

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Oggi sul Foglio, interessante botta e risposta tra l’ambasciatore russo Stanevskiy e l’elefantino Ferrara sulla spy story al polonio 210. Del tutto condivisibili le critiche di Ferrara e le paure che desta il regime di Putin.

Al direttore – Leggo sul Foglio: “Resta il fatto che ogni volta che zar Vladimir ha un vertice europeo si ritrova un cadavere imbarazzante”. Di fronte all’abitudine di accusare “Vladimir il terribile” la logica si arrende. Se un cadavere imbarazza Putin, come mai non ci si chiede: che interesse aveva ad ammazzare “due suoi accusatori” che non rappresentavano neanche una minuscola minaccia per lui? Abbiamo uno zar autolesionista che lo fa soltanto per il gusto di sentirsi diabolizzato da parte dei media? Oppure è tanto scemo da scegliere per i crimini rimbombanti proprio le vigilie dei suoi incontri internazionali più importanti? C’è molto da criticare, anche attaccare nel modo di gestire il potere in Russia. Perché ricorrere alle invenzioni? Perché parlando del recente “caso Stomakhin” affermare che il “giornalista russo è stato condannato a cinque anni di carcere per i suoi articoli sulla Cecenia” (il Foglio)? Non pochi in occidente hanno preso la difesa del “giornalista” mentre si trattava di uno che invocava il terrorismo. Affermava che “i ceceni hanno il pieno diritto morale di far esplodere in Russia tutto ciò che vogliono”, glorificava donne-kamikaze e faceva appelli tipo: “Che decine di nuovi cecchini ceceni prendano i loro posti sui versanti delle montagne e migliaia di aggressori cadano sotto le loro pallottole sacrosante!”. Gli stereotipi sono pane dei media, ma almeno il Foglio cercava finora di evitarli.
Felix Stanevskiy, Mosca

Risposta del Direttore
Caro ambasciatore, gli automatismi sciocchi del giornalismo contaminano quanto il polonio 210, qualche caso radioattivo può rintracciarsi anche da noi. Ma la sua lettera sarebbe più convincente se lei si sforzasse, come ha fatto in tante corrispondenze per noi e farà in futuro, spero, di dare conto con la sua abituale serietà di un regime politico molto poco rassicurante. Non faremo l’errore comodo di puntare il ditino accusatorio senza prove contro il presidente russo, ma al suo imbarazzo, dopo questi ultimi due delitti, corrispondono altri imbarazzi: imbarazzante fare i giornalisti e gli agitatori politici a Mosca, quando si prende l’ascensore di casa come Anna Politkovskaja; imbarazzante appartenere al circuito di Boris Berezovsky, il fuoriuscito a Londra che si oppone a Putin, con il rischio di contaminarsi per davvero. Putin, con tutto il suo imbarazzo, vivrà tranquillo nel Wto la fine del suo mandato. Noi siamo meno tranquilli. Ed è nostro dovere domandarci il perché. Come regola generale, uccidere paga, il delitto ha una sovrana funzione intimidatrice, come ha scritto Alessandro Giuli sabato scorso. E se non fossero stati compromessi diritti e libertà, nella Russia di Putin, il regime sarebbe al di sopra di ogni sospetto.

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