Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Un problema italiano

Non voglio scrivere più una riga sulla querelle Alitalia, inizio ad averne quasi la nausea per la ridda di voci, smentite, falsità che vengono quotidianamanete sciorinate da molti soggetti. Però due cose le metto nero su bianco.

Il Sole 24 Ore e con lui altri soggetti, in questi mesi hanno fatto i conti in tasca ad AirOne e quello che ne è uscito fuori è un sostanziale tornaconto di AirOne alla fusione con Alitalia, per recuperare perdite forti. Il patron Toto ha ribattuto oggi con una lettera, ma Ferruccio De Bortoli ha spaccato il capello (e che capello), ribadendo l’esposizione finanziaria forte di AirOne.

I sindacati hanno visto emissari Lufthansa oggi, per definire il partner straniero. Ecco, che cosa c’entrano i sindacati con la scelta del partner? Hanno fatto la loro parte, ora dovrebbero – in un paese normale – tirarsi indietro e lasciare all’imprenditore le scelte strategiche! Solo dopo la scelta semmai potrebbero discutere con l’imprenditore pro e contro di un’opzione piuttosto dell’altra. Questo, almeno, in un mercato non viziato…

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(F)al(l)italia

Non so sinceramente cosa sia meglio per Alitalia, se il fallimento o un salvataggio in extremis. In un mercato normale, probabilmente la compagnia sarebbe già fallita da qualche anno: è stata invece tenuta in vita forzatamente con aiuti al limite della liceità secondo le regole della Ue (poi possiamo chiamarli prestiti ponte, vabbé).

In un mercato normale, quando i conti non tornano si può liquidare (o cercare finanziatori/partner), chiedere un concordato fallimentare o dichiarare fallimento. Non ci sono altre strade previste. Il primo caso pare andato male, con AirFrance-Klm, e non è qui il caso di parlare oltre delle responsabilità politiche e corporative. Probabilmente sarebbe stata la scelta meno dolorosa e più sicura industrialmente, magari trattando alcuni punti dell’accordo.

Il concordato fallimentare prevede uno spazio di manovra esiguo ma consente di limitare i danni. Tolti i creditori privilegiati (Stato, commercialisti, ecc.), ai fornitori viene riconosciuto il 40% dei crediti che vantano e se alla fine il saldo è zero, si evita il fallimento che ha risvolti più pesanti per chi ne è coinvolto anche a livello penale o di interdizione. Non credo questo esiguo spazio sia sufficiente ad Alitalia.

Resta poi il fallimento. Libri in tribunale e si chiudono i battenti. Il curatore fallimentare deve cercare di vendere, massimizzandone il valore, tutti gli asset dell’azienda. Con quanto recuperato, si tutelano gli interessi di chi vanta crediti verso l’azienda, almeno fino ad esaurimento del capitale raccolto. Quegli asset, aerei, materiali, ecc., possono essere acquistati da altri operatori di mercato che li possono integrare nella propria azienda ovvero far rinascere una compagnia col suo nome per ripartire.

Swissair è fallita, dopo molti tentativi di salvataggio. Si resero conto però che non c’erano più spazi di manovra e nel 2001 dichiararono fallimento. Nel 2007 ben 19 ex-dirigenti della compagnia furono messi sotto procedimento giudiziario. Al fallimento, si fuse con Crossair, poi a seguire fu inglobata in Lufthansa. Oggi rivola su molte destinazioni (71 destinazioni in 42 paesi del mondo), con un buon servizio e non strozzata dai debiti.

Certo, in un primo momento si blocca un settore importante dell’economia nazionale: niente più voli interni (o quasi) sulle tratte non primarie (Roma-Milano sarà comunque sempre operata da AirOne, Meridiana e magari qualche altra compagnia che profitterà degli slot liberi). Certo, si dovranno affrontare dolorosi licenziamenti, che alla rinascita di una nuova compagnia potrebbero solo in parte essere riassorbiti. Certo, certo…

…forse però dobbiamo fare un bagno di realismo e iniziare a pensare ad un’economia di mercato come avviene in altri paesi, non ad un’economica viziata, statalista e corporativa. Forse ripartire da zero è l’unica soluzione per cancellare vecchi vizi in seno all’Alitalia.

Forse, certo.