Ma voi, ve le ricordate le tute “acetate”? Andavano tanto di moda… a vederle oggi fanno una gran tristezza. Tempi che cambiano.
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Lezioni di stile
Ho apprezzato molto la presenza di buon’ora del Presidente della Repubblica (e consorte) al seggio referendario, domenica mattina.
Ed apprezzo moltissimo, era ora, il ricorso presentato alla Corte Costituzionale da Ciampi sul conflitto di attribuzioni in essere tra il ruolo di primo cittadino e quello di guardasigilli in materia di grazia.
Stiamo alla finestra ed attendiamo il pronunciamento della Corte. Sperando che sia positivo, risolva una volta per tutte il problema, dia a Ciampi la possibilità di graziare quantomeno Bompressi e… perché no, di porgere in punta di legge, un sonoro ceffone al ministro leghista.
Io se fossi Dio
Dopo questo referendum, viene in mente la canzone di Gaber, che solo rabbia viene nella mia mente dopo l’esito di questi referendum.
L’idea che tre italiani su quattro si siano astenuti su questioni così importanti, chi seguendo le indicazioni di quelle brutte facce vestite di nero (o bianco!) che da secoli appestano la nostra politica con ingerenze indebite, chi dando ascolto a politicanti da quattro soldi che per ruoli istituzionali mal rivestiti divengono “statisti”, chi perché ancora crede all’unto dal signore (e il minuscolo lo uso scientemente!), chi perché è figlio della Democrazia Cristiana “responsabile maggiore di vent’anni di cancrena italiana“, chi perché non capisce che la politica non è solo un diritto ma anche un dovere e l’astensione su un referendum è solo un semplice lavarsi le mani, un ni, non una presa di posizione univoca, chi perché preferisce ustionarsi le palle al mare, la domenica, chi perché ama riempirsi la bocca delle parole “amore” e “vita” salvo poi sputare al semaforo su un immigrato… ecco, se penso a tutto questo, mi viene solo in mente un augurio:
auguro a tutti voi, una futura e totale STERILITA’!
Cuci e Ricucci…
E’ qualche tempo che si parla ogni giorno di un finanziere dal fiuto geniale, in piena ascesa, con molti capitali. Tal Ricucci (peraltro compagno della Falchi). “Il Sole 24 Ore” gli ha fatto i conti in tasca ed a parte la storiella simpatica della sua laurea presa a San Marino, il resto non fa ridere.
E’ il sistema Italia. Quel sistema che insegue te se non hai pagato il canone Rai, ma non indaga su chi dichiara nelle interviste di aver guadagnato 6 miliardi (di lire) e nelle dichiarazioni dei redditi 5 milioni (di lire). Quel sistema che presta soldi a chi ha debiti ma molte conoscenze e non, magari, ad un povero cristo che deve comprare casa ed è precario.
Leggete, c’è molto da imparare.
Joie!
Quel tono scaramantico, avrà portato fortuna? Non lo so, so che sono molto contento della buona notizia e ancor di più che ha seguito a breve giro il mio post. Florence e Hussein, liberi!

Civilità a quattro (o due) ruote
Piccolo tragitto in Vespa questa mattina per le strade di Roma. Sta per scattare il rosso su Lungotevere, ma le auto invece di arrestarsi prima dell’incrocio, accelerano per impegnarlo. Così diventa rosso, restano bloccate loro e bloccano anche le auto per cui è scattato il verde ma che si trovano di fronte un muro di lamiere. Il parapiglia, perché scatena una reazione a catena di imbecillità e di traffico.
Mi vengono in mente i reticolati disegnati in terra negli incroci francesi o inglesi: lì non puoi fermarti. Se al rosso sei lì, sei passibile di multa. Lo trovo giusto e sensato e andrebbe introdotta tale regola – con serietà – anche in Italia.
Il problema vero però è l’arroganza di chi guida un mezzo a due o quattro ruote, di questi tempi: auto sempre più grandi, pacchiane come i SUV, in città senza parcheggi e con tracciati che risentono della nostra lunga storia; scooter-missili che non si fermano al rosso, alle strisce pedonali, che passano sui marciapiedi per evitare trenta secondi di coda; ecc. E una domanda: ma dove cazzo correte, che siete in città e ogni cinquanta metri c’è un semaforo?
Fegati & Co.
Soffro di steatosi, dunque dovrei guardare con favore certe opportunità, quantomeno per il futuro. Eppure notizie come questa mi disgustano, anzi mi “ingrossano” il fegato dalla rabbia:
[da Corriere.it] “La Cina è divenuta la meta preferita di israeliani che necessitano di trapianti d’organi. Lo riporta il quotidiano Maariv. Le autorità cinesi vendono infatti gli organi di persone che sono state condannate a morte e il costo dei trapianti è di circa il 30% in meno rispetto a Bulgaria, Colombia, Russia o Sudafrica. Sono coinvolti decine di trafficanti che impongono ai loro clienti l’obbligo del segreto. Secondo il giornale i trapianti vengono effettuati in un moderno centro ospedaliero governativo a Canton. Per il presidente dell’Associazione israeliana dei trapiantati di rene, Amos Canaf, “la Cina e le Filippine sono divenute le mete preferite perché i reni vengono prelevate da condannati a morte, i cui organi appartengono allo Stato, e perché i trapianti vengono effettuati sotto supervisione governativa”“.
Florence & Hussein
La reporter di Libé e la sua guida, sono in ostaggio dal 5 gennaio. Sono tanti, troppi giorni. Così tanti che lasciano dubbi sulle reali speranze di rivederli sulla prima pagina di un giornale sorridenti e liberi. Sul giornale francese, un dossier sempre aggiornato sul caso e sulle manifestazioni a sostegno dei due rapiti.
Due notazioni: quando rapirono la Sgrena, solo allora, nelle nostre piazze comparvero i volti di Florence e Hussein. Liberata lei, liberati tutti, un vizio tipicamente italico. Secondo: oggi l’Iraq in sé, non fa più notizia; il ruolino di marcia delle esplosioni e delle vittime ha reso “normale” le notizie di attentati, sofferenza ed occupazione militare. Personalmente passo oltre e quasi non leggo più che i titoli. Follie del nostro tempo.
Assuefazione.
Le comari
Ieri sera sono uscito a cena con Bobo. Un’enoteca carina, zona Trastevere, tavolini all’aperto e l’idea di scambiare qualche chiacchiera davanti ad un piatto. Vuoi per gli accadimenti personali di questo periodo, vuoi per le ultime polemiche sull’euro, vuoi infine per frustrazioni comuni sulla vita da condurre, è la seconda volta che ci ritroviamo a discorrer come due comari al mercato. “Signora mia, ma ha visto quanto costano ormai le zucchine?”. Il passo era quello.
Però abbiamo ragione, con buona pace dell’Istat e del nostro Premier, che ha infatti poco da preoccuparsi visto che ha investito sul mattone, unica – sembra – certezza di questo decennio (Maldive, Sardegna, ecc.). Una rapida disamina di alcuni annunci su giornali di settore ci ha lasciati a bocca aperta: due stanze, cucina e bagno in zona centrale, 900mila euro. Mi faceva notare Bobo che se scrivono “centrale”, di sicuro non è Piazza di Spagna… e che se ogni stanza fosse grande come un campo di calcio, anche qui, probabilmente, lo avrebbero detto. Un appartemento da single sfiora i due, dico due, miliardi di vecchie lire. Sarà un prezzo da pazzi, un annuncio sopra le righe, ma vi assicuro che il mercato immobiliare romano cresce a vista d’occhio e rasenta la follia.
Da qui mi viene in mente la pubblicità di molte banche che oggi consentono l’accensione di mutui con un anticipo del 5% o addirittura senza anticipo, quando ricordo invece bene che anni fa dovevi necessariamente partecipare in misura maggiore all’acquisto di una casa. E’ cioè evidente che oggi una persona “normale” non può permettersi nemmeno l’anticipo di un’abitazione!
Veniamo alle banche. Il mio primo libretto di risparmio era in una filiale Cariplo a Roma. Ricordo ancora che misi centomila lire e che a fine anno, tolte le spese, avevo qualche migliaio di lire in più sul conto, i cari vecchi interessi. Bene, oggi quasi tutte le banche si stanno adeguando ad un altro concetto: non sono loro a doverti ringraziare per i soldi che gli affidi ed a pagarti di conseguenza, ma siamo noi a doverle pagare con “convenientissimi” canoni mensili! Insomma, metti i soldi in banca e dopo un anno te ne trovi meno, molti meno.
Ne hai meno anche se utilizzi carte di credito o carte di consumo oppure rateizzi gli acquisti: in ogni caso stai intaccando le tue disponibilità future, indebitandoti con qualcuno e non sarai libero al momento che vorrai di lasciare tutto e cambiare vita. Il sistema ti avrà conquistato. Considerati però gli stipendi di oggi (e molti nemmeno li hanno, disoccupati o randagi del lavoro che si scrive “flessibile” ma si legge “sfruttamento”), forse non ci sono altre strade per arrivare a fine mese.
Ultima considerazione. Ricordo ancora quando uno stipendio da 3 milioni di lire era un signor stipendio. Beh, oggi con millecinquecento euro, campicchi, togliendoti qualche sfizio ma non mettendo da parte nulla. Parola.
Tutto questo fa incazzare ed oggi paiono ridicoli i detrattori dell’ultim’ora della moneta unica (leggasi Maroni & co.). Il problema non è l’euro in sé, ma come è stato gestito in Italia, con quali controlli, con quali accortezze. Se penso che l’Istat sta ancora “studiando” in quale punto della filiera agroalimentare si siano impennati i prezzi delle zucchine… ho poca speranza in un miglioramento. Anzi, percepisco sempre di più la follia del nostro oggi.
Non tener le fascine
A tutti noi, è sempre stato consigliato di riflettere molto prima di parlare, anzi, di contare fino a dieci (o a cento, dipende dall’impulsività di ognuno) prima di profferir motto. Ecco, possibile che nessuno abbia insegnato tale regola ai cari amici dell’Ulivo-Unione-o-come-cavolo-si-chiamerà-nel-2006?
E a Rutelli, che non ne manca una per dimostrarsi camaleontico, anche sui referendum, pur di raccoglier voti?
