Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Italietta

Due cose lette oggi e viste ieri mi portano a scrivere due righe veloci, da infastidito spettatore/lettore/uditore che non si rassegna al “Paese normale” in cui viviamo.

Parliamo di Iraq come di un buco nero, come di una terra di nessuno, lontana e in preda alla violenza e al terrorismo, un altro mondo; poi però uccidono un boss a colpi di bazooka proprio a casa nostra, a Isola Capo Rizzuto. Con modalità sinistramente simili a quelle che ogni giorno vediamo in tv parlando di Cecenia, Iraq, Afghanistan. La mafia c’è, è viva, e si respira anche in uno sconcertante episodio di ieri: il dirigente accompagnatore dell’ Isola Capo Rizzuto ha chiesto all’arbitro, ottenendolo, un minuto di silenzio in memoria di un parente del presidente della squadra. Ovvero il boss di cui sopra. L’episodio è quasi più sconcertante del fatto di cronaca.

Per fortuna l’italietta domenicale, fatta di “buone domeniche molto in“, di stadi e di moviole, ci ha regalato un altro episodio di tv spazzatura. Dopo il bel Tg2 Dossier di sabato sera che mi aveva fatto gridare al miracolo, ieri la ceciona Mara Venier ha palesato in un colpo solo tutti i difetti dell’intervistatore di fronte a Naomi Campbell, che mi starà anche un poco antipatica ma che giustamente si è stizzita di fronte alle domande indiscrete e sensazionalistiche della Venier. Carico da 11 il collegamento in diretta con la Ventura, che ospitava a sua volta un Briatore imbarazzato e in preda a un attacco di sudarella sproporzionato. Così anche un pizzico di Carramba è stato offerto alle platee italiche. Alé! Fortuna oggi è lunedì…


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"Il sito a me lo fa mio nipote"

Piccolo contributo del sottoscritto alla mailing list di Elena Antognazza. Purché alla fine della sofferenza si arrivi agli obiettivi di “pulizia” e professionalizzazione del mercato ICT.

PS: ieri un cliente mi ha chiesto di far togliere dai risultati di ricerca di Ghìgel (giuro ha detto così!) una pagina web dal sito dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato in cui il nome della sua società, non piccola, compare in quanto condannata tempo addietro… Ora, vagli a spiegare che la pagina incriminata non è di Google ma del Garante, che la condanna è ufficiale e dunque pubblicabile, che una cancellazione dall’indice di un motore può avvenire solo se sussistono certi criteri oggettivi…


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Il ritorno del Puttanone

Saitenereunsegreto sull’odiosa moda dei SUV (Sports Utility Vehicles), gipponi sproporzionati e pacchiani che invadono le nostre strade.

“Allora cosa? A parte essere grossi come autobus di linea e pesanti come una mandria di tori, i gipponi inquinano. Buttano fuori dallo scappamento una quantità spaventosa di monossido di carbonio, perché ciucciano carburante come idrovore. Ingombrano, puzzano, e per di più sono solo in apparenza stabili: la probabilità di ribaltarsi con un SUV è tre volte maggiore rispetto a un’utilitaria. L’equivalente, in termini di elongatio penis, del farsi un pisello finto col Pongo.”


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Direttore non responsabile

Parto da questa spassosa quanto corretta definizione di Vittorio Feltri per ripostare tout court quanto postato da Luca Sofri e scritto da Facci sul Giornale:

Sul Giornale, oggi:
“Che cosa ha insegnato il caso Baldoni
Egregio Direttore, vorrei dispensarla dal remunerarmi la presente rubrica – in data odierna – giacchè mi limiterei a riportare testualmente quanto scritto da Vittorio Feltri il giorno seguente il falso annuncio di uccisione delle due Simona. Cordialità.
Venerdì 24 settembre 2004, Libero Quotidiano, titolo di prima pagina in maiuscolo rosso: “Sgozzati e contenti”. Editoriale di prima pagina a firma del direttore non responsabile: “Cerchiamo di tenere i piedi per terra… Perchè le due simone sono state sequestrate? Per burla?… L’incredulità in questo caso è figlia dell’ingenuità. In altri termini, supporre che il comunicato sia una patacca risponde solo a esigenze consolatorie e non è frutto di un ragionamento… Non capisco perchè mai qualcuno dovrebbe millantare di averle uccise… Attaccarsi alle virgole di una traduzione per alimentare la speranza che le ragazze sopravvivano è patetico. Problema chiaro: non ci va di guardare in faccia la realtà… Cercare il pelo nell’uovo di un comunicato è una perdita di tempo. Atteniamoci ai fatti. E i fatti sono: sequestro, richieste di riscatto, mancata soddisfazione delle richieste stesse, quindi eliminazione degli ostaggi secondo comunicazione in rete. O la vicenda Baldoni non ci ha insegnato niente?”.”


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Neve e Gliz

Chi sono? Sono le due mascotte appena presentate delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Sui nomi ci posso anche stare, ma a guardarle mi sembra di esser precipitato in “Mai dire Banzai”. Cito dal Resto del Carlino, che spero abbia semplicemente preso una cartella stampa e l’abbia pubblicata senza curarsi fino in fondo del contenuto:

“Lei, morbida, simpatica ed elegante pallina di neve. Lui, cubetto di ghiaccio vivace e giocherellone. (…) Neve e Gliz rappresentano il meglio dei valori italiani e olimpici: amicizia e entusiasmo, lealtà e divertimento, design e capacità di innovare”

Vien da chiedersi dove siano finiti spaghetti e mandolino… Ma non è finita qui:

“La giornata dedicata alla mascotte, continuerà con un evento che avrà come madrina d’eccezione Simona Ventura”

Come si dice a Roma, me c… Però c’è da dire anche una cosa: la mascotte di Italia 90, il famigerato Ciao, era anche peggio. Complimenti vivissimi al Resto del Carlino e a chi ha selezionato Neve e Gliz.


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Convergenze ad orologeria

Risultato quasi inatteso l’unanimità e la legittimazione tra maggioranza ed opposizione per il lavoro svolto e che ha portato alla liberazione delle due Simona. Chiaramente già ieri sera riniziavano i battibecchi. Così Lebowsky ha deciso di fornire materiale a chi si ciba di dietrologie: all’arrivo dell’aereo della Cri, le telecamere del Tg4 erano vicine e di fronte al portellone, quelle del Tg3 lontane e laterali, penalizzate. Chi urla alla cospirazione?
[ma ce ne frega qualcosa che sia stato pagato un riscatto? direi di no]


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Tempi moderni

Colpisce come fino a ieri nello Stato di San Marino fosse punita l’omossessualità: “Chiunque abitualmente compie atti di libidine con persone del medesimo sesso è punito, se dal fatto deriva pubblico scandalo, con il carcere fino a due anni e l’interdizione dai pubblici uffici” (art. 274 del codice penale).
Fortunatamente dal 1974 la legge non era stata mai applicata, “ma aveva una forte valenza repressiva e di minaccia sociale”. Se poi penso alle lavanderie sanmarinesi, specializzate nella “pulizia” dei soldi, questo piccolo Stato continua a non suscitare le mie simpatie (se ne faranno una ragione, pazienza).