Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)

Un mondo effimero

9 commenti

Social Media, Social Networks, buzz, viral, geotag, ecc.

Diciamocelo: è qualche anno che siamo assediati da mode digitali, con i loro termini, i loro fan, i loro flop. Ma ormai la strada è segnata, questi ambienti virtuali ed in alcuni casi effimeri, sono presenti nelle nostre vite quotidiane, aiutano buone cause a diffondersi, smascherano qualche “cattiva” azienda, e qualche volta ci propongono dei consigli utili vengono tirati per la giacchetta dai media tradizionali, criticati dagli editori impauriti, ecc. Insomma, sono parte del nostro mondo e bisogna tenerne conto.

Facebook forse è oggi l’esempio più emblematico di questo aspetto. Social network con una massa critica di 500 milioni di utenti sparsi per ogni dove e perciò assolutamente da prendere sul serio, è anche uno dei SN meno amati dai suoi stessi utilizzatori. In effetti ha gestito assai male la privacy dei propri iscritti, è diventato nel tempo poco intuibile ed usabile, ha introdotto nuovi servizi immaturi (come Places, anni luce da Foursquare con cui aveva intavolato una trattativa poi arenatasi), non ha saputo conservare la “memoria” di ciò che si scrive. Se mi assento una settimana per vacanza, quando torno molto probabilmente avrò perso cose inutili, la maggior parte, ma anche notizie di assoluto interesse. Una Priority Inbox al pari di quella introdotta da Gmail non sarebbe affatto male. Così come un’organizzazione dei contenuti associata al calendario, al timing dello stream. O la possibilità di contrassegnare come preferite delle notizie o dei link per poterli ritrovare facilmente anche a distanza di tempo.

A me piace assai poco, lo ammetto. Ammetto anche però che ha un potenziale enorme e che – venendo meno a qualche atteggiamento autarchico e investendo qualcosa in più nella “visione” a lungo termine – potrebbe sostituire buona parte dei blog in circolazione (rubando adv a Google), divenendo anche una piattaforma di pubblicazione di contenuti. O un servizio di mail spam free (solo tra persone in contatto, dunque che ci interessano).

Il nodo vero è nella gestione dei contatti e dei contenuti: a chi, cosa. Vedremo le ultime novità che peso avranno. Credo in ogni caso che proprio qui Facebook dovrebbe concentrarsi con uno sforzo importante, ripensando da zero il sistema per sopravvivere a se stesso. Il voyeurismo prima o poi stanca.

Altro problema dei Social Network, lo stream selvaggio: la distribuzione dei contenuti in cascata cosa provoca oggi? Ha senso avere un amico su Facebook, su Twitter, su FriendFeed, su Foursquare, su Gowalla e su chi più ne ha più ne metta, e sentirsi inseguito da un suo checkin di cui non ci frega una beneamata mazza? Mi basterebbe leggerlo su Gowalla, ad esempio. Perché reiterare l’informazioni su tutte le piattaforme disponibili?

Non migliorano tale aspetto delle errate configurazioni dei propri account, con tweet e post che si duplicano all’infinito. In un momento in cui siamo bombardati da informazioni, peraltro parcellizzate e miniaturizzate, strillare più forte ha senso o finisce solo per alzare l’inquinamento acustico?

Credo si sia ancora in un periodo di sperimentazione, incerto e in fase di modellazione. Di sicuro però non è uno standard accettabile appieno quello odierno.

I checkin rischiano di divenire spam, di questo passo. Ho provato per diversi mesi a giocare con Foursquare e Gowalla (Places mi fa pena, ogni volta che ci entro esco poi dopo due secondi inorridito). Due ottimi software.

Il primo ha puntato sull’aspetto ludico e guida incontrastato il mercato (ciò la dice lunga su un sacco di cose, ahimé): fai tante volte checkin in un posto e ne diventi Sindaco. Si sono scatenate vere e proprie guerre a suon di ckeckin. Gioco ed egocentrismo, un mix esplosivo sui social media. Poi ha introdotto anche funzioni più interessanti per chi si occupa di marketing: i Tips. Come raggiungere un utente che non conosci ma che in quel momento è vicino al tuo Spot. Interessanti prospettive di Local Marketing, tutte in divenire quando e se ci saranno i numeri per fare vero business. L’uso che ne fanno gli utenti però è assai limitato: sono in pochi a dire le qualità o i plus dei posti in cui fanno checkin. Invece sarebbe interessante proprio questo: mi trovo a Firenze, su una piazza si affacciano quattro ristoranti e magari qualche amico ha già provato uno di questi, lasciando la sua recensione. Recensioni e Tips assieme potrebbero fare di 4sq una guida utile e sempre con noi.

Gowalla ha invece puntato sui Trips: cosa fare in città? Il caso di Firenze è molto interessante: con Florence Sightseeing posso passeggiare in città e lungo l’itinerario proposto visitare le principali attrazioni (ma abbiamo visto come la Toscana nell’utilizzo dei nuovi media sia molto avanti in questo momento). Interessante anche gli Highlights appena introdotti: appunto l’idea di condividere con i propri amici i posti cui siamo più affezionati o che ci piacciono di più, siano essi hotel , ristoranti, caffè, ecc. E’ presente al momento solo su web e stenta a decollare.

Insomma, sul local secondo me siamo ancora alle beta di ciò che potrà arrivare.

La cosa migliore al momento è essere assai pragmatici, sperimentarsi e sperimentare, testare, vedere cosa fanno altri ed essere pronti a cogliere le novità future. Ed ogni progetto Social, far sì che sia strategico e non tattico, come ama ricordare l’amico Giorgio Soffiato 😉

La moda è effimera per natura… SecondLife che viene, SecondLife che va!

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9 thoughts on “Un mondo effimero

  1. Pingback: Tweets that mention Un mondo effimero | Il Blog di Lebowsky -- Topsy.com

  2. “abbiamo visto come la Toscana nell’utilizzo dei nuovi media sia molto avanti in questo momento”.

    Il Social Media Team della Toscana ringrazia 🙂 Fa sempre piacere leggere una frase così, ci fa capire che tutta la nostra fatica e lavoro alla fine valgono la pena.

    Un caro saluto,

    Barbara

  3. Ottimo post Marco, io vado in continuazione “alla ricerca di certezze” nel social, le poche che ho sono legate alla presenza massiva degli utenti sui social networks quindi, piaccia o meno, le aziende devono “pescare” li (fish where the fish are) e alla necessità di lavorare a progetti web “branded” (come un blog o un sito) evitando di correre sui social abbandonando il buon vecchio “fortino apache” aziendale in cui è ammesso (e non concesso) un uso autoreferenziale dello strumento, per quanto declinato alla mercè del 2.0.

    Credo anche che questo sia un mondo in cui si lega l’asino dove vuole il padrone, quello che è un caso di successo ad un convegno è un caso di insuccesso ad un altro e “i 10 milanesi” che di continuo si autocelebrano come nuovi dei del social non per forza lo sono (disclaimer: mi riferisco a persone e non ad aziende, e a persone con cui non ho mai lavorato 🙂 inoltre molta della indiscutibile “fuffa” che viene montata (circa 2 slide ogni 3) è tale perchè le aziende la vogliono, il product manager con cui parli vuole quel prodotto “pompato” perchè poi lo mostrerà a qualcuno che non ha competenza nel valutare metriche complesse, cosi finiamo a disporre di strumenti di conversation e funnel analysis ma valutiamo la bravura delle persone in base alle visite, e via..

    E’ un mondo effimero, ma è soprattutto un mondo in cui nessuno ha ancora proposte strategie complementari (se vendo e affitto case uso facebook per le vendite e twitter per gli affitti) o pensato al social a supporto della search. Ecco perchè a mio avviso i veri player di questo mondo sono le PMI e la scienza da perseguire è lo storytelling marketing: regalami qualcosa, fammi divertire, magari comprerò il tuo prodotto, dando per assodato che sia buono come gli altri.. ma non ho ancora visto nascere un lovemark dai social, ho visto nascere lovemark dalla testa di designer più bravi degli altri o dal palato di cuochi più forti di altri o di gruppi di albergatori o regioni più lungimiranti di altri. Come scrissi qualche tempo fa se volete belle recensioni pulite le camere, non pulite la serp.

    E la prossima puntata di questo post potrebbe essere “è un lavoro effimero” 🙂 o no?

  4. Complimenti Marco.

    Il tuo sfogo è un bel labirinto di riflessioni in cui mi è piaciuto perdermi.

    Io penso che i Social Media siano un profilattico bucato. Puoi godere quanto vuoi, ma alla fine arrivano le responsabilità.

    Tutti vogliono un orgasmo di contenuti e contatti, magari con il viagra dello spam e di quella che definisci la distribuzione dei contenuti in cascata.

    Ma alla fine arrivano sempre le responsabilità, le responsabilità dei risultati lavorativi, le responsabilità dei rapporti personali.

    Tu dici che il nodo vero è nella gestione dei contatti e dei contenuti. Io penso che quel nodo si sia trasformato in un cappio e senza boia ne colpevole.

    Non amo i social media perchè confondono di una confusione talmente chiara da sembrare l’unica verità possibile e ne diventi dipendente, un dipendente a tempo indeterminato senza possibilità di licenziarti ma con quella di essere licenziato senza alcun preavviso.

    Tu dici il voyeurismo prima o poi stanca. Io dico che con i Social Media gli specchi non finiscono mai e che purtroppo si rompono con fin troppa facilità.

    Per questo preferisco non abbracciare totalmente e per il momento i Social Media perchè quando abbracci aria ti può capitare di respirare fumo o peggio di produrlo.

  5. Pingback: MarketingArena »  Un mestiere effimero

  6. commento ora per dire a Giorgio… fish where the fishES are… ma parla come mangi! 😀

  7. Pingback: Un mondo effimero/2 | Il Blog di Lebowsky

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