Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)

Un mondo effimero/2

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Avevo scritto un post la scorsa settimana sul mondo Social Networks, mettendo in piazza alcuni miei pensieri (non sono un guru, un evangelist, né un profondo conoscitore; ma ci lavoro, volente o nolente, dunque dall’uso scaturiscono impressioni e idee). Alcuni amici hanno commentato quanto da me scritto con inattesa attenzione e partecipazione, finanche producendone ulteriori articoli.

Ho deciso allora di aggiungere qualcosa alla discussione. Partiamo dal commento di Alessandro Banchelli:

Io penso che i Social Media siano un profilattico bucato. Puoi godere quanto vuoi, ma alla fine arrivano le responsabilità.

Per rimanere in tema, affermerei che i Social Media sono sì un profilattico, ma non bucato. Semplicemente sono ancora sperimentali, di pessima qualità, conservati oltre scadenza nel portaoggetti dell’auto, esposta in agosto al sole di mezzogiorno 😉

Cosa voglio dire: ad oggi c’è un alto grado di rischio nell’uso dei Social Media, magnificati oltre ogni ragionevolezza e dipinti come risolutivi di tutte le strategie marketing. Non è così. La circolarità dell’informazione è sicuramente un elemento nuovo ed importante, la viralizzazione idem, la velocità di indicizzazione di Google spinge in questa direzione, ecc. Ma come tutti i mezzi possono essere usati bene o male. Sono strumenti.

Siamo noi ad essere effimeri o concreti.

Dire che è tout court bucato vuol dire bocciarlo in toto. Alessandro credo abbia usato questa metafora forte per esprimere la sua tesi, sfiorando il paradosso per sostenerla. Concordo invece appieno sul discorso della responsabilità e dei risultati:

Ma alla fine arrivano sempre le responsabilità, le responsabilità dei risultati lavorativi, le responsabilità dei rapporti personali.

Corretto! Prima o poi, dopo cotanto godimento, le aziende chiederanno risultati. Ovvero, come dovrebbe sempre avvenire, sarà importante definire strategie e misurarne i risultati:

  1. definizione obiettivi misurabili e condivisi
  2. monitoring delle campagne e delle attività
  3. reporting e misurazione dei risultati

I risultati coincidono con gli obiettivi o sono migliorativi? L’agenzia o il consulente ha centrato la richiesta e l’azienda sarà soddisfatta. Il contrario? L’azienda passerà ad altri l’incarico o rinuncerà per il momento a quelle leve di marketing.

Eccolo il rischio!  In un mercato di finti esperti e sedicenti agenzie, il rischio è che molti clienti si brucino.

E’ avvenuto per le web agencies, capaci pre 2001 di vendere pessimi siti a prezzi da capogiro, col risultato che ci siam sorbettati anni di “cantinari” o nipoti di cugini di amici che vendevano pessimi siti sotto costo. E ne stiamo uscendo solo ora…

E’ avvenuto per il SEO e il SEM (in parte ancora avviene). Ora i clienti più grandi chiedono obiettivi, success fees, attenzione ai risultati. Si fanno le loro belle query su Google e se non si trovano, ti chiamano. Ci sono tanti che si vantano di essere “Primi sui Motori” e vendono fumo, cogliendo la prima annualità di clienti che poi cercheranno altrove. Ma tanti altri clienti, più attenti e maturi, chiedono da subito se non garanzie, impegni sui risultati. E qui le metriche iniziano ad essere definite e precise.

Avverrà, credo, per i Social Media. Quando, non lo so.

Qui viene il commento di Giorgio, di cui cito questa parte molto interessante e “vera”:

inoltre molta della indiscutibile “fuffa” che viene montata (circa 2 slide ogni 3) è tale perchè le aziende la vogliono, il product manager con cui parli vuole quel prodotto “pompato” perchè poi lo mostrerà a qualcuno che non ha competenza nel valutare metriche complesse, cosi finiamo a disporre di strumenti di conversation e funnel analysis ma valutiamo la bravura delle persone in base alle visite, e via..

Non tutte le aziende sono pronte ed hanno un marketing interno capace di consigliarle correttamente.

Qui subentra un discorso più lungo, di cui conto di occuparmi più avanti. Il venditore deve farsi carico, oggi, di fornire consulenza al cliente. Certo, alla fine vendere e concludere, ma vendere ciò di cui il cliente ha veramente bisogno! Ha senso proporre ad un cliente che ancora non ha un sito, un piano per 12 mesi in cui si spazia dal Seo al Sem, dal Social alle PR online, dalla Newsletter al Blog, dall’app Facebook a quella iPhone?

La “milanesizzazione” del marketing forse non è sempre un bene.

Concludo con una frase di Giorgio che mi piace e dà speranza per il futuro (riferendosi ai Social Media):

Perché quindi esserci? Perché portare le aziende in un terreno minato? Perché la fuori ci sono molte persone e quello è l’unico terreno in cui funziona la conversazione.

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One thought on “Un mondo effimero/2

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