Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Non bevete birra!

Lo scorso week-end si discuteva con un amico di birre. E’ saltato fuori che la birra contiene una grossa quantità di ormoni femminili! Dopo averlo preso un po’ in giro per la quello che aveva sostenuto, ci ha comunque convinto a verificare il fatto.

Così ci siamo ciucciati una ventina di birre a testa. Questo esclusivamente per scopi scientifici e di ricerca. Il risultato è stato addirittura stupefacente!

Infatti al termine dei 20 giri e successo che:

  • Eravamo ingrassati.
  • Si parlava tantissimo per non dire nulla.
  • Avevamo difficoltà nella guida.
  • Ci era impossibile effettuare il benché minimo e semplice ragionamento.
  • Ci si rifiutava di ammettere di avere torto anche se l’evidenza lo dimostrava ampiamente.
  • E per coronare il tutto si andava in bagno ogni 5 minuti e per di più tutti assieme.

Crediamo che sia inutile spingere oltre questa esperienza. Confermiamo che la birra contiene inconfutabilmente ormoni femminili.

E’ arrivata via mail e mi ha regalato un sorriso. Oltra al pensiero che il mondo è veramente pieno di persone che non hanno un cacchio da fare!


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Fermezza? Magari!

Ho perso il conto. Nemmeno dovessi contare il debito pubblico italiano, euro per euro. Il numero delle volte in cui si sono registrati scontri fuori e dentro agli stadi italiani e in cui si è parlato di fermezza e punto di non ritorno è fuori dalle mie capacità matematiche.

Fosse per me, la domenica niente partite di calcio. Meglio la pelota, le boccette o il biliardo. Tutto pur di non dover sentire ogni domenica sera della guerriglia urbana che si scatena e vedere tante brutte facce raccontarsi il mito dell’ultras, coperto da mille connivenze.

Sentire frasi del genere p-e-r-u-n-a-p-a-r-t-i-t-a-d-i-c-a-l-c-i-o poi mi pare folle:

«contro l’omologazione della società», lo stadio è «una valvola di sfogo» 
«Scesi dal traghetto ci aspettava la Digos. Documento in mano. Ripresi dalle telecamere uno per uno. Centinaia di persone, responsabili soltanto di andare allo stadio, sono state fotosegnalate. Come gli arrestati. O le bestie, perché così ci trattano»
«Non parto mai con l’idea di fare scontri. Mai però mi tiro indietro»
 
«Io non sono sportivo, sono tifoso. Seguo solo la Roma. Non il resto del calcio, neppure la nazionale. Se segnano Vieri o Del Piero, perme sotto hanno sempre l’altra maglia. Non potrò mai esultare»

Leggere per credere. E allora ben vengano le riprese video, le diffide, le pene detentive che la violenza gratuita in una società civile non è ammissibile, oltre che penalizzante anche per chi allo stadio vorrebbe andarci in pace, con allegria.


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Terry Schiavo e il Testamento biologico

Riporto il contenuto dell’inserzione apparsa ieri su La Repubblica (nei prossimi giorni anche su Il Foglio e L’Unità) a firma di Luigi Manconi e della sua associazione, A Buon Diritto, perché sono idee in cui mi riconosco:

Due anni fa A Buon Diritto-Associazione per la libertà e Luigi Manconi si fecero promotori di un documento a sostegno del Testamento biologico: una Dichiarazione anticipata di volontà, tesa a garantire a ciascuno, finché si trovi nel possesso delle sue facoltà mentali, la possibilità di dare disposizioni riguardo ai futuri trattamenti sanitari per quando tali facoltà fossero ridotte o annullate.

In quel testo si leggeva: “Si è creduto, per millenni, che la morte corrispondesse all’interruzione del battito del cuore, ma oggi sappiamo che il cuore può continuare a battere anche quando è sopravvenuta la morte cerebrale. (…) Sappiamo, in sostanza, che la persistenza della vita non corrisponde sempre all’esistenza di una persona dotata di intelligenza e di volontà e capace di rapporto e di comunicazione. (…) Ne consegue che il confine tra cura doverosa e accanimento terapeutico è sottilissimo e può essere tracciato solo con difficoltà; e che quel confine sfugge, spesso, alla capacità di conoscenza e di controllo del diretto interessato: il paziente.

Da qui discendono interrogativi ineludibili: è opportuno fissare un limite a questo protrarre l’esistenza? e qual è il ruolo della volontà individuale – del titolare del corpo malato – nell’indicare quel limite? Da qui la proposta del Testamento biologico. Un atto che può essere revocato dal firmatario in qualsiasi momento e che può prevedere l’indicazione di una persona di fiducia, alla quale affidare scelte che l’interessato non è più in grado di assumere. Il Testamento biologico può contribuire a (…) evitare che il corpo e lo spirito siano sfigurati dal dolore, umiliati dalla perdita di coscienza, devastati dal decadimento dell’organismo e della mente”.

Sottoscrissero, tra gli altri, quel testo: Valerio Pocar e Gabriele Albertini, Giuliano Amato e Sandro Bondi, Ernesto Galli della Loggia e Marco Cappato, Franco Cardini e Pier Luigi Bersani, Renato Farina e Guglielmo Epifani, Fabio Fazio e Riccardo Perissich, Massimo Moratti e Umberto Veronesi, Rita Levi Montalcini e Amos Luzzatto, Mario Pirani e Tullia Zevi; due parlamentari, Antonio Del Pennino e Natale Ripamonti, presentarono un disegno di legge, tuttora fermo al Senato.

Comunque la si pensi sulla vicenda di Terri Schiavo il Testamento biologico può rappresentare un importante passo avanti per la tutela del malato e per la civiltà giuridica del nostro paese.


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Il bue dice cornuto all'asino

Ogni anno il Dipartimento di Stato USA sui diritti umani pubblica un rapporto in cui bacchetta quegli stati che violano in qualche modo tali diritti. La Cina, ça va sans dire, è sempre inclusa in tale rapporto e sempre criticata duramente, com’è giusto che sia (il fatto di essere diventata una potenza economica appetibile per gli affari occidentali, non deve farci dimenticare infatti che non è uno stato democratico, che le persone muoiono come mosche per condanne politiche, che il Tibet versa nelle condizioni che sappiamo, ecc.). E’ però un primo lampante caso di “bue che dice cornuto all’asino”, visto che la democrazia per eccellenza è la prima a non rispettare i diritti umani.

Così quest’anno Pechino risponde alle accuse e diffonde un durissimo rapporto sulla situazione negli Stati Uniti. L’America mastica male e si difende parlando di “caricatura” e di attacco. Leggendo meglio pare però che questo dossier sia costruito a partire da sole fonti ufficiali, da dati incontrovertibili. Se anche in questo caso vien da pensare “ma da che pulpito”, ritengo questo dossier necessario: gli USA infatti sono l’unico paese mai incluso nel rapporto annuale del Dipartimento di Stato USA sui diritti umani.

Di seguito qualche interessante informazioni desunta da La Repubblica di oggi:

Il rapporto, intitolato Human Rights Record of the United States 2004, è suddiviso in sei capitoli: diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale; libertà politiche; diritti economici, sociali e culturali; discriminazioni razziali; diritti della donna e del bambino; diritti umani dei cittadini stranieri.

Nel primo capitolo viene ricordato, per esempio, che ogni anno 31.000 americani sono uccisi (in media 80 al giorno) e 75.000 sono feriti da armi da fuoco. Sono per lo più vittime innocenti di una società armata fino ai denti, dove il 41,7% degli uomini e il 28,5% delle donne hanno un’arma da fuoco in casa.

Le statistiche del Dipartimento di giustizia americano dipingono anche una polizia dal grilletto facile, e non solo con fucili e pistole. L’ultimo trend che preoccupa la magistratura americana è l’uso indiscriminato dei Taser da parte dei poliziotti: pistole che lanciano una scarica elettrica, hanno fatto 80 morti dalla loro introduzione come armi d’ordinanza nel 1999. E’ sempre il Dipartimento di giustizia Usa a confermare che l’America ha in proporzione la più alta proporzione carceraria del mondo: si è sestuplicata in vent’anni, da 320.000 a due milioni di prigionieri.

La frequenza di errori giudiziari è elevata. La costruzione di nuove carceri procede implacabile: la California negli ultimi vent’anni ha inaugurato una sola nuova università e 21 istituti di pena. Le prigioni sono il secondo datore di lavoro dopo la General Motors. Il capitolo sulle libertà democratiche si apre con un’analisi (sempre riportata da fonti americane) del ruolo corruttore del denaro nelle campagne elettorali: 4 miliardi di dollari quella del novembre 2004.

Una citazione va anche al problema – molto sentito dalla stampa americana – dei giornalisti perseguiti per non aver voluto rivelare le proprie fonti, o dei reporter stranieri respinti alla frontiera per le nuove normative post-11 settembre.

La discriminazione razziale? Il patrimonio medio di una famiglia bianca è 15 volte quello di una famiglia di neri. Le persone di colore e le minoranze etniche compongono il 70% della popolazione carceraria. Parità fra i sessi? Lo stipendio medio della donna americana è l’81% di quello maschile. Il numero di cittadini che vivono sotto la soglia della povertà ha raggiunto i 36 milioni, in aumento di 1,3 milioni in un anno. Venti milioni di bambini vivono in famiglie sotto il livello di sussistenza, e ogni anno 400.000 minori finiscono vittime dell’industria della prostituzione.

Il rapporto include gli scandali più recenti che hanno avuto come vittime cittadini stranieri: i documentati casi di torture di prigionieri nelle carceri di Guantanamo e di Abu Ghraib, incluse le sevizie sessuali, in violazione della Convenzione di Ginevra. Un orrore su cui ancora sono aperte diverse indagini giudiziarie, e che ha macchiato l’immagine degli Stati Uniti nel mondo.

In quanto alle guerre “di liberazione”, i cinesi ricordano che l’invasione dell’Iraq ha fatto 100.000 vittime civili, in larga parte donne e bambini. Nonostante queste performance, conclude il rapporto di Pechino, il governo americano ogni anno si erge a giudice del mondo intero, assegnando una pagella sui diritti umani a 190 paesi.

Naturalmente il rapporto cinese, pur costruito a regola d’arte, è pieno di ironie involontarie. Il lungo capitolo dedicato alle note disfunzioni dei seggi elettorali americani (dalla Florida in poi) ci ricorda che a Pechino il problema è stato risolto alla radice evitando che i cittadini possano eleggersi i propri governanti. La difesa dei diritti dei giornalisti americani viene da un paese che ha il record di giornalisti in carcere (incluso un cronista cinese del New York Times).

Brillano anche certe lacune nell’istruttoria anti-Usa. Non vengono menzionati i “bracci della morte” nelle carceri americane, forse perché in Cina si eseguono più condanne capitali che in tutto il resto del mondo: per mantenere i giovani sulla retta via, ci portano ad assistere anche le scolaresche. Manca un’analisi accurata del Patriot Act e del regresso nelle tutele degli imputati americani dopo l’11 settembre, ma in Cina la polizia ha poteri illimitati e il giro di vite americano deve essere passato inosservato.

A questo Human Rights Record of the United States si può rispondere ribaltando l’accusa dei cinesi: da che pulpito viene la predica. L’Alta Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, dopo aver visitato la Cina nel settembre 2004, ha pubblicato nel febbraio 2005 un rapporto in cui descrive il ricorso sistematico ai lavori forzati, ai campi di rieducazione e agli ospedali psichiatrici per colpire “coloro che si oppongono al partito comunista”. Ha denunciato l’uso indiscriminato e generico di concetti come “turbativa dell’ordine pubblico” o “danni alla sicurezza nazionale” per imprigionare cittadini per motivi politici. Ha messo sotto accusa un sistema che persegue penalmente persone colpevoli solo di voler “esercitare in modo pacifico i loro diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani”.


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Vita un cazzo

A me gli attivisti fanno paura. Paura quanto la stupidità. Gli attivisti per la vita sono poi peggio degli altri. Se non fossi contrario alla pena capitale, per loro farei quasi un’eccezione…

Così non mi sorprende leggere una notizia del genere: “La compagna del marito di Terri Schiavo, Jodi Centonse, e’ stata minacciata di morte da attivisti che vogliono mantenere in vita la donna in coma vegetativo da 15 anni“.


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Pastoncino del venerdì

Un pò di cose dovevo scriverle da ieri, ma il tempo in questi giorni è ostaggio del lavoro. Dunque torniamo alla formula del pastoncino in cui annegare più argomenti, una specie di fricassea del pensiero.

L’affaire Mussolini
La questione sta esplodendo in tutta la sua follia. La sinistra difende la Mussolini per evidenti interessi politici (non credo che la previsione del 4% fosse realistica, ma anche un 2% avrebbe dato molto fastidio a Storace), giustificandola con il fatto che “tutti fan così”. Bella giustificazione! La legge può essere sbagliata, ma è legge e come tale va rispettata; se non lo fai e vieni trovato con le mani nel sacco, non puoi invocare nessun alibi. Almeno in un Paese normale (Massimo, ricordi? Era il titolo di un tuo libro…).

La cosa più triste, buffa, devastante della questione riguarda però Laziomatica ed il suo accesso ai dati dell’anagrafe del Comune di Roma. Laziomatica è come dire Regione Lazio, alias Francesco Storace. Se le password in disponibilità di Laziomatica sono cadute in mano a persone inaffidabili, è grave. Se le password sono state utilizzate da persone tanto affidabili da assecondare fini politici del proprio “capo”, è gravissimo. Se il Ministro dell’Interno si prodiga per un siluramento politico, è assurdo. Penso che su questo tutti si possa esser d’accordo.

La cosa però su cui pochi puntano l’attenzione è la confusione mediatica che ne scaturisce: si parla di hacker o di pirati, ma questi erano davanti ad un pc di Laziomatica con una password rilasciata proprio dal Comune di Roma. L’hacking in genere è qualcosa di diverso; qui siamo di fronte semmai ad un abuso. Poscia: se sono in buona fede, complimenti a Laziomatica per la gestione di tali password e della propria sicurezza informatica. Complimenti anche al Comune di Roma: se concedo l’accesso alla Regione per la visione di alcuni dati, nello specifico quelli sulla sanità, farei bene a proteggere e limitare l’accesso solo a tali dati. Che se ne siano accorti, è già però buon segno…

Genova, Tra custodi e custoditi
Oggi a Genova un convegno organizzato da A buon diritto, associazione per le libertà, sul tema del Garante dei diritti dei detenuti a Genova. Se siete da quelle parti, consiglio di partecipare e di sostenere l’attività di Luigi Manconi e della sua associazione. Meritoria. Per il programma e la partecipazione (siete ancora in tempo, è nel pomeriggio), guardate qui.

La Curtura
Avete letto bene. Non la cultura, che sarebbe cosa gradita, ma la “curtura” de noantri. Mercoledì sera esco dall’ufficio e mi reco al Chiostro del Bramante, splendido spazio nel cuore di Roma adibito a museo. C’era la mostra su Guttuso. Leggo prima di recarmi sul posto: biglietteria aperta fino alle 19; mostra aperta fino alle 20. Arrivo alle 18.45, faccio il biglietto ed entro. Inizio il percorso, non c’è nessuno, sarebbe perfetto se non fosse per i custodi che camminano con tacchi e passo pesante di sala in sala, in continuazione. Sembrano reclutati a Villa Arzilla, poi dicono che i giovani non trovano lavoro… Passo alla seconda sala ed il custode immantinenti prende e spegne la luce della prima! Cazzo, sono le 19.10, ho ancora cinquanta minuti e se voglio rivedere un quadro in una sala precedente, debbo poterlo fare! Così per tutto il percorso: fiato sul collo e luci spente al nostro passaggio. C’era da litigare, ma il non esser solo mi ha frenato. Dico solo che per 9 euro, ho il diritto di godermi in santa pace una mostra ed uscire alle 19.59.59.
Italian Tafazzi… continuiamo così, continuiamo a farci del male.


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Conventicole

Ho un blog, ergo sono un blogger (a me piace semmai blogguer, à la française…). Riconosco però che il blog, come ogni altro mezzo di comunicazione, crea gruppi, circoli, conventicole e produce comportamenti e schizofrenie ben distinte e definibili. Poiché l’accesso è libero e il media è moderno, tecnologico, vrùum-vrùum-zoom-click-tà (cit. futurista?), l’osservazione è anche piuttosto divertente e lo scenario in divenire.

Che ci sia un fighettume eletto, volente o nolente, un pò autoreferenziale, direi che è innegabile. Per cui leggendo dopo tante polemiche gli articoli di Nicoletti (qui e qui), ho sottoscritto alcuni passaggi, condiviso poco, non capito e contestato molto, ma in fondo mi sono divertito nella lettura ed ho concluso lì i miei ragionamenti. Erano articoli, c’è libertà di pensiero e di stampa, ognun dica ciò che vuole, ci sono cose più importanti.

Invece la polemica monta e a leggere alcune blog star, pare che se la siano presa proprio a male… forse dimostrando, oltre al fatto che Nicoletti ha un pò quella puzza sotto il naso da intellettuale catodico, che la “conventicola dei blog che contano” ha una coda molto lunga, di paglia.

Per chiudere il ragionamento e per non esser tacciato di semplice invidia, indico un’altra categoria di blogger, che di questa è vittima: i vorrei ma non posso, quelli che invidiano il sucesso e il numero di contatti delle blog star e che per questo scrivono commenti al vetriolo, postano rancorose obiezioni, cercano l’illuminazione per luce riflessa. Ecco, non ci rientro, tanto per intenderci.


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Quando la parola è meglio di un pugno

Giuro, io non ne sono poi così capace. Se qualcuno mi insulta, tendo subito a saltargli alla gola, a prenderlo a pugni, a dargli una lezione. Fortunatamente però ho anche una testa e parecchia razionalità, quanto basta per rendermi conto che certe cose non si risolvono a suon di bastonate (che puoi anche ricevere) e che la parola è un’arma micidiale, molto più di un pugno chiuso.

Questa risposta lo dimostra appieno, mettendo ko l’aggressore con disarmante lucidità. Vale la pena leggere.