Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Test drive

Ci siamo quasi. Siamo in fase di rodaggio avanzato. In poche settimane Masoko Digital si sta formando, organizzando, proiettando sul mercato. Diciamo che siamo in versione Beta e stiamo “stressando” la macchina per vedere dove ha elementi di criticità e dove occorre intervenire. Di correttivi ne servono e sicuramente l’operatività intensiva su clienti di queste settimane non ha consentito di affinare procedure e documenti, ma nel complesso sono piuttosto soddisfatto: preventivi su top brand per oltre 130mila euro, pre-contratti per quasi 100mila euro.

Ultimi sforzi e poi ufficialmente pronti a nuove sfide, come era nelle intenzioni e come la road map ipotizzata prevedeva 😉


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Internet, il falso miraggio della gratuità

L’incidente avvenuto stanotte alla server farm aretina di Aruba ha messo in ginocchio molti utenti ed aziende, i cui siti web e blog sono restati a lungo irraggiungibili. Sempre sul web, via Twitter o nei commenti dei quotidiani e dei forum, trovo mille commenti di utenti in difficoltà. Nel migliore dei casi ironici. Quasi sempre però adirati nei confronti di Aruba.

Avendo lavorato per un ISP so bene come un incidente può capitare a tutti, dal più banale trancio di un cavo lungo la strada da parte di una ruspa ad un problema sui backbone internazionali, ecc. Esistono contromisure, ridondanze, opzioni di business continuity o anche solo di disaster recovery studiate per limitare i rischi e l’eventuale down dei sistemi.

Maggior tutela voglio, di norma, maggior costo debbo sostenere.

Eppure, tutti i commentatori adirati dimenticano troppo facilmente questa regola semplice. E dimenticano che la loro scelta di Aruba quale ISP è stata dettata dal solo fattore economico: spendere 20 euro l’anno per il proprio sito aziendale, dominio e mail inclusi. Non cercavano allora qualità, banda garantita, SLA stringenti di uptime, servizi di business continuity… perché li vorrebbero adesso, magari inclusi nei 20 euro?

Ripeto, ad ognuno può capitare un danno e dunque qui non sto a tirare alcuna croce contro Aruba, ma certo vorrei che il pubblico Internet iniziasse a comprendere che – come nella vita reale – la qualità ed i servizi si pagano. Anche su Internet.


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Nuove sfide, nuove frontiere

Sta per partire una nuova esperienza, una nuova sfida. A breve ufficializzeremo la nascita di una nuova agenzia di marketing digitale, capace di intercettare le esigenze dei propri Clienti, di guidarli per mano al raggiungimento degli obiettivi condivisi e di “formarli” nella conoscenza di un mercato ancora troppo spesso autoreferenziale e “fumoso”.

Fervono i preparativi, ma alcune linee guida sono ormai cristallizzate:

  • performancela loro misurazione e definizione sarà il nostro faro guida; ci impegneremo con i Clienti su obiettivi tangibili, che spazzino via il campo da KPI (key performance indicator) ambigui e sempre contestabili in fase di confronto
  • professionalitàabbiamo selezionato persone motivate e che hanno maturato esperienza con i più importanti brand di mercato; un percorso di certificazioni né migliorerà costantemente la preparazione, mentre i loro calendari saranno organizzati per garantire un adeguato margine di tempo da dedicare alla ricerca
  • onestàè una regola aurea del buon venditore, ma troppo spesso viene sacrificata sull’altare del fatturato immediato: proporre ai Clienti solo ciò di cui realmente hanno bisogno; proporre piani strategici modulari e diffusi temporalmente, affinché gli investimenti siano sostenibili
  • chiarezzain un mondo che parla per acronimi e ai soli addetti, cercheremo di parlare chiaro, in italiano e spiegando di volta in volta cosa significhi o sottenda un termine inglese o un’abbreviazione; vogliamo Clienti con cui condividere le strategie, non Clienti cui imporle (e saranno banditi vocaboli pomposamente inutili, come ad esempio l’approccio “olistico” al search marketing…)
  • eticavogliamo dipendenti e collaboratori soddisfatti e felici di lavorare con noi, correttamente retribuiti e motivati; Clienti che non si sentano mai presi in giro; Associazioni, Ong e Onlus che possano beneficiare delle nostre capacità senza distrarre capitali inutili dalle loro attività sul campo, non per moda o pubblicità ma perché crediamo nel terzo settore e lo dimostrano le esperienze personali prima ancora che questa agenzia fosse solamente pensata

Confido che il nostro lavoro possa anche ridefinire i confini del mercato in cui ci troveremo ad operare.

Potrà sembrare un’affermazione velata di arroganza, ma credo che l’esperienza maturata in oltre dieci anni di lavoro nel piccolo stagno dell’ICT italiano, con ruoli, mansioni ed ambiti di mercato sempre differenti, possano giustificare tale fiducia e tali aspettative. Applicare le migliori best practice individuate nell’IT alla Comunicazione, e viceversa.

Questo blog nasce per condividere opinioni e pensieri sul digital marketing e come diario di bordo di questa nuova iniziativa.

A presto!


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Un mondo effimero/2

Avevo scritto un post la scorsa settimana sul mondo Social Networks, mettendo in piazza alcuni miei pensieri (non sono un guru, un evangelist, né un profondo conoscitore; ma ci lavoro, volente o nolente, dunque dall’uso scaturiscono impressioni e idee). Alcuni amici hanno commentato quanto da me scritto con inattesa attenzione e partecipazione, finanche producendone ulteriori articoli.

Ho deciso allora di aggiungere qualcosa alla discussione. Partiamo dal commento di Alessandro Banchelli:

Io penso che i Social Media siano un profilattico bucato. Puoi godere quanto vuoi, ma alla fine arrivano le responsabilità.

Per rimanere in tema, affermerei che i Social Media sono sì un profilattico, ma non bucato. Semplicemente sono ancora sperimentali, di pessima qualità, conservati oltre scadenza nel portaoggetti dell’auto, esposta in agosto al sole di mezzogiorno 😉

Cosa voglio dire: ad oggi c’è un alto grado di rischio nell’uso dei Social Media, magnificati oltre ogni ragionevolezza e dipinti come risolutivi di tutte le strategie marketing. Non è così. La circolarità dell’informazione è sicuramente un elemento nuovo ed importante, la viralizzazione idem, la velocità di indicizzazione di Google spinge in questa direzione, ecc. Ma come tutti i mezzi possono essere usati bene o male. Sono strumenti.

Siamo noi ad essere effimeri o concreti.

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Un mondo effimero

Social Media, Social Networks, buzz, viral, geotag, ecc.

Diciamocelo: è qualche anno che siamo assediati da mode digitali, con i loro termini, i loro fan, i loro flop. Ma ormai la strada è segnata, questi ambienti virtuali ed in alcuni casi effimeri, sono presenti nelle nostre vite quotidiane, aiutano buone cause a diffondersi, smascherano qualche “cattiva” azienda, e qualche volta ci propongono dei consigli utili vengono tirati per la giacchetta dai media tradizionali, criticati dagli editori impauriti, ecc. Insomma, sono parte del nostro mondo e bisogna tenerne conto. Continua a leggere


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Twitter come evoluzione dei Feed?

Avevo iniziato ad usare Twitter con lo scetticismo di chi poco sopporta gli sms: 140 caratteri per dire cosa? Probabilmente solo per tagliare, sminuzzare, storpiare l’italiano più di quanto chat e telefonini non abbiano già consentito.

Ad oggi, ammetto che tra i social network è quello che uso di più e che trovo più interessante. La brevità è la sua forza: si possono seguire molti utenti quotidianamente, prestando attenzione solo ai tweet che ci interessano e che in media portano con un link breve ad argomentazioni più complesse pubblicate su siti, blog, facebook, ecc. Rispetto ai feed (RSS e Atom), presentano a mio parere due vantaggi principali:

  1. sono di rapida analisi: dal titolo capisco se procedere oltre o approfondire, non finendo travolto dalle troppe informazioni dei feed che alla fine restano per la maggior parte non letti (ed a me il counter dei messaggi non letti mette una grande ansia…)
  2. consentono interattività e diffusione: al tweet posso rispondere, direttamente, o citarne l’autore, che saprà subito di esser stato citato e dunque potrà rispondere; allo stesso tempo, con un semplice gesto posso condividere coi miei followers un tweet che ho trovato interessante, allargandone la diffusione con estrema immediatezza

Come sempre dico, Twitter è uno strumento e come tale può essere utilizzato bene o male. E’ uno strumento però potente, ormai diffuso anche come leva marketing delle grandi aziende (USA in particolare) e come (cosa molto interessante) customer care, diretto, facile, immediato. Sarei curioso di sapere se a livello mondiale i “feed followers” stanno cedendo punti ai “twitter followers”, anche se la passività in Rete alimenta numeri più grandi. Personalmente, non mi iscrivo da tempo a nuovi feed Rss, preferendo di gran lunga questo nuovo canale. Ovvio, son scelte personali…

Voi che ne pensate?