Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Tentazioni: per fortuna che è lunedì

Avevo quasi voglia di interrompere, almeno temporaneamente, questa esperienza. Per fortuna è lunedì, piove e il cielo è grigio, io sono stanco e non ho la minima voglia di lavorare. Dunque, posto (grazie Sonia per il tuo commento, piccola molla che aiuta a muovere anche la mia proverbiale pigrizia).

Anche perché la notizia è di quelle ghiotte: a Londra se hai un cellulare Bluetooth e un pò di pruriti sessuali puoi ben presto soddisfare il tuo desiderio. La tecnologia Bluetooth consente ad apparecchi diversi (telefoni, palmari, notebook, …) di “trovarsi” se vicini e di dialogare tra loro (definizione tagliata con l’accetta ma facile da comprendere, spero). Dunque perché non “cercare” una persona consenziente via cellulare? Se il nick name ti ispira e se dall’altra parte c’è una risposta positiva, voilà, il gioco è fatto.

Nulla di male, mi sembra. La cosa che stupisce è come la tecnologia stia facendo breccia nella sfera sentimentale o sessuale. Penso alle chat, alle community (qui e qui), ad alcuni blog… Forse tanta complessità ci ha rovinato in passato e servono oggi maschere e strumenti per arrivare a nuove conoscenze. Fa un pò paura, a vederla così. Fa un pò paura leggere i post delle community. Fa un pò paura pensare che due persone su un treno o in un locale cercano con questo telefonino in mano (modello radar) qualcuno con cui scopare, magari camminando in su e in giù per aumentare il campo di ricerca. Ma fa soprattutto paura pensare che dietro al nick name Fernanda Lessa potresti ritrovarti una settantenne libidinosa! Aiut!


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Tentazioni

E’ un pò di tempo che non riesco a scrivere sul blog. Manca quella “fertilità” dei primi momenti, quella voglia di imprimere nero su bianco i propri pensieri. Poi manca il tempo, soprattutto; il lavoro è più pressante e dunque dopo aver scritto qualche ora sul computer non hai troppa voglia di continuare a battere sulla tastiera. Infine forse sono progetti a termine, almeno a vedere altri amici che hanno chiuso bottega o latitano da qualche tempo nella blogosfera. Vorrei continuare a scrivere. Ci proverò, non appena tornerà la voglia.


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Fantasia Tim

Avete presente gli spot Tim per ggiovani, con tanto di vj’s Mtv arruolati in forze? Quelli con Hulk sul ring? Beh, un pensiero sorto spontaneo ieri sera mentra cercavo il sonno in albergo: mi ricorda tanto da vicino gli spot Telecom con Massimo Lopez davanti al plotone d’esecuzione nel deserto, quelli di “una telefonata allunga la vita”. Appunto. Bella fantasia per i cuginetti di Tim.


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Standby

No, non chiudo (viste le morie recenti di blog che leggevo assiduamente). Se per tre giorni non troverete nessun aggiornamento è perché sarò a Torino in altri affari indaffarato. Bye bye

PS: Pietro Mennea a Passaparola, ora. Se ricordo il grande Pietro in curva sui 200mt piani, la faccia tesa, davanti a tutti, beh, mi viene un pò di tristezza. Poi ci penso e dico: meglio di altri.


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Diamo i numeri

Questa sera, finalmente, incrocio dopo almeno dieci giorni (e son tanti, vista la media) il poro Bobo, ex blog cugino. Nonostante la notizia sia piacevole, l’aver passato tutto il giorno su previsionali e prime note, piani industriali a tre anni e piani di pagamento mi ha messo di pessimo umore.
Ci vuole un antidoto. Forse una poesia.

¡Si me llamaras, sí;
si me llamaras!
Lo dejaría todo,
todo lo tiraría:
los precios, los catálogos,
el azul del océano en los mapas,
los días y sus noches,
los telegramas viejos
y un amor.
Tú, que no eres mi amor,
¡si me llamaras!
Y aún espero tu voz:
telescopios abajo,
desde la estrella,
por espejos, por túneles,
por los años bisiestos
puede venir. No sé por dónde.
Desde el prodigio, siempre.
Porque si tú me llamas
«¡si me llamaras, sí, si me llamaras!»
será desde un milagro,
incógnito, sin verlo.
Nunca desde los labios que te beso,
nunca
desde la voz que dice: «No te vayas».

Pedro Salinas, La voz a ti debita (versos 102 a 126)

PS: la traduzione qui, ma vi consiglio l’intera opera in edizione Einaudi (mi sembra).


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E son botte…

Marcenaro pesante sul Foglio (via Luca Sofri). Prima col Giornale: 

Tutto il rispetto del mondo per Mario Giordano, editorialista e direttore. Se va pazzo per gli ergastoli, è un suo diritto. Odia Sofri? Comprensibile. La cosa non ci piace, eppure è comprensibile. Importante è capire. Giordano ha terribilmente sofferto la sinistra. Era piccolino, vivacetto, tanta voglia di emergere. Gli capitò tra capo e collo quel disinteressato di Gad Lerner. La televisione, il palcoscenico, Milano-Italia. E che fece di Giordano il grande Lerner? Lo prese , lo mise in bicicletta, gli disse. “Adesso fammi il circo”. Lui lo fece, girò, rigirò, si adattò e sotto le telecamere, con un discreto share, e meditò la vendetta. Lerner era amico di Sofri. Il giovane ciclista scrive sul Giornale. Due più due fa finalmente quattro. Troppo poco maudit.

Tutto il rispetto del mondo per Marcello Veneziani, editorialista del Giornale e consigliere Rai. Veneziani va veramente scusato, se ce l’ha con Sofri. Si mette lacipria, si mette i foularini, parla come Flores, scrive come Flores, pensa su molte cose come la pensa Flores, indossa le Tod’s e dicono che è fascista. Molto fascista. O trova il modo di fare il fascista da qualche parte, o passa per una checca di San Francisco. Non conoscendo bene Lerner, prova a fare il fascista con Sofri. E, bisogna ammettere, ci riesce.

Poi con l’Indipendente (di)/(e con) Giordano Bruno Guerri:

Ma che coraggio, ma che autoironia, ma che prova di spiritosa audacia, di impavida autoirrisione, di spregiudicata baldanza, di canzonatoria prodezza. Chi? Ma come chi? Ma l’Indipendente, cari, il quotidiano nuovo uscito il 1° aprile, non a caso nel giorno degli scherzi, diretto dal Pitigrilli dei piccoli il quale, come lancio per l’esordio, si è scelto la seguente: “Indipendente fino all’ultima riga”. Fino all’ultima riga. Come se qui la partenza fosse stata: “Esce il Foglio, grasso che cola”. Non abbiamo avuto fegato. Loro lo hanno avuto. Chapeau. Ma davanti a un simile coraggio e a tanto humour, scappa di dare una mano al Pitigrilli. Contributo alle prossime campagne: “Indipendente, non si perde una pista”. “Indipendente, tanta farina e tutta del suo sacco”. “Indipendente, il quotidiano che vi dà la polvere”. “Indipendente, la cipria sulle notizie”. “Indipendente, il giornale che fiuta e rifiuta”. “Indipendente, dove mai il commento si ritira, piuttosto tira”. E altre ancora ce ne sarebbero. “Indipendente, per una destra ad alta tiratura”, per esempio. Ma poi perché, provando a ripensarci, insistere con Indipen-dente? E chiamarlo Indipe-naso?

Alè.


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TicketOne… e One resterà

Piccolo sfogo personale. Ho acquistato due biglietti per il prossimo concerto a Roma di Vasco Rossi e per risparmiare tempo ho scelto di utilizzare il sito TicketOne. Tutto bene, fino a quando – mea culpa – decido di leggere meglio cosa vuol dire ritirare i biglietti al botteghino: il ritiro è possibile solo un’ora prima del concerto (mentre i cancelli apriranno 5 ore prima!).

A questo punto decido che vale la pena aggiungere qualche euro al costo del biglietto e usufruire del corriere espresso per averli prima in mano ed accedere quando voglio alla curva. Conscio del mio errore nel non aver letto con la dovuta attenzione le condizioni d’acquisto, scrivo al customer care di TicketOne chiedendo se, dietro pagamento anticipato della differenza, posso modificare la SOLA modalità di consegna dei biglietti. Non chiedo un diverso settore, un altro biglietto o la rinuncia al medesimo; chiedo solo la spedizione del titolo, due mesi prima dell’evento.

Qual’è la risposta di TicketOne? Che ho accettato le norme e che queste prevedono transazioni definitive e non modificabili, con tanto di citazione dell’articolo contrattuale e della legge che non prevede diritto di recesso. Recesso? Ma io non voglio recedere! Voglio solo che tale biglietto sia consegnato al corriere piuttosto che al botteghino. Pago. Pago anche il doppio se c’è una penale, no problem. Non si può invece. Le regole sono regole…

Compare come per magia sul sito anche il seguente avviso:

“Informiamo tutti coloro che hanno effettuato degli acquisti on line o tramite call center, che NON E’ POSSIBILE VARIARE LE MODALITA’ DI RITIRO/SPEDIZIONE.”

Ho capito, ho sbagliato. Ma ci vuole tanto ad accontentare un cliente che chiede solo una variazione minima del suo ordine? Io non penso. Io penso che sia un pessimo esempio di relazione azienda-cliente. Penso sia il modo migliore per chiudere futuri rapporti e farsi una pessima pubblicità. Penso sia il mio primo acquisto su TicketOne. E penso sarà l’ultimo.


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Uno sguardo lucido al passato

Adriano SofriQuello di Adriano Sofri oggi sul Corriere. Merita una lettura, come sempre. Alcuni stralci per ingolosire i più pigri:

“Tutto partì da Piazza Fontana. Poi lanciammo la prima pietra (…) Noi oggi ci comportiamo nei confronti del racconto di piazza Fontana come se allora fossimo stati degli innocenti che dunque avevano il diritto di tirare la loro prima pietra. (…) Poi quando l’hai scagliata non sei più innocente. E non a caso poi ne tiri un’altra e un’altra ancora. Fino a divenire un lanciatore di pietre. Quasi un lapidatore: persino a noi successe. (…) Lo choc della strage per noi fu fortissimo (…): ma tuttavia eravamo militanti politici con una grande voglia di fare la rivoluzione da tanti anni. Questo rende contraddittoria e parziale quella definizione di innocenza (…)”

Intanto la polemica istituzionale monta: dopo la pubblicazione della lettera inviata da Ciampi al ministro “Saltelli”, quest’ultimo ha risposto che istruirà la pratica “per cortesia” ma che giammai la controfirmerà. A leggere il Corriere ci regala anche un’insopportabile pezzo da operetta: prima smentisce di aver ricevuto la lettera, poi – messo alle strette – dichiara di aver trovato OGGI la lettera in ufficio. Complimenti.