Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Ma li m…

Ho letto ieri dello spot natalizio di Redbull censurato, con proditorio intervento di un fantomatico parroco di provincia che scandalizzato dal nulla (in cerca di notorietà?) ha preso carta penna e calamaio (Fede e Spaltro docet) ed ha scritto alla sede italiana della bibita energizzante. Risultato, per evitar guai lo spot è stato ritirato.

Tanto per intendersi, eccolo:

Io non voglio ogni volta scagliarmi contro l’ingerenza cattolica in Italia, giuro… non voglio necessariamente passar per ateo… non per forza debbo avercela con un prete… però, stavolta, glielo direi: “ma li m… tua! ma pensa a cose più importanti, piccolo insulso omuncolo lontano da Dio”.


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Siamo uomini o caporali?

Da Totò a Monicelli: non avevamo in fondo noi italiani il mito di Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca, i due soldati che ne La Grande Guerra alla fine preferiscono la fucilazione al tradimento?

Lo diciamo sempre che sì, siamo italiani con tutti i nostri difetti ma abbiamo anche un grande cuore, che poi al momento opportuno ecc ecc. A leggere però dei nostri politici che non vogliono ricevere il Dalai Lama, viene da dire che di sicuro abbiamo più cuore che palle (il che semplicemente vuol dire che essendo inesistenti le seconde, il primo è assai piccolo lo stesso).

Concordo con Marco Pannella, l’Italia dovrebbe ricevere ufficialmente il Dalai Lama, che peraltro non è un terrorista, né un estremista né un facinoroso che intende distruggere la Cina. O, in caso contrario, accetteremmo una volta ancora il concetto secondo cui i soldi governano l’etica, rigorosamente a due velocità.


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Sì, viaggiare

Ma femme in questo momento è a Nairobi, in Kenya: volontariato, anche se vorrebbe essere un lavoro (le critiche al mondo Ong ve le risparmio però, dico solo che è più facile passare attraverso un muro che lavorare pagati per una Ong italiana senza sonori calci nel culo).

Mia cugina è a Stoccarda: lavora da alcuni mesi, a termine, in uno studio di architettura composto da 80 persone e più, con progetti in tutto il mondo e pubblicazioni sulle principali riviste di settore (qui le uniche proposte erano di lavorare in cantiere, mal pagati e con orari schifosi).

Più passa il tempo, più viaggio, più raccolgo esperienze di persone che sono scappate dall’Italia con massima soddisfazione. O di persone che vorrebbero scappare dal sistema, anche restando in Italia, ovvero adeguarsi e nascondersi lavorativamente parlando, rinunciando a visibilità e regolarità (ma non pagando più tasse che per livello sono quasi inique, lo dice uno che ha sempre pagato tutto, non ha mai chiesto un condono ed oggi infatti non ha un soldo da parte…).

Arrivo e leggo il post di due amici che a gennaio dell’anno scorso fecero una scelta coraggiosa: licenziarsi e partire per un viaggio lungo almeno 12 mesi. Paolo e Cristina stanno facendo un viaggio eccezionale, li seguo costantemente e penso che abbiano avuto al contrario di altri (me compreso) tanto coraggio. Leggendoli vedo che sono storie ricorrenti. Bel post.


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Due Italie

Guardare Anno Zero e vedere certe immagini del G8 di Genova, fa male e fa vergognare. Non serve il dibattito in studio: bastano le immagini, per capire che una commissione d’inchiesta era dovuta e che la verità è quanto una democrazia e uno Stato sano dovrebbero cercare pervicacemente. Un esempio dell’Italia che non vogliamo più.

Vedere il telegiornale e scoprire che il lavoro diplomatico italiano ha portato all’approvazione della moratoria sulla pena di morte presso l’Onu (manca il passaggio all’assemblea generale ancora), infonde invece orgoglio e fiducia. Un esempio dell’Italia che vorremmo sempre.


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I pericoli delle emozioni

Siamo il Paese delle indignazioni, degli allarmi e delle decisioni prese sull’onda delle emozioni. In pratica cerchiamo di tappare falle quando queste sono già aperte e mai, mai, provvediamo affinché queste non abbiano a formarsi. Il problema è che legiferare sulla scia di un’emozione forte, di uno scuotimento profondo legato ad un fatto di sangue, difficilmente porta consiglio (e buone leggi). D’altronde, cosa attendersi da chi si lancia accuse a cadavere ancora caldo, accuse del tutto strumentali, da una parte e dall’altra? Sarebbe bella invece un’Italia capace di governare, prevedere, mettere le basi per il futuro, sempre un passo avanti agli accadimenti contingenti, come a percepirne intimamente i cambiamenti…

PS: che poi, allo svanire dell’indignazione o dell’emozione, di solito svanisce anche il problema come per magia: vedi indulto o eutanasia (non fosse per qualche volenteroso).


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Sic et simpliciter

Un’analisi tanto semplice quanto efficace: un Paese governato da persone anziane, come tali poco consapevoli delle nuove tecnologie ed anzi a volte indispettite dalle stesse, non poteva non pensare all’equiparazione dei blog alle testate editoriali.

Poi con ambiguità burocratica si discolpano e magari è anche vero che non volevano dire proprio quello… epperò, signori miei, fate scrivere le leggi da chi ne sa qualcosa dell’argomento! Magari userebbe le parole giuste e non staremmo a discutere, discolparci, indignarci.