Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Antonio Morelli reloaded

A 71 anni, con una condanna per corruzione sulle spalle definitiva, un’indagine non ancora conclusa per truffa, altre grane sparse qua e là di cui ho già raccontato (cliccate sul tag a suo nome per leggere gli altri articoli), Antonino Morelli, ordinario dell’Università di Perugia e primario del reparto di gastroenterologia dell’ospedale di Perugia, rischia di restare in sella per altri due anni dopo la sospensione accolta dal Tar. Come direbbe Moretti, continuiamo così: continuiamo a farci del male…

In Umbria se ne parla poco, le notizie si tende a sotterrarle perché alcuni poteri sono forti e occulti (manco troppo, invero), ma per fortuna Carmine Gazzanni non molla la presa e continua a scriverne, unica voce o quasi fuori dal coro. Esce oggi un altro suo articolo: http://www.lanotiziagiornale.it/immune-pure-alle-condanne-il-primario-resta-in-cattedra/ 

Riporto alcuni stralci significativi:

[…] Come accaduto per il professore della Sapienza Nicola Siciliani De Cumis (vedi La Notizia del 28 ottobre), anche a Perugia infatti il Tar ha accolto il ricorso del professore contro il suo pensionamento presentato dall’ateneo. Risultato: provvedimento congelato. Morelli resterà stabile sulla sua poltrona per altri due anni. Alla faccia dei tanti giovani professori e dottori in attesa che si liberi un posto. […]

[…] condanna in via definitiva per corruzione: aveva chiesto a un paziente il pagamento di un referto benché ci si trovasse in una struttura ospedaliera pubblica. Da qui, indagini e relativa condanna a 2 mesi di reclusione. Il lupo, però, perde il pelo ma non il vizio. Eccolo allora oggi sotto processo per truffa: la vicenda, ricostruita già da L’Espresso, lo vedrebbe protagonista di un “dirottamento” di pazienti dalla struttura pubblica ad una struttura privata di proprietà della moglie Monia Baldoni.

[…] Come se non bastasse Morelli è riuscito anche a metter su la sua personalissima parentopoli. Sarà semplicemente un caso ma tanto la moglie quanto la figlia Olivia Morelli lavorano nello stesso dipartimento universitario e nello stesso reparto medico di cui Morelli senior è ordinario e primario. La normativa a riguardo prevedrebbe che non possano lavorare nello stesso dipartimento persone legate da rapporti familiari fino al quarto grado di parentela. Fa niente.

[…]  il siluramento, qualche mese fa, del giornalista Rai Alessandro Di Pietro sollevato dal suo contratto per aver parlato troppo bene di una pasta per diabetici, la Aliveris. Ebbene, stando alla visura camerale della società produttrice, i nomi che emergerebbero sarebbero ancora una volta gli stessi: da Monia Baldoni a Carlo Clerici (altro membro dell’equipe medica di Morelli).

[…] È il 13 febbraio scorso quando l’Università di Perugia rifiuta di accogliere la richiesta di Morelli per una sua permanenza all’interno dell’ateneo. A 70 anni suonati – dice in pratica l’ateneo – bisogna andare in pensione per “raggiunti limiti di età”. Tanto che, col decreto del 12 settembre, si stabilisce il collocamento a riposo di Morelli a partire dal primo novembre. Il primario, però, non si è preso d’animo. Ed ecco allora il ricorso al Tar.

E visto che la stampa fa finta di nulla, io vi chiedo di ripubblicare queste notizie, di linkarle e di darle il giusto spazio. Perché il nuovo Rettore dell’Università di Perugia, Franco Moriconi, e il Direttore Generale dell’Ospedale di Perugia, Walter Orlandi, dovrebbero avere il coraggio di agire e forse un aiuto da parte di tutti potrebbe convincerli in tal senso. A meno che non gli sembri normale che un condannato in via definitiva ricopra ruoli così importanti nella PA.


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Pasta Aliveris condannata per pubblicità ingannevole

Ho scritto qualche settimana fa un post, scatenato dall’indignazione di alcuni fatti riportati sull’Espresso, cliché italici cui non potrò mai abituarmi.

Rileggendo l’articolo dell’Espresso, noto di essermi perso un’altra chicca notevole. Antonio Morelli, ordinario all’Università di Medicina e primario di gastroenterologia dell’Ospedale di Perugia, oltre ad essere in carica nonostante una condanna per corruzione in via definitiva del 2003 ed essere indagato tutt’oggi per truffa, è in qualche modo coinvolto anche nello scandalo della Pasta Aliveris:

“…la cerchia del professore avrebbe messo affari ancora più consistenti. È notizia di poche settimane fa: Alessandro Di Pietro, giornalista Rai, è stato sollevato dal suo contratto in Rai per aver parlato troppo bene (in ben tre puntate) di una pastasciutta per diabetici, la Aliveris. Ebbene, nella società produttrice Aliveris spiccano i nomi di diverse persone che lavorano nell’ateneo perugino, tutte a stretto contatto con Morelli, alcune delle quali poi si intrecciano anche con la Ars Medica. Non solo: il professore Morelli stesso è stato titolare della Aliveris tramite fiduciaria (la Fidam), prima di cedere la quota, attraverso prestanome, alla moglie Baldoni.”

La Pasta Aliveris e le società coinvolte sono state condannate dall’Agcom per la comunicazione commerciale scorretta e per pubblicità occulta all’interno di un programma Rai. Qui potete trovare la sentenza completa: PS8272 – AGCOM contro PASTA ALIVERIS PER DIABETICI

Il comitato scientifico citato nel sito della pasta, riporta i nomi di Morelli A. (lui), Baldoni M. (la moglie), Morelli O. (la figlia).

“Sarà semplicemente un caso, ma spulciando tra l’equipe medica ospedaliera del primario, compaiono i nomi della moglie di secondo letto, Monia Baldoni, e quello della figlia, Olivia. Le due familiari, come se non bastasse, lavorano pure nel dipartimento universitario diretto da Morelli stesso: ricercatrici entrambe, la figlia dal 1999, la moglie dal 2007.” (Espresso.it)

Andando a leggere in giro, spuntano altri dati meno esaltanti sulla pasta Aliveris.

Come diceva Paolini in uno spettacolo teatrale, “tiente largo, ma datte ‘n limite!”.