Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Ma vaff… 2

Possedere una moto o un motorino oggi è molto pericoloso. Non solo perché rischi la vita ogni giorno grazie a signore imbrilloccate che guidano con il telefono (quasi…), furgoni che improvvisamente invertono la marcia fottendosene della segnaletica orizzontale e di te, povero cristo, che arrivi spedito… No. Oggi rischi ancora di più perché basta una minima infrazione perché la tua moto non sia più tua.

Siamo passati dalle multe e dai sequestri amministrativi di 30 giorni ai sequestri a vita: perdi la proprietà del mezzo, tout court. Per cosa? Ad esempio se porti un oggetto che viene giudicato non saldamente ancorato al mezzo. O se risulta che hai una mano impegnata in altre faccende. La lista è lunga e la trovate QUI (è un Pdf).

Sono assurde la discrezionalità lasciata nell’applicazione della legge, per cui anche pulire la visiera con una mano potrebbe essere sufficiente a perdere la proprietà del mezzo; la disparità di trattamento tra motociclisti e automibilisti, visto che la confisca definitiva del mezzo non è prevista per i secondi; la follia del principio, la negazione dei diritti sulla proprietà anche per reati minimi; l’impatto sociale, per cui chi ha i soldi ricompra il mezzo e chi non li ha… andrà per sempre a piedi.

Intanto firmate la petizione, please.


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Ma vaff… 1

Personalmente non amo gli stabilimenti balneari. Per me il mare e la spiaggia sono idealmente libertà e natura e dunque liberamente debbono esser fruiti, vissuti. La nostra legge dice chiaro e tondo che anche in presenza di uno stabilimento (e dunque di una spiaggia data in concessione) le persone possono transitare per esso per raggiungere la riva e il mare e, volendo, sostare entro cinque metri dal mare, liberamente.

Dice la legge, perché poi immancabilmente molti gestori non ti consentono l’ingresso o il transito e finisci per rinunciare alla discussione dopo lunghe litigate. Mi è anche capitato qualche anno fa, a Sperlonga, di trovare ridicole "strisce" di spiaggia libera disposte tra uno stabilimento (infinito) e l’altro ed in assenza di spazio, di piazzarmi sulla battigia. Venni richiamato dall’assistente bagnanti che mi fece notare come io non potessi stendere il mio asciugamano lì. Risposi citando la legge e lui, per contro, mi fece leggere un avviso esposto sotto la sua postazione: fino a cinque metri dal mare non era possibile stare perché spiaggia in concessione; tra i 5 e gli 0 metri, nemmeno! Per ragioni di sicurezza… Insomma, fatta la legge trovato l’inganno.

Ma ad un paio di palermitani è andata assai peggio: multa di 1033 euro cadauno per aver posato le terga (e l’asciugamano) sul bagnasciuga. Fosse mai che qalche gestore sia d’accordo con chi deve far rispettare la legge?


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Tre metri sotto il cielo, per terra

Aerei che si schiantano (ed io ne prendo molti), funicolari che precipitano nel vuoto, barbarie e violenze inaudite a New Orleans, incendi che si susseguono a Parigi, la faccia di Fazio che continua ad esser bronzea, un Berlusconi che si dà 10 e lode… ce ne sarebbero di cose di cui parlare.

Solo un articolo però oggi mi ha spinto a farlo. Lo riproduco integralmente dal sito A buon diritto. Una storia come molte altre, che lascia – come le altre – una sensazione di ingiustizia, rabbia, sconcerto. Ma appunto è una storia come tante, nella nostra bella Italia (e nel nostro bel Mondo).

La “scena del crimine” è questa: un ragazzone di 28 anni, alto un metro e ottantacinque, pesante oltre cento chili, che giace al suolo gravemente ferito, in un cortile, accanto a un muro alto quattro metri. Ha perso conoscenza, è sporco di sangue e sta per esalare il suo ultimo respiro. Ma perchè si trova lì? E perché versa in quelle condizioni?

Come nel più dozzinale dei gialli, si parte dalle risposte più elementari e dagli indizi più evidenti. Quel ragazzone, Francesco Romeo, è un detenuto; e se è riuscito a raggiungere quel cortile vuol dire che è evaso dalla sua cella; e se adesso giace al suolo in fin di vita è perché davanti a lui c’è un muro: bisogna scavalcarlo, quel muro, se si vuole andare via. Dunque, Romeo deve aver perso l’equilibrio, dev’essere rovinato a terra, con quel suo corpo pesante e impacciato, e ora giace lì. Morirà qualche giorno dopo, in un ospedale, senza riprendere più conoscenza. Ma anche nel più dozzinale dei gialli, la facilità delle prime risposte e l’evidenza suggerita dal contesto e dalla circostanze possono rivelarsi ingannevoli. E non c’è bisogno di Hercule Poirot o di Jane Marple, di Lincoln Rhyme o di Harry Bosch per svelare la fallacia delle ricostruzioni di comodo. Basta una semplice perizia medico legale.

Nessun detenuto che cada da un muro di cinta riesce a massacrarsi i testicoli nell’impatto col suolo e a procurarsi traumi tanto estesi su tutto il corpo; nessuna caduta può causare le lesioni craniche (“da corpo contundente”) e le lesioni cervicali, per cui Romeo è morto. Lividi ed ecchimosi ovunque, ematomi e lesioni varie allo scroto e al coccige, le braccia spezzate (forse mentre “si proteggeva il volto”): la perizia medico legale ipotizza che quel giovane è stato oggetto di violenze a opera di cinque o sei persone e per un periodo non breve.

E perché ora si trova in quel cortile, anziché nella sua cella? Semplice: perché chi l’ha colpito, l’ha trasportato fin lì. E ha inscenato la rappresentazione della sua evasione. Ma chi, in un carcere, può aprirsi la strada per l’uscita, superando quattro cancelli, per trascinare quel corpo fino a quel cortile? Qualcuno che ha le chiavi, si direbbe; qualcuno che può muoversi liberamente all’interno e che può agire in gruppo contro un individuo isolato e che può allestire quella falsa scena del delitto. Dalle 9 alle 10 del 29 settembre 1997, nel carcere di Reggio Calabria, nessuno si accorge di nulla. Non viene azionato alcun allarme, le 19 telecamere sono spente e chi dovrebbe essere di guardia è “al bagno”, “al bar” (che, però, aprirà un’ora più tardi) o si è spostato per cambiare servizio per “asseriti ordini superiori”. E, quella stessa mattina, cinque uomini vengono trasferiti dai loro posti di sorveglianza per sostituire un solo agente in malattia, mentre le mansioni vengono modificate in corso d’opera, alle 9, quando la conferenza di servizio si era tenuta appena un’ora prima. Non solo: al quarto cancello e sulla garitta è di guardia un solo agente, e chi è preposto a sorvegliare i monitor della sala regia nulla vede e nulla sente. Strano, non trovate?

Se oggi parliamo di una storia tanto lontana nel tempo è perché “stranezze” del genere, nella carceri italiane, si ripetono periodicamente e perché la vicenda processuale, cominciata allora, ha trovato soluzione. Una soluzione assai meschina. Ce ne offre un’attenta ricostruzione l’avvocato dei familiari di Romeo, Ugo Giannangeli.

Nel 2003 furono condannati Giuliano Cardamone, comandante della polizia penitanziaria, e Sebastiano Morabito, agente: il primo per “agevolazione colposa” nell’omicidio di Romeo (la sentenza riconosceva, cioè, che l’imputato non era al corrente di quanto accadeva, ma organizzava il servizio in maniera tale da aiutare, inconsapevolmente, gli autori dell’omicidio); il secondo per false dichiarazioni (era imputato di favoreggiamento). Condanne lievi, che pure accertarono, sin da allora, che si era trattato di omicidio. Ma se questi sono stati gli “agevolatori”, dove sono gli autori materiali del delitto?

Il pubblico ministero aveva iscritto nel registro degli indagati 21 persone, che – contro ogni logica e procedura – vennero ascoltate, il giorno seguente alla loro iscrizione (nel settembre del ‘97), come “persone informate dei fatti”: e rilasciarono una serie di dichiarazioni ampiamente lacunose e contraddittorie. Ognuno cercava di salvare se stesso, scaricando la responsabilità sugli altri, mentendo, tacendo, fornendo versioni grottesche e inverosimili. Quelle testimonianze, tuttavia, non potranno mai essere impiegate nel processo per un vizio di forma macroscopico. Gli imputati saranno ascoltati come tali solo nel 1999 e tutti, tranne uno, si avvarranno della facoltà di non rispondere.

Il 5 luglio scorso, la Corte d’Appello di Messina ha chiuso definitivamente il caso, assolvendo anche Cardamone. Dunque, in relazione a quella vicenda, resta una sola condanna definitiva: quella di Morabito, riconosciuto colpevole di aver mentito al pubblico ministero. Quello stesso pm, che aveva promesso la riapertura delle indagini, nulla ha fatto; la Procura generale, sollecitata ad intervenire con una formale istanza di avocazione delle indagini, non ha mai proceduto. I compagni di cella di Romeo mai sono stati ascoltati. Questo è quanto. È stato accertato, inequivocabilmente, un delitto: che, per dinamica e prove acquisite, può essere stato commesso solo dal personale in servizio in quel carcere. Come in ogni giallo dozzinale che si rispetti, vorremmo che – almeno nell’ultima pagina, o in una nuova edizione integrale – venisse fuori il nome dell’assassino.


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Chisto è 'o paese do sole

dal blog di Beppe Grillo:

Mi viene da vomitare e sto pensando anche di cambiare Paese.
Due persone perbene, Clemente e Castaldi, direttori della Vigilanza della Banca d’Italia, esprimono a luglio parere fortemente contrario alla Opa della Banca Popolare Italiana di Fiorani sulla Antonveneta e informano i magistrati della situazione facendo fallire l’operazione.
Un’operazione, la Fazio-Fiorani, che ci ha resi ridicoli e inaffidabili agli occhi del mondo, soprattutto attraverso le intercettazioni telefoniche tra Fazio, la moglie di Fazio e Fiorani, pubblicate su tutta la stampa mondiale.

Risultati:

  • Sputtanamento del Paese
  • Fazio non si dimette
  • Il Governo non chiede le sue dimissioni
  • L’opposizione tira finalmente fuori le palle e con alcuni belati esercita il suo fiero dissenso
  • Berlusconi propone di mettere un limite alle intercettazioni telefoniche con una legge che scriverà di suo pugno.


Infine, preparatevi, questa è fantastica, un vero colpo di scena: Fazio chiede un’inchiesta su Clemente e Castaldi con un’ispezione interna in Banca d’Italia.

Cosa succederà a Clemente e Castaldi, cosa gli si può imputare? Di aver avuto il coraggio civile di denunciare le pastette di Fazio? Li pensioneranno? Gli verrà erogata un’ammenda, tolte le loro responsabilità per evitare altri incresciosi episodi e, allo stesso tempo, per educare gli altri?

In tutto questo schifo dove sono le voci dei grandi imprenditori, dei grandi banchieri, di quelli che tutti i giorni ci spiegano le loro strategie del c..o sui giornali? Solo Luca Cordero di Montezemolo si è espresso chiaramente dicendo a Fazio di andarsene.


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Pubblicità regresso

Sono giorni che ad ogni passaggio dello spot del Tavernello, inizio a parlare da solo imprecando e gesticolando contro la tv. E’ in primo luogo uno spot brutto, finto, dove in una tavola rotonda dal taglio televisivo presenziano i produttori di Tavernello, un docente di comunicazione dello Iulm e non ricordo quale altro pseudo-esperto, tutti “incalzati” dalle domande di Fazzuoli con tanto di cartelletta degli appunti.

Una in particolare mi irrita e riguarda il posizionamento sul mercato del Tavernello: “Se prendiamo come riferimento di mercato la fascia fino a 3 euro, Tavernello è senza dubbio leader“. Grazie al… Bella forza, complimenti. Sotto ai 3 euro non ci comprate nemmeno la Coca Cola tra poco! E’ come dire che il Tavernello è il vino migliore se confrontato con i detersivi per lavapiatti…

Provatevi invece a mettere in relazione il Tavernello con i vini fino a 5 euro e dite esplicitamente che la leadership non viene misurata sulle quote di mercato ma sulla qualità del vino. Ecco, non potete. Perché già a 5 euro è possibile trovare qualcosa di dignitoso in giro, basta saper scegliere. Dignitoso vuol dire qualcosa in vetro, in primis, e che meriti di essere versato in un bicchiere.

Poi: è vero che la crisi economica incombe, ma ha senso bere un vino di merda tutti i giorni piuttosto che una sola buona bottiglia a settimana?


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Re: italiani, vacanze e varie amenità

Repetita juvant, evidentemente.
Navigando oggi avevo trovato per ben due volte pubblicato il post del 17 agosto. Ne ho provato a cancellare uno, con accesso negato. Provo allora l’altro, idem. Infine, torno alla home page e scopro che entrambi i post erano stati cancellati! Olé! Che adorabili str… questi computer…

Bon, nulla di troppo importante era scritto su quel post, che non conservo e che non ho voglia dunque di replicare sforzandomi di essere quanto più possibile fedele all’originale. In sintesi, facevo riferimento al post pre vacanziero in cui chiedevo un consiglio sulle letture da ombrellone per l’imminente vacanza (anche se non prendo o porto mai un ombrellone o una sdraio in spiaggia, preferendo di gran lunga le spiaggie libere). Mi sembrava infatti giusto dirvi poi quali erano stati i libri letti. Eccoli, di nuovo:

Philip Roth, L’animale morente
Boris Vian, Lo strappacuore
David Leavitt, Il corpo di Jonah Boyd
Samuel Bellow, Herzog
George Simenon, Maigret e il ministro

Consiglio vivamente il primo, che ricorda da lontano e in poche pagine (è un libello) il nostro caro Barney. Un ennesimo mal-educatore per noi maschietti, insomma. Per chi non conosce Vian, prima legga "La schiuma dei giorni", poi non si perda nemmeno questo, che inanella incredibili e surreali invenzioni letterarie e di accadimenti. Deve però piacere la letteratura surrealista francese. Leavitt: scrive bene, buona trama, a tratti molto coinvolgente; la sensazione è però che sia un buon libro e non un libro da tenere sul comodino a lungo. Bellow: a tratti noioso, inizialmente, poi sempre più interessante. Di certo l’idea e le pennellate che descrivono Moses e il suo mondo e le sue fobie, meritano la lettura del libro. Di Simenon nemmeno ve ne sto a parlare, lo adoro.

Mi soffermavo anche sugli italiani in vacanza, ma non ho voglia di dolermi anche oggi per loro.


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Condivido

Non posso che condividere ciò che oggi scrive Attentialcane sull’intervento, stupido e fazioso ma che lo dico a fare, di Socci che inneggia alle pernacchie contro Fini in occasione del prossimo convegno di Cl.

Primo perché Fini al momento mi sembra la persona più ragionevole e di sinistra che il nostro Parlamento offra… secondo perché Rutelli al momento mi sembra la persona meno ragionevole e di sinistra che il nostro Parlamento offra… terzo perché certi cattolici fanno il paio con gli integralisti islamici in quanto a buon senso e violenza di pensiero.


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Il mercato una sega

Il mercato elegge i migliori. Sui libri, forse. Nella realtà le cose sono assai diverse.
Non voglio però intrattenervi con disquisizioni complesse sul gap tra teoria e pratica economica. Per certi argomenti vi conviene leggere chi ne sa molto più di me, vedi Sofia.  Io sto solo qui a comunicare il mio sconcerto nel leggere sul sito di una web agency perugina un orrore d’ortografia di simil portata! Sorvolo sulla frase che precede, molto "Elio e le Storie Tese" (autostrade per noi gggiovani). Tutti a scuola, di nuovo e di corsa!