Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Bobo's Version

Ieri Bobo ricordava che assieme siamo andati a vedere “La giuria”, un film che inaspettatamente è piaciuto ad entrambi. Sottolinea il Bobo che: “Si dice, in soldoni, che la giustizia non funziona, è corrotta; e che l’unico modo per ottenere un equo risarcimento ai torti subiti è sfruttare le devianze del sistema giudiziario a fin di bene, giocare sporco e infrangere le regole, avendo per orizzonte la volontà e la capacità di pilotare un processo verso un approdo eticamente sostenibile“. Già. Ma su questo siamo d’accordo, il problema è che nessuno dei due sarebbe in grado di mettere in piedi una vera truffa (ma quanto ci piacerebbe!) e che entrambi alla fine ci saremmo tenuti ben stretti i 15 milioni di $ (spesi subito in mirto, penso). Poi apprendo una notizia sconquassante ma in qualche modo già annunciata: “mi sa che tra un po’ mi tocca buttare la Vespa. Il suo telaio sta cedendo in più punti, è spaccato, scollato, deformato: rischia che uno di questi giorni, mentre sorpasso in curva – veloce e fiero – una sardomobile, la piccina si divide in due e io me la vedo brutta“. Noooo! Poi ricorda la Corsica e che le nostre fide Vespe ci hanno accompagnato alla scoperta di quella che sarà per sempre la nostra Terra. Quanti bei ricordi. Mi piacerebbe (lancio la sfida al Bobo) pubblicare sui nostri blog l’intero percorso dei nostri viaggi, una specie di guida vesparola alle bellezze dell’isola. Ne avremo mai il tempo? Speriamo di si. Infine anche il blog cugino fa riferimento ai posti fighetti che non ci piacciono ma che alla fine frequentiamo, tappandoci il naso, perché forse… sono i meno peggio.


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Quando i soldi fanno male

“Taiwan: colpito da 600mila $ finisce in ospedale”. Il motociclista Lu Fang-nan passava sotto un ponte, quando una 24 ore gli è piovuta in testa. Dentro, il riscatto per un rapimento poi finito bene. Spero la notizia sia creata ad arte da qualche burlone, perché altrimenti avrebbe dell’assurdo ed il povero motociclista vincerebbe il premio Sfiga 2004: è finito in ospedale e la valigetta se la sono presa comunque i rapitori.


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La sagra del pvc

Ieri a pranzo sono stato a mangiare un boccone da Bibli a Trastevere. Per chi non la conoscesse o non fosse di Roma Bibli è una gran bella libreria nel centro di Roma, che organizza una miriade di eventi, che oramai da tempo ha una sala da the o brunch-buffet in cui si può assecondare anche lo stomaco. E’ il prototipo di libreria di sinistra, quella sinistra di “via del Governo Vecchio” per dirla assieme al Bobo che ci sta anche un pò (tanto) sulle scatole. Quella sinistra che si scandalizza per ogni frase di Silvio e che poi razzola a volte anche peggio. Che urla allo stipendio del ferrotramviere e poi paga poco o non paga chi lavora per lei. Dunque, ieri ero lì ed ho assistito ad uno spettacolo grottesco: una tavolata di donne che si incontravano a pranzo, tutte rifatte, con labbra sporgenti e, in un caso, seni imbarazzanti ed improbabili, tutte di mezza età e tutte all’apparenza benestanti. Di sinistra, chiaramente. Però rifatte. Però col cellulare a manetta. Però col cagnolino dentro la borsetta. Però rompicoglioni con la cameriera. Però con un’aria “milanese” del minga. Discorsi e modi di fare imbarazzanti. La sagra del pvc, nel corpo e nella testa. Mi sono chiesto se si fossero conosciute dal chirurgo direttamente. E se hanno la tessera del partito. Non leggeteci giudizi politici legati al connubio plastica-politica; è un pour parler. Io non mi rifarei nulla, ma perché ritengo l’aspetto una sola faccia della mia persona e non perderei nemmeno un minuto a migliorarla con i ferri. Ognuno poi fa ciò che vuole. La cosa che perplime è il grottesco, l’intervento ridicolo per risultati.Io non sopporto questa sinistra però, quella col culo parato, quella che attacca senza ragionare nel merito delle cose, quella che ha l’attichetto in centro e scende in piazza col cashmire indosso, ecc. ecc. Uff! Solita tirata, scusate. Anche un pò sconclusionata.


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Razzismi sacrosanti

Due altri sassolini che mi preme togliere dalle scarpe oggi.

Primo: avevo una riunione per presentare un lavoro che stiamo ultimando. Il responsabile lato committente è arrivato bello bello con la sua faccia da pirla mezz’ora dopo. Oltre a questo ha sparato cazzate per le due ore successive con una sorta di arroganza brigatista che mi ha fatto per la prima o quasi volta girare le balle. E va bene, i clienti sono clienti e molto gli si perdona.

Secondo: per arrivare a questo appuntamento ho preso la mia bella Vespa e – al solito in ritardo – mi sono lanciato allegramente verso il luogo di riunione. Su Lungotevere all’altezza del Palazzaccio una specie di donna, al volante di una Mini nuova gialla e nera, con il cellulare in mano ed in piena conversazione, con la sua beata aria da shampista del cazzo, ha pensato bene di uscire dal benzinaio dove sostava ed attraversare in diagonale tutto il viale. Chiaramente nel momento in cui arrivavo io! Frenata infinita con annesso clacson premuto ininterrottamente dal sottoscritto nella speranza che l’ostacolo si togliesse dalla mia corsa in tempo. Avete idea di cosa vuol dire arrestare un vespone lanciato a 90km/h con una frenata d’emergenza? Fortuna che ho rifatto i freni da poco e che ora frena da Dio, che sulla sella ci campo e che ho oramai una certa dimestichezza col mezzo. Fortuna che sono buono. Perché la stronza, che alla fine ho evitato non so come, sembrava non essersi accorte di nulla! Anzi, alle mie rimostranze era tra l’indifferente e lo scocciato. Dunque, sacrosanti razzismi quando dico che le persone in Smart o in Mini sono potenzialmente e statisticamente pericolose; quando dico altrettanto di chi usa il cellulare senza auricolare in auto; quando ci aggiungo la categoria donne al volante! (ps: ne conosco molte che guidano anche meglio di me, dunque non riempite i commenti con irate proteste vetero femministe che non attacca; prendete atto invece del fatto che una parte di voi è troppo pericolosa per andare in giro liberamente).


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Verissimo un cazzo

Lo so, il titolo è un pò forte. Però questa mattina mentre mi vestivo ho avuto la cattiva idea di accendere la tv invece di spararmi un buon disco. Dunque, me la sono cercata. Cosa c’era su Canale 5? Verissimo magazine. Avete idea delle inquadrature che fanno? La coppia saltella allegra lungo la strada, lei muove i capelli al vento e guarda il cielo (un bel piccione con dissenteria che gli vola sopra sarebbe spassoso et giusto), lui la carezza, intanto la musica passa in sottofondo, dolce fino al vomito. Ma dove siamo? Qualcosa di più smaccatamente finto no? Almeno cambiate il titolo della trasmissione! Mood: ulcera


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Roma a piedi

Ieri a Roma, come in molte altre città italiane, abbiamo assistito ad un blocco totale della circolazione. Non entro nel merito dell’utilità o meno di simili operazioni, sulla loro necessità o legittimità; ad ognuno il suo giudizio. So solo che ieri sono dovuto correre in ufficio per un allarme server in pieno blocco (vacca che fortuna!) e che i bus erano a pagamento. Ecco la cosa che mi manda in bestia: mi obblighi a non prendere l’auto? Sta bene, ma almeno – nella fascia orario in questione – metti a disposizione il servizio pubblico gratis! Se mi debbo spostare, posso farlo solamente prendendo i tuoi bus, non ho scelta. Visto il disagio, vienimi incontro, almeno. E invece no. Della serie: cornuti e mazziati.


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Quanti bei massoni

Allora, la notizia l’avevo letta subito su Macchianera e su Manteblog, però avevo deciso di non scriverne. Continuo in ogni caso a trovare in giro briciole di discorsi e dunque non posso trattenermi oltre. Gianluca Neri, spero con cognizione di causa e rischi calcolati, ha iniziato a pubblicare l’elenco dei massoni italiani, 26mila nomi. La cosa sarà sconveniente, illegale, stupida o furba, non so. So che il concetto di massoneria è antidemocratico, a mio modesto giudizio e nel migliore dei casi. E’ contro il concetto che ogni cittadino ha gli stessi diritti e opportunità di un altro, ovvero contro la base stessa della nostra società (che poi non applica sempre tale principio, cui invece dovrebbe attenersi). Insomma, forse gli elenchi dovrebbero essere pubblici, sul serio.