Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Tv in (bianco e) nero

TF1, primo canale francese, da pochi giorni ha come suo anchorman delle ore 20 un bel ragazzo di colore, Harry Roselmack, dalla pronuncia impeccabile e – pare – molto bravo. Eppure, non basta: il Paese dell’integrazione razziale ma anche degli scontri delle banlieu, è esploso in critiche a tutti i livelli. Perché molti a rappresentare la Francia su un Tg vorrebbero un bianco. Come si vede, gli idioti vivono a tutte le latitudini.


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Scemo di guerra

Ascanio CelestiniIeri sera mi sono fatto forza e da solo sono andato all’Isola Tiberina dove Ascanio Celestini presentava il suo libro/cofanetto "Storie di uno scemo di guerra", sorta di diario che segna le tappe della nascita del suo spettacolo, oltre a testo e dvd. Anche se penso sinceramente che l’oralità ricca e appassionante di Celestini vada vissuta in presa diretta dalla sua voce e non letta. La platea era vastissima, segno che Celestini è ormai conosciutissimo ed apprezzato anche dal grande pubblico.

Piccolo inciso di cattivo gusto: io ancora non ho capito se felicitarmi della cultura massificata o rimpiangere la cultura per pochi. Brutta frase, ma quando vai alle Scuderie del Quirinale e ti sembra di stare a Porta Portese per la folla presente, ti chiedi veramente che senso abbia. Che senso abbia vedere persone che da come si vestono o parlano la bellezza non sanno dove risiede e cosa sia, in fila a spintonarsi e sparar banalità… ma torniamo a noi.

La prima volta vidi Celestini a Spello, in un minuscolo teatro in cima ad un paese delizioso. Era "Radio Clandestina". Rimasi affascinato dalla parola, dal dialetto, dal fiume di ripetizioni che costruiscono una musica continua e ricca di suggestioni. A memoria, direi che c’erano anche poche persone: erano tanti anni fa.

Poi vidi "Fabrica", non ricordo più dove ma di certo in Umbria (Foligno?). E ricordo la frase "pietre, sassi, breccole, tutto mio, tutto mio!". Altro spettacolo che conservo nella mia memoria con estremo piacere.

"Scemo di guerra" l’ho visto parzialmente un giorno su RaiTre, in uno di quei miracoli del terzo canale, sempre più rari. L’eterna scommessa del teatro in tv. Celestini (come Paolini) credo sia uno dei pochi capaci di rendere bene anche su uno schermo, forse perché il monologo stesso è una forma di drammaturgia che si confà alle telecamere.

Così, ieri sera sono stato contento di battere la pigrizia e in solitudine godermi le parole di Celestini, in un angolo di Roma meraviglioso. Imbarazzante, l’intervistatore. Ma spesso è così. E strano vederlo da solo, ma queste son cose private e le tengo per me.


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Sbarchi e solidarietà

Ogni tanto capita di leggere una notizia che ridà speranza nell’uomo e nella sua "umanità". Da La Repubblica:

Più di cento immigrati sono sbarcati ieri su una delle spiagge di Tenerife dopo un lungo e difficilissimo viaggio dall’Africa. Al momento dell’arrivo il lido della nota località turistica spagnola era pieno di vileggianti che si sono subito adoperati per soccorrere i clandestini.

Le foto sono toccanti, mostrano il difficile viaggio sostenuto da persone disperate, ma allo stesso tempo nei gesti dei turisti c’è una dolcezza ed una partecipazione che commuovono. Mi tornano in mente le immagini terribili dello scorso anno, scattate in una spiaggia italiana dove tutti indifferenti prendevano il sole o facevano il bagno con un cadavere in attesa del magistrato… o le parole di chi vede nei cpt-lager l’unica soluzione al problema dell’immigrazione. Per fortuna, ogni tanto, ci sono anche gesti naturali e importanti come quelli immortalati da questa cronaca.


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Elezioni in Congo

Ieri si sono svolte le prime elezioni libere dopo 40 anni nella Repubblica Democratica del Congo. Elezioni presidenziali e politiche assieme. Dopo l’apparente pacificazione degli ultimi anni, qualche segnale di tensione è venuto alla luce nelle settimane pre-voto, ma sono stati incidenti minori e il voto sembra essersi svolto nella legalità e nella tranquillità, sorvegliato ed organizzato dalle Nazioni Unite. I risultati delle presidenziali saranno ufficializzati il 20 agosto. Se nessuno dei candidati supererà il 50% dei voti, si andrà al ballottaggio il 29 ottobre. Confido che i risultati del 20 agosto siano accolti senza traumi e che la situazione in Congo confermi pace e sicurezza (anche per tutti i volontari presenti in quella terra). Per ora, sono velatamente preoccupato e incrocio le dita.


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Indulto/3

E’ uscito oggi su L’Unità l’articolo a firma Andrea Boraschi che citavo ieri tra le righe. Forse sarebbe stato più giusto pubblicarlo ieri, prima della votazione, ma tanto fa. Eccolo:

Vi racconto un episodio. Una decina di giorni fa sono stato contattato dalla sorella di un detenuto recluso a Bolzano. Costui sta scontando una pena di due mesi per illeciti fiscali che ammontano a 1.500 euro, connessi al fallimento di una società. Nel primo mese di detenzione è stato vittima di un incidente: è esplosa una di quelle bombolette del gas di cui i detenuti dispongono per cucinare o fare il caffè (e che alcuni tra loro utilizzano anche per “sballarsi” o togliersi la vita inalandone il contenuto); e quell’uomo ha riportato ustioni di secondo grado, diffuse su molta parte del corpo. È stato trasportato al pronto soccorso, poi subito ricondotto in carcere. Sua sorella è preoccupata: non riesce a parlare col magistrato di sorveglianza, né con la direzione. Vorrebbe solo che al fratello fosse garantita una visita specialistica. Che quasi certamente non arriverà prima del fine pena. È un episodio che molto dice e molto suggerisce delle storture del nostro sistema penale. E, tuttavia (che non vi appaia cinico), è una vicenda come un’altra, per chi si occupa di carcere in questo paese: perché le cronache della “vita reclusa” sono costellate di fatti analoghi, talvolta meno drammatici, talaltra ben più gravi.

Quella storia, pure, continua a tornarmi in mente con insistenza: mi fa pensare a quella parte della coalizione di governo che si mobilita per escludere dal provvedimento d’indulto una serie di fattispecie, tra cui i reati finanziari. Costoro, di fatto, sono pronti ad accettare che di uno sconto di pena si avvalga un omicida, un rapinatore a mano armata, un estorsore. Ma non quel detenuto; che ha commesso un reato ulteriore, non sanzionato dalla legge ma riconosciuto, evidentemente, da una parte consistente dell’opinione pubblica: essere stato condannato per un illecito che lo accomuna a imputati quali Fedele Confalonieri e Callisto Tanzi, Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti.

Forse è già tardi, ma conviene tornare a discutere delle buone ragioni che vorremmo all’origine di questa legge. Chi la intende come una forma d’intervento preliminare e ineludibile per una riforma del codice penale – una riforma che depenalizzi e potenzi le misure alternative alla detenzione – vuole porre rimedio all’affollamento penitenziario; e pensa a una giustizia che non colpisca iniquamente quelle forme di delinquenza o, peggio, di devianza, espressione per lo più di disagio ed emarginazione. Non per questo, tuttavia, vuole tirare fuori dalle galere solo immigrati, tossicodipendenti e ladri di mele per lasciarvi qualche ricco finanziere, qualche audace faccendiere. Perché, è questo il punto, crede anche che il carcere debba essere una soluzione estrema, da prevedersi solo per reati di massima gravità; e che, prima di essa, ve ne siano molte altre, più efficaci, altrettanto severe, meno costose. E più rispettose della dignità del condannato, chiunque egli sia.

Stiamo parlando di un provvedimento che non estingue la pena, che non si applica alle pene accessorie e che non annulla gli altri effetti penali della condanna. Prevede l’esclusione di alcune tipologie di reato particolarmente gravi; per il resto, è rivolto a tutta la popolazione detenuta, nelle medesime forme e con gli stessi effetti.

Chi pensa “un usuraio si e Cesare Previti no” forse non vuole l’indulto, forse vuole qualcos’altro. Io propendo per una giustizia in cui quel signore sia uguale a tutti gli altri cittadini, nel bene e nel male. So che se resta “dentro” lui, vi rimarrà anche il tossicodipendente che ha mandato a quel paese il giudice durante il dibattimento (entrambi sono responsabili di un reato contro l’amministrazione della giustizia). E visto che Previti non è uno stragista, un violentatore, un sequestratore, visto che non potrà tornare alla sua professione né in Parlamento, che indulto sia: per lui come per gli altri.


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Indulto/2

Oggi è stato approvato. Visti i commenti ricevuti, forse è giusto aggiornare l’argomento su questo blog con l’articolo di Adriano Sofri comparso oggi su L’Unità, qui via Wittgenstein (che riprende alcuni argomenti discussi con Bobo e alla base di un articolo a firma Manconi-Boraschi che mi è capitato di leggere).

"Resto brevemente all’indulto, avvertendo che scrivo mentre ascolto alla radio la discussione alla Camera, senza sapere come si concluderà, e paventando il peggio: essendo per me il peggio la frustrazione della speranza di decine di migliaia di miei simili boccheggianti nelle celle della repubblica. I contestatori metodici dell’indulto, capaci di mobilitare il "popolo dei fax" e delle mail e delle lettere (assai meno, come si è visto, e meno male, le persone in piazza), hanno evocato argomenti falsi, e, peggio ancora, ne hanno taciuti altri. Hanno proclamato che mai i reati finanziari e quelli contro la pubblica amministrazione erano stati inclusi nelle misure di clemenza: era falso . E’ comprensibile che possano esserne ignari profani come me, o come Eugenio Scalfari: non lo è per magistrati in servizio o in carriera politica, nè per trascrittori e portavoce abituali di documenti giudiziari. In particolare, quei reati non furono esclusi nel 1989-90, quando l’ultimo ampio provvedimento di clemenza, per farsi perdonare, scelse di bruciarsi i vascelli alle spalle, deliberando che d’allora in poi occorresse, per ogni misura di clemenza, la maggioranza introvabile dei due terzi. Osservo che quei vascelli alle spalle degli autoassolti erano delle galere, e ai remi erano incatenati i famosi poveri cristi che da allora, per più di quindici anni, sperarono invano in un alleviamento delle loro condizioni sempre più disumane, fino alla condizione attuale, coi detenuti più che raddoppiati. Un’altra piccola notizia i contestatori sdegnati si erano dimenticati di fornire: che Cesare Previti non è in carcere, che Cesare Previti non ci andrà mai più, che è agli arresti domiciliari in una casa (senz’altro confortevole: un attico di 250 metri quadrati, ho letto, per l’esattezza) in una delle più belle piazze romane, che può uscire due volte al giorno per quattro ore, e che dunque, quand’anche -come non è detto- l’applicazione dell’indulto gli offrisse l’affidamento in prova ai servizi sociali, la sua situazione non cambierebbe molto, e che infine nessun indulto lo libererebbe dall’interdizione perpetua dai pubblici uffici . Che dunque l’indignazione sul ricatto di Forza Italia in pro di Previti è fuori tempo, e largamente pretestuosa e demagogica. Dicono invece, i contestatori per rendita, che l’indulto impedirà di svolgere i processi, e addirittura che impedirà i risarcimenti alle vittime del lavoro: falsità assolute, e ciniche. (Così la notizia, ripresa dall’Unità ieri, sulla Eternit, che se fosse vera varrebbe per ogni processo del lavoro, dunque meriterebbe che si scendesse davvero in piazza: solo che non è vera). Infine, la cosa più di fondo che non dicono è che a loro importa poco di Previti, di Moggi, dei furbi del quartierino e di altre marionette della tragicommedia dell’arte italiana: importa loro che le decine di migliaia di disgraziati restino dove sono, come hanno tante volte sostenuto in passato, e importa loro di tenere in scacco il governo e la maggioranza parlamentare, e di prendersi una gran dose di primi piani. Ieri alla Camera l’Italia dei valori (ah, il nome!), che megafonava scandalizzata nella piazza, ha tranquillamente votato insieme ad Alleanza Nazionale e alla Lega. Nel breve tempo trascorso dalla vittoria elettorale ha minacciato di uscire dalla maggioranza se non avesse avuto un ministro per gli italiani all’estero, poi ha spalleggiato un suo esponente eletto coi soli voti del centrodestra Presidente della Commissione Difesa del Senato. Questo integerrimo partito fa ballare la maggioranza di centrosinistra, illude molti cittadini della propria intransigenza, trascina nella stagione politica nuova (e breve, brevissima, di questo passo) l’equivoco dell’eroismo antiberlusconista"