Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


Lascia un commento

Elezioni in Congo

Ieri si sono svolte le prime elezioni libere dopo 40 anni nella Repubblica Democratica del Congo. Elezioni presidenziali e politiche assieme. Dopo l’apparente pacificazione degli ultimi anni, qualche segnale di tensione è venuto alla luce nelle settimane pre-voto, ma sono stati incidenti minori e il voto sembra essersi svolto nella legalità e nella tranquillità, sorvegliato ed organizzato dalle Nazioni Unite. I risultati delle presidenziali saranno ufficializzati il 20 agosto. Se nessuno dei candidati supererà il 50% dei voti, si andrà al ballottaggio il 29 ottobre. Confido che i risultati del 20 agosto siano accolti senza traumi e che la situazione in Congo confermi pace e sicurezza (anche per tutti i volontari presenti in quella terra). Per ora, sono velatamente preoccupato e incrocio le dita.


3 commenti

Indulto/3

E’ uscito oggi su L’Unità l’articolo a firma Andrea Boraschi che citavo ieri tra le righe. Forse sarebbe stato più giusto pubblicarlo ieri, prima della votazione, ma tanto fa. Eccolo:

Vi racconto un episodio. Una decina di giorni fa sono stato contattato dalla sorella di un detenuto recluso a Bolzano. Costui sta scontando una pena di due mesi per illeciti fiscali che ammontano a 1.500 euro, connessi al fallimento di una società. Nel primo mese di detenzione è stato vittima di un incidente: è esplosa una di quelle bombolette del gas di cui i detenuti dispongono per cucinare o fare il caffè (e che alcuni tra loro utilizzano anche per “sballarsi” o togliersi la vita inalandone il contenuto); e quell’uomo ha riportato ustioni di secondo grado, diffuse su molta parte del corpo. È stato trasportato al pronto soccorso, poi subito ricondotto in carcere. Sua sorella è preoccupata: non riesce a parlare col magistrato di sorveglianza, né con la direzione. Vorrebbe solo che al fratello fosse garantita una visita specialistica. Che quasi certamente non arriverà prima del fine pena. È un episodio che molto dice e molto suggerisce delle storture del nostro sistema penale. E, tuttavia (che non vi appaia cinico), è una vicenda come un’altra, per chi si occupa di carcere in questo paese: perché le cronache della “vita reclusa” sono costellate di fatti analoghi, talvolta meno drammatici, talaltra ben più gravi.

Quella storia, pure, continua a tornarmi in mente con insistenza: mi fa pensare a quella parte della coalizione di governo che si mobilita per escludere dal provvedimento d’indulto una serie di fattispecie, tra cui i reati finanziari. Costoro, di fatto, sono pronti ad accettare che di uno sconto di pena si avvalga un omicida, un rapinatore a mano armata, un estorsore. Ma non quel detenuto; che ha commesso un reato ulteriore, non sanzionato dalla legge ma riconosciuto, evidentemente, da una parte consistente dell’opinione pubblica: essere stato condannato per un illecito che lo accomuna a imputati quali Fedele Confalonieri e Callisto Tanzi, Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti.

Forse è già tardi, ma conviene tornare a discutere delle buone ragioni che vorremmo all’origine di questa legge. Chi la intende come una forma d’intervento preliminare e ineludibile per una riforma del codice penale – una riforma che depenalizzi e potenzi le misure alternative alla detenzione – vuole porre rimedio all’affollamento penitenziario; e pensa a una giustizia che non colpisca iniquamente quelle forme di delinquenza o, peggio, di devianza, espressione per lo più di disagio ed emarginazione. Non per questo, tuttavia, vuole tirare fuori dalle galere solo immigrati, tossicodipendenti e ladri di mele per lasciarvi qualche ricco finanziere, qualche audace faccendiere. Perché, è questo il punto, crede anche che il carcere debba essere una soluzione estrema, da prevedersi solo per reati di massima gravità; e che, prima di essa, ve ne siano molte altre, più efficaci, altrettanto severe, meno costose. E più rispettose della dignità del condannato, chiunque egli sia.

Stiamo parlando di un provvedimento che non estingue la pena, che non si applica alle pene accessorie e che non annulla gli altri effetti penali della condanna. Prevede l’esclusione di alcune tipologie di reato particolarmente gravi; per il resto, è rivolto a tutta la popolazione detenuta, nelle medesime forme e con gli stessi effetti.

Chi pensa “un usuraio si e Cesare Previti no” forse non vuole l’indulto, forse vuole qualcos’altro. Io propendo per una giustizia in cui quel signore sia uguale a tutti gli altri cittadini, nel bene e nel male. So che se resta “dentro” lui, vi rimarrà anche il tossicodipendente che ha mandato a quel paese il giudice durante il dibattimento (entrambi sono responsabili di un reato contro l’amministrazione della giustizia). E visto che Previti non è uno stragista, un violentatore, un sequestratore, visto che non potrà tornare alla sua professione né in Parlamento, che indulto sia: per lui come per gli altri.


1 Commento

Indulto/2

Oggi è stato approvato. Visti i commenti ricevuti, forse è giusto aggiornare l’argomento su questo blog con l’articolo di Adriano Sofri comparso oggi su L’Unità, qui via Wittgenstein (che riprende alcuni argomenti discussi con Bobo e alla base di un articolo a firma Manconi-Boraschi che mi è capitato di leggere).

"Resto brevemente all’indulto, avvertendo che scrivo mentre ascolto alla radio la discussione alla Camera, senza sapere come si concluderà, e paventando il peggio: essendo per me il peggio la frustrazione della speranza di decine di migliaia di miei simili boccheggianti nelle celle della repubblica. I contestatori metodici dell’indulto, capaci di mobilitare il "popolo dei fax" e delle mail e delle lettere (assai meno, come si è visto, e meno male, le persone in piazza), hanno evocato argomenti falsi, e, peggio ancora, ne hanno taciuti altri. Hanno proclamato che mai i reati finanziari e quelli contro la pubblica amministrazione erano stati inclusi nelle misure di clemenza: era falso . E’ comprensibile che possano esserne ignari profani come me, o come Eugenio Scalfari: non lo è per magistrati in servizio o in carriera politica, nè per trascrittori e portavoce abituali di documenti giudiziari. In particolare, quei reati non furono esclusi nel 1989-90, quando l’ultimo ampio provvedimento di clemenza, per farsi perdonare, scelse di bruciarsi i vascelli alle spalle, deliberando che d’allora in poi occorresse, per ogni misura di clemenza, la maggioranza introvabile dei due terzi. Osservo che quei vascelli alle spalle degli autoassolti erano delle galere, e ai remi erano incatenati i famosi poveri cristi che da allora, per più di quindici anni, sperarono invano in un alleviamento delle loro condizioni sempre più disumane, fino alla condizione attuale, coi detenuti più che raddoppiati. Un’altra piccola notizia i contestatori sdegnati si erano dimenticati di fornire: che Cesare Previti non è in carcere, che Cesare Previti non ci andrà mai più, che è agli arresti domiciliari in una casa (senz’altro confortevole: un attico di 250 metri quadrati, ho letto, per l’esattezza) in una delle più belle piazze romane, che può uscire due volte al giorno per quattro ore, e che dunque, quand’anche -come non è detto- l’applicazione dell’indulto gli offrisse l’affidamento in prova ai servizi sociali, la sua situazione non cambierebbe molto, e che infine nessun indulto lo libererebbe dall’interdizione perpetua dai pubblici uffici . Che dunque l’indignazione sul ricatto di Forza Italia in pro di Previti è fuori tempo, e largamente pretestuosa e demagogica. Dicono invece, i contestatori per rendita, che l’indulto impedirà di svolgere i processi, e addirittura che impedirà i risarcimenti alle vittime del lavoro: falsità assolute, e ciniche. (Così la notizia, ripresa dall’Unità ieri, sulla Eternit, che se fosse vera varrebbe per ogni processo del lavoro, dunque meriterebbe che si scendesse davvero in piazza: solo che non è vera). Infine, la cosa più di fondo che non dicono è che a loro importa poco di Previti, di Moggi, dei furbi del quartierino e di altre marionette della tragicommedia dell’arte italiana: importa loro che le decine di migliaia di disgraziati restino dove sono, come hanno tante volte sostenuto in passato, e importa loro di tenere in scacco il governo e la maggioranza parlamentare, e di prendersi una gran dose di primi piani. Ieri alla Camera l’Italia dei valori (ah, il nome!), che megafonava scandalizzata nella piazza, ha tranquillamente votato insieme ad Alleanza Nazionale e alla Lega. Nel breve tempo trascorso dalla vittoria elettorale ha minacciato di uscire dalla maggioranza se non avesse avuto un ministro per gli italiani all’estero, poi ha spalleggiato un suo esponente eletto coi soli voti del centrodestra Presidente della Commissione Difesa del Senato. Questo integerrimo partito fa ballare la maggioranza di centrosinistra, illude molti cittadini della propria intransigenza, trascina nella stagione politica nuova (e breve, brevissima, di questo passo) l’equivoco dell’eroismo antiberlusconista"


9 commenti

Indulto

L’ipocrisia impazza, soprattutto a sinistra. Se ne parlava ieri sera con Bobo, notando come nei reati finanziari non siano coinvolti solo Previti & Co. ma anche dei poveri cristi finiti in carcere per un fallimento di 1500 euro (non sparo a casaccio, credetemi). E di come la posizione di Di Pietro e della stampa di sinistra sia capace di mettere in crisi un accordo di cui c’è bisogno, appunto, per un’ipocrisia di fondo. Che il cosiddetto allarme sociale non è superiore per una frode rispetto ad un crimine contro la persona… A me chi detta morale fa paura.


Lascia un commento

Una questione di credibilità

Torno sul decreto Bersani. Alla fine i taxisti hanno ottenuto l’annacquamento della parte di testo che li riguardava. Al che mi chiedo il perché di certe dichiarazioni del Governo, della serie "mai e poi mai cederemo…". Se certe cose le dici, devi essere pronto allo scontro, altrimenti è più saggio stare zitti.

Col risultato che adesso perfino i panettieri insorgono e parlano di sciopero. D’altronde se cali le braghe, la fila dietro di te impazza…


5 commenti

Pugno duro contro i taxisti

Sono pochi (provate a prendere un taxi a Termini o a Linate nelle ore di punta), costano cari (molto più che all’estero) e rompono anche i maroni… L’Italia delle categorie si riaffaccia dalla finestra e dopo le contestazioni immediate post-decreto Bersani, i taxisti scendono di nuovo in piazza. Per la precisione a Piazza Venezia, creando disagi ben intuibili al traffico ed alla circolazione (già sofferente) della Capitale.

Spero che una volta tanto la politica mostri gli attributi e non si faccia spaventare da una categoria che si sta conquistando la fama di inciviltà; bene contestare in democrazia, ma con delle regole e senza violenza. La prepotenza e la tracotanza non sono contestazioni democratiche. Non lo è prendere a calci e pugni l’auto di Mussi, né aggredire un collega che decide lo stesso di lavorare né tantomeno bloccare una città contravvenendo al codice della strada.

Dunque, spero che inizino a fioccar multe a tutte quelle auto bianche in doppia fila, in mezzo alla strada o che non caricano un cliente (è un servizio pubblico, con tanto di licenza che in alcuni casi considererei adatta alla revoca). E se qualcuno dice che hanno pagato tanti soldi una licenza, dico che mi dispiace ma anche che se il sistema non è stato modificato prima ed è sbagliato, non si può per questo procrastinare all’infinito una situazione di errore o inefficienza.

L’interesse pubblico viene prima di quello singolo o di una categoria. Pugno duro, durissimo… e vediamo se rientra la protesta strumentale e conservativa che stanno portando avanti.


29 commenti

Io vi odio voi romani

Premessa: sono romano, ergo posso permettermi anche le critiche alla città eterna e ai suoi cittadini…

Da qualche settimana fatico a sopportare questa città ed i suoi abitanti, che soprattutto in strada danno il peggio di sé. Sono l’espressione della cafonaggine, dell’arroganza, della violenza civile e sociale, della sbruffonaggine e chi più ne ha più ne metta. L’italiano al volante ha tanti difetti, ma forse in nessuna città è così aggressivo e cattivo. Ad ogni metro pare debba regolare un conto e salvar l’onore (de che?!).

Non sopporto quelli che se c’è fila su una consolare, prendono a tutta velocità la corsia d’emergenza come fosse cosa pacifica e soprattutto con la convinzione di essere più furbi di quei poveracci in rispettosa coda. Gli auguro un giorno di avere un bell’incidente e di non poter essere soccorsi perché l’autoambulanza è bloccata pochi chilometri prima da un loro pari.

Non sopporto quelli che non usano le frecce, convinti forse che siano un optional o che l’azionarle costi qualcosa. No, non sono tassate, state tranquilli. E usate cribbio! Chi vi segue ne trarrà giovamento e – se in moto – magari si salverà anche da una caduta.

Non sopporto quelli che usano il cellulare, gesticolano e con una mano riescono a ondeggiare tra una corsia e l’altra senza alcun senso. Gli auricolari ormai costano poco, fate il bene del prossimo (e vostro) e compratene uno: forse sarete meno deficienti alla guida!

Non sopporto quelli che ancora non sanno chi ha la precedenza nelle rotatorie. Il codice è cambiato, signori, è inutile che vi tuffiate dentro all’arrembaggio e quando sentite il clacson di chi sta per essere speronato, inveite anche contro di lui. Il torto ce l’avete voi, dunque al massimo chiedete scusa e fate pippa.

Non sopporto quelli che se gli suoni il clacson pensano di essere stati offesi e ti mandano a cagare. Il clacson può essere anche e solo un avvertimento, il dire che se non ti fermi (e stai otto metri dopo lo stop!) forse rischi di essere preso in pieno. O che hai fatto una cazzata e dunque devi stare più attento la prossima volta. Non siamo tutti come voi, dunque non è detto che clacson sia uguale ad un vaffanculo. Inutile e fastidioso dunque che iniziate a mostrare i denti, a inveire e a fare gesti inconsulti.

Non sopporto quelli che se c’è traffico intenso, si avvicinano ad un incrocio e sta per scattare il rosso, passano di corsa per restare poi bloccati al centro dell’intersezione. Non solo non passi, ma blocchi anche gli altri e dai il là ad un circolo vizioso e ad un ingorgo infinito. E se ti fermi anche se verde lasciando qualche metro tra te e chi ti precede perché sai già che al rosso resteresti in mezzo alle balle, da dietro ti suonano incazzati! Ma siete dementi? Bisognerebbe fare come all’estero, delle belle diagonali gialle in mezzo alla strada e chi resta lì al rosso, multa diretta ed inappellabile.

Non sopporto quelli che nemmeno fa verde al semaforo che già strombazzano…

Non sopporto quelli che non rispettano i semafori pedonali, gli stop (dovete fermarvi entro la striscia, non oltre…), le precedenze sulle corsie di immissione (c’è un dare la precedenza e se arrivano auto, dovete anche arrestarvi!), le canalizzazioni (ci sono delle frecce per terra, se dovete svoltare a sinistra tenetevi sulla corsia per svoltare, se dovete andare dritti, su quella per andare dritti… no, da noi tutte vanno bene purché si arrivi in testa alla fila, anche bloccando chi magari ha il verde per svoltare e resta bloccato, incazzato e suonante per la vostra pirloneria, vi prendesse un colpo; le canalizzazioni in altre città vengono rispettate…).

Non sopporto gli scooteristi, quelli col casco Momo, belli abbronzati, sparati a razzo nel traffico, senza regole e rispetto per gli altri. Non gli auguro nulla, che appena piove ci pensano da soli a cascare…

Ecco, che fatica vivere qui. Altrove è ben diverso, posso confermare. Ma la cafonaggine non mi sembra pronta a sparire, ahimé, da Roma.


Lascia un commento

Piccole soddisfazioni

Recupero per intero il post di Giulia, che esprime in modo assai più sintetico e chiaro ciò che potrei descrivere io:

E mentre in Puglia Vendola se ne infischia dell’Udc, in Spagna Zapatero non si presenta alla Messa celebrata dal capo di tutti gli omofobi del pianeta. Quello, per capirci, che pretende di dire ai capi di governo come devono regolarsi in materia di diritti civili, a questi sì e a quelli no; e che non poteva esimersi dall’andare a ficcare il naso anche là dove si è disposto diversamente da quello che avrebbe gradito lui.

Olé (lo so, son piccole soddisfazioni).