Quanto può costare un caffé? Se sei un dirigente di partito e le tue frasi "in libertà" vengono carpite da un giornalista, può costarti molto, molto caro. Così Matteoli, La Russa e Gasparri nonostante la lettera (quasi penosa) di scuse a Gianfranco Fini si sono visti revocare tutti gli incarichi nel partito. Sono proprio curioso…
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Sassi/2
Ennesimi chilometri macinati per strada questo fine settimana. Mi sento come un commesso viaggiatore (ah, grande Miller!). Sarà la calura estiva, sarà il periodo da vacanzieri alla riscossa, saranno i cellulari, sarà la maleducazione imperante… non so. So solo che in duecento chilometri di autostrada e superstrada ho contato almeno quindici idioti, pericolosi.
Ammetto di aver avuto il piede molto ma molto pesante, ma è incredibile come ci siano persone capaci di iniziare un sorpasso a 70 Km/h quando ti vedono arrivare a 180Km/h! O quelli che impegnano la corsia centrale in autostrada, quando a destra non c’è nemmeno un auto più lenta di loro! I pullman che senza mettere quasi la freccia ti si parano davanti come un muro invalicabile. Chi si ferma sulla corsia d’emergenza per telefonare o sulle strisce diagonali degli svincoli. Chi sorpassa a destra. Chi ondeggia tra una corsia e l’altra come un ubriaco. Chi va a manetta per poi affrontare la curva successiva frenando ogni cinque metri ma nonostante questo vede bene di togliersi dalle balle.
Lo so. Non sono molto corretto nel dire queste cose ma giuro che se il vostro sedere iniziasse ad avere la forma di un sedile d’auto, probabilmente la pensereste come me.
Brescia vola a Torino
Rientrando da Torino a Roma ieri sera, dopo un’intensa e faticosa giornata di lavoro, ho avuto il piacere di veder allietato il mio volo da:
1. un pilota sù di giri, che ogni tanto nel silenzio più assoluto urlava nel microfono "a destra potete vedere la famosa Piombino!" o "signori, a sinistra una cartolina magnifica di Roma in notturna!!" (giuro, ad alta voce e con piena gioia evidentemente da condividere… ma con i nostri soprassalti, immersi nel torpore del rientro)
2. un posto in business, con poltrone finalmente abbastanza larghe per non dover deambulare ridicolmente all’arrivo per riconquistare una corretta postura
3. una ragazza molto carina ed abbastanza simpatica alla mia sinistra, intenta nella lettura di un voluminoso libro (che non ho capito quale fosse)
4. la signorina qui di fianco alla mia destra che ammetto, avevo fin qui sempre sottovalutato; molto carina e – lo ammetto – gli sguardi che ha regalato erano più o meno come quelli che vedete in foto (salvo la maglietta, che non era né trasparente né bagnata)
Beh, nonostante questo, credo proprio di aver dormito almeno dieci minuti!
Sassi/1
Su questo blog ho già fatto la parte della comare che resta interdetta dai prezzi delle zucchine. Il presente ragionamento non è poi così lontano dai precedenti. Sono alcuni giorni che guardando le pubblicità in televisione mi rendo conto di quanto siano stupide, finte, irritanti.
Partiamo da Barilla: un cuoco prepara un sugo pronto in una cucina industriale modello ristorante e – in parallelo – lo si vede cucinare nella cucina di casa, circondato dalla moglie e da due figli. La voce della moglie ci dice che il sugo è così buono perché mentre lo prepara pensa alla famiglia… Primo: se la Barilla il sugo lo preparasse in una cucina come quella e su tegami normali, ogni barattolo costerebbe 20 euro. Perché non farci vedere lo stabilimento industriale coi suoi bei fusti in acciaio? Secondo: per me il cuoco mentre cucina pensa a quanto manca alla sirena o alla moglie rompiscatole che non ha voglia di vedere quando esce… Ma no! Tutte le famiglie tv sono felici, con bimbi belli e ogni cristo di cliché possibile e immaginabile. Da nausea.
Mulino Bianco (stessa proprietà, stessi cliché): famiglie felici, in case con giardini da sogno, tavole imbandite per colazione e tanto ma tanto tempo per mangiarsi una briochina prima di andare a lavoro. Io mi sveglio con l’occhio pallato, stanco, incazzato perché debbo correre che sono già in ritardo, con il caffé che non viene su dalla moka, col rumore del traffico che arriva dalle finestre e qualche notizia infausta dal tg. Uguale! La normalità sono io o la famiglia media rappresentata in pubblicità? E chi compra, io o loro? Un pò di rispetto, please.
In questi giorni c’è un’altra pubblicità che impera: solita famiglia del cavolo, il più piccolo dei figli raccoglie una stella marina agli estrogeni, il primogenito spinto da vocazione animalista la prende e la restituisce al mare sotto il sorriso contento della madre politically correct che ha cucinato e che serve il pranzo a tavola. La tavola deve essere imbandita su uno scoglio, perché attorno si vede solo il mare modello Stintino. Primo: un bambino in media la seziona una stella marina. Secondo: la madre se prepara il pranzo mentre il marito poltrisce a tavola è mediamente incazzata. Terzo: se io avessi una casa con una vista del genere non mangerei surgelati, di certo, e forse nemmeno mi cucinerei. Quarto: ma chi ha una casa così a parte Tronchetti Provera?
Eppoi ci sono le pubblicità sceme. Quelle senza un senso. Che non fanno ridere, che non comunicano nulla, che fanno solo rabbia perché ti considerano un demente. E le eccezioni sono veramente poche (quelle poche sono delle chicche piacevoli, che sei anche disposto a guardare). Se volete, utilizzate i commenti per indicare quelle oscene e quelle meritevoli di menzione.
Il silenzio delle bombe
Questo blog non ha nulla da dire sulle bombe che hanno devastato Londra e con essa, ancora una volta, le nostre già poco serene vite. Ma di certo non è un silenzio assenso, sia chiaro. E’ solo sgomento.
Qual'è la sinistra, qual'è la destra
Mi torna in mente la voce di Gaber… ma a leggere di questi tempi le dichiarazioni di Fini si resta a bocca aperta (anche un pò ammirati, molto più di quando parla Rutelli in Ruini):
"tutto possiamo essere, tranne che un popolo xebnofobo, perchè il mondo è pieno di gente che porta cognomi italiani". [da Corriere.it]
Aggiungo l’intervista riportata da Repubblica, del "compagno" Fini:
"Noi siamo uno strano Paese, dove si ondeggia sempre fra politiche troppo dure o troppo morbide. Ma su questa storia dell’immigrazione bisognerebbe conoscere la storia prima di parlare". "Gli italiani tutto possono essere tranne che un popolo xenofobo, visto che il mondo è pieno di gente che porta cognomi italiani. Non vedo molta differenza tra gli immigrati che oggi vengono dai Paesi sottosviluppati e gli italiani che sbarcavano in questi porti con le valigie di cartone. Chi scappa dal proprio Paese perché cerca lavoro e un’esistenza dignitosa per sé e i propri figli merita tutto il nostro rispetto".
"Consiglio una visita al museo dell’emigrazione a Ellis Island, a New York. Quei volti scavati di italiani, quei braccianti meridionali, hanno contribuito a fare grande quel Paese. E quegli emigranti italiani di cento anni fa non erano diversi da quelli che vengono in Italia dal terzo e quarto mondo. Lo molla è sempre la stessa, la fame, il bisogno di lavorare. La risposta vera a questo fenomeno di massa di dimensioni bibliche può essere solo nell’integrazione. Guai se ci si concentra solamente sulla repressione dei clandestini".
Sconfessa la legge sull’immigrazione? "Non disconosco assolutamente una legge che porta anche il mio nome, ma faccio notare che in Italia si parla solo della repressione. Io credo che sia sbagliato, di fronte ai clandestini che attraversano le nostre frontiere, pensare solo ad alzare barriere".
All’inizio della legislatura lei propose di estendere il diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari. Quella proposta di legge però è finita su un binario morto e anche nel suo partito ci furono delle polemiche accese. La riproporrete? "E’ vero, quella proposta di legge si è fermata in Parlamento e non credo che farà passi avanti da qui alle politiche. Ma mi impegno a ripresentarla nella prossima legislatura".
Dell'educazione
Sono alcune mattine che con disagio noto la maleducazione dei condomini del palazzo in cui lavoro. Ogni mattina arrivo, imbocco sorridente il vialetto e – incrociando qualcuno – sorrido salutando come dovrebbe suggerire la buona educazione. Nisba! Dall’altra parte un silenzio quasi astioso e la faccia di persone che pensano “ma chi ti conosce!”. Penso proprio che al prossimo che non saluta gli rovino la giornata con una piazzata degna di essere tramandata ai posteri.
dBlog 2.0
Me la sto rischiando: ho installato la versione 2.0 RC1 di dBlog, l’ottimo open source per siti e blog messo a disposizione da Marlenek. Per un paio di giorni, impegni di lavoro permettendo, vedrete una grafica standard, almeno fino a quando non riuscirò a migrare il template di Lebowsky.
Incrociamo le dita!
Via del Comune 44
Sabato scorso, 2 luglio, mi sono piazzato davanti alla tv per godere di uno spettacolo che chi non ha vissuto da vicino non può comprendere. Il Palio di Siena. Molti anni fa ho vissuto, ed amato, Siena da vicino; le finestre di casa affacciavano su Via del Comune da una parte e sul giardino della Nobil Contrada del Bruco dall’altra.
Bandiere e sbandieratori, cene di contrada, rulli di tamburi… e poi le prove, i cavalli, i 75 secondi impiegati per completare i tre giri di piazza. Adrenalina. Insomma, il Palio ce l’ho nel sangue e con esso l’attaccamento al Bruco. Finisce così che un sabato di luglio mi ritrovo ad urlare davanti alla tv come un ultras di calcio (mentre per un goal non lo farei mai!), felice come una pasqua per la vittoria di Berio (montato da Trecciolino).
Pazienza per le polemiche a volte anche giuste degli animalisti. Comprendo razionalmente, ma non riesco ad affrancarmene emozionalmente.
Serve un web designer?

Vi serve un buon web designer? Bene, ve ne consiglio uno, particolarmente bravo, con cui ho avuto la fortuna di lavorare in questi ultimi due anni e che secondo me ha ancora ottimi margini di crescita. Si chiama Massimo e potete contattarlo via mail all’indirizzo drugantybus@hotmail.com e chiedergli il cv o il numero di telefono per parlarci di persona. Sono sue quasi tutte le realizzazioni sia web che cartacee prodotte da Echo 3 negli ultimi anni. Qui sopra una sua elaborazione.