Qualche giorno fa ho visto in dvd Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. Mi era molto piaciuto Bowling a Columbine, il precedente film-documentario, ma avevo molte perplessità sull’ultimo lavoro per un semplice motivo: non ho mai digerito chi si atteggia a capo claque. Né a destra, né a sinistra. L’opposizione si deve fare altrove e con altri strumenti, politici e non di spettacolo; o meglio: dopo lo spettacolo deve venire altro. Per questo motivo ho apprezzato lo storico sfogo di Nanni Moretti a Piazza Navona ma non le sue partecipazioni ai girotondi dei mesi a seguire.
La formula del film-documentario però si addice a Moore e debbo riconoscere che il film, a chi non è avvezzo ai soli blockbuster di Natale – è più che godibile (parola quantomai inadatta, per argomenti e immagini trattate), girato bene e montato meglio. Qui non voglio però discernere su Moore o sul film, che altrove illustri blogger hanno saputo fare di meglio, quanto sottolineare tre sole cose.
La prima: il film parte dalle elezioni USA 2000 che videre Al Gore perdere la Casa Bianca per una manciata di voti. L’ho detto e continuerò a ripeterlo finché le leggi me lo consentiranno: io sono certo che una serie di elementi “falsarono” i risultati di quelle elezioni e che il vincitore, se tutto fosse andato a regola d’arte, sarebbe stato proprio Gore. Certo. Perché troppi parenti e amici di Bush presidiavano nodi nevralgici del sistema (la responsabile delle elezioni o il governatore della Florida, guarda caso; i giudici della corte suprema che dovettero pronunciarsi; chi decise la composizione delle liste elettorali; ecc.).
Seconda cosa: la guerra in Iraq viene fatta vedere nella sua crudezza, pur se in poche immagini. Un ostaggio occidentale con il coltello alla gola, senza la patinatura da telegiornale; o un bambino operato su un tavolo di legno, senza anestesia, con un filo che gli tiene unita la testa; i cadaveri dei soldati americani dati alle fiamme, trascinati da un auto e poi ridotti in parti minute dalla folla. Ecco, la guerra è questa, non quella raccontata di bombe intelligenti e di civili colpiti di rado e solo per errore.
Terza cosa: prove a supporto della scelta unilaterale di dichiarare guerra all’Iraq non ne sono state fornite, anzi la CIA stessa ha messo nei guai Bush (ed infatti i capi sono stati rimossi appena chiuse le elezioni del mese scorso) per le prove sbandierate a tutto il mondo per mesi ma inesistenti. Ma nessuno pagherà per le non verità. Anzi, la compagine è stata rieletta. Ecco, per chi come me crede nel giusto e sbagliato, legale e illegale, una storia di questo tipo è uno schiaffo sonoro che lascia segni. Come spesso ripeto, non sono un ingenuo, dunque comprendo molte cose. E in alcuni casi le accetto. Però c’è un limite, anche per me.
Voglio andare al cinema a vedere Babbo Bastardo. Sono proprio dell’umore giusto, oggi. Oggi che ho avuto la comunicazione che una gara d’appalto cui avevo partecipato più di due mesi fa è cosa passata, persa, andata. Per 5 punti, secondo posto. Primi nel progetto tecnico, casualmente secondi nella proposta economica… La gara doveva essere assegnata un mese e mezzo fa, poi rinvii su rinvii con scuse di volta in volta diverse. Sarò un italiano medio che legge dietro ogni cosa un complotto, ma dall’iter ho come l’impressione che qualcuno si è accorto che prendendo tempo poteva proporre un’offerta rivista e corretta sulla base della nostra, vincendo. Ne ho viste tante, finora, ma non mi passa lo schifo e la delusione ogni volta che finisce così.