Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Difesa d'ufficio (comunale)

Io che sono garantista fino al midollo, non comprendo la scelta del sindaco di Montalto di Castro di destinare soldi pubblici alla difesa di alcuni minorenni accusati di violenza sessuale. Senza entrare nella morale o in facili indignazioni, secondo il nostro ordinamento la difesa non è assicurata d’ufficio e a titolo gratuito per quegli accusati che non possono permettersi un avvocato? Se così è, perché una scelta di questo tipo, incomprensibile, inutile e socialmente inaccettabile? Se qualcuno riesce a spiegarmi…

Aggiornamento: revocato il finanziamento. Tira là.


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Mani pulite? No, piene di marmellata

Sia lontana da me la facile indignazione e la strumentalizzazione di vicende umanissime. Però quando tocca a chi si fa paladino di pulizia e trasparenza, quantomeno si sorride sotto i baffi, non ci fosse invece da arrendersi all’evidenza già più volte sottolineata, che l’Italia è un pò “così”.

Oggi esce un’intervista a Di Pietro sul Corriere, dove gli si chiedono lumi sui lavori usuranti e sulle età di pensionamento, alla luce dei tavoli di trattativa in essere tra governo e sindacati, e – soprattutto – al fatto che lui in pensione ci è andato a 45 anni.

Le risposte sono un pò tipiche di bambino colto con le mani nella marmellata, tendono come si dice a Roma a “buttarla in caciara” e alla fine, da bravo italico, al “come potevo dir di no? lo fanno tutti”. Lo capisco anche, sinceramente.

Capisco un pò meno il sistema pensionistico italiano, non uguale per tutti e non in base a regole logiche o di salvaguardia della salute e della prospettiva di vista dopo il lavoro; non capisco alcune battaglie conservative dei sindacati, che continuano a voler tutelare chi in qualche modo lo è già abbastanza e non chi, da bravo atipico, non lo è affatto; non comprendo la bagarre politica sempre più ostaggio del consenso, mai dell’utile nazionale; men che meno, mi raccapezzo sui cumuli di pensione e lavoro, visto che sono cresciuto con l’idea che chi percepiva una pensione aveva terminato il suo ciclo attivo.

Sono già più abituato invece al predicar bene e razzolar male, che ci è così tanto caro.


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Era nell'aria

Che anche AirOne rinunciasse dopo la lenta moria dei pretendenti all’acquisto di Alitalia, era nell’aria. D’altronde sarebbe strano che un imprenditore facesse effettiva beneficenza, senza almeno riscontri fiscali… Prendere oggi la baracca così com’è, con i vincoli attuali inclusi quelli sindacali, sarebbe un rischio d’impresa che nessuna persona sana di mente si accollerebbe.

Dunque, tre strade mi sembrano oggi profilarsi:

  1. Alitalia non viene venduta ma viene rifinanziata dallo Stato italiano, con successiva procedura d’infrazione della Commissione Europea (per cui pagheremmo due volte), nuovo CdA e buco finanziario entro i 24 mesi successivi;
  2. Alitalia non viene rifinanziata, fallisce, qualcuno ne comprerà le spoglie o parte di esse a prezzi fallimentari, tutti noi ne perdiamo un pò;
  3. la politica tira fuori gli attributi, rivede la gara, indica dei paletti strategici (es. presenza di capitale italiano), ma poi si fa da parte e non si intromette nelle scelte né nelle trattative coi sindacati, né chiede alla nuova proprietà piani diversi da quelli che mirano esclusivamente alla profittabilità e dunque sopravvivenza del vettore aereo.

Non credo ci siano molte strade diverse, né tempo in esubero per operare scelte: ad oggi Alitalia perde in Borsa l’8%, non fa volare aerei mancando pezzi di ricambio che non può pagare, mantiene tesi i rapporti col personale che non ha certezze sul futuro, continua a perdere soldi. Fate vobis.


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Per passare una serata in allegria

Stasera presso la Casa delle Letterature, in Piazza dell’Orologio 3 a Roma, avrà luogo la presentazione del libro “Il dolore e la politica” di Manconi-Boraschi. Sarà l’occasione per discutere di libertà di cura e diritti del malato, soprattutto dopo il “caso Welby”. Se qualche blogger volesse esserci, mi troverà (forse anche in buona compagnia, vero Rudy?).

Update: la presentazione del volume è stata molto interessante ed hanno preso parola Luigi Manconi ed Andrea Boraschi, gli autori del libro, Anna Maria Coscioni, Mario Riccio e Giuliano Giubilei (RaiTre) come moderatore. Il parterre era più esteso, ma la cosa interessante è che il dibattito non si è speso sul libro, sulla sua promozione, quanto sulla promozione del disegno di legge sul Testamento biologico e la libertà di cura, che andrebbe a colmare un vuoto legislativo (in parte, perché la legge in qualche modo oggi garantirebbe certi diritti, se fosse letta senza pressioni politiche o di dottrina). Spero qualche lettore romano abbia profittato della mia segnalazione. In caso contrario, una letta al libro la consiglio, perché è un compendio con interventi autorevoli sul problema, affrontato in modo completo e serio.


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Una Corona d'oro

Che Ottoemezzo senza l’elefantino perda colpi, credo sia sotto gli occhi di tutti. L’invito di ieri a Corona sul tema della cocaina, come esperto di un ambiente giudicato a rischio come quello dello spettacolo, sa di verità tirata per i capelli: in questi giorni chiami Corona perché ti aspetti che faccia ascolti, punto.

Lui ne approfitta, financo riprendendo le fasi della separazione dalla moglie (e madre del figlio) per poter fare cassa e sfruttare l’ondata di notorietà. Imbarazzante e senza freni morali, direi. Anche poco intelligente, perché avrà risvolti legali.

Inutile però disquisire di moralità: qualcun’altro furoreggia in Sardegna, con un bel sorriso e la faccia di chi non si vergogna di aver operato illegalmente e immoralmente. Anzi, sceglie assai bene la compagnia: Costantino e Mora, ullallà!

A questo punto, dopo tangentopoli, vallettopoli, calciopoli, bancopoli… attendiamo fiduciosi Paperopoli o qualche altra “opoli” meno divertente ed edificante.


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Rifondazione Democratica

Aivoglia a parlare di PD, di bipolarismo, di movimentismo… leggendo certe notizie, affatto rare nel nostro belpaese, viene in mente che prima di tutto occorrerebbe rifondare il senso civico, dello Stato, della democrazia, daccapo.

Forse, dunque, occorrerebbe investire tutte le nostre risorse sulla scuola, dare per persa questa generazione e sperare che ripartendo da zero sia possibile crescere degli italiani diversi, civili, onesti, illuminati.


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Il Convivio

Ieri per commemorare (visto il numero il termine sembra quantomai appropriato) i miei 35 inverni… sono stato al Convivio, ristorante romano sempre associato al nome del suo cuoco, Angelo Troiani.

Come per altre esperienze, una piccola recensione di seguito.

Il luogo: Ristorante Il Convivio, Roma.
Lo chef: Angelo Troiani.
Segnalazioni: 2 forchette Gambero Rosso, 83 punti; JRE.

Accediamo al locale, sito in pieno centro a Roma, tra via dei Coronari e Lungotevere/Corso Vittorio Emanuele. La porta è chiusa ed occorre suonare per entrare. Un addetto di sala ci fa accomodare al nostro tavolo, sala C. Apparecchiature da alta ristorazione, sculture in vetro ad ornare i tavoli (ed a proteggere le bottiglie, come se fosse vietato fermamente rabboccare i propri calici senza l’intervento di un cameriere). Ambiente molto leccato, forse un pò troppo pomposo per i miei gusti.

Le carte dimensione lenzuolo che ci vengono portate sono distinte per uomini e donne; queste seconde non recano i prezzi. Scegliamo le portate:

  • 2 Fiori di zucca in pastella e mozzarella di bufala, crema di acciughe, sorbetto di pomodorini marinati
  • 1 Maltagliati di farina kamut con funghi, broccoletti, fave secche e tartufo nero scorzone
  • 1 Filetto di pesce bianco di paranza con verdurine, salsa di limone, scalogno e bacche di ginepro
  • 1 Tegoline con crema di mascarpone, lamponi, sorbetto alla banana e pepe di Szechwan

Dalla carta dei vini, molto ricca ma con ricarichi non proprio corretti, una bottiglia di Ribolla Gialla di Radikon 1998, un vino molto particolare, non trattato chimicamente né chiarificato, dunque con residui ben visibili e – macerando inizialmente con le bucce – dal colore giallo/arancio molto carico (oro antico, qualcuno dice). La domanda del sommelier se lo conoscessi già, era al limite tra attenzione al cliente e dubbi sulla sua capacità di discernimento. Ne sono rimasto un pò infastidito, ma comprendo che una scelta fatta da persona digiuna di vini, avrebbe creato scompiglio essendo il vino in questione molto particolare e “diverso”.

Piccola entrée offerta dal ristorante: tre mini bocconi interessanti. Non aggettiverei però più di così.

I fiori sono saporiti ed al contempo delicati. Merito della mozzarella esterna alla frittura ed alla crema di acciughe (molto simile ad una maionese delicata alle alici). La frittura ottima (il fiore interno ancora dal colore vivo e dalle foglie non appassite), anche se come retrogusto restava un sapore di olio abbastanza forte, anche se appena accennato. La composizione di bocconi compositi fiore, mozzarella, alici e sorbetto di pomodoro, riequilibrava perfettamente il tutto, facendo svanire la sensazione di olio persistente.

I maltagliati sono stati uno dei piatti più riusciti. Ottima e consistente al palato la pasta, funghi e broccoletti perfettamente amalgamati assieme, un sapore ben rotondo che accarezza il palato, pur restando – concentrandosi sul boccone – ben distinti i singoli ingredienti. Questa sensazione è secondo me il punto di equilibrio ed eccellenza di un piatto. Lo scorzone grattugiato a fili mi ha sorpreso in bocca, non per il sapore che conosciamo, quanto perché il taglio ne offre in bocca una degustazione prolungata.

Il pesce è servito su una base di verdure appena scottate al vapore, dunque al dente, estremamente saporite (eccezionali gli asparagi). Il pesce va assaggiato con la salsa di limone, che gli attribuisce un sapore netto e gustoso. Nella salsa, densa, oltre al limone ho il dubbio vi fosse una buona dose di burro e poi dell’acqua di cottura del pesce ristretta.

Infine il dolce. Dolce e non stucchevole, nonostante la pasta dei tegolini e il mascarpone, delicatissimo. I lamponi freschi, appena aspri, contrastavano con il sapore dolce del mascarpone. Il sorbetto alla banana e vaniglia, ottimo e giusta chiusura del piatto. Da notare il gusto di vaniglia molto deciso (e molto apprezzato).

Infine, con il caffé, offerta una piccola pasticceria che mi ha totalmente deluso. I pani serviti durante il pasto buoni, non eccelsi, né troppo vari; non viene servito un cestino ma una ragazza passa di tanto in tanto con un vassoio chiedendo quanto e quale pane di preferisce.

Ambiente molto pomposo, ho detto, salvo poi vedere le ragazze che servono anche imbarazzate per le recitazione cui vengono chiamate (decantazione di ogni piatto…). O forse si rendono conto che non sono affascinato da certi artifizi e dunque è come se improvvisamente recitassero senza scenografie alle spalle…

Prezzi molto elevati, oltre i 100 euro a persona per questa cena non completa di portate ma con un vino di medio-alto livello. Ripenso alla Bastiglia (Spello) e penso che quella sia la via giusta, oggi, della ristorazione di qualità. Ma è stata comunque un’esperienza bella per il palato e volendo spendere, od apprezzando certe attenzioni, è comunque un indirizzo di livello.


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A noia

Vi saranno venute a noia le mie rimostranze su Alitalia. Questa la aggiungo solo come cronaca: ieri a/r da Roma per Milano Linate, 1 ora di ritardo all’andata per ritardo pulizia aeromobile, 1 ora di ritardo al ritorno per… mica l’ho capito. Il pilota ha fatto riferimento a disposizioni dell’ente volo di Bruxelles su richiesta dell’ente volo di Roma, con supercazzola prematurata ecc ecc. Iniziano ad avere una bella fantasia.


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Alfetta

Per questioni parentali, l’Alfa Romeo per me è stata sempre l’Auto. Nei ricordi d’infanzia ho ancora i viaggi sulla Giulia 1.300 bianca o – in seguito – quelli sulla Giulietta 1.600 di mio zio. Il rumore inconfondibile (pre-Fiat per intenderci) della marmitta, la trazione posteriore, il biscione incastonato sul volante e il pomello del cambio circondato di pelle.

Silvestri mi sta simpatico, ma l’idea che abbia un’Alfetta me lo rende ancor più simpatico (che poi condivida le parole a contorno del Gay Pride di Roma, sul servilismo della politica nei confronti della Chiesa e sul fatto che – prima o poi – ci si rompa le scatole dell’immobilismo su determinate questioni, ribadisco, di diritti civili, beh, passa in secondo piano).


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Pubblicità ingannevoli

E’ ormai da mesi periodo di pubblicità agresti, che richiamano la natura, i bei tempi andati, i sapori di una volta… per pubblicizzare cosa? Prodotti industriali, surgelati o meno, che a sentir loro hanno gli stessi sapori. Ora, è vero che le nuove generazioni forse sono state allevate a sapori piatti e confezionati, ma se permettete sappiamo ancora distinguere il sapore di un biscotto fatto in casa da un taralluccio, anche buono, ma industriale. Come il sapore di un pesto fresco da altro confezionato. Eccetera eccetera.

Insomma, non prendeteci per i fondelli, almeno!