Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


3 commenti

BeneDiCo?

Ieri sera torno a casa e trovo un cartello sul portone. Sabato 3 marzo il prete passerà per la benedizione delle famiglie. Da me, né in ufficio né in casa, negli ultimi anni è mai entrato un prete. Non credo, personalmente, e mi stanno anche un pò sulle palle.

Stavolta ci sarà un motivo in più per chiudere la porta all’impiegato vaticano:

  • voi non avete aperto la porta a Welby, perché io dovrei aprirla a voi?
  • voi non date speranze alle coppie di fatto, non le benedite purché si amino, perché io dovrei farvi benedire la mia casa?
  • io non vengo in Chiesa durante la messa a rompervi i maroni contestando le parole o le scelte del vostro rappresentante, perché voi non perdete occasione di “influenzare” i miei di rappresentanti (che poi i politici nostrani si facciano influenzare, beh, quella è un’altra bella storia…)

Dunque, domani, gambe in spalla e camminare.


Lascia un commento

Il Follini della bilancia

162 contro 157. Tolti i senatori a vita, 158 a 156. Se Follini avesse votato per il No, saremmo ora a 157 a 157. Sul filo di lana, come dire. Tenero comunque Fassino: “una netta e larga maggioranza”. Tra il riso e lo sgomento, pronti a segnare sul calendario un’altra assurda, magari definitiva, crisi. Intanto, se potete, festeggiate con pudore, quasi in silenzio. E ricordarsi di mandare un mazzo di fiori e un bigliettino di ringraziamenti a Follini.


Lascia un commento

Dolce del giorno

Pandora! Se vi state chiedendo se sono diventato improvvisamente pazzo, la risposta è… forse.

I ritmi di lavoro sono massacranti in questi giorni e perdo qualche colpo, di certo qualche post. Quante cose da dire restano inespresse! Sono poi due giorni che faccio lezione in alcune scuole medie di Roma, su richiesta di un nostro committente per cui dobbiamo realizzare un dvd multimediale: vado e cerco di spiegare, con un brutale downgrade di linguaggio tecnico, cosa farà la mia società a partire dal loro lavoro di ricerca e raccolta di materiale storico.

Insegnare mi è sempre piaciuto molto, per cui lo faccio volentieri anche se in fondo debbo incastrare questa attività in un calendario già saturo di impegni. Non sto a dirvi e confermarvi quanto si dice su qualsiasi media: i ragazzi di oggi sono assai diversi da come eravamo noi ieri. Ad esser sincero mi stanno abbastanza ad ascoltare, magari mi tocca ogni tanto mostrare la faccia cattiva, ma senza mai minacciare con le forbici nessuno…

Oggi però sono rimasto basito quando un ragazzo di III media ha detto al professore presente in aula: “A professò, ma che je scureggia er cervello!”. E il professore ha ironizzato sulla cosa. Ai tempi miei era nota e magari anche un sano ceffone (per quanto sono contrario all’uso delle mani come strumento pedagogico).

Comunque, nel pomeriggio tra un impegno e l’altro ho però giocato con Pandora. Cos’è? Una radio on line. Ma la playlist la scegliete voi: inserite il nome di un cantante o di una canzone e create la vostra radio, che manderà in rotazione canzoni assonanti per stile con quella che avete scelto.

Più che divertente. Geniale. Buon divertimento a tutti voi!

PS: attendiamo intanto la fiducia al Senato, con sana rassegnazione e un pizzico di cinismo


Lascia un commento

Colpi di mestolo

Adoro la cucina. Forse perché adoro – anche un pò troppo – mangiare. Da anni però cammino su un crinale: da una parte il fascino per l’enogastronomia e il suo mondo, dall’altra il rifiuto della parte meno genuina e più modaiola che negli ultimi anni ha invaso il mondo.

Così per il vino: mi piace, mi sono preparato, ho seguito mille degustazioni ma oggi non sono più un fanatico e guardo con un pò di ironia chi emula il sommelier di Antonio Albanese (che chicca!). Detto ciò acquisto e consumo buon vino, se non in alcuni casi, buonissimo. Però ho spazzato via la retorica, il fanatismo.

Questo perché non ce la faccio più di tutte quelle sovrastrutture che abbiamo creato. Se devi scegliere il cesso di casa, passi una settimana per magazzini e riviste: devi scegliere il colore, la forma, la rubinetteria, lo scarico, l’aggancio a parete o la base a terra, ecc. ecc. E ci devi in fondo solo cagare…

Se vuoi un giacchetto tecnico invernale di marca, spendi 2-300 euro. Poi vai in Sri Lanka e scopri che quel modello, preciso identico, lo producono lì e con tanto di marchio ed etichetta, lo puoi comprare a 10-20 euro. Ce ne sono dunque nella migliore ipotesi 180 accumulati per strada, in minima parte per spese di trasporto, marketing e copertura costi aziendali… tutto il resto come profitto.

Ecco, in tutta questa follia tanto pervasiva che quasi mai ce ne accorgiamo, almeno sul mangiare e bere cerco di mediare tra decorazione e sostanza. Il mondo degli chef e della guide è però un business enorme e non si gioca. Non mi stupisce dunque leggere oggi che all’assegnazione del premio Paul Bocuse sia nata una polemica finita sui giornali. Anche corretta, volendo. E’ il clamore che fa effetto. Ma d’altronde gli chef oggi più di ieri, sono primedonne.


1 Commento

Pre-se-nte!

“I maschi mi ignorano”. Sono, pare, le parole di Uma Thurman. Delle due l’una: o è la solita intervista con titolo ad effetto e forse virgolettato di troppo, adattissimi ad alimentare la sete di gossip, o il mondo maschile si è rincoglionito del tutto.

Uma Thurman

Siccome certe ingiustizie proprio non le sopporto, sarei anche disposto a “sacrificarmi”… della serie Uma, I’m here! Tze…

PS1: questo post apre la serie, che immagino ricchissima, della nuova categoria Totally Unnecessary (Production, of course, per chi sa).

PS2: il progetto più grande che ho in mente per il nuovo Lebowsky.it, dopo la personalizzazione del layout che stenta a veder la luce per la cronica mancanza di tempo dello scrivente, è infatti la definizione di nuove e più precise categorie rispetto alla precedente, genericissima ed onnicomprensiva, “blog”.


5 commenti

Lavori in corso

Sto terminando il passaggio del mio blog da dBlog (che bene mi ha accompagnato fino a qui e per cui ringrazio Marlenek) a WordPress. Per questo motivo e per il poco tempo libero che ho in questo periodo, vedrete qualche impaginazione temporanea del nuovo Lebowsky.it e svariati errori. Grazie per la pazienza 😉

Aggiornamento del 14-02-2007: il tema l’ho trovato, ora debbo “SOLO” personalizzarlo (avessi il tempo).


1 Commento

Ma de che stamo a parlà!

Uno passa le giornate a spalare merda… Poi deve pure passare del tempo a leggere di Berlusconi e della CdL che, sulla base di un passaggio a vuoto della maggioranza al Senato, grave per carità, pretendono le dimissioni dell’attuale Governo.

Ma de che stamo a parlà!

Qualcuno ricorda le volte che il governo Berlusconi è andato in minoranza alle camere durante la sua legislatura? Sembra di no… non lo ricordano nemmeno i giornali che sono normali passi falsi di maggioranze sempre risicate, almeno in uno dei due rami del Parlamento. Capita una volta agli uni, una volta agli altri. In una democrazia normale, in un Paese normale, anche i media dovrebbero parlarne senza clamori ma con razionalità.

Però fa comodo così. Se non si sa cosa dire, se non si ha nulla. I vari Gasparri, Berlusconi &Co., alzano il tiro e chiedono le dimissioni, perché nel caos, chi urla di più lascia le proprie grida impresse nella memoria degli altri. Dimissioni, dimissioni, dimissioni! Lo direi anche invertendo le parti, se lo facessero (come in passato l’hanno fatto) i Rutelli o i Rizzo o i Diliberto.

Però, leggendo i giornali o sentendo i pastoni in tv (assai comodo modo di fare giornalismo), dovremmo chiederci proprio questo: ma de che stamo a parlà!

Di nulla… molto semplice.


5 commenti

Di musica, anni che passano, costumi che cambiano

Ieri sera sono andato al Big Mama, un locale storico in quel di Roma dove si sono sempre esibiti gruppi e cantanti rock&blues. Su invito di un amico sono andato dunque ad ascoltare i Mad Dogs, una cover band composta di musicisti britannici, bravissimi, che ormai da anni vivono in Italia e calcano le scene (dai ’60, con questa formazione ma anche suonando con nomi illustri della scena rock mondiale). Sono Dave Sumner alla chitarra e voce, George Sims sempre alla chitarra, Mick Brill al basso e voce, Derek Wilson alla batteria ed una new entry alle tastiere, Marco Quagliozzi.

Appena entrato nel locale mi sono accorto o ricordato di due cose. La prima è che sto invecchiando: l’ho capito perché era una vita che non entravo in un piccolo locale ad ascoltare un concerto bevendo una birra, dopo tanti auditorium, tendastrisce e palazzetti più grandi; e perché il parterre era composto da quasi tutti quarantenni che tenevano felici il ritmo di canzoni "vecchie" come fossero ragazzini (me incluso), mentre sul palco si esibivano dei bravissimi musicisti incanutiti. Ad estraniarsi, una scena un pò surreale invero.

La seconda è che la musica rock-blues degli anni settanta è sempre meravigliosa. Cream, Clapton, Beatles, Led Zeppelin, Allman Brothers, Mayall, Deep Purple e chi più ne ha più ne metta… e troppi ne tralascio qui! E ieri ho fatto una bella scorpacciata di cover eseguite bene (per finire, meravigliosa White room dei Cream!).

Tornando a casa cercavo alla radio qualche pietra miliare della musica da ascoltare ad alto volume, con l’unico risultato di vedermi confermare che poche radio trasmettono musica decente (anche nuova, ma di qualità e non destinata a morire nel giro di un mese di heavy rotation). Così, nello zapping furioso, pensavo ad alcune cose che ho voglia di condividere.

Leggendo Playlist di Luca Sofri ho condiviso l’analisi di come la digitalizzazione della musica ne abbia cambiato le modalità di fruizione. Siamo passati in trent’anni scarsi dai concept album, lunghi, lunghissimi e monotema (es. The Wall dei Pink Floyd o Tommy degli Who) alle canzoni sparse e singole. Dagli Lp alla Playlist appunto, dove compongo ciò che voglio ascoltare grazie ad un lettore mp3. Fino a ritrovarsi canzoni sfuse che non avremmo mai acquistato, se incluse in un Lp. Credo oltre l’effetto mp3/file sharing ci sia stato anche un effetto Mtv/Radio/Tv, che ha indotto un tipo di consumo diverso del prodotto canzone.

Il vinile prima (soprattutto) e il cd poi, comunque richiedevano un attenzione e una riverenza verso il prodotto, originale o meno. Gli Lp erano oggetti da toccare, sensuali ed erotici nel desiderio che stimolavano del tatto. E comunque i cd mi portavano ugualmente a catalogarli in libreria secondo un ordine, addirittura a ritagliare e fotocopiare le copertine per restituire un’immagine decente ad una copia masterizzata… Oggi è tutto in un computer o in un iPod. Comodissimo. Mi ci sono piegato anche io. Però non è cambiato solo il formato: è cambiato il modo di fruire della musica, come dicevo prima, e questo invece mi dispiace.

Con un link strano ho associato un altro pensiero. Il blog è un piacevole esercizio di scrittura, mi piace scrivere e quando posso e quando ho qualcosa da scrivere, lo faccio. Anche il blog però, come gli sms, le mail e tutte le novità che consentono alle persone di comunicare, ha modificato il nostro modo di scrivere o se non quello, la modalità con cui ci si pone di fronte alla scrittura.

Prima amavo scrivere per me, magari sempre al computer, su un bel foglio bianco di Word. L’obiettivo era scrivere un romanzo. Obiettivo mai raggiunto: per perfezionismo, perché finivo per arenarmi sulle prime trenta pagine correggendole senza sosta e senza sbocco, e per l’incapacità di strutturare un percorso ed un filo certi e solidi fin dall’inizio, finendo invece per non riconoscermi più nemmeno nei personaggi che davano vita allo scritto. Però c’era un obiettivo preciso, unitario, che avrebbe richiesto coerenza per almeno cento-centocinquanta pagine.

Ora no: si scrivono i post. L’argomento cambia di continuo, il linguaggio spesso, la brevità e la sintesi e la chiarezza sono i nuovi obiettivi. Col risultato che mi diverto un mondo ma poi a casa non ho più la fantasia e la memoria di provare almeno a superare quella maledetta trentesima pagina! E’ un superamento o una rinuncia? O non è anche un imbarbarimento della qualità di scrittura, piegata al nuovo mezzo? Non lo so, perché poi si era fatto tardi e ho deciso di frenare i pensieri.

Per ora sono contento di aver ascoltato tanta bella musica dal vivo.


3 commenti

Mamma Roma, addio

Questa mattina su Radio Rock, radio romana che merita più di un passaggio, ho ascoltato una canzone di Remo Remotti che non conoscevo. Parlava (a suo modo) di guerra, risolvendo il dramma delle migliaia di giovani morti con un uovo di Colombo… mandare al fronte i vecchi. Via dai giardinetti, un calcio in culo e al fronte… aggiungendo che tanto, al comando spara, potrebbero solo rispondere: "A che? Non vedo un cazzo! C’ho la cataratta!".

Non so se riuscirò a trovarne il testo, ma meriterebbe una pubblicazione perché con la follia si mette alla berlina una follia più grande, la guerra.

Recupero postando un altro suo testo, Mamma Roma Addio. Per chi è di Roma ed ha almeno trenta e passa anni come il sottoscritto, dice molte cose che sono vissute, note, cognite.

Negli anni cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via, anch’io me ne andai nauseato, stanco da questa Roma del dopoguerra, io allora a vent’anni, mi trovavo di fronte a questa situazione, andai via da questa Roma anni 50.

E me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle

me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ce voleva ‘na raccomandazione

me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti

me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini

me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell’Altare della patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch’è meglio di Milano

me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è ‘na lira, quella Roma der còre de Roma

me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Pietà, di …chi cazzo, di campo de’ Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c’hai ‘na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, me n’andavo da quella Roma di merda!

Mamma Roma! Addio.