Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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L'Italia è una Repubblica fondata sullo sciopero

L’istituto dello sciopero è un istituto democratico, da difendere. Difendere il suo uso distorto o motivazioni indifendibili è più difficile e rischia di mandare a carte quarantotto l’intero istituto. Per cui occorre buon senso nel suo utilizzo e nella sua invocazione.

Non ci si può opporre all’inserimento di cinquecento licenze taxi a Roma, che sono necessarie e anche insufficienti. Soprattutto non si può usare violenza in questo modo al resto della cittadinanza: un blocco del servizio lo rende inservibile ed è ben accetto, un blocco stradale è pura violenza perché nega a tutti la libertà di circolare.

Nel caso dei Tir, siamo addirittura al blocco non solo del servizio ma di punti nevralgici di un’intera nazione. Siamo poi alla violenza pura, perché viene imposto il blocco anche ai colleghi che vogliono lavorare (cosa inaccettabile) o agli automobilisti che vogliono in ogni caso muoversi, come è loro diritto, per lavoro o per fatti propri.

Ora una provocazione: ma l’esercito per liberare le strade? O una provocazione minore ma secondo me plausibile e semplice come l’uovo di Colombo: le multe. Se io mi fermassi prima di un casello impedendo il passaggio di altre auto, sarei multato pesantemente. Non sono un esperto ma credo verrebbero addotti motivi come interruzione di pubblico servizio, divieto di fermata o sosta, intralcio al traffico, ecc ecc.

Ecco, la stradale passi mattina e sera e multi tutti i Tir bloccati. Credo che dopo 500/1000 euro a testa, qualcuno rimuoverebbe il proprio Tir.

Update: questa cosa non l’ho letta da nessuna parte, ma va da sé che una crisi di questo tipo dice ancora una volta, ce ne fosse bisogno, che il trasporto su gomma in Italia ha quote di mercato altissime. Questo con buona pace dell’ambiente, dei costi, del traffico. 


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Liste civiche col bollino

Storcevo il naso già dal momento in cui Grillo pontificava sul suo blog. I motivi sono mille, ma ai capopopolo credo poco così come all’integrità assoluta dell’essere umano: nessuno è perfetto, nessuno può salire sul pulpito e pontificare senza riserve. Era però un ruolo complementare alla sua attività di comico e dava linfa e pubblico ai suoi spettacoli, per cui era comprensibile.

Il passo del V-day mi era però sembrato enorme e pieno di buche logiche, chiamiamole così. Meglio di me ne hanno parlato Wittgenstein, Manteblog o lo stesso Luttazzi. Ho trovato le sue argomentazioni demagogiche, populiste, propagandistiche. Distruggere i partiti? I partiti sono il fulcro di una democrazia! Semmai cambiamo i partiti o i loro rappresentanti, che è cosa diversa, se vogliamo più difficile ma anche più accorta.

Passa qualche giorno e con la scusa di minare il sistema dall’interno, parla di liste civiche col bollino. Due considerazioni rapide: l’idea del bollino è allo stesso tempo presuntuosa (il mio nome è la vostra garanzia) e consunta (non erano la stessa cosa le liste a nome di persona, ben in vista sui loghi dei partiti o delle coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra?).

Infine, fa bene all’Italia? Trovo assai più coraggiosa personalmente la candidatura alle primarie del Pd di Enrico Letta. Lavorare dall’interno vuol dire prendere una tessera e fare politica, sporcarsi le mani, cercare di migliorare le nomenklature. Anche sparigliare le carte in alcuni casi. E farlo con la testa alta. Senza avere 70 anni…

Altrimenti si fa cabaret, ma sulle spalle degli italiani.


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Mani pulite? No, piene di marmellata

Sia lontana da me la facile indignazione e la strumentalizzazione di vicende umanissime. Però quando tocca a chi si fa paladino di pulizia e trasparenza, quantomeno si sorride sotto i baffi, non ci fosse invece da arrendersi all’evidenza già più volte sottolineata, che l’Italia è un pò “così”.

Oggi esce un’intervista a Di Pietro sul Corriere, dove gli si chiedono lumi sui lavori usuranti e sulle età di pensionamento, alla luce dei tavoli di trattativa in essere tra governo e sindacati, e – soprattutto – al fatto che lui in pensione ci è andato a 45 anni.

Le risposte sono un pò tipiche di bambino colto con le mani nella marmellata, tendono come si dice a Roma a “buttarla in caciara” e alla fine, da bravo italico, al “come potevo dir di no? lo fanno tutti”. Lo capisco anche, sinceramente.

Capisco un pò meno il sistema pensionistico italiano, non uguale per tutti e non in base a regole logiche o di salvaguardia della salute e della prospettiva di vista dopo il lavoro; non capisco alcune battaglie conservative dei sindacati, che continuano a voler tutelare chi in qualche modo lo è già abbastanza e non chi, da bravo atipico, non lo è affatto; non comprendo la bagarre politica sempre più ostaggio del consenso, mai dell’utile nazionale; men che meno, mi raccapezzo sui cumuli di pensione e lavoro, visto che sono cresciuto con l’idea che chi percepiva una pensione aveva terminato il suo ciclo attivo.

Sono già più abituato invece al predicar bene e razzolar male, che ci è così tanto caro.


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Libero cilicio in libero Stato

Ho letto oggi, in ritardo, un articolo a firma Boraschi-Manconi comparso su l’Unità il 13/03 u.s. Anche se ne consiglio la lettura integrale qui, ecco alcuni passaggi interessanti:

[…] Insomma, è pacifico che per noi Paola Binetti può fare, del suo corpo, ciò che meglio crede: libero cilicio in libero stato. […]

[…] Tuttavia, una contraddizione appare stridente: i credenti si appellano a quel principio di sovranità sul proprio corpo per rivendicare un loro diritto e una loro libertà; si appellano a un principio che, fatta salva questa circostanza, combattono ogni giorno in materia di libertà di cura, di maternità consapevole, di politica sulle droghe, di riconoscimento del valore delle scelte sessuali e relazionali della persona. […]

[…] Pure, diamo a quei credenti un modesto consiglio: attenti, se la battaglia (che per alcuni di voi appare proprio una “guerra”) che avete avviato contro molte libertà personali conducesse davvero a un controllo della sfera pubblica sulle libertà individuali, un giorno qualcuno, per una strana eterogenesi dei fini, potrebbe contestarvi l’uso di qualsivoglia ruvida corda di peli di capra, cinta sulla coscia o dove più vi pare. E, allora, dovrete augurarvi che qualche radicale senza Dio, qualche liberale illuminato, qualche sincero democratico corra in vostro aiuto, a difendere la vostra libertà di credenti.


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Indulto, ci risiamo

Ci risiamo. Passa qualche altro mese, escono fuori nuove statistiche (quelle Dap sono poi spesso “interpretabili”, vedi quelle sulle morti in carcere) e sui giornali si accendono nuovamente i riflettori sull’indulto. Pare che “ben” il 12% dei detenuti scarcerati abbia commesso un nuovo crimine e sia tornata dietro le sbarre. E’ tanto o è poco? Io penso sempre, semmai i dati fossero corretti, all’88% di persone che non sono recidive…

Il problema però non sta qui. Perché a margine di queste polemiche, che toccano il nervo scoperto della nostra società, che si sente vieppiù insicura e spaurita, non si tratta mai una questione fondamentale: a fronte dell’indulto, quali provvedimenti sono stati presi affinché le nostre carceri nel giro di pochi anni non si riempano nuovamente oltre ogni limite sostenibile? Quali pene alternative il nostro ordinamento ha introdotto per i reati minori? Quali invece per ridurre i tempi di detenzione preventiva, così alti in un Paese che celebra processi lumaca?

Ecco, facciamoci le giuste domande e prendiamone atto. Altrimenti, tra dieci anni, staremo a contare i recidivi di un nuovo indulto.


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On va voir

Ieri abbiamo avuto la conferma che Sarkozy è il nuovo Presidente della Repubblica francese. Qui si era poco certi di quale fosse la miglior scelta per i cugini, anche avendo tutt’altro scontro ben scolpito in memoria, quello tra Chirac e Jospin.

Ricordo che allora, alla vittoria di Chirac pensai comunque a quanto fosse più presentabile e “di governo” la destra francese, rispetto alla nostra. Forse le cose, per noi, sono un pò migliorate, ma a quasi quindici anni di distanza, non ho cambiato molto idea, visto che un Sarkozy è meno distante dalle mie simpatie di quanto possa esserlo un Cesa…

Ségolène poteva essere un bel segnale di cambiamento, però mi sono rimasti molti dubbi sulla sua levatura politica. Non saprei, dunque non mi sbilancio. Epperò segnalo un passaggio del dibattito televisivo di qualche giorno fa che ha consolidato questi miei dubbi. Ha infatti ricordato la Royale, che all’uscita dal proprio commissariato in piena notte, una poliziotta poche settimane fa nella banlieu parigina è stata violentata.

Condividiamo la preoccupazione, meno la soluzione proposta. “Se diventerò presidente, farò in modo che tutte le poliziotte in turni notturni siano riaccompagnate a casa da una scorta” (più o meno, vado a memoria). Se il prologo non fosse drammatico, verrebbe da ridere. Primo per la formula, che sa un pò di elezioni da rappresentante di classe, “se mi eleggerete, allora io”. Poi per l’idea, irrealizzabile. Quanti poliziotti sarebbero allora deviati a queste attività senza poter operare sul territorio? E se proteggiamo le poliziotte, che sono già armate e addestrate, quante altre donne che lavorano di notte dovremmo scortare a casa (giornaliste, medici, infermiere, ecc.)?

Credo sia più corretto – su quel palcoscenico – proporre inasprimenti di pena (che danno sempre voti, ahimé) o maggior presidio del territorio, utilizzo delle nuove tecnologie (C.S.I. piace tanto… vedi come sono tutti impazziti per il RIS in Italia), sorveglianza e contrasto, ecc. ecc.

Era però solo una piccola segnalazione. Ripeto, di dubbi me ne hanno lasciati entrambi. Bonne chance, amici francesi (noi intanto ci curiamo dei nostri disastri).


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Settimana di passione (politica)

Sono stato in giro per lavoro una settimana, con connessioni sempre diverse e sempre con poco tempo libero per riempire questo blog, per cui gli argomenti più trattati della settimana me li sono “persi”. Pazienza. Ben due congressi per tre partiti: Ds e Dl, versus Pd.

Basterà il partito unico (ma unico di cosa, visto che nello scenario italiano continueranno per anni a convivere, desistere e sgambettarsi almeno una decina di partiti minori anche decisivi nella definizione delle maggioranze?) a risolvere i problemi della sinistra italiana? No. E una volta tanto non ho dubbi in merito.

Ma soprattutto, la sinistra italiana, già così geneticamente “Tafazziana”, debole e confusa, riuscirà a dare un’impronta ad un partito che è in condominio coi Dl, così diversi (e purtroppo in alcuni casi così uguali!) per credo e vocazione? O si annacquerà solo un altro poco?

I cambiamenti sono processi lunghi, staremo a vedere. Vedremo anche se questa scelta che ha l’aria di essere più strategica che ideologica, porterà i frutti sperati o sarà stata solo un’interpretazione errata dei dati emersi dalle ultime tornate elettorali.

Intanto in Francia siamo al dunque. Ancora destra-sinistra con terzo incomodo. Stavolta non è Le Pen ma Bayrou. Io ho dubbi su entrambi i candidati. Non mi sono piaciuti alcuni atteggiamenti di Sarkozy da Ministro dell’Interno (immigrazione e indipendentismo corso), né l’impreparazione politica mostrata dalla Royal nel periodo della campagna elettorale.

Anche qui, attendiamo due settimane e sapremo.