Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Nathalie

Ieri sera guardavo in dvd il film Nathalie e mi sono chiesto per più di un’ora: ma perché Emmanuelle Béart si è rifatta anche lei le labbra a canotto?

Era bellissima in un Cuore in inverno… (film vivamente consigliato a tutti, di Claude Sautet e con uno strepitoso Daniel Auteil). Peccato, veramente peccato. E pirla al chirurgo plastico che ha accettato.


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Sindrome da certificazione

Tra poco il bollino ce lo metteranno in fronte più di quanto già non sia. Dobbiamo dimostrare e certificare tutto, altrimenti non vale. E dobbiamo certificare anche i sentimenti! Se non sei sposato, non hai gli stessi diritti di una coppia "normale". I Pacs sarebbero un passo avanti… (anche quelli sono in fondo una certificazione, ma almeno offrono uno spettro più ampio di scelta alle persone).

Perché questa tiritera? Per questo motivo: c’è chi pur avendo convissuto cinque anni con una persona, non può accedere al carcere per i colloqui perché non è sua moglie. Sì, avete letto bene. Proseguite qui, che ne vale la pena (come sempre per gli articoli scritti da Luigi Manconi e Andrea Boraschi).


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Facciamo i nomi

Stavo guardando su La Repubblica i simboli dei partiti politici che si presenteranno alle prossime elezioni e notavo come ci sia una tendenza, già percepita in passato ma ora più dirompente, di associare al nome del partito anche quello del segretario o del politico che ne è l’immagine o il simbolo vivente.

Personalmente non mi piace. Mi piace l’idea di un partito composito, con più di una persona presentabile e conosciuta (perché presente oltre che presentabile nella vita politica nazionale), non legato ai pensieri di un singolo ma alle idee dei più (anche se non disdegno un leader che sia tale e che abbia carisma).

Così abbiamo il nome di Fini per AN, quello di Mastella per l’Udeur, quello di Casini per l’Udc, quello della Sbarbati per l’MRE, quello (ingannevole) di Craxi per i Socialisti (anzi, per uno dei loro residui). Vado poi a memoria, ma di certo ricordo quello di Di Pietro per l’Italia dei Valori.

Forse è però normale: siamo invasi da immagini 6×3 del Premier, dunque il richiamo ad personam è fortissimo. Ricorda un pò le strade di Baghdad, con il viso di Saddam che troneggia… Ecco, io vorrei una politica delle idee, ancora una volta, e non dei volti.

PS: L’erba voglio…


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Ancora Marcenaro (sul Foglio)

Diciamoci le cose in faccia. Da molto tempo vi siete presi Intini. E dovrebbe bastare la parola, ma il tempo di passare con voi che è diventato praticamente un santo. Poi vi siete presi Mastella. Era l’icona del traffichino meridionale, uno che noi moralmente inferiori, come dice Manconi, eravamo la morte sua, come si dice a Roma. Da quando è passato con voi sembra il Metternich del Sannio. Poi vi siete presi il senatore Fisichella, l’unico essere vivente italiano capace di licenziare un omosessuale in quanto tale. Ma siccome sta con voi, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato. Andiamo avanti? L’ultima è di sabato scorso. Apriamo Repubblica, leggiamo che Licio Gelli ha consegnato il suo archivio nelle mani di Linda Giuva e notiamo un occhiello compiaciuto: “L’ex venerabile critica Berlusconi: è presuntuoso”. E va bene, ci avete tolto anche Gelli. Candidatelo con la Anselmi, raccontateci la vita tranquilla di un materassaio incorso in un equivoco, dategli una rubrica sull’Unità, ma ora basta sottrarci forze. Oppure pigliatevi ancora Dell’Utri, dopo tutto è sempre stato un intellettuale. Ma giù le mani da Cesare Previti.

E vagli a dar torto?


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Da ora in poi tutti pazzi per il curling

Trovo delizioso l’articolo di Marcenaro sul Foglio di sabato scorso:

Partita ieri l’Olimpiade, appello di Ciampi, Chiamparino non cede, salvi i tedofori, no global sovversivi, saremo drastici, non turbare la tregua, Ghedina incazzato. E fin qui ci siamo. Da ora, tutti pazzi per il curling. Che prendi una pietra, ci pianti un manico, fai finta che siano le bocce, uno tira, i due davanti scopano, tu ti chiedi se è vero, il tutto sul ghiaccio. E fin qui ci risiamo. O se no per il biathlon. Che vai fin lassù, ti ficchi gli sci, agguanti un fucile, poi corri, poi spari, poi spari, poi corri, poi spari, poi corri, poi smetti, il tutto tra le vette. E lo spettacolo ti eccita. Oppure tutti pazzi per il trampolino. Che torni fin lassù, ti rificchi gli sci, sali ancora di più e ti imbelini a valle da cento metri d’altezza: “Perché Torino è sempre stata un po’ così, come diceva Bobbio, esageruma nen”, così ha voluto commentare Luca Cordero di Montezemolo. L’indimenticabile organizzatore di “Italia ’90” è un po’ il papà anche di queste Olimpiadi. Egli ha parlato di Torino come di una città piena di fascino e popolata da gente “compassata, che non vuole disturbare”. Da cui si ricava la notizia che lui deve essere calabrese.