Oggi è stato approvato. Visti i commenti ricevuti, forse è giusto aggiornare l’argomento su questo blog con l’articolo di Adriano Sofri comparso oggi su L’Unità, qui via Wittgenstein (che riprende alcuni argomenti discussi con Bobo e alla base di un articolo a firma Manconi-Boraschi che mi è capitato di leggere).
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Sensi di colpa e ipocrisie internazionali
…che prima ci porteranno a divenir tutti antisemiti.
E' l'Italia che va…
Tempo di saldi per la giustizia sportiva. Interessante l’articolo di Crosetti su La Repubblica, in particolare quando nota come certi personaggi ce li ritroveremo tra poco a capo di qualche altro ente o comitato… Corsi e ricorsi storici.
Indulto
L’ipocrisia impazza, soprattutto a sinistra. Se ne parlava ieri sera con Bobo, notando come nei reati finanziari non siano coinvolti solo Previti & Co. ma anche dei poveri cristi finiti in carcere per un fallimento di 1500 euro (non sparo a casaccio, credetemi). E di come la posizione di Di Pietro e della stampa di sinistra sia capace di mettere in crisi un accordo di cui c’è bisogno, appunto, per un’ipocrisia di fondo. Che il cosiddetto allarme sociale non è superiore per una frode rispetto ad un crimine contro la persona… A me chi detta morale fa paura.
Una questione di credibilità
Torno sul decreto Bersani. Alla fine i taxisti hanno ottenuto l’annacquamento della parte di testo che li riguardava. Al che mi chiedo il perché di certe dichiarazioni del Governo, della serie "mai e poi mai cederemo…". Se certe cose le dici, devi essere pronto allo scontro, altrimenti è più saggio stare zitti.
Col risultato che adesso perfino i panettieri insorgono e parlano di sciopero. D’altronde se cali le braghe, la fila dietro di te impazza…
Pugno duro contro i taxisti
Sono pochi (provate a prendere un taxi a Termini o a Linate nelle ore di punta), costano cari (molto più che all’estero) e rompono anche i maroni… L’Italia delle categorie si riaffaccia dalla finestra e dopo le contestazioni immediate post-decreto Bersani, i taxisti scendono di nuovo in piazza. Per la precisione a Piazza Venezia, creando disagi ben intuibili al traffico ed alla circolazione (già sofferente) della Capitale.
Spero che una volta tanto la politica mostri gli attributi e non si faccia spaventare da una categoria che si sta conquistando la fama di inciviltà; bene contestare in democrazia, ma con delle regole e senza violenza. La prepotenza e la tracotanza non sono contestazioni democratiche. Non lo è prendere a calci e pugni l’auto di Mussi, né aggredire un collega che decide lo stesso di lavorare né tantomeno bloccare una città contravvenendo al codice della strada.
Dunque, spero che inizino a fioccar multe a tutte quelle auto bianche in doppia fila, in mezzo alla strada o che non caricano un cliente (è un servizio pubblico, con tanto di licenza che in alcuni casi considererei adatta alla revoca). E se qualcuno dice che hanno pagato tanti soldi una licenza, dico che mi dispiace ma anche che se il sistema non è stato modificato prima ed è sbagliato, non si può per questo procrastinare all’infinito una situazione di errore o inefficienza.
L’interesse pubblico viene prima di quello singolo o di una categoria. Pugno duro, durissimo… e vediamo se rientra la protesta strumentale e conservativa che stanno portando avanti.
Io vi odio voi romani
Premessa: sono romano, ergo posso permettermi anche le critiche alla città eterna e ai suoi cittadini…
Da qualche settimana fatico a sopportare questa città ed i suoi abitanti, che soprattutto in strada danno il peggio di sé. Sono l’espressione della cafonaggine, dell’arroganza, della violenza civile e sociale, della sbruffonaggine e chi più ne ha più ne metta. L’italiano al volante ha tanti difetti, ma forse in nessuna città è così aggressivo e cattivo. Ad ogni metro pare debba regolare un conto e salvar l’onore (de che?!).
Non sopporto quelli che se c’è fila su una consolare, prendono a tutta velocità la corsia d’emergenza come fosse cosa pacifica e soprattutto con la convinzione di essere più furbi di quei poveracci in rispettosa coda. Gli auguro un giorno di avere un bell’incidente e di non poter essere soccorsi perché l’autoambulanza è bloccata pochi chilometri prima da un loro pari.
Non sopporto quelli che non usano le frecce, convinti forse che siano un optional o che l’azionarle costi qualcosa. No, non sono tassate, state tranquilli. E usate cribbio! Chi vi segue ne trarrà giovamento e – se in moto – magari si salverà anche da una caduta.
Non sopporto quelli che usano il cellulare, gesticolano e con una mano riescono a ondeggiare tra una corsia e l’altra senza alcun senso. Gli auricolari ormai costano poco, fate il bene del prossimo (e vostro) e compratene uno: forse sarete meno deficienti alla guida!
Non sopporto quelli che ancora non sanno chi ha la precedenza nelle rotatorie. Il codice è cambiato, signori, è inutile che vi tuffiate dentro all’arrembaggio e quando sentite il clacson di chi sta per essere speronato, inveite anche contro di lui. Il torto ce l’avete voi, dunque al massimo chiedete scusa e fate pippa.
Non sopporto quelli che se gli suoni il clacson pensano di essere stati offesi e ti mandano a cagare. Il clacson può essere anche e solo un avvertimento, il dire che se non ti fermi (e stai otto metri dopo lo stop!) forse rischi di essere preso in pieno. O che hai fatto una cazzata e dunque devi stare più attento la prossima volta. Non siamo tutti come voi, dunque non è detto che clacson sia uguale ad un vaffanculo. Inutile e fastidioso dunque che iniziate a mostrare i denti, a inveire e a fare gesti inconsulti.
Non sopporto quelli che se c’è traffico intenso, si avvicinano ad un incrocio e sta per scattare il rosso, passano di corsa per restare poi bloccati al centro dell’intersezione. Non solo non passi, ma blocchi anche gli altri e dai il là ad un circolo vizioso e ad un ingorgo infinito. E se ti fermi anche se verde lasciando qualche metro tra te e chi ti precede perché sai già che al rosso resteresti in mezzo alle balle, da dietro ti suonano incazzati! Ma siete dementi? Bisognerebbe fare come all’estero, delle belle diagonali gialle in mezzo alla strada e chi resta lì al rosso, multa diretta ed inappellabile.
Non sopporto quelli che nemmeno fa verde al semaforo che già strombazzano…
Non sopporto quelli che non rispettano i semafori pedonali, gli stop (dovete fermarvi entro la striscia, non oltre…), le precedenze sulle corsie di immissione (c’è un dare la precedenza e se arrivano auto, dovete anche arrestarvi!), le canalizzazioni (ci sono delle frecce per terra, se dovete svoltare a sinistra tenetevi sulla corsia per svoltare, se dovete andare dritti, su quella per andare dritti… no, da noi tutte vanno bene purché si arrivi in testa alla fila, anche bloccando chi magari ha il verde per svoltare e resta bloccato, incazzato e suonante per la vostra pirloneria, vi prendesse un colpo; le canalizzazioni in altre città vengono rispettate…).
Non sopporto gli scooteristi, quelli col casco Momo, belli abbronzati, sparati a razzo nel traffico, senza regole e rispetto per gli altri. Non gli auguro nulla, che appena piove ci pensano da soli a cascare…
Ecco, che fatica vivere qui. Altrove è ben diverso, posso confermare. Ma la cafonaggine non mi sembra pronta a sparire, ahimé, da Roma.
Piccole soddisfazioni
Recupero per intero il post di Giulia, che esprime in modo assai più sintetico e chiaro ciò che potrei descrivere io:
Olé (lo so, son piccole soddisfazioni).
Senza titolo
Più spesso leggo la cronaca con distacco, senza grande partecipazione, con quel cinismo figlio del quotidiano bombardamento mediatico e di modelli letterari ritenuti – a torto o a ragione – affascinanti. Così la notizia di un bambino scomparso influisce al massimo su un’alzata di spalle e sulla fretta di girare pagina del giornale, ricercando un più "interessante" articolo di politica. Uniche reazioni di pancia, l’andar contro al modo di fare cronaca dei nostri giornali, sempre in bilico tra familiari piangenti, morbosità e pathos ipocrita.
Epperò, ogni tanto, c’è una notizia che mi colpisce. Una notizia che non ti aspetti, che è legata a mondi che non ti appartengono, che presumibilmente non dovrebbe stringerti il cuore. Eppure lo fa. L’Ansa di ieri come un fulmine a ciel sereno: Pessotto, ex giocatore della Juventus ed ora dirigente della medesima squadra, che si getta – rosario in mano – dai tetti della sede sociale. Io che non sono juventino, che non amo il calcio, che identifico nei giocatori (almeno i più "visibili") il prototipo dei modelli irritanti di questo Paese, resto senza parole e mi emoziono.
Colpito dal gesto, dalla sensazione che in qualche modo conosco della "vertigine", dall’attrazione verso il basso che si può provare, dai labirinti della nostra psiche, dai sensi di insoddisfazione irrazionali alla luce del reale "pescato". Colpito anche perché è lui e non altri. Una persona con un viso che empaticamente interpreti come diverso dalla truppa, normale, umile, posato. Una persona che girava con la Punto e non con il Cayenne. Che teneva alla famiglia e non si faceva fotografare con una velina dietro l’altra. Ecco, ti senti vicino e colpito.
Se, come mi auguro, il recupero fisico sarà possibile, spero lo sarà anche quello psicologico, ben più critico e difficile. Perché di normalità e semplicità ne abbiamo bisogno oggi più che mai, soprattutto nel calcio. In bocca al lupo, allora.
E tre. Da rivedere la tattica?
E’ la terza tornata elettorale tra amministrative e referendum che Berlusconi utilizza con l’intento di dare una "spallata" al governo di centro-sinistra. Ed è la terza volta che gli va male. Sarebbe forse il caso di cambiare strategia, di riconoscere la sconfitta elettorale, di accettare i normali strumenti di una vita politica democratica?
Per due motivi elementari: se prendi a spallate una porta blindata ti rompi le ossa; tanto prima o poi apriranno da dentro (purtroppo)…