Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Ridicolo

Sono ridicolo. Oggi sono stato capace di litigare e venire alle mani in strada alle ore 8.15, assecondando quella vena di follia e di arroganza che lamento in una città come Roma. Tutto per rivendicare la mia ragione di stare su una corsia di svolta a sinistra, a semaforo rosso, mentre qualcuno suonava perché – pur essendo sulla corsia sbagliata – voleva andare dritto (semaforo verde). Bastava farmi un metro avanti e non ci sarebbe stato scontro. Invece no, da coatto quale evidentemente sono (e represso), sono rimasto fermo ed ho risposto allegramente agli insulti del camionista. Fino a scagliare un pugno contro il suo specchietto. E da lì, quello è sceso brandendo un crick lungo un metro (che gli ho suggerito di usare come supposta), mani in aria e parole di fuoco fino a quando non sono arrivati altri tre energumeni forse dello stesso cantiere che ci hanno separato. Ed io ero così stupido da non arretrare. Queste sono le cose che non sopporto di me. E degli uomini, in generale. Ridicolo.


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Indulto/5

L’impressione è che la stampa (e la tv) italiana non abbia proprio voglia di fare fatica e cercare notizie giornalisticamente rilevanti. Così, dopo l’indulto, è facile fare notizia con quell’1% di detenuti che usciti, in 24 o 48 ore, hanno commesso reati e sono stati riportati in cella. Perché saranno l’1% (o il 2 o il 3, non so) ma solleticano quell’allarme sociale così tanto caro alle “avanguardie” intellettuali come la Lega, i Di Pietro, i Travaglio, l’Unità o il popolo dei fax (ancora spedite fax nel 2006?).

E’ così un mestiere facile e allo stesso tempo svilito. E l’altro 99%? Se non torna a delinquere, comunque non farà notizia. Soprattutto, chi è uscito doveva scontare ancora una parte residua della pena, cosa che con un pizzico di buon senso fa pensare che alla scadere naturale della medesima, sempre lo stesso atteggiamento avrebbe mantenuto (il nostro sistema carcerario non è in grado di recuperare una persona, a dispetto di quanto previsto dalla legge, su una pena intera figuriamoci in un anno o due).

Il problema è che rilanciare con tanto clamore certe notizie, offre il fianco a quella pletora di giustizialisti che affollano ormai la nostra società e la nostra politica (anche a sinistra, povera tradizione). Per non farlo, chi si è operato per l’indulto, raccolga per favore le parole di Napolitano e apporti cambiamenti sostanziali a tutto il sistema della giustizia italiana.


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Tv in (bianco e) nero

TF1, primo canale francese, da pochi giorni ha come suo anchorman delle ore 20 un bel ragazzo di colore, Harry Roselmack, dalla pronuncia impeccabile e – pare – molto bravo. Eppure, non basta: il Paese dell’integrazione razziale ma anche degli scontri delle banlieu, è esploso in critiche a tutti i livelli. Perché molti a rappresentare la Francia su un Tg vorrebbero un bianco. Come si vede, gli idioti vivono a tutte le latitudini.


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Scemo di guerra

Ascanio CelestiniIeri sera mi sono fatto forza e da solo sono andato all’Isola Tiberina dove Ascanio Celestini presentava il suo libro/cofanetto "Storie di uno scemo di guerra", sorta di diario che segna le tappe della nascita del suo spettacolo, oltre a testo e dvd. Anche se penso sinceramente che l’oralità ricca e appassionante di Celestini vada vissuta in presa diretta dalla sua voce e non letta. La platea era vastissima, segno che Celestini è ormai conosciutissimo ed apprezzato anche dal grande pubblico.

Piccolo inciso di cattivo gusto: io ancora non ho capito se felicitarmi della cultura massificata o rimpiangere la cultura per pochi. Brutta frase, ma quando vai alle Scuderie del Quirinale e ti sembra di stare a Porta Portese per la folla presente, ti chiedi veramente che senso abbia. Che senso abbia vedere persone che da come si vestono o parlano la bellezza non sanno dove risiede e cosa sia, in fila a spintonarsi e sparar banalità… ma torniamo a noi.

La prima volta vidi Celestini a Spello, in un minuscolo teatro in cima ad un paese delizioso. Era "Radio Clandestina". Rimasi affascinato dalla parola, dal dialetto, dal fiume di ripetizioni che costruiscono una musica continua e ricca di suggestioni. A memoria, direi che c’erano anche poche persone: erano tanti anni fa.

Poi vidi "Fabrica", non ricordo più dove ma di certo in Umbria (Foligno?). E ricordo la frase "pietre, sassi, breccole, tutto mio, tutto mio!". Altro spettacolo che conservo nella mia memoria con estremo piacere.

"Scemo di guerra" l’ho visto parzialmente un giorno su RaiTre, in uno di quei miracoli del terzo canale, sempre più rari. L’eterna scommessa del teatro in tv. Celestini (come Paolini) credo sia uno dei pochi capaci di rendere bene anche su uno schermo, forse perché il monologo stesso è una forma di drammaturgia che si confà alle telecamere.

Così, ieri sera sono stato contento di battere la pigrizia e in solitudine godermi le parole di Celestini, in un angolo di Roma meraviglioso. Imbarazzante, l’intervistatore. Ma spesso è così. E strano vederlo da solo, ma queste son cose private e le tengo per me.


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Sbarchi e solidarietà

Ogni tanto capita di leggere una notizia che ridà speranza nell’uomo e nella sua "umanità". Da La Repubblica:

Più di cento immigrati sono sbarcati ieri su una delle spiagge di Tenerife dopo un lungo e difficilissimo viaggio dall’Africa. Al momento dell’arrivo il lido della nota località turistica spagnola era pieno di vileggianti che si sono subito adoperati per soccorrere i clandestini.

Le foto sono toccanti, mostrano il difficile viaggio sostenuto da persone disperate, ma allo stesso tempo nei gesti dei turisti c’è una dolcezza ed una partecipazione che commuovono. Mi tornano in mente le immagini terribili dello scorso anno, scattate in una spiaggia italiana dove tutti indifferenti prendevano il sole o facevano il bagno con un cadavere in attesa del magistrato… o le parole di chi vede nei cpt-lager l’unica soluzione al problema dell’immigrazione. Per fortuna, ogni tanto, ci sono anche gesti naturali e importanti come quelli immortalati da questa cronaca.


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Elezioni in Congo

Ieri si sono svolte le prime elezioni libere dopo 40 anni nella Repubblica Democratica del Congo. Elezioni presidenziali e politiche assieme. Dopo l’apparente pacificazione degli ultimi anni, qualche segnale di tensione è venuto alla luce nelle settimane pre-voto, ma sono stati incidenti minori e il voto sembra essersi svolto nella legalità e nella tranquillità, sorvegliato ed organizzato dalle Nazioni Unite. I risultati delle presidenziali saranno ufficializzati il 20 agosto. Se nessuno dei candidati supererà il 50% dei voti, si andrà al ballottaggio il 29 ottobre. Confido che i risultati del 20 agosto siano accolti senza traumi e che la situazione in Congo confermi pace e sicurezza (anche per tutti i volontari presenti in quella terra). Per ora, sono velatamente preoccupato e incrocio le dita.


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Indulto/3

E’ uscito oggi su L’Unità l’articolo a firma Andrea Boraschi che citavo ieri tra le righe. Forse sarebbe stato più giusto pubblicarlo ieri, prima della votazione, ma tanto fa. Eccolo:

Vi racconto un episodio. Una decina di giorni fa sono stato contattato dalla sorella di un detenuto recluso a Bolzano. Costui sta scontando una pena di due mesi per illeciti fiscali che ammontano a 1.500 euro, connessi al fallimento di una società. Nel primo mese di detenzione è stato vittima di un incidente: è esplosa una di quelle bombolette del gas di cui i detenuti dispongono per cucinare o fare il caffè (e che alcuni tra loro utilizzano anche per “sballarsi” o togliersi la vita inalandone il contenuto); e quell’uomo ha riportato ustioni di secondo grado, diffuse su molta parte del corpo. È stato trasportato al pronto soccorso, poi subito ricondotto in carcere. Sua sorella è preoccupata: non riesce a parlare col magistrato di sorveglianza, né con la direzione. Vorrebbe solo che al fratello fosse garantita una visita specialistica. Che quasi certamente non arriverà prima del fine pena. È un episodio che molto dice e molto suggerisce delle storture del nostro sistema penale. E, tuttavia (che non vi appaia cinico), è una vicenda come un’altra, per chi si occupa di carcere in questo paese: perché le cronache della “vita reclusa” sono costellate di fatti analoghi, talvolta meno drammatici, talaltra ben più gravi.

Quella storia, pure, continua a tornarmi in mente con insistenza: mi fa pensare a quella parte della coalizione di governo che si mobilita per escludere dal provvedimento d’indulto una serie di fattispecie, tra cui i reati finanziari. Costoro, di fatto, sono pronti ad accettare che di uno sconto di pena si avvalga un omicida, un rapinatore a mano armata, un estorsore. Ma non quel detenuto; che ha commesso un reato ulteriore, non sanzionato dalla legge ma riconosciuto, evidentemente, da una parte consistente dell’opinione pubblica: essere stato condannato per un illecito che lo accomuna a imputati quali Fedele Confalonieri e Callisto Tanzi, Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti.

Forse è già tardi, ma conviene tornare a discutere delle buone ragioni che vorremmo all’origine di questa legge. Chi la intende come una forma d’intervento preliminare e ineludibile per una riforma del codice penale – una riforma che depenalizzi e potenzi le misure alternative alla detenzione – vuole porre rimedio all’affollamento penitenziario; e pensa a una giustizia che non colpisca iniquamente quelle forme di delinquenza o, peggio, di devianza, espressione per lo più di disagio ed emarginazione. Non per questo, tuttavia, vuole tirare fuori dalle galere solo immigrati, tossicodipendenti e ladri di mele per lasciarvi qualche ricco finanziere, qualche audace faccendiere. Perché, è questo il punto, crede anche che il carcere debba essere una soluzione estrema, da prevedersi solo per reati di massima gravità; e che, prima di essa, ve ne siano molte altre, più efficaci, altrettanto severe, meno costose. E più rispettose della dignità del condannato, chiunque egli sia.

Stiamo parlando di un provvedimento che non estingue la pena, che non si applica alle pene accessorie e che non annulla gli altri effetti penali della condanna. Prevede l’esclusione di alcune tipologie di reato particolarmente gravi; per il resto, è rivolto a tutta la popolazione detenuta, nelle medesime forme e con gli stessi effetti.

Chi pensa “un usuraio si e Cesare Previti no” forse non vuole l’indulto, forse vuole qualcos’altro. Io propendo per una giustizia in cui quel signore sia uguale a tutti gli altri cittadini, nel bene e nel male. So che se resta “dentro” lui, vi rimarrà anche il tossicodipendente che ha mandato a quel paese il giudice durante il dibattimento (entrambi sono responsabili di un reato contro l’amministrazione della giustizia). E visto che Previti non è uno stragista, un violentatore, un sequestratore, visto che non potrà tornare alla sua professione né in Parlamento, che indulto sia: per lui come per gli altri.