Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Poste, la falsa rivoluzione

Sono reduce da un’ora di fila alle Poste, il tutto per una raccomandata urgente scappata all’improvviso tra le mani per sbadataggine del commercialista. Evvabé. Comunque, un’ora esilarante.
Nell’ordine: sui tavoli troverete sempre una miriade di moduli, ma mai, mai, il cartoncino della ricevuta di ritorno; gli sportelli non saranno mai, mai, tutti aperti, anche se in coda ci sono orde disumane di persone spazientite, al meglio; agli sportelli ci sarà sempre, al massimo, una sola persona mediamente sveglia e veloce; non avranno mai, o quasi, il resto da darvi preciso e saranno sempre costretti a chiederlo al vicino di cassa o a lamentarsi con voi che non andate coi soldi contati (e perché dovrei sapere quanto mi costa in anticipo?); le persone in fila o litigheranno tra loro per il posto o irrideranno il sistema, la nazione, le poste o gli sportellisti, con ghigni degni del peggior D’Alema; il responsabile di turno, che arriverà di rado e su richiesta di qualche dipendente alle prese con un computer non funzionante, sarà sempre di un grigio, ma di un grigio, che Fantozzi al confronto è un figo. Insomma, care Poste, ancora qualche passo in avanti lo dovete fare per confrontarvi normalmente con la concorrenza europea.
Per ora noto che la posta prioritaria funziona: continuo a chiedermi però per quale motivo ho dovuto pagare di più una qualità che doveva essere garantita già dal servizio ordinario.
Avanti il prossimo…


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Duccio e Siena

Ieri mi sono lasciato trascinare a Siena per vedere la mostra dedicata a Duccio di Buoninsegna. E per fortuna! La mostra è molto bella e merita una scampagnata fuori porta. Di più: l’allestimento e lo spazio espositivo è forse uno dei migliori che ricordo degli ultimi anni. Poiché la cripta, di recente scoperta, sembra essere il piatto forte della mostra, consiglio di prenotare i biglietti.


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Teatro Italia

Ciò che segue è copiato pari pari da Minimamoralia. Il sottoscritto, che ha visto Paolini a teatro, freme dalla voglia di vedere il nuovo spettacolo.

Marco Paolini e l’esser vivi
“..ci sono stati degli anni nei quali i più autorevoli quotidiani mi chiamavano per commentare ogni singola catastrofe che avveniva nel nostro Paese, addirittura mi scrisse l’Università di Yale per partecipare ad un congresso sulle disgrazie in Italia e la lettera d’invito faceva più o meno così:
visto che voi Italiani siete fra tutti gli Europei quelli che avete subito il maggior numero di tragedie, naturali o causate (e giù una sfilza impressionante di nomi dal terremoto in Friuli alla bomba alla stazione di Bologna), e visto la sua esperienza in materia, vorremo invitarla a dibattere della questione, ma una domanda ci preme farvela:
con tutte queste catastrofi, come fate ad essere ancora vivi?”

Già, se uno ci pensa e fa due conti come fa a non domandarselo? ma tant’è, che siamo ancora siamo qui, e Marco Paolini sembra l’unico che di tanto in tanto ci ricorda questa domanda, che sta alla base del suo recente lavoro teatrale, “Aprile ’74 e 5” da me visto ieri sera. Nonostante queste premesse, e’ sicuramente il Paolini più leggero e spensierato mai sentito fin’ora, insomma c’è il rischio di ridere dall’inizio alla fine ascoltando per due ore il suo privato intrecciarsi con il pubblico italiano, partendo dalla strage dell’Italicus (1974), il terremoto di Gemona, la sua avventurosa partenza per gli Stati Uniti per fare l’attore alle prese con lavanderie sconosciute e giacche di Woody Allen, fino a giungere all’84 (morte di Berlinguer) dove il nostro dovrà allestire uno spettacolo con quel tipetto niente male che era il grandissimo Carmelo Bene.
Lui, Paolini, è come sempre in polo e jeans neri su un palco scarno, con la solita fisicità eccezionale anche perchè su quel palco non calpesterà più di un metro quadrato, ed un eloquio affabulatorio da far invidia a chiunque.
Certo il racconto sul Vajont era altra cosa, ma questo spettacolo merita molto, anche se probabilmente come facciamo ancora ad esser ancora vivi, non ce lo spiegherà mai nessuno.


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Bobo's Version

Ieri Bobo ricordava che assieme siamo andati a vedere “La giuria”, un film che inaspettatamente è piaciuto ad entrambi. Sottolinea il Bobo che: “Si dice, in soldoni, che la giustizia non funziona, è corrotta; e che l’unico modo per ottenere un equo risarcimento ai torti subiti è sfruttare le devianze del sistema giudiziario a fin di bene, giocare sporco e infrangere le regole, avendo per orizzonte la volontà e la capacità di pilotare un processo verso un approdo eticamente sostenibile“. Già. Ma su questo siamo d’accordo, il problema è che nessuno dei due sarebbe in grado di mettere in piedi una vera truffa (ma quanto ci piacerebbe!) e che entrambi alla fine ci saremmo tenuti ben stretti i 15 milioni di $ (spesi subito in mirto, penso). Poi apprendo una notizia sconquassante ma in qualche modo già annunciata: “mi sa che tra un po’ mi tocca buttare la Vespa. Il suo telaio sta cedendo in più punti, è spaccato, scollato, deformato: rischia che uno di questi giorni, mentre sorpasso in curva – veloce e fiero – una sardomobile, la piccina si divide in due e io me la vedo brutta“. Noooo! Poi ricorda la Corsica e che le nostre fide Vespe ci hanno accompagnato alla scoperta di quella che sarà per sempre la nostra Terra. Quanti bei ricordi. Mi piacerebbe (lancio la sfida al Bobo) pubblicare sui nostri blog l’intero percorso dei nostri viaggi, una specie di guida vesparola alle bellezze dell’isola. Ne avremo mai il tempo? Speriamo di si. Infine anche il blog cugino fa riferimento ai posti fighetti che non ci piacciono ma che alla fine frequentiamo, tappandoci il naso, perché forse… sono i meno peggio.


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Quando i soldi fanno male

“Taiwan: colpito da 600mila $ finisce in ospedale”. Il motociclista Lu Fang-nan passava sotto un ponte, quando una 24 ore gli è piovuta in testa. Dentro, il riscatto per un rapimento poi finito bene. Spero la notizia sia creata ad arte da qualche burlone, perché altrimenti avrebbe dell’assurdo ed il povero motociclista vincerebbe il premio Sfiga 2004: è finito in ospedale e la valigetta se la sono presa comunque i rapitori.


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La sagra del pvc

Ieri a pranzo sono stato a mangiare un boccone da Bibli a Trastevere. Per chi non la conoscesse o non fosse di Roma Bibli è una gran bella libreria nel centro di Roma, che organizza una miriade di eventi, che oramai da tempo ha una sala da the o brunch-buffet in cui si può assecondare anche lo stomaco. E’ il prototipo di libreria di sinistra, quella sinistra di “via del Governo Vecchio” per dirla assieme al Bobo che ci sta anche un pò (tanto) sulle scatole. Quella sinistra che si scandalizza per ogni frase di Silvio e che poi razzola a volte anche peggio. Che urla allo stipendio del ferrotramviere e poi paga poco o non paga chi lavora per lei. Dunque, ieri ero lì ed ho assistito ad uno spettacolo grottesco: una tavolata di donne che si incontravano a pranzo, tutte rifatte, con labbra sporgenti e, in un caso, seni imbarazzanti ed improbabili, tutte di mezza età e tutte all’apparenza benestanti. Di sinistra, chiaramente. Però rifatte. Però col cellulare a manetta. Però col cagnolino dentro la borsetta. Però rompicoglioni con la cameriera. Però con un’aria “milanese” del minga. Discorsi e modi di fare imbarazzanti. La sagra del pvc, nel corpo e nella testa. Mi sono chiesto se si fossero conosciute dal chirurgo direttamente. E se hanno la tessera del partito. Non leggeteci giudizi politici legati al connubio plastica-politica; è un pour parler. Io non mi rifarei nulla, ma perché ritengo l’aspetto una sola faccia della mia persona e non perderei nemmeno un minuto a migliorarla con i ferri. Ognuno poi fa ciò che vuole. La cosa che perplime è il grottesco, l’intervento ridicolo per risultati.Io non sopporto questa sinistra però, quella col culo parato, quella che attacca senza ragionare nel merito delle cose, quella che ha l’attichetto in centro e scende in piazza col cashmire indosso, ecc. ecc. Uff! Solita tirata, scusate. Anche un pò sconclusionata.