Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Siamo ai passaporti biometrici?

Eccola là. Il governo Danese ha assegnato la gara d’appalto per la realizzazione dei passaporti biometrici, ovvero documenti in grado di contenere non solo i dati personali ma anche le informazioni fisiche peculiari e uniche della persona che ne consentano sempre e comunque la riconoscibilità.

La società aggiudicataria è finlandese e porta il nome di Setec. Il solo nome mette i brividi: non era usato in un film per un progetto futuribile? Notazioni a parte, in un chip saranno contenute le informazioni biometriche, come la geometria del volto, le impronte digitali o la scansione dell’iride. Questa peraltro pare sia la tendenza a livello internazionale e ben presto saranno adottate tecnologie similari in tutti i documenti e nei principali aeroporti (ha iniziato Francoforte).

Un altro regalo del terrorismo e della paura che ha ingenerato in noi. Comprendo l’importanza della sicurezza ma l’idea di essere tracciato sempre e comunque mi lascia molto perplesso, anzi, decisamente mi preoccupa. Finirà che tra un telefono cellulare che scatta fotografie, telecamere disseminate in ogni via e rilevamenti biometrici non potremo più nascondere nulla. Non fa paura anche a voi? Se un governo diviene dittatura o semplicemente diventa troppo lesivo dei miei spazi personali, come farò a nascondermi? Quali difese avrò? Non regge nemmeno la concezione secondo cui se non fai nulla di male puoi vivere comunque tranquillo: ognuno di noi ha commesso un “crimine”. Magari è solo passato col rosso una volta; o ha scaricato un file mp3 da Internet; o non ha pagato il canone Rai. Io continuo a pensare che non deve essere il cittadino a dimostrare la sua innocenza e la sua buona fede, quanto lo Stato a dover dimostrare il contrario.


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Di ieri sera

Come accennato in un precedente post, ieri sera io e Bobo siamo andati al cinema. Paycheck, manco a dirlo, è una discreta idiozia, un brutto film. Non c’era da sperare in meglio, effettivamente. L’idea del visionario Dick che è alla base del film è affascinante, ma la regia di John Woo è solo deludente. Neanche voglio parlare dell’inseguimento in moto, girato male e con apporto adrenalinico pari a zero. Poi, e qui mi attirerò le antipatie delle donzelle, Ben Affleck ha veramente una faccia da tonto. Deludente anche Uma Thurman, che ricordavo in altri film bellissima; questione di make up o di decadimento?

Fortunatamente il tutto è stato risollevato da una pizza a Testaccio, in uno di quei posti “veraci” con tavoli in formico e vino bianco da cirrosi epatica. Il cameriere, con la sua pancia prorompente, era in ottima forma e ci ha dispensato canzoni di repertorio per tutta la serata. Memorabile una battuta di squisita raffinatezza allorquando mi ha suggerito di spegnere il sigaro, poiché il fumo disturbava una ragazza nella sala accanto: “dice che c’è puzza de sigaro… che poi li sigari glie piacciono pure parecchio a quella, ma no questi che se fumano… (ndr, lieve allusione anatomica)”.

La nostra nobiltà ne è uscita rafforzata.


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Piove sul bagnato

Questa mattina mi sveglio e resto cinque minuti davanti alla finestra, guardando il diluvio universale che viene giù. Cinque minuti in cui ho “beatificato” un buon numero di santi. Decido per somma pigrizia di rinunciare per un giorno alla Vespa, di non nascondermi dietro chili di materiale impermeabile per attraversare come un Mosé in motoretta le acque che dividono casa dall’ufficio. Prendo l’auto e via.

Scendo dunque sereno, l’umore appena adombrato dalla meteoropatia, convinto di restare asciutto fino alla meta. Da vero figo non porto mai l’ombrello: cosa mai saranno due gocce d’acqua! Il problema è che mi ero dimeticato dove fosse parcheggiata la mia auto ed ho vagato come un pulcino per tutte le strade attorno a casa prima di trovarla e di mettermi al riparo. Chiaramente in quei dieci minuti il temporale ha dato il meglio di sé.

Inziamo bene la giornata…


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Almost fa(t)mous

Questa sera cinemino col Bobo, di quelli cafoni e di totale disimpegno neuronale. Ogni tanto ci capita e finiamo per vedere tavanate pazzesche, di cui ci pentiamo subito dopo. Per capirci: Il nido di Vespe o Il patto dei lupi (non ridete, please).

Stasera è la volta di Paycheck. Da un racconto di Philip Dick, diretto da John Woo e con Uma Thurman; insomma, quanto basta per far cadere noi “Homer” al botteghino una volta al mese (le altre, per fortuna, le dedichiamo a film più sani).
Perché ammettere ciò? Perché ripensando all’ultimo film visto in dvd con Bobo, Leopardo e Makis, domenica scorsa, ho pensato di andare su Imdb.com e leggere le informazioni sul film; nella scheda era presente chiaramente anche il nome di Kate Hudson, alias Penny Lane e come al solito eravamo rimasti colpiti dalla protagonista femminile del film (come sempre). Clicco per vedere la filmografia dell’attrice e scopro che c’è una galleria fotografica. Devastante!

Qui potete vedere il prima (2003) e il dopo (2004). Ecco, tutto questo panegirico perché sono rimasto sconvolto dalla lievitazione naturale dell’attrice. PS: starà mica girando il remake al femminile di Toro scatenato…


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Minoli

Questa mattina mentre mi vestivo rapidamente ho finito di vedere una registrazione vhs del caso Sofri (caso, una bruttissima parola al pari di affaire lo ammetto e chiedo venia) affrontato da Minoli in quello spazio protetto che appare Rai Educational. La puntata era di qualche tempo fa ed io non avevo avuto ancora modo e tempo di vedere il filmato. Sono ancora più dubbioso sulla testimonianza di Marino e sempre più convinto dell’innocenza di Adriano, ma la cosa che mi chiedo è perché infliggere una pena a distanza di tanto tempo e con tali lacunose ricostruzioni dei fatti e delle responsabilità. Se lo è chiesto anche Ettore Gallo, intervistato, ex Presidente della Corte Costituzionale ed oggi defunto.


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A Mensa

No, non sto andando a mangiare. E’ che questa mattina sono capitato per caso sul sito del Mensa e mi sono messo a fare un test di valutazione del QI (non da il risultato classico del punteggio ma in qualche modo si avvicina ai test reali). Risultato nel tempo previsto, 24 risposte esatte su 33. Beh, pensavo peggio dei miei neuroni. Se volete cimentarvi anche voi nel test, fatemi sapere poi come è andata.


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Le scelte razionali

Domenica ho annunciato a Bobo un’idea che ogni tanto, negli ultimi tempi, mi frulla per la testa. Io accudisco con molto amore due mezzi a due ruote: una Vespa PX 125 ed una Honda Four 500. Con la prima ho scoperto la Corsica ed ho passato momenti indimenticabili, ho affrontato il deserto des Agriates e mi ha accompagnato ogni giorno nei miei spostamenti, senza mai mollarmi a piedi e dimostrando tutta la sua affidabilità. La seconda è un acquisto recente, della scorsa primavera: bellissima, divertente, un motore generoso e dal suono graffiante, un mezzo del 1973 che sa ancora dare le sue soddisfazioni e con cui impari a guidare una moto d’epoca. Mi chiedo però se non sarebbe una scelta razionale, per la prima volta, vendere tutto e acquistare una cosa del genere. Le buche sarebbero meno profonde, la schiena più riposata e dovrei preoccuparmi di una sola assicurazione, di un solo bollo, di una sola revisione e di un solo bollino blu. E tutti i giorni avrei il culo su una moto! Bobo ripete che sarebbe un’idea ammirevole e saggia (del gruppo, forse, la prima). Io sono in forte dubbio, anche perché dovrei vendere al meglio i miei gioielli e rinunciare alla Vespa e a tutti i ricordi che porta con sé. Bah…