Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Problemi con Safari 4 Beta, Growl e Mail App

Condivido per evitare che qualcuno di voi debba perdere il tempo che ho perso io questa mattina a capire per quale motivo Safari 4 Beta andasse in crash dopo pochi secondi da ogni avvio. Dopo aver controllato le impostazioni IMAP delle caselle Gmail, ho controllato meglio il messaggio di crash di Mail e ho fatto una ricerca su Google con le righe iniziali:

Exception Type:  EXC_BREAKPOINT (SIGTRAP)
Exception Codes: 0x0000000000000002, 0x0000000000000000
Crashed Thread:  18

Di risultati ne sono usciti molti ma la soluzione è semplice:

andate in utentelibreriamailbundles e cancellate la cartella di Growl

Riavviate Mail e tutto funzionerà perfettamente, di nuovo.


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Derive e violenze

Ho deciso di non esprimermi ancora su Eluana e Beppino Englaro. Lo fanno tutti, sui giornali, alla radio, in tv. Quasi tutti senza alcun rispetto per il dolore di chi è coinvolto nella vicenda, senza rispetto per la sentenza dei magistrati, senza rispetto per le posizioni di garanzia del Presidente della Repubblica, senza dubbi su cosa sia giusto o sbagliato (cosa questa ancor più terribile). Su questi argomenti, considero il dubbio l’unica possibilità di interrogarsi a fondo senza moralismi, idealismi, strumentalità o parzialità.

Per questo ho apprezzato molto la posizione di Gianfranco Fini. Per questo non apprezzo affatto quella del ministro Sacconi (e non vi racconto i cinque minuti di trasmissione di Radio Maria che mi è capitato di ascoltare in auto, ripetizione continua di come siano loro la parte migliore del Paese, asserzione già questa azzardata, che non lascia spazio ai dubbi o alle discussioni).

Oggi mi ritrovo e non è la prima volta, d’accordo con un accorato quanto razionale articolo di Stefano Rodotà, che potete leggere qui. In sintesi, i punti salienti:

  • il decreto fa saltare ogni impianto costituzionale di divisione dei poteri, per cui la politica può affossare sentenze passate in giudicato, così, a muzzo;
  • il Governo perpetua il conflitto istituzionale con il Quirinale, che si era espresso inequivocabilmente come contrario al decreto d’urgenza;
  • invece di pensare ad una legge organica e liberale, si fa violenza al singolo, modellando il decreto su un caso specifico, ma anche ai propri Ministri (che se dissenzienti si sarebbero dovuti dimettere) e al Parlamento in generale (non prevedendo il decreto d’urgenza possibilità di ampia discussione in aula);
  • il concetto di laicità dello Stato, fondamentale e riconosciuto costituzionalmente, viene messo in discussione ancora una volta (e si confonde laicismo con laicità per alimentare la bagarre).

Da leggere.


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Dubito ergo sum

In questi giorni si parla molto di Cesare Battisti. Personalmente non conosco la sua storia se non superficialmente, però alcune considerazioni lette qui (ed in linea con altre riferite ad altri casi più o meno famosi, a libri letti sugli anni ’70 e ’80) mi sembrano interessanti e da meritare una lettura. Chi più ne sa e avesse voglia, può commentare o chiedermi di pubblicare un post a suo nome (purché non siano tirate giustizialiste senza concretezza).

Update: certo poi quel sorrisetto del cavolo potrebbe anche toglierselo dal viso…


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Un sano tintinnar di Manette

La denuncia nei confronti di Sacconi, ministro del Welfare e come tale anche della Salute, è sacrosanta. La sua quantomai puntuale dichiarazione (= minaccia) indirizzata alla clinica Città di Udine il giorno in cui un’ambulanza doveva andare a prelevare Eluana Englaro per trasferirla nella struttura in cui avrebbe fatto pace con la sua volontà, ha il sapore dell’intimidazione mafiosa. “Se lo fate, io taglio i fondi del SSN e vi faccio chiudere” (traduzione brutale). In un Paese normale, una simile posizione, una simile violenza, non sarebbe tollerata. Io non la tollero. E trovo penoso cotanto coraggio da parte di chi è in salute, tanto da stimolare la curiosità di vedere questi impavidi cavalieri annegati nella sofferenza… orsù, ora dimostrate il vostro coraggio e la vostra volontà di vivere oltre la vita.


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Gaza, Santoro e la politica

Ricevo da Alessandro Abati e volentieri pubblico il seguente articolo.

Vivo da alcuni anni in medio Oriente, dopo aver vissuto negli USA e nei Balcani. Vista da qua, la tragedia di Gaza (genocidio e non guerra) è stata trattata da molti media italiani con molto provincialismo (che non sarebbe una colpa ma un limite) e, purtroppo, da altri con servilismo (che non è un limite ma inciviltà) alla Comunità Ebraica e alle ragioni dello Stato di Israele.

Temo che Santoro sia stato contagiato dalla grande frustrazione sofferta del lettore/ascoltatore medio e della più parte dei cittadini europei che si son dovuti sorbire oltre 20 giorni di un conflitto, avviato da Israele per ragioni elettorali, commentati come un diritto e necessità dello Stato di Israele di difendersi, con il massimo dispiegamento di soldati ed armi tecnologiche (anche illegali per le Convenzioni di Ginevra), dagli impotenti assalti dai razzi Kassam di Hamas. Peraltro, con il triste risultato di annientare anche persone inermi: donne e bambini. Certo, la trasmissione è stata al 99,9% focalizzata sulle perdite umane subite a Gaza, ma non ha ripagato nessuno per lo sdegno e il dolore provocato dalle perdite di questo genocidio.

Quando l’esercito italiano è stato impiegato in tante missioni con compiti di peace-keeping, per ricostruire gli scenari post-bellici (per il quale i nostri soldati risultano fra i migliori, come di recente in Libano), gran parte degli italiani si avvolgeva nella bandiera arcobaleno e li ha accusati di ogni infamia. Quando uno Stato, che sistematicamente viola le Risoluzioni dell’ONU, aggredisce persone anche civili, cresciute e forzatamente confinate in quelle aree senza diritti umani, questi stessi italiani dichiarano che Israele ha diritti di difendersi. Un Paese non è democratico perché indice elezioni politiche trasparenti, ma allorché i suoi Governi e le sue Istituzioni agiscono nel pieno rispetto della legalità internazionale nei rapporti con gli altri Stati e territori: quindi, l’Italia è un Paese democratico, Israele no.

Avendo inoltre lavorato come ADVISOR per quasi 10 anni a Roma per Governi di destra e sinistra, posso tristemente affermare che al di là delle numerose ‘massonerie’ che più o meno lecitamente sono le uniche forze a decidere nomine e cariche di POLITICI e Direttori di Giornali, esistono poi anche delle forze e istituzioni culturali e politiche che agiscono con trasparenza ma anche straordinaria efficacia. Ebbene, tra i maggiori sponsor dei nostri Parlamentari (e di conseguenza dei Ministri che fra essi vengono scelti), ci sono l’Ambasciata USA, la COmunità Ebraica e lo Stato del Vaticano. Ciscuno di loro asserve alle legittime logiche culturali, economiche e/o poltiche di queste lobby di potere. Il problema, per noi cittadini, è quando la levatura di alcuni nostri Parlamentari è così scarsa da dover trasformare la quasi totalità delle loro azioni in puro servilismo dei loro sponsors.
Ovviamente, il non esistente Stato della Palestina, non potrà mai ottenere fra i media un equilibrato trattamento delle informazioni, e questo, soprattutto, per colpa delle Istituzioni/Organismi internazionali come le Nazioni Unite. Infatti, in questi giorni, il povero Sarkozy, unico ad aver sollevato la sproporzione dell’intervento militare israeliano, sembrava un matto esagitato in mezzo a tanti politici smidollati e senza alcuna visione della politica civile (=non commerciale e non militare).


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Su Sky e Berlusconi e Uòlter

Leibniz riassume tutto quello che in questi giorni vado dicendo a parenti e conoscenti parlando della questione. Solo che sono pigro di questi tempi e dunque tanto collimano i miei pensieri che li riporto nudi e crudi, chiedendovi poi per correttezza di cliccare qui che di cose scritte bene ce ne son parecchie 😉

Questa cosa di Sky è ridicola.

  • È ridicola Sky perché la vita normale è già tassata al 20% e la maggior parte di noi non usufruisce di tassazioni agevolate.
  • È ridicola perché da un aumento di iva non discende direttamente un aumento del canone (chiedetelo a qualsiasi commerciante).
  • È ridicola perché Sky si sporca platealmente le mani con la politica, cosa che invece, prima dell’altro giorno, era proprio uno dei pregi di Sky.
  • È ridicola perché la D’Amico è riuscita a mettere le uniche vesti che non la fanno sembrare una figa spaziale, quelle di Masaniello.
  • È ridicola perché la gente, invece di scrivere al Governo per agevolare un’azienda che con la gente ci guadagna, dovrebbe scrivere a Sky per dire: “Ma che cazzo state a fa’?! Piuttosto di fare gli spot, la smettete di dare a ripetizione i film con Vaporidis?”.

Il Pd, in questa cosa di Sky, è ridicolo.

  • È ridicolo – anzi deprimente – Veltroni che s’inginocchia a Murdoch e dice che il ripristino dell’iva è «un modo per colpire un’impresa, Sky, che produce e da lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il paese».
  • È doppiamente ridicolo perché tenta a mossa più populistica di tutte: quella dell’appello ai tifosi di calcio. In fondo Uòlter resta sempre quello dei circenses.

Berlusconi, in questa cosa di Sky, è ridicolo.

  • È ridicolo quando dice che non c’è conflitto d’interessi, perché quello in materia di tv – finché vive – ci sarà sempre.
  • È ridicolo anche quando dice che Sky e Mediaset non sono concorrenti: come se inserzionisti televisivi e pubblico televisivo avessero altra scelta che non scegliere la… televisione.

Adesso, però, vado che su Sky Cinema 1 c’è Romanzo Criminale, una bella serie tv prodotta anche da Rti, cioè Mediaset.


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Gimme five

A gennaio saranno cinque anni. Cinque anni dal primo post di questo blog, iniziato per scherzo nel 2004 con qualche pagina html. A gennaio dovrebbe nascere anche il mio primo figlio, salvo ritardi (metti mai decida di godersi un’altra settimana di pace, scavallando a febbraio).

Ora lungi da me l’idea di anticipare festeggiamenti che non vi saranno per il lustro trascorso, dico questo  perché mi rendo conto che il tempo per scrivere è sempre meno e forse anche la voglia, così perpetuo l’esistenza in vita di un blog che negli ultimi mesi non supera i 10 articoli/mese, sempre meno approfonditi e riflettuti.

La domanda che mi sto ponendo è: ha senso andare avanti? O è meglio chiuder bottega e ripartire da zero, quando avrò voglia?

Ci penserò un poco e poi deciderò. Intanto lo dico, così se un giorno non mi troverete, non avrete a dire quantomeno che il padrone di casa è uno screanzato e si è dato a gambe levate senza salutarvi 😉


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Sfogo sistemico

Sono tornato ormai da un mese dall’Africa, appieno già affogato nei ritmi occidentali e – ancora più che occidentali – a quelli del lavoro nella nostra biùtiful cauntri. E ancor più che quelli del lavoro, a quelli del comparto IT e delle vendite. Tra lavoro e vita, in conclusione, una continua rincorsa che lascia poco tempo alle passioni, alle riflessioni, al “succo”.

Ogni tanto poi ti fermi cinque minuti, per un motivo più o meno importante, per un pensiero, un lutto o una difficoltà temporanea, e focalizzi quanto siamo buffi e stupidi. Tanto più stupidi quanto più queste corse non portano a nulla! Ad esempio, lavori anni, ci metti tanto impegno, in alcuni casi ottieni risultati in altri no, ma tra imprevisti e caro vita, alla fine non stringi molto e basta un soffio di vento per scoprirti il culo.

Viviamo in una società dove lavori per vivere, ma non basta quanto lavori o come lavori. Vivere costa di più. O meglio, costa lo stesso e così non accantoni e non sei pronto al vento avverso. Anche quando non sprechi, quando non sei fagocitato dal consumismo, non riesci comunque a mettere da parte abbastanza da garantirti una vera tranquillità, a te e alla tua famiglia.

Allora forse ha senso il comportamento africano: vendo oggi quanto mi basta a mangiare, mentre domani è un altro giorno. Però così non mi stresso, non cerco il surplus, mi limito all’essenziale. O almeno questo è quello che sei portato a pensare dal comportamento delle aziende con cui ti confronti per lavoro e dalla situazione di precarietà che vivi.

Quale è la vostra situazione?