Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Bobo's Version

Il bobo ci vorrebbe dire grazie, a costoro. Al sig. Presidente Bush, e anche agli amici Nogrobbar. Che stamattina è uscito di casa, ha inforcato la Vespa: e mai Roma era stata più sgombra dal traffico, mai la viabilità era stata tanto agile e a misura di bobo. Dico sul serio: pareva ferragosto. Gli allarmi dei giorni scorsi hanno dissuaso i cittadini dell’urbe dall’utilizzare i loro mezzi per recarsi al lavoro. Forse li hanno dissuasi dal recarsi al lavoro tout court. E le arterie principali, anche quelle del centro, erano aperte e percorribili. Il bobo ha viaggiato felice sul suo due ruote retrò. Sopra di lui, ‘sti elicotteri che volavano e volavano; e, ad ogni semaforo o angolo di strada, amici delle forze dell’ordine che lucidavano i loro manganelli. C’era da sentirsi al sicuro, con tanta milizia di stato schierata a modo. Grazie davvero: al sig. pres. americano, al sig. pres. del cons., ai sig.ri amici pacifisti nogrobb. Sta’ variazione sul tema “traffico cittadino tragitto casa-ufficio” al bobo ci è piaciuta. Anche l’attenzione dimostrata nell’aver aspettato che io arrivassi a destinazione per cominciare a bruciare cassonetti, copertoni, bloccare la metro, inscenare tafferugli stile “gavettoni dell’ultimo giorno di scuola alle medie”… ‘sta cosa che Bush ha fatto tutti i suoi giretti, Fosse Ardeatine, Papa, Quirinale, senza mai starmi tra le scatole o tagliarmi la strada… ahò, il bobo le ha apprezzate tutte ste’ cosucce. Bravi.

Ps c’è una cosa, invero, che il bobo proprio non sopporta: questa rappresentazione del conflitto, che conflitto non è, questa guerriglia urbana parolaia, vetero-fricchettona e pauperista, finisce spesso per trasformare in operette da quattro lire faccende molto serie; rassegnarsi al bipolarismo dell’idiozia, e quasi quasi sentiri costretti a scegliere tra gli slogan di quattro figli di papà vestiti da straccioni – che urlano “10, 100, 1000 Nassirya” – e i sorrisi di gomma di un nano milanese tutto rifatto che pare Renato Balestra, accompagnato da un pirla del Texas, … ‘azzo, ma come si fa? Come diceva Gaber…


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Bobo's Version

È da sempre che al bobo quella intestazione proprio non ci piace. “Fogli, carte, appunti, una folata di vento, ogni tanto, confusione e costruzione di percorsi mentali”. È evidente che, quanto a ritmo e sintassi, non è davvero costruita ad arte. Macché dico ad arte: non è scritta in italiano. Che so: già una roba tipo “Fogli, carte, appunti. Una folata di vento, ogni tanto; confusione e costruzione di percorsi mentali” avrebbe più senso.

Epperò Il bobo conosce Lebowsky: fogli, carte e appunti una cippa, che non scrive a penna da non so quanti lustri (homo digitale). Sulla “folata di vento” sorvoliamo, perché – contrariamente a quanto l’illustre blogger intendeva evocare – l’immagine suggerisce spunti poco lirici. Sulla “confusione” ci si può stare. Sui “percorsi mentali” non si sa bene cosa dire. Sanno di masturbazione celebrale. Il bobo lancia un piccolo referendum tra i lettori del sito. Conscio che Lebowsky difficilmente accetterà consigli a riguardo (e altrettanto difficilmente pubblicherà questo post per intero, senza censura alcuna), io direi che:

  • Questo non è il Vietnam, è il bowling, ci sono delle regole. (John Goodman in “Il grande Lebowski”, per rimanere in tema con il blog
  • Sai Maude, questo è un caso molto, molto complicato. Ci sono un sacco di input ed output, ma fortunatamente io rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente flessibile. (Jeff Bridges-Drugo, spiegando la situazione a Julianne Moore, sempre per rimanere in tema… è un po’ lunga, lo so!)
  • I giorni indimenticabili della vita d’un uomo sono 5 o 6 in tutto. Gli altri fanno solo volume. (Ennio Flaiano)
  • Ti infilo quel bastone nel culo e ti sventolo come una bandiera! (da “I guerrieri della notte”; mi rendo conto, non si addice al sito de Leb.)

Poi le mie favorite:

  • Il mio cervello e’ il mio secondo organo preferito. (Woody Allen ne “Il dormiglione”)
  • “Capo, quando rinasco vorrei essere come lei!”. “Vuoi dire bello e spietato?”. (da “Il fuggitivo”)

Proponete pure voi, orsù.


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Bobo's version (ovvero: er penziero debbole de' noantri)

Caro Lebbowsky,
ho visto che ti stai interrogando su quale debba essere l’inno del listone per le prossime europee. L’impressione è che tu lo stia facendo con una qualche ilarità di troppo, che non si addice all’occasione. Perchè la politica ha bisogno di simboli, colori, immagini; e anche di suoni e parole, se vuole essere davvero vicina agli italiani, che sono un popolo generoso e partecipe, felice e cazzarone. Quindi ti invio il mio contribbuto su questa questione. E vorrei proporti:

  • E ritorno da te (L. Pausini); perchè piace molto alla fidanzatina di mio figlio Francisco
  • La vita mia (A. Minghi); perchè nessuno come Amedeo sa sposare cuore e musica, passione e note
  • La canzone del Capitan Uncino (Dj Francesco); perchè il mio cane quando la sente zompa che pare che abballi
  • Dimmi di si (Pooh); perchè è un bell’invito alla vita è perchè Facchinetti è il papà di Dj Francesco
  • Forse si, forse no (Pupo); è la canzone che mi ha fatto innamorare di mio marito, ce la canticchiavamo sempre…

Ecco. Spero sappiate apprezzare questi suggerimenti. Tanti cari saluti, Barbara Palombelli (olè!)

PS: il Bobo, qui ospite, sarebbe esperto in comunicazione politica…


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Bobo's Version

C’è chi va ripetendo: “à la guerre comme à la guerre”. E io sono d’accordo: perché se le cose si fanno, allora vanno fatte bene. No? O’ ppaese ‘ro soole, o’ ppaese ‘ro maare, ce simm’ scurdat’ cumm’è ca se fa ‘a gguerra. Ripassiamo, dunque.

  1. non bisogna dare il via a processi di psicoanalisi collettiva ogni volta che facciamo la bua al nemico (tantomeno se in qualche prigione ci scappa la mano e finiamo per usare elettrodi, guinzagli e altri oggettini sadomaso)
  2. non bisogna pisciarsi addosso di lacrimucce tutte le volte che fanno secco uno dei nostri. Ok i funerali di Stato, le condoglianze alle vittime e bla bla: ma ricordiamoci che per tre ostaggi in mano loro (già dimenticati, peraltro) noi deteniamo migliaia di pericolosi terroristi; e che per ogni nostro caduto dall’altra parte ce n’è qualche centinaia. Insomma, gli stiamo rompendo il culo, a ‘sti beduini del piffero. Ottimismo.
  3. teniamo bene a mente la superiorità (dai, su, non c’è altro modo per definirla!) del nostro sistema democratico sul loro sistema insciallah o bonga bonga, a seconda dei casi. Noi, quando spariamo, lo facciamo in osservanza a regole d’ingaggio, comandi militari, procedure belliche. E se qualcuno sbaglia, se qualcuno ci va con la mano pesante, paga: tribunale marziale e via. Mica come quei tagliatori di teste mezzi scemi che fanno filmini tutti incappucciati e urlanti. Noi, al più, si fa qualche foto digitale.

Orsù, allora: fieri e tosti alla battaglia. Senza rompere troppo le balle. Mi sono spiegato?

Ps: il mio adorato elefantino continua a ripetere ‘sta solfa qui: non possiamo equiparare le torture ad Abu Grahib con l’orrore della decapitazione di Berg. Le prime rappresentano la violazione di ogni fondamento della nostra civiltà (e saranno sanzionate), le seconde la ferocia e la follia che serpeggia nell’Islam. Io, per parte mia, dico: non possiamo equipararle. Delle prime è responsabile il governo del paese più potente e ricco del mondo, delle secondo un gruppo di disperati terroristi/resistenti. Ci sono in ballo, da un punto di vista politico, ordini di responsabilità del tutto incomparabili…


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Bobo's Version

Stamattina, in una stazione ferroviaria di una grande città del nord, il Bobo trinca un cappuccino risibile e osserva i manifesti elettorali. Uno dei Ds fa (più o meno) così: “Il nostro progetto: abrogare il caro vita”. Il Bobo riflette. “Abrogare? Ma lo sanno che vuol dire “abrogare”? O vogliono davvero andare al governo e promulgare un decretino, per sancire che l’inflazione in Italia non esisterà mai più? E chi è lo stronzo che l’aveva istituita?” Il Bobo paga il suo cappuccino. Un euro e quaranticinque centesimi. Sale sul treno e fugge via.

ps abrogare v. tr. (ind. pr. àbrogo-ghi) [sec. XIV; dal latino abrŏgàre]. Revocare, annullare con atto di autorità pubblica quanto era stato in precedenza decretato; togliere validità giuridica a un ordine, a una legge.


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Bobo's Version

Sìori e sìori, da oggi in poi ospiterò con regolarità il buon Bobo su questo blog, con la sua rubrichetta dal titolo assai originale (d’altronde anche Cortesie per gli ospiti non è che…).

Ansa, I fatti del giorno (edizione delle 6.06, 7 maggio ’04)
Nuovo messaggio audio di Bin Laden: dieci chili d’oro a chiunque ucciderà Paul Bremer, Kofi Annan o i loro più stretti collaboratori. E mezzo chilo a chi eliminerà cittadini di paesi “schiavi del Consiglio di sicurezza attualmente in Iraq, come Giappone e Italia”.
E così apprendo che il primo che volesse fare secco Maurizio Costanzo ci arriva quel simpatico signore arabo, dinoccolato ma elegante, e lo fa ricco, ricchissimo. Ah, però!…


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Eugenio Montale, a K.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le pietraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma…

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)


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Salinger

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e, tutto quello che segue, vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” [da “Il giovane Holden” di Jerome David Salinger]


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Chanson

Per ricordarmi di te
Ombre trafiggono il mare
Come le stelle che cadono
E non si accendono più
Passa un cielo di nuvole
Mentre mi piove nell’anima
Sono stagioni che vanno lontano
E non tornano più
Per ricordarmi di te
Della tua bocca di Maggio
E’ solo un gioco ma credimi
Non c’entra niente con te
Perché stanotte è la mia
E devo andare lontano
Ovunque il vento mi porterà
Voglio vedere che c’è.
Per ricordarmi di te
Sono salito su un treno
Ed ho pensato che un giorno magari
T’incontrerò
Senza più niente tra noi
Senza passare da dove sai
Quando i miei sogni saranno rimasti
Ormai dietro di me.
Per ricordarmi di te…
(Per ricordarmi di te, Sergio Cammariere)