Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


Lascia un commento

Alitalia.it ko/2

Sono senza parole. Dopo la notizia che ieri il sito Alitalia.it era irraggiungibile via Internet, ho provato per il resto della giornata a controllare e anche questa mattina ho fatto continue verifiche anche da punti diversi della Rete. Risultato: il sito dove poter controllare gli orari, acquistare biglietti e verificare l’accredito delle proprie miglia, è irraggiungibile! La cosa già mi lascia interdetto: come è possibile che una compagnia aerea grande resti irraggiungibile per così tanto tempo? Soprattutto quando stanno facendo pubblicità a tutto spiano sulla convenienza di usare il web per le proprie prenotazioni?

Così telefono al call center, assistenza web. E capisco tutto… La risposta dell’addetto è a dir poco spiazzante: “Beh, veramente il sistema web di Alitalia non ha mai funzionato bene”… “Riprovi più tardi comunque…”…

Strabuzzo gli occhi. E penso che un fallimento potrebbe essere cosa buona e giusta.

Aggiornamento: nel pomeriggio è tornato tutto a posto, salvo mancare ogni riferimento al problema e presentare qualche piccolo cambiamento grafico…


Lascia un commento

Alitalia.it ko

Certo che non se ne fanno mancare nessuna alla compagnia di bandiera. Non bastano gli scioperi continui, una situazione finanziaria disastrosa, i servizi ormai ridotti al minimo ed i prezzi elevati rispetto alla concorrenza. No, ora decidono di dare disservizi anche on line: il sito ufficiale non è raggiungibile da qualche ora (almeno tre). Attacco o Isp fai da te?


Lascia un commento

Bobo's Version

Ricevo e pubblico:

Era una mattina della scorsa settimana e il Bobo se ne stava casalingo causa influenza. Olè. Egli si imbatte per la prima volta nella trasmissione diurna di Costanzo Maurizio. Alla trasmissione partecipano:

a) in collegamento da qualche provincia ligure, giovane donna (anni 20) anoressica, con tentato suicidio alle spalle; nel suo tentativo aveva coinvolto la sua migliore amica, anch’essa anoressica: la quale non aveva fallito e c’era rimasta. La giovane donna della provincia ligure dichiarava di vivere nel rimorso e nel dolore. La chiameremo Pina;

b) in studio (la sua presenza in trasmissione si intuiva essere abituale) una signora tra i 50 e i 60: faccia pulita, piccolina, vestita sobriamente, piglio da laboriosa massaia padana. Ad una prima occhiata la si direbbe cattolica, impegnata in qualche forma di volontariato missionario; una di quelle tipe che le incontri in gita a qualche santuario di qualche madonna sconosciuta, con tanti vecchietti, arzilli quanto lei, che la sera se ne vanno a ballare e alla fine limonano. La signora, mi sembra di intuire, è malata di cancro. La chiameremo Pinuccia.

Costanzo Maurizio sollecita la signora al punto b) ad interloquire con la giovane al punto a).
“Pinuccia, spieghi a Pina che cos’è la vita…”
La Pinuccia non ci pensa un istante e non se lo fa ripetere due volte: “La vita è un alito di vento, è il sorriso di un bambino, una passeggiata al tramonto. La vita sono gli occhi della persona che si ama, un fiore che sboccia al mattino, il primo giorno di primavera… la vita è come un tramonto in riva al mare, è una continua rinascita nell’amore…”

Costanzo Maurizio appare soddisfatto della lezione impartita dalla Pinuccia e la blocca prima che cominci a parlare delle gioie del sesso, della bontà di un Big Mac, di quanto si gode al bagno quando si espunge qualcosa che ingombrava parecchio. E si rivolge a Pina: “Allora, ha capito cos’è la vita?” Pina, in collegamento con lo studio delle meraviglie, piange sconsolata e irrimediabilmente triste. Seguono chiose del dott. Morelli e di Costantino.

Il Bobo percepisce un acuto e improvviso peggioramento dei suoi sintomi influenzali; e pensa che andrebbe istituito il reato di “lesione dell’etica pubblica”. Che prevede pene fino all’ergastolo. ‘azzo, quanto schifo…


Lascia un commento

L'aeroPorto delle nebbie

Piccola incursione nella mia vita privata. Ieri mattina sono andato di buon’ora a Fiumicino, aeroporto di Roma, per prendere un aereo Alitalia. Nel tragitto in auto tra casa e l’aeroporto faccio il check-in telefonico, così arrivo tranquillo e una volta tanto ho anche il tempo del caffé e del giornale. Primo annuncio, quando siamo ormai all’orario di imbarco: il volo è rinviato di venti minuti. Bene: ho anche il tempo di controllare la posta. Dopo venti minuti, un nuovo annuncio pospone ancora la partenza, di pari tempo. Infine, terzo annuncio: causa nebbia il volo è cancellato.

Sconcerto in tutti. In primis perché la nebbia a Roma raramente blocca l’aeroporto. Poi perché ti saltano tutte le riunioni pianificate per settimane in un colpo solo. Però ti rassegni, prendi la tua borsa e segui le indicazioni del personale di terra, che ti indirizza ad un banco iperaffollato di gente mugugnante e/o incazzata. Per smaltire la fila altro personale Alitalia rassicura tutti sul fatto che i biglietti, inclusi quelli elettronici, saranno rimborsati e che dunque possiamo tranquillamente andarcene. Nessun timbro, nessuna ricevuta: tutto sulla parola. Mostro anche il mio biglietto, così per sicurezza. Mi confermano che verrà stornato dalla carta di credito automaticamente.

Bene, prendo e mi dirigo al parcheggio per tornare in città. Arrivato al parcheggio multipiano mi viene un dubbio: non ho alcun pezzo di carta, meglio chiamare il call center Millemiglia e chiedere conferma. Volete sapere la risposta? “Guardi che per nebbia non sono previsti rimborsi di alcun genere”… Sconcerto. Ho pensato a quanti, fidandosi di un pirla in divisa, sono tornati a casa perdendo due-trecento euro di biglietto. Così torno indietro alla biglietteria e dopo quaranta minuti di fila, mi confermano che l’unica possibilità di non veder bruciato il mio biglietto è di spostare la data di partenza ad altro giorno, ovvero cambiarlo, con la solita solfa che è un biglietto economico soggetto a restrizioni (Roma-Pisa-Roma a 270 euro è economico???) e che quasi ti fanno un favore.

In quel momento ho pensato che… ma magari fallissero!


4 commenti

Bobo's Version

Il Bobo, giovedì scorso, torna da Milano e legge Barbarella Palombella, che sul Magazine del Corriere la butta là: “Pseudointellettuali e supersnob fuggono la folla domenicale che si spiaccica sui lettini al sole. Io la cerco. Mi diverto a osservare l’evoluzione umana sulle spiagge, da Rimini a Ostia. Adoro sentire le chiacchiere, le voci, mi appassiona il mercatino interetnico fra la biondona rifatta e l’Omar che vende il tanga brasiliano, mi diverte farmi massaggiare dalle cinesine per 15 euro. Penso che ci sia molto da imparare, dalla gente e dal mondo reale”.

Il Bobo ci riflette assai: “Ah, però! Questa qui è proprio come me… ci piace la gente semplice, stare insieme agli altri, mescolarsi all’uomo comune, fiutare gli umori profondi del paese. Che bello, che bello…” si dice il Bobo. Che poi prende carta e penna e scrive un biglietto:

“Cara Barbarella, stanco di cene in piedi, salotti, aperitivi, gite in barca; stanco di radical-chic e intellettuali da think tank vorrei invitarti, uno di questi week end, a Ladispoli o a Torvajanica. Per noi che amiamo la gente vera potrebbe essere molto bello. Ci sono tanti di quegli africani, carichi come somari, che vendono mercanzie colorate e improbabili, che ti chiamano “fratello”; addirittura alcuni si rivolgono alla femminucce con un meno prosaico “Ah bbella! Che vvoi?”. Forte, no? Poi è pieno di ragazzette di periferia, commesse e estetiste, con nomi tipo Shanty, Deborah e Luana (aggiungerei Suria, ndr); vedessi come contrattano con gli africani!!… divertentissimo. E soprattutto autentico. Di cinesine – che mi sembra di capire sono la tua passione – ce ne sono a iosa: con i loro cappellini di paglia e gli oli essenziali comprati al discount. E ancora: famiglie intere che si portano tavolinetto, sedie e abbacchio per consumare gustosi petit déjeuné sotto l’ombrellone: bambini con la maglietta di Totti che giocano allegri e si sputacchiano l’un l’altro: musica, musica, musica, stereo a volume altissimo e Renato Zero, Tiziano Ferro…; uomini e donne palestrati, uomini e donne cannone… un’umanità varia e sterminata. Caldo, odore di paranza fritta in olio riciclato, creme da sole alla maracuja. Fiat Tipo e fuoristrada con i vetri blu notte. File e file di gente comune, tutti spiaccicati come piace a te. Mi auguro davvero tu voglia accogliere festosa questo mio invito. Piuttosto, fai attenzione se decidi di portare il cane; lì ci sono tanti ragazzi – ma pensa che buffo! – che girano con pitbull, bulldog, rottweiler… non si sa mai. Rimango in attesa e ti omaggio, come sempre, della mia stima e della mia simpatia. Il Bobo.”


29 commenti

Bobo's Version

Erano tutti riuniti a casa del Lebowsky e si discuteva sul chi fosse il più alto. Le analisi si sprecavano: “Io sono l’unico che ha registrato una sensibile crescita anche dopo la boa dei vent’anni”; “Se compariamo la misurazione di oggi con quella fatta il giorno prima della mia cresima non possiamo non riconoscere che io mi sono alzato più di chiunque altro”; “I miei centimetri vanno misurati a partire da una dato iniziale decisivo: mia madre è alta un metro e venti, mio padre un metro e trentacinque. Dunque il mio uno e cinquacinque è un ottimo risultato”.
Interviene persino il Lebowsky: “Io mi ero dato un risultato, il metro e settantadue, che ho abbondantemente superato, forse addirittura di tre centimetri. Certo, ragioniamo ancora di dati provvisori, ma posso sin da ora ritenermi soddisfatto”.
Un gran ballo di cifre, stime, prese di posizione, polemiche variamente assortite. Interviene il Bobo in collegamento mondovisione dalla sua vasca da bagno. “Pronto, si, sono il Bobo. Prendo parola per denunciare la truffa che state mettendo in scena ai miei danni. Qui siamo alla manipolazione sistematica della realtà: è vergognoso, è un’indecenza. Mi accreditate di un 172,8 cm che non corrisponde alla realtà. I dati in mio possesso parlano di 173,1 cm. Siamo di fronte ad un tentativo scandaloso per far apparire Lebowsky più alto di quanto non sia e per sottostimare il mio risultato. A misurazioni ultimate, dati ufficiali alla mano, qualcuno dovrà chiedere scusa agli italiani ed ammettere di avere sbagliato”.
Oggi, a misurazioni quasi ultimate, il metro accredita il bobo di 1729 mm. Bah… (!?)

Ps: dedicato a tutti coloro che ieri notte si sono ciucciati Fassino a Porta a Porta.


8 commenti

Bobo's Version

“Mamma sono un ribelle!”

(ANSA) – ROMA, 4 GIU – Disobbedienti si’, ma anche se si sceglie di essere un po’ ribelli, alla mamma non si scappa. Stando nei cortei dei pacifisti che hanno attraversato Roma, stamani non era inusuale ascoltare le telefonate dei piu’ giovani che rispondevano spazientiti a mamme o parenti ansiosi. ”Si’, si’, stai tranquilla – si poteva sentir ripetere dal malcapitato di turno – non e’ successo niente, e’ tutto tranquillo”, mentre, gli occhi si levavano verso il cielo e le mani facevano ampi ed eloquenti gesti agli amici vicini. Altri giovani pacifisti piu’ accondiscendenti, venuti anche da altre regioni, spiegavano al genitore premuroso e un po’ pedante, con dovizia di particolari, cosa stava accadendo. ”Ma no – dicevano – non c’e’ niente di preoccupante, solo qualche cassonetto rovesciato e un po’ di fumogeni. Sto bene, nessun problema” e poi via di nuovo a far sventolare la bandiera della pace e a gridare slogan contro il governo e contro ”il signore della guerra”.(ANSA).

DE/TER
04-GIU-04 15:13 NNNN

ps ‘mbeh! ? C’è mica da fare della facile ironia, sapete: pure James Dean c’aveva ‘na mamma… pure Lenin, se è per questo: e Mao Tze Dong, e Rosa Luxemburg, e il ciccione dei 99posse (magari ce l’ha ancora… complimenti, signora!)

pps oh! Ieri sera i nogrobbar convenuti nella capitale per confliggere contro Darth Vader si sono ritrovati in un centro sociale, per un concerto di Caparezza. Costui un tempo si faceva chiamare Mikimix e partecipò a Sanremo – nel 1998 – con una canzone dal titolo “E la notte se ne va”. Recitava strofe tipo “Cado morbidoso sul rettangolo di letto / Ding ding dong dodici rintocchi, chiudo gli occhi / Ed il paese dei balocchi è qui / E le porte sono tutte aperte, quante scoperte / Si fanno sotto le coperte / Ed è dolce come panna l’eco della ninna quando vado a nanna…”. Dite quello che vi pare: per me il culo di Jamelia c’ha più spessore politico. E attendo che Topo Gigio diventi marxista, cominci a fare teatro d’avanguardia e si metta a capo di moti di contestazione di piazza. In Italia tutto è possibile.