Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Ridateci la nostra ingenuità

La notizia dell’attentato odierno è devastante. Ci esplode vicino come quella delle Twin Tower. Era il giorno 11 allora; è l’11 oggi. Questo post non vuole però commentare la notizia, esprimere cordoglio o macchiarsi di simpatie verso il movimento indipendentista basco: vuole mettere nero su bianco quanto è passato, per frazioni di secondo, nella mia testa oggi.

Ho pensato ad Aznar e soprattutto alla sua famiglia, da quanto so vicina per simpatie al franchismo. Ho pensato che l’attuale governatore della Galizia è stato ministro del governo Franco. Ho pensato che il partito popolare era sfavorito nelle imminenti elezioni e forse avrebbe perso maggioranza e potere. Ho pensato che la ricerca di un nemico rafforza il potere consolidato e libera le sue mani nella negazione della democrazia e nella repressione. Ho pensato che l’Eta non aveva mai agito così e che non solo non ha rivendicato l’azione, ma l’ha condannata. Il ministro dell’interno ha però subito bollato la cosa come terrorismo interno.

Infine stasera le notizie inquietanti dei ritrovamenti e delle rivendicazioni che legherebbero le esplosioni al terrorismo di matrice araba, a Bin Laden e alla sua Spectre. Non sappiamo ancora nulla. Sento però che tutti questi dubbi che ci vengono in mente, queste fantasie perverse di macchinazioni e disegni stragisti del potere, questo leggere con malizia ogni notizia che ci arriva, questo pensare sempre male e peggio… ecco, è da persone che ne hanno sentite e viste troppe, che hanno perso parte della loro fiducia. Che hanno perso la loro ingenuità.

I misteri svelati o semisvelati, la P2, l’Italicus, Piazza Fontana, il DC9 Itavia, Enrico Mattei, l’omicidio Moro e tutti gli altri “affaire” italici (per limitarci alla nostra terra, che in questo è di certo generosa) ci hanno tolto l’ingenuità, il pensare che “a” sia “a” e “b” sia “b”. La rivorremmo indietro, grazie.


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Addio Boboblog

Torno da una giornata di merda, in attesa di una riunione di lavoro pessima presso il principale operatore di telefonia mobile italiano (inizia per T, se proprio non ci arrivate), che per l’ennesima volta – con totale disprezzo del lavoro e del tempo altrui e logica feudale – ci ha fatto attendere ore per poi riceverci cinque minuti e buttare in aria per la quarta volta il lavoro grafico fin qui portato avanti.

Torno ed oltre a questo trovo un amico che mi ha intasato la mail con 6mb di nudi (immagino, visto che sto ancora finendo il download) e un altro che chiude forse definitivamente il suo blog. Bobo, perché fai così? La tua sarà un’assenza ingombrante: in questi mesi ci siamo divertiti, spalleggiati, provocati via blog.

Addio allora. Anzi, arrivederci nel mondo reale, dove per fortuna continuiamo ad incontrarci e a gongolarci della nostra balorda essenza.


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Il tempo che scorre

Lo sapevamo già: a breve uscirà Starsky e Hutch in versione film. Per noi “vecchietti”, cresciuti davanti alla tv guardando le gesta della coppia di sbirri più simpatica di tutti i tempi, la notizia fa piacere e dispiacere assieme.

Ben Stiller e Owen Wilson al posto di Paul MIchael Glaser e David Soul non promettono nulla di buono: sarà una versione più “comica” e scanzonata di quanto non fosse la seria tv. Ma tanto lo andremo a vedere lo stesso, per pura nostalgia. Nostalgia moltiplicata dalla visione della foto qui a sinistra.

Piccolo gioco: a voi, chi dei due era più simpatico?


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La vera storia del soldato John

Il senatore democratico Kerry racconta la sua guerra, la morte dei compagni, la conversione al pacifismo“.

John Kerry, candidato democratico alla Presidenza USA, parla del “suo” Vietnam. Io non sono un fine conoscitore della politica e della società americana; sono stato solo una volta a New York per un viaggio e parlo anche male l’inglese. La cosa che però mi colpisce sempre è come gli Stati Uniti non abbiano mai ancora fatto pace con il proprio passato, quanto sia presente il fantasma Vietnam (senza però incidere sulle linee di politica estera) e quanto sia importante per un candidato essere stato in guerra, “servendo” la propria nazione. C’è un che di retorica, ma anche molta ingenuità contro cui è difficile scagliarsi.


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Internet uguale pedofilia

Ci risiamo: arrestato in Italia un ragazzo di 26 anni per apologia dei reati di pedofilia. Ora che si possa parlare di “pedofilia culturale” e difenderla mi sembra a dir poco ributtante, dunque non starò qui a difendere la persona e le sue gesta; l’arresto mi sembra però una misura preoccupante, abnorme, cieca.

In primo luogo questo ragazzo si limitava, sul proprio sito web, a istigare e giustificare la commissione di reati di violenza sessuale sui bambini. Una cosa orribile, ça va sans dire. Però la polizia non ha trovato né filmati, né foto, tantomeno prove di reato. Dunque il reato ascritto è quello di apologia, puro e semplice.

Come giustamente fa notare Antonio Tombolini,

La notizia essendo di grande rilievo ed estremamente preoccupante, viene confinata dalla stampa nelle ultime pagine di cronaca, quando c’è.

Ed è vero: io l’ho trovata con un pò di difficoltà su Repubblica, mentre questa mattina all’alba l’avevo sentita leggere in radio (dal giornale City). Chiaramente essendoci di mezzo Internet la lettura giornalistica del fatto punta su due dei grandi mostri del terzo millennio: la pedofilia e Internet (per fortuna Bin Laden non è stato tirato per le vesti, stavolta). Sempre Tombolini:

Ora uno (e io tra questi) può avere in odio la pedofilia quanto vuole. Salvo che quanto più l’ha in odio, tanto più dovrebbe informarsi, e sapere che più del 95% dei casi di pedofilia ha a che fare non con internet, né col mostro perverso, ma con le persone e gli ambienti più familiari al bambino (scuole, oratori, collegi, e soprattutto la famiglia stessa).

Ecco: io ho paura di questo vuoto garantista, di una giustizia poco razionale, della ricerca del nemico della società, del mostro; del giornalismo strabico, che perde alcune notizie e ne distorce altre; di chi pensa che simili notizie siano svolte storiche in positivo.


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New entry in Vespablog

Ufficialmente iscritto Antonio Tombolini nella community Vespablog, che stenta a decollare ma che vanta persone speciali nelle sue fila. Dunque, un benvenuto da tutti i partecipanti!

Vespablog vuole essere una comunità virtuale di blogger che hanno una Vespa, di qualsiasi tipo e periodo, con cui hanno possibilimente viaggiato un poco e che sono in grado di passare sopra alle scomodità del mezzo per apprezzarne invece tutte le indubbie qualità. Per quelli che uno scooterone farebbero fatica a girarci sopra; per quelli che una volta nella vita hanno caricato i portapacchi con tenda e sacco ed hanno macinato chilometri; per quelli che vorrebbero incontrarsi non solo sul web e che una passeggiata su due ruote in compagnia la farebbero volentieri; per quelli che hanno un posto libero per il banner. Insomma, per tutti voi.

Per chi invece ancora non fosse iscritto, può farlo molto semplicemente qui.


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Sua Eminenza, l'Ipocrisia

Ho letto giusto ora il post di Tombolini su come si è miseramente conclusa la vicenda dell’invito a Sofri nel Duomo di Milano. Si è conclusa male, nel peggiore dei modi, con cecità ed ipocrisia. Con speranze tradite (anche nostre). L’articolo è particolarmente bello, per cui tentare di replicarne le motivazioni qui sarebbe esercizio destinato al fallimento. Vi invito però, poiché ordinar non posso, a leggere il pezzo
Spero vi faccia star male come sono stato io.


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Banzai

Ieri sera sono uscito a cena. Ho pagato una tangente in sushi e sashimi, con molto piacere visto che personalmente – oddio come sono banale – adoro la cucina giapponese. Questa volta ho optato per uno dei due ristoranti più rinomati sulla piazza di Roma, Hasekura.

Pesce delizioso, freschissimo, ottimo. Va di moda il sushi, questa è l’unica cosa che mi lascia contrariato; tanto di moda che il locale, minuscolo, era pieno di “vip”. C’era un attorucolo visto in una fiction tv, una pseudo modella, Pamela Prati e lei.
Lei è mooooltoo carina…


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Il peso dell'estetica

L’estetica guida molte mie scelte. Il gusto, l’aspetto, la bellezza entrano in lotta spesso con la funzionalità quando mi accingo a scegliere ed acquistare un oggetto. Questa lotta spesso porta ad ottimi compromessi, altre volte penso invece comporti l’acquisto di prodotti più costosi o meno funzionali.

Impossibile però muoversi diversamente, se la bellezza è una delle leve che ci muovono. Questo discorso mi è tornato alla mente (ne avevamo già parlato con  Leopardo una mattina a Firenze) negli utimi giorni: mi sto accingendo ad un trasloco e per la nuova casa mi sono accorto di non esser capace di acquistare oggetti brutti, ma economici. A partire dalla cucina, una Silverbox di Ernesto Meda. Al frigorifero, completamente in acciaio inox. Al letto, un futon giapponese. Un salto da Mondo Covenienza ed avrei risparmiato tanti bei soldini. Avrei però vissuto in un ambiente meno accogliente, meno bello.

Altro caso (tendi le orecchie Rudy): da un mese circa ho dovuto riacquistare il notebook con cui lavoro, a seguito del furto subito una notte in ufficio. Per questioni di urgenza e di economie alla fine ho preso un ottimo Acer, funzionalmente ineccepibile. Ora mi trovo a doverne acquistare un secondo, in sostituzione dell’altro pc rubato nella stessa sfortunata notte. E mi chiedo se non prendere uno più bello, sostituendo ancora una volta il mio. Magari meno performante ma più bello. Bella idiozia, no? E così il complesso di inferiorità di un utente Pc nei confronti di un utente Mac è riesploso. L’unica cosa che mi salverà dal grande salto sarà forse il prezzo, ancora molto alto dei notebook Apple, la minor facilità nel reperimento del software (che peraltro mi sembra costare anche di più), l’annoso problema delle compatibilità con il mondo Pc (poiché lavoriamo in reti di soli Pc, sia client che server) e la pigrizia nel dover reimpararne la gestione.

Ho l’impressione però che prima o poi cadrò nella rete. Perché alla bellezza non resisto…


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Il signore degli orpelli

Questo fine settimana grande abbuffata di cinema: ho iniziato venerdì con “Sotto falso nome“, proseguito sabato con “L’amore è eterno finché dura” e domenica con una maratona de “Il sognore degli anelli”, prima e seconda parte. La terza questa settimana.

Il primo è interessante, con ottime recitazioni (adoro Auteil da Un cuore in inverno), una trama non banale, scenografie e musiche (Ludovico Einaudi) quasi perfette. Qualche vuoto ogni tanto. Riempito a dovere da Anna Mouglalis.

Verdone è stata una scelta fatta quasi per caso, nella convinzione del solito filmetto banale degli ultimi anni del regista. Invece mi è piaciuto: ha ritmo, battute intelligenti, soggetto tipico di questo periodo ma non banale. Soprattutto ritmo. Nessun vuoto e nessuna noia durante la proeiezione.

Infine “panzata” del Signore degli anelli. Continuo a non comprendere il perché del caso. Attendo il terzo episodio per ricredermi o pensare che sia un inaudito polpettone…