Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Un paradosso lungo un metro

Pensavo questa mattina cercando un metro per casa (attrezzo con cui in questo periodo ho molto da fare, causa prossimo trasloco):

un tempo, tanti anni fa, c’era il metro in legno, tanti pezzetti con snodo che messi tutti in linea misuravano 100 centimetri. C’era anche qualche metro a fettuccia, ma sempre 100 centimetri misurava.

Poi è arrivato il metro avvolgibile, lungo ben 200 centimetri! Ricordo ancora che erano la minoranza e che sembrava lunghissimo.

Oggi circolano metri di almeno 300 centimetri, quando non di 500. Cinque metri in un affarino piccolo piccolo. Ci puoi misurare tante cose, senza dover interporre segni e fare addizioni.

Ma se le case sono sempre più piccole, perché il “metro” è sempre più lungo? Bah…


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Il minimo sindacale

La convocazione di Roberto Baggio in nazionale per un’ultima partita prima di appendere gli scarpini al chiodo è il minimo sindacale che il calcio italiano è tenuto a garantire ad uno dei nostri migliori giocatori di sempre. La notizia mi conforta: la classe e il talento ogni tanto possono essere riconosciuti.

Penso ancora che Baggio dovesse essere convocato agli ultimi Mondiali. Era cosa dovuta, oltre che utile ad una squadra con troppo poco cuore. Chapeau per il gol di domenica, Roberto.


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Coi piedi per terra

Riguardo a quanto già ho scritto sulle stragi di Madrid (qui e qui), concordo con la scelta di posizioni poco originali ma “coi piedi ben saldi in terra” recuperate da Luca Sofri su Quattroeunquarto, con un collage di interventi altrui:

Angelo Panebianco sul Corriere: “L’errore è quello di non controbattere con sufficiente forza la tesi di chi in Europa va dicendo che l’unica vera causa dell’ultima ondata di attacchi terroristici sia la guerra in Iraq. […] A tutti costoro va ricordato che la guerra è iniziata con gli attacchi dell’11 settembre del 2001 ed è continuata poi con molti attentati in varie parti del mondo anche dopo quella data (e prima che ci fosse l’intervento anglo-americano in Iraq). I critici di quell’intervento possono benissimo continuare ad esserlo sostenendo che esso non ha contribuito a «fermare» il terrorismo ma non possono avallare la tesi secondo cui la guerra in Iraq sarebbe la vera , unica causa dell’aggressione terroristica all’Occidente.

Massimo Cacciari sul Corriere – “Certo, non mi pare molto saggio se il giorno dopo le elezioni dico esattamente quello che gli attentatori si aspetterebbero che io dicessi…”, riferendosi alle dichiarazioni di Zapatero espresse sull’onda dell’emozione post-elettorale/post-attentati/post-popolari.

Ecco, io sono ancora meno originale. Anche se penso che la guerra in Iraq sia stato un errore in termini assoluti, oggi mi trovo concorde nel dire che andarsene ora sarebbe un errore ancor più grande, dalle conseguenze disastrose. Per tutti, iracheni inclusi. Ciò che si può fare è accelerare semmai il passaggio ad un potere locale autonomo ed evitare per il futuro inutili bugie giustificative di guerre ingiuste.


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Una lezione impartita agli alchimisti

Spagna, vincono i socialisti. I popolari non possono che accusare il colpo, anche se una dichiarazione mostra una lettura del voto a senso unico; è quella di Zaplana, portavoce del governo uscente: “ci sono state delle circostanze che hanno generato una commozione nella società spagnola in questi ultimi tempi”. Come a dire che forse l’attentato stesso ha generato questo voto. Le reazioni del Polo in Italia paiono dare valore a questa tesi: secondo Selva addirittura saremmo di fronte ad una vittoria elettorale del terrorismo.

Penso che i popolari abbiano perso per vari motivi e che i socialisti abbiano vinto per altri, numerosi motivi. E’ la politica. E’ la democrazia. Dare giudizi netti sullo scollamento dell’elettorato, ostaggio di Bin Laden, mi sembra solo carenza di cultura democratica. Quali dati reali abbiamo in mano? Nessun dato statistico elaborato, certo e valido, al momento. Possiamo dire ragionevolmente che l’11 marzo ha pesato sul risultato, ma non sappiamo quanto. Forse di più ha pesato l’atteggiamento del governo spagnolo, incapace di gestire il dramma o (perché c’è una bella differenza, quella che passa tra la buona e la cattiva fede) di essere sincero con i propri elettori.

Io so poco della Spagna e poco della sua vita politica. Eppure già alla prima smentita ufficiale dell’Eta ho pensato che, forse, gli indipendentisti baschi non erano colpevoli del massacro. Non come Eta, almeno. Ho pensato semmai a “fuoriusciti” in disaccordo con la base, decisi a dare vita ad una nuova sigla ed a mostrare in modo eclatante il salto di qualità dello scontro. Che senso avrebbe avuto altrimenti rivendicare la propria innocenza? Ho pensato in alternativa ad un terrorismo internazionale, ad Al Queda (per utilizzare la sigla tristemente famosa). Ripeto: io non so nulla.

La fretta del governo, che molto invece dovrebbe conoscere, di addossare la colpa ai baschi senza quei ragionevoli dubbi che sarebbero stati leciti in un primo momento, ha quantomeno regalato cattivi pensieri a tutti noi. Abbiamo pensato che nella migliore ipotesi fossero non all’altezza del compito. Con più malizia che volessero nel breve volgere a proprio favore la disgrazia. In un caso come nell’altro, non hanno conquistato la nostra simpatia, il nostro rispetto e – in Spagna – il voto dei propri cittadini.

Questa è a mio parere una lezione che tutti i politici dovranno in futuro tenere a mente. Per il presente e se la matrice internazionale dovesse essere confermata (come sembra), a noi restano ancora più paure, più angosce e più dubbi. Tutti siamo a rischio, in Spagna come in Italia; tutti siamo responsabili del nostro futuro e dobbiamo respingere la politica che porta odio e incomunicabilità tra i popoli, che arma la mano di assassini alleati (poi nemici), che è sorda al dialogo. Non penso che il terrorismo possa essere sconfitto con la sola violenza.


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Ridateci la nostra ingenuità

La notizia dell’attentato odierno è devastante. Ci esplode vicino come quella delle Twin Tower. Era il giorno 11 allora; è l’11 oggi. Questo post non vuole però commentare la notizia, esprimere cordoglio o macchiarsi di simpatie verso il movimento indipendentista basco: vuole mettere nero su bianco quanto è passato, per frazioni di secondo, nella mia testa oggi.

Ho pensato ad Aznar e soprattutto alla sua famiglia, da quanto so vicina per simpatie al franchismo. Ho pensato che l’attuale governatore della Galizia è stato ministro del governo Franco. Ho pensato che il partito popolare era sfavorito nelle imminenti elezioni e forse avrebbe perso maggioranza e potere. Ho pensato che la ricerca di un nemico rafforza il potere consolidato e libera le sue mani nella negazione della democrazia e nella repressione. Ho pensato che l’Eta non aveva mai agito così e che non solo non ha rivendicato l’azione, ma l’ha condannata. Il ministro dell’interno ha però subito bollato la cosa come terrorismo interno.

Infine stasera le notizie inquietanti dei ritrovamenti e delle rivendicazioni che legherebbero le esplosioni al terrorismo di matrice araba, a Bin Laden e alla sua Spectre. Non sappiamo ancora nulla. Sento però che tutti questi dubbi che ci vengono in mente, queste fantasie perverse di macchinazioni e disegni stragisti del potere, questo leggere con malizia ogni notizia che ci arriva, questo pensare sempre male e peggio… ecco, è da persone che ne hanno sentite e viste troppe, che hanno perso parte della loro fiducia. Che hanno perso la loro ingenuità.

I misteri svelati o semisvelati, la P2, l’Italicus, Piazza Fontana, il DC9 Itavia, Enrico Mattei, l’omicidio Moro e tutti gli altri “affaire” italici (per limitarci alla nostra terra, che in questo è di certo generosa) ci hanno tolto l’ingenuità, il pensare che “a” sia “a” e “b” sia “b”. La rivorremmo indietro, grazie.


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Addio Boboblog

Torno da una giornata di merda, in attesa di una riunione di lavoro pessima presso il principale operatore di telefonia mobile italiano (inizia per T, se proprio non ci arrivate), che per l’ennesima volta – con totale disprezzo del lavoro e del tempo altrui e logica feudale – ci ha fatto attendere ore per poi riceverci cinque minuti e buttare in aria per la quarta volta il lavoro grafico fin qui portato avanti.

Torno ed oltre a questo trovo un amico che mi ha intasato la mail con 6mb di nudi (immagino, visto che sto ancora finendo il download) e un altro che chiude forse definitivamente il suo blog. Bobo, perché fai così? La tua sarà un’assenza ingombrante: in questi mesi ci siamo divertiti, spalleggiati, provocati via blog.

Addio allora. Anzi, arrivederci nel mondo reale, dove per fortuna continuiamo ad incontrarci e a gongolarci della nostra balorda essenza.


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Il tempo che scorre

Lo sapevamo già: a breve uscirà Starsky e Hutch in versione film. Per noi “vecchietti”, cresciuti davanti alla tv guardando le gesta della coppia di sbirri più simpatica di tutti i tempi, la notizia fa piacere e dispiacere assieme.

Ben Stiller e Owen Wilson al posto di Paul MIchael Glaser e David Soul non promettono nulla di buono: sarà una versione più “comica” e scanzonata di quanto non fosse la seria tv. Ma tanto lo andremo a vedere lo stesso, per pura nostalgia. Nostalgia moltiplicata dalla visione della foto qui a sinistra.

Piccolo gioco: a voi, chi dei due era più simpatico?


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La vera storia del soldato John

Il senatore democratico Kerry racconta la sua guerra, la morte dei compagni, la conversione al pacifismo“.

John Kerry, candidato democratico alla Presidenza USA, parla del “suo” Vietnam. Io non sono un fine conoscitore della politica e della società americana; sono stato solo una volta a New York per un viaggio e parlo anche male l’inglese. La cosa che però mi colpisce sempre è come gli Stati Uniti non abbiano mai ancora fatto pace con il proprio passato, quanto sia presente il fantasma Vietnam (senza però incidere sulle linee di politica estera) e quanto sia importante per un candidato essere stato in guerra, “servendo” la propria nazione. C’è un che di retorica, ma anche molta ingenuità contro cui è difficile scagliarsi.