Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Repetita juvant

da La Stampa.it:

Il sogno di Fiorani: “Vorrei farmi una nuova banca”.

Pensieri sparsi: il senso del limite (in alcuni casi diventa anche il senso del ridicolo) ad alcuni è evidentemente sconosciuto; se dagli errori si impara, probabilmente non vedremo stavolta conti correnti intestati a cari estinti né “alleggerimenti” creativi sui vivi, ma non so quanto sia lecito sperare (e rischiare); certo, i sogni aiutano a vivere meglio ma speriamo che stavolta non si realizzino, perché ne va della serietà del nostro sistema bancario.


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Incendi: una domanda banale

Ieri ho visto un incendio alle porte di Roma. Erano già in corso le operazioni di spegnimento, dunque non è stato necessario telefonare agli “ex-colleghi” (solo 13 mesi nei Vigili del Fuoco e nonostante questo, mi è rimasto molto nel “sangue”) e sono andato dritto per la mia strada. Domandandomi: laddove non esistano motivi economici o ritorsioni di stampo delinquenziale, che motivo ha una persona di appiccare un incendio?

D’accordo, togliamo anche i veri piromani. Ma quanti sono mai costoro? I veri malati intendo… tanti altri saranno emuli, stupidi e vuoti quanto quelli che scagliano pietre sul prossimo. A che pro? In fondo, se riflettessero, fanno male a se stessi, perché distruggono un pò di quel mondo in cui vivono.

Perché debbo sporcare un autobus, se è il mezzo con cui di norma mi sposto?

Ecco, la fiera delle banalità finisce qui. Però sarebbe bello vedere in faccia una di queste persone per chiedergli, semplicemente: “Che cazzo fai?”.


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Inquietanti similitudini

Ero a pranzo, in una tavola calda vicino all’ufficio e con occhio svogliato davo un’occhiata al Tg di Sky che dai monitor ogni giorno viene diffuso. Non so se vi è mai capitato di vederlo. A me poche volte e sempre l’ho trovato orribile: ha un gusto americano al 100%, dagli speaker allo studio, ovvero di plastica e finzione.

Comunque passiamo oltre. Un servizio riguardava la vicenda di Don Sante, di cui non sapevo ancora nulla avendo disertato negli ultimi giorni la carta stampata, e che riecheggia trame e film e letteratura dell’Italia anni sessanta. Così tornato in studio, profittando ancora di qualche minuto di pausa pranzo, ho controllato in rete la notizia.

Leggete il Corriere e poi Il Messaggero. Fatelo, fidatevi. Troverete le stesse parole, lo stesso costrutto, lo stesso articolo. Almeno buffo, non trovate? Due testate non legate tra loro che hanno pubblicato lo stesso identico articolo.

PS: piuttosto interessante lo schieramento dei fedeli al fianco del parroco, contro le rigidità ricorrenti della Chiesa cui siamo abituati.


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Gioie e dolori dei motori di ricerca

Diciamolo, oggi Google detta legge in Internet per le strategie di marketing online. Essere nei primi risultati naturali, avere un ottimo page rank e presenziare nei link sponsorizzati può fare la differenza per un business che in toto o parzialmente fa affidamento alla Rete per trovare clienti.

Da solo, copre mediamente oltre il 50-60% delle ricerche mondiali e lascia agli altri motori, chi più chi meno, le briciole. Merito di algoritmi che hanno dimostrato di fare la differenza ma anche a strategie che solo dieci anni fa sembravano bizzarre: ricordate la mutazione dei Search Engine in portali? Google puntò invece sulla precisione dei risultati e sulla velocità di caricamento delle pagine e dei risultati, bandendo ogni abbellimento grafico superfluo, vincendo la sfida.

Dunque oggi se cerco clienti per la compagnia aerea o per il mio agriturismo, non posso prescindere da Internet, dai motori o da portali che aggregano strutture omogenee. Altri li cercherò con le Pagine Gialle, con il passaparola, con la pubblicità tradizionale, ecc. Però Internet è un canale quasi irrinunciabile e lo sarà sempre di più. Bisogna però capire che gli investimenti sono ormai consistenti in termini di tempo e di denaro, che debbono essere valutati sul medio periodo almeno (Google oggi penalizza i siti “giovani”, relegandoli ad una specie di purgatorio), che i contenuti sono vieppiù importanti, che se non siamo in grado dobbiamo ricorrere a persone skillate e specializzate nel settore, ecc. ecc.

Ci sono poi dei business, fioriti negli ultimi anni, che puntano tutto su Internet: parliamo ad esempio dei circuiti editoriali rappresentati da blog con vere e proprie redazioni che producono contenuti ad hoc, specializzati e verticali. Il ritorno pubblicitario può essere molto elevato per i circuiti migliori (qualcuno parla anche di 200mila euro/anno); allo stesso tempo, fai affidamento su un solo tipo di entrata/canale, con grossi rischi nel momento in cui il numero dei visitatori al tuo circuito/sito crolli per qualsivoglia motivo.

E’ il caso di Master New Media, che qui racconta una storia molto interessante. Viene da pensare che le regole dell’economia sono valide on e off line, da una parte, ma anche che Google ha oggi un ruolo quasi da monopolista (detto con tutta l’ammirazione per BigG).


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K2

A fine luglio, molti team internazionali si sono incontrati sul K2 ed hanno tentato di raggiungerne la cima. E’ una cima difficile e anche stavolta si è confermata purtroppo insidiosa e mortale: oltre ad uno sherpa, è morto Stefano Zavka, alpinista italiano. Don Bowie, della spedizione americana, si è fratturato le gambe nella discesa ed è stato portato in salvo da altri alpinisti, tutti in fuga dalla bufera che si stava scatenando in vetta.

Zavka e Vielmo, sono arrivati in cima troppo tardi, nel pomeriggio, quando tutti gli scalatori stavano ormai rientrando al campo base. Una leggerezza pagata a caro prezzo, soprattutto con previsioni meteo che per certa davano un netto peggioramento delle condizioni climatiche. Oltre a questa imperdonabile leggerezza, la spedizione italiana pare averne accumulate altre.

Perché Zavka ad esempio era l’ultimo a scendere pur non avendo la radio, che era invece portata da Vielmo? E perché questo era passato avanti nel momento in cui sentiva peggiorare le proprie condizioni, senza passare la radio a Zavka? Soprattutto, possibile che nessuno se ne è preoccupato e che solo al campo base si siano accorti della sua mancanza? E perché la famiglia di Zavka ha avuto le prime notizie dalla spedizione americana, mentre quella italiana non rispondeva dal campo base?

Eppure, di tutte queste voci, nessuno si è domandato di più.


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Fiumicino, i bagagli persi e Mr. Lebowsky

Come dicevo nel post precedente, il 10 agosto sono ripartito dalla Namibia alla volta dell’Italia. Il volo dell’ottima Air Namibia ci portava nottetempo fino a Francoforte, dove un volo Alitalia ci attendeva per rientrare Roma. Peccato che il tempo per la coincidenza fosse così esiguo da obbligarci ad una corsa tra i vari terminal dell’aeroporto di Francoforte, chiedendo con un certo imbarazzo a chi era già in fila ai varchi di sicurezza di poter passare avanti (immaginate i tedeschi in fila, quanto possono essere stati elastici…).

Comunque, ce la facciamo e a imbarco già iniziato arriviamo al gate. Una hostess di terra Alitalia ci chiede se avevamo armi nei bagagli. Rido e le spiego che no, non ce n’era nemmeno traccia. Ci spiega che la domanda era solo per evitare problemi nei controlli dei bagagli, col rischio che questi non potessero essere imbarcati per tempo. Bene, si parte, del tutto ignari dei problemi che lo scalo di Fiumicino aveva avuti nei giorni precedenti.

Atterrati, ci dirigiamo verso il molo 9, dove i nostri bagagli sarebbero dovuti arrivare. Abituati ai quasi 30-40 minuti di media che impiegano nelle consegne a Fiumicino, uno scandalo da anni che non vede fine, resto paziente e fiducioso nonostante le migliaia di bagagli accatastati in ogni dove, alla portata di qualunque persona avesse voluto impossessarsene. Scioccato ma fiducioso, dunque. Dopo 1 ora e 15, capisco che è inutile attendere oltre e mi reco al banco reclami, dove sporgo denuncia.

Compilo la denuncia, do i particolari e mi viene consegnata una pratica con tanto di numero da citare al call center nel momento in cui avessi chiesto lumi sul destino dei miei bagagli. Mi dicono che ci sono comunque problemi con le etichette stampate a Windhoek, perché il numero di collo era parziale ed illeggibile. Comprendo, ma faccio presente che sotto c’è un bel codice a barre e che loro hanno dei lettori a pistola con cui verificare il numero; ci provano, demordono subito dicendo che lo strumento non era funzionante. Sconsolato accetto il consiglio di provare a telefonare dopo pranzo, quando un successivo volo da Francoforte sarebbe atterrato.

Chiamo, attendo 20 minuti e finalmente una voce mi dice che non c’erano messaggi relativi alla mia pratica e che non avevano idea di dove fossero le mie valigie. Esterrefatto, decido di andare in aeroporto. Passo il varco della dogana ed arrivo al magazzino, dove persone cortesi ma assolutamente svogliate e con una flemma non giustificabile a fronte dell’arretrato da smaltire consistente in quasi 5mila colli (!), mi dicono di cercare tra tutti i bagagli dentro e fuori il magazzino, di passare tranquillamente ogni divieto di accesso e di cavarmela da solo.

Accetto la sfida, improba, e trovo con una certa fortuna il primo collo. Faccio presente la cosa e mi dicono di prenderlo, tranquillamente. Nel frattempo, noto alcune valigie aperte ed altre che vengono man mano sigillate. A terra, accanto al molo 9, una custodia per il trasporto di fucili, lì, in bella vista e pronta ad essere presa dal primo pazzo di transito. Sono ormai decisamente schifato. Però vado al banco reclami, dove non sanno assolutamente nulla degli altri due colli.

Ad un punto, un colpo di genio: gli dico che forse i codici bagaglio inseriti erano fittizi, perché la mattina mi avevano detto che non riuscivano a leggere i numeri. Non leggendoli, non avevano messo una nota in bell’evidenza, ma si erano inventati dei numeri forse a caso, col risultato che nessuno rintracciava più nulla… Insisto e propongo di leggere il codice sull’unico bagaglio rintracciato e di desumere gli altri due poiché in sequenza diretta. Bingo: sono su un volo Lufthansa che atterra dieci minuti dopo.

Attendo, li recupero e torno a casa. Sono ormai le 20, sono partito alle 19 del giorno prima, sono stanco, sfinito, sconvolto dal malfunzionamento dello scalo romano, dal pressapochismo delle persone, da quanta buona volontà ci devi mettere per risolvere in autonomia il tuo problema.

Bentornato in Italia.


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Vacanze

Da pessimo padrone di casa, mi sono dimenticato di scrivere che dal 28 luglio scorso all’11 agosto, questo blog sarebbe stato fermo, senza aggiornamenti né perle di saggezza (scherzo, chiaramente). D’altronde un pò di ferie me le sono meritate anche quest’anno. Nei prossimi giorni ho da raccontarvi un pò il viaggio in Namibia, un pò il folle rientro in Italia con bagagli dispersi… e poi, per fortuna, rintracciati dal sottoscritto (che se attendevo i potenti mezzi Alitalia).