Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Famolo Day

Ci siamo. Siamo arrivati. Sabato 12 maggio in piazza ci saranno tante persone, convocate da quella Chiesa così moderna ed evoluta che ogni giorno cerca di demolire l’amore e la tolleranza, con ricatti politici belli e buoni (e molti nostri politici, di così alto lignaggio, si fanno ricattare senza pudore e dignità).

Così questo blog “aderisce” ad una contromanifestazione, che trovo assai più dignitosa ed allegra, che la vita non è solo espiazione di colpe ma speranza e capacità di gioire: il Famolo Day. Come scrive il Trio Medusa, lunedì 14 maggio “è aperto a tutti: sposati, conviventi, amanti, omo, etero, gruppo e si, anche single (datevi da fare). Mettete mano alla vostra agendina dei numeri da chiamare in caso di emergenza, convincete le vostre mogli, conviventi, amanti che siete ancora in grado di fare qualcosa in quel campo, perchè il FAMOLO DAY è una cosa importante. Non ci sarà una piazza ad attendervi ma un letto a due piazze (o un divano, una lavatrice, quello che volete)“.

Famolo Day


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Libero cilicio in libero Stato

Ho letto oggi, in ritardo, un articolo a firma Boraschi-Manconi comparso su l’Unità il 13/03 u.s. Anche se ne consiglio la lettura integrale qui, ecco alcuni passaggi interessanti:

[…] Insomma, è pacifico che per noi Paola Binetti può fare, del suo corpo, ciò che meglio crede: libero cilicio in libero stato. […]

[…] Tuttavia, una contraddizione appare stridente: i credenti si appellano a quel principio di sovranità sul proprio corpo per rivendicare un loro diritto e una loro libertà; si appellano a un principio che, fatta salva questa circostanza, combattono ogni giorno in materia di libertà di cura, di maternità consapevole, di politica sulle droghe, di riconoscimento del valore delle scelte sessuali e relazionali della persona. […]

[…] Pure, diamo a quei credenti un modesto consiglio: attenti, se la battaglia (che per alcuni di voi appare proprio una “guerra”) che avete avviato contro molte libertà personali conducesse davvero a un controllo della sfera pubblica sulle libertà individuali, un giorno qualcuno, per una strana eterogenesi dei fini, potrebbe contestarvi l’uso di qualsivoglia ruvida corda di peli di capra, cinta sulla coscia o dove più vi pare. E, allora, dovrete augurarvi che qualche radicale senza Dio, qualche liberale illuminato, qualche sincero democratico corra in vostro aiuto, a difendere la vostra libertà di credenti.


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Indulto, ci risiamo

Ci risiamo. Passa qualche altro mese, escono fuori nuove statistiche (quelle Dap sono poi spesso “interpretabili”, vedi quelle sulle morti in carcere) e sui giornali si accendono nuovamente i riflettori sull’indulto. Pare che “ben” il 12% dei detenuti scarcerati abbia commesso un nuovo crimine e sia tornata dietro le sbarre. E’ tanto o è poco? Io penso sempre, semmai i dati fossero corretti, all’88% di persone che non sono recidive…

Il problema però non sta qui. Perché a margine di queste polemiche, che toccano il nervo scoperto della nostra società, che si sente vieppiù insicura e spaurita, non si tratta mai una questione fondamentale: a fronte dell’indulto, quali provvedimenti sono stati presi affinché le nostre carceri nel giro di pochi anni non si riempano nuovamente oltre ogni limite sostenibile? Quali pene alternative il nostro ordinamento ha introdotto per i reati minori? Quali invece per ridurre i tempi di detenzione preventiva, così alti in un Paese che celebra processi lumaca?

Ecco, facciamoci le giuste domande e prendiamone atto. Altrimenti, tra dieci anni, staremo a contare i recidivi di un nuovo indulto.


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On va voir

Ieri abbiamo avuto la conferma che Sarkozy è il nuovo Presidente della Repubblica francese. Qui si era poco certi di quale fosse la miglior scelta per i cugini, anche avendo tutt’altro scontro ben scolpito in memoria, quello tra Chirac e Jospin.

Ricordo che allora, alla vittoria di Chirac pensai comunque a quanto fosse più presentabile e “di governo” la destra francese, rispetto alla nostra. Forse le cose, per noi, sono un pò migliorate, ma a quasi quindici anni di distanza, non ho cambiato molto idea, visto che un Sarkozy è meno distante dalle mie simpatie di quanto possa esserlo un Cesa…

Ségolène poteva essere un bel segnale di cambiamento, però mi sono rimasti molti dubbi sulla sua levatura politica. Non saprei, dunque non mi sbilancio. Epperò segnalo un passaggio del dibattito televisivo di qualche giorno fa che ha consolidato questi miei dubbi. Ha infatti ricordato la Royale, che all’uscita dal proprio commissariato in piena notte, una poliziotta poche settimane fa nella banlieu parigina è stata violentata.

Condividiamo la preoccupazione, meno la soluzione proposta. “Se diventerò presidente, farò in modo che tutte le poliziotte in turni notturni siano riaccompagnate a casa da una scorta” (più o meno, vado a memoria). Se il prologo non fosse drammatico, verrebbe da ridere. Primo per la formula, che sa un pò di elezioni da rappresentante di classe, “se mi eleggerete, allora io”. Poi per l’idea, irrealizzabile. Quanti poliziotti sarebbero allora deviati a queste attività senza poter operare sul territorio? E se proteggiamo le poliziotte, che sono già armate e addestrate, quante altre donne che lavorano di notte dovremmo scortare a casa (giornaliste, medici, infermiere, ecc.)?

Credo sia più corretto – su quel palcoscenico – proporre inasprimenti di pena (che danno sempre voti, ahimé) o maggior presidio del territorio, utilizzo delle nuove tecnologie (C.S.I. piace tanto… vedi come sono tutti impazziti per il RIS in Italia), sorveglianza e contrasto, ecc. ecc.

Era però solo una piccola segnalazione. Ripeto, di dubbi me ne hanno lasciati entrambi. Bonne chance, amici francesi (noi intanto ci curiamo dei nostri disastri).


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Della giornata ecologista…

Andrea Marcenaro sul Foglio di ieri (grazie a Leibniz):

Ieri ho fatto tutto per bene. Mi sono assicurato che i rubinetti non perdessero, ho spento lavatrice e lavastoviglie, non ho azionato lo sciacquone per la pipì, ho azionato quello più piccolo, col senso di colpa, per la cacca, ho aperto il rubinetto per lavarmi un dente, l’ho chiuso, riaperto per il secondo dente, richiuso, riaperto, richiuso e se n’è andata in questo modo una mezz’oretta. Poi ho diviso i rifiuti. Questi di qua, quelli di là, la carta, il vetro, il resto. C’è voluto il suo tempo. Finché mi sono fatto la pasta senza buttare l’acqua, per lavarci i piatti. Infatti li ho lavati. Dava un po’ sul colloso ma li ho lavati. Stavo per innaffiarci i fiori, per fortuna me ne sono accorto in tempo. Per i fiori bisogna usare l’acqua con cui si lava la frutta. La frutta, per la verità, l’avrei evitata. Ma bisognava bagnarci i fiori. Così l’ho presa, l’ho lavata, ho tenuto l’acqua e ci ho bagnato i fiori. All’ora del caffè ha suonato un amico. Non avendo altra acqua di risulta, l’ho dovuto fare con quella nuova del rubinetto. Gli ho passato lo zucchero. Io non ero nervoso. Alla domanda: “Non l’avresti di canna?” gli ho sparato.


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MilleMiglia lontano da te

Oggi ho chiamato AmericanExpress e gli ho detto di cambiare la mia carta da Amex Alitalia ad Amex normale. Che senso ha infatti accumulare miglia come frequent flyer se poi non riesci mai a spenderle perché per tutte le destinazioni che ipotizzi (anche ad ampio raggio) e per archi temporali consistenti (due mesi), non trovi MAI nemmeno un biglietto premio disponibile?

Anzi, con la scadenza appena introdotta unilateralmente da Alitalia, bisogna anche sbrigarsi… Vendetela, per favore, che non la sopporto più…


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La Bastiglia

No, non è un altro articolo sulle elezioni presidenziali francesi. E’ il resoconto di una delle migliori cene che il sottoscritto abbia mai consumato nella sua vita. Ringrazio Marco per la conferma che una sera mi ha inviato.

Il luogo: Ristorante La Bastiglia, Spello (PG).
Lo chef: Marco Gubbiotti
Segnalazioni: 2 forchette Gambero Rosso, 1 stella Michelin.

Entro nel ristorante, posto in cima alla splendida cittadina umbra di Spello. Un pò isolato, gode di uno splendido paesaggio. Il locale ha tavoli grandi e ben distanziati, che ti offrono una piacevole sensazione di privacy. Apparecchiature ricercate quanto basta, assolutamente non eccessive o imbarazzanti. Una musica di sottofondo ben scelta ed al giusto volume, ed il personale di sala cordiale e professionale fanno il resto: si passa il tempo con piacere nel ristorante (senza accorgermene, mi alzerò tre ore dopo, soddisfatto e rilassato).

Ordino antipasto e primo piatto, dopodiché scelgo dalla carta dei vini un Valpolicella di Quintarelli del 1992. Un vino che ancora ha molto da esprimere, nonostante i suoi 15 anni già all’attivo. Ci viene servito correttamente e, dopo mio consenso, scaraffato. La scelta risulterà apprezzata non solo da me.

Viene offerto un primo antipasto, un piatto rettangolare e lungo su cui sono posizionati cinque minibocconi, atomi di sapore come inizio del viaggio gastronomico. Ricordo una crema di pizza molto buona, servita in un bicchierino.

Tra gli antipasti ordinati, frittelle di fagioli, con cinque diverse salse in accompagno, e petto di piccione su letto di salame di piccione non stagionato. Il petto era delicato e saporito al tempo stesso, con una crosta quasi caramellata che donava al termine di ogni boccone un esplosione di gusto.

Primi: tortelli di ricotta (di capra) di Manciano con tisana al timo e salvia; stangrassi al ragù di agnello, asparagi e pistacchi di Bronte. I primi sono indimenticabili. La sfoglia è un velo di pasta che racchiude una ricotta freschissima e perfettamente equilibrata. La tisana è presentata in una procellana bianca e se ne dosa il condimento sui tortelli a piacimento. Gli stangrassi sono una pasta che cotta al forno viene servita come un piccolo timballo, delicato e soffice. Colpisce soprattutto l’accostamento ottimo di asparagi e pistacchi (questi nel letto su cui poggiava il timballo monoporzione).

A questo punto l’idea era di saltare il secondo. Il maitre però ci ha confidato che lo chef aveva piacere di offrirci un assaggio del tris di chianina in menu, per onorare la bottiglia di vino scelta dal sottoscritto. Dunque mi è arrivato un piatto con: dadi di chianina scottati in olio a 65 gradi, quasi crudi; un piccolo taglio di filetto a mezza cottura; un boccone di stracotto). Lo stracotto sarà uno di quei sapori che ricorderò a vita.

Dolci: tris di mele (tarte tatin, sorbetto e non ricordo bene cos’altro); tortino di cioccolata con sorbetto di (se non erro) arancia e mandarino, su un letto di gelatina di carote. Grande gioia per un goloso come me. Ma non finisce qui: piccola pasticceria offerta, ovvero… dei minicapolavori (1 madelaine, 1 brutto ma buono, 1 ricciarello) ed un bicchierino di tiramisù delizioso, con una crema fresca e spumosa, dolce al punto giusto.

Chiacchierata con il personale di sala, molto bravo, e con lo chef, venuto a sincerarsi della mia soddisfazione. Completa.

Che dire. Se amate la buona cucina, un indirizzo da appuntarvi.


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Settimana di passione (politica)

Sono stato in giro per lavoro una settimana, con connessioni sempre diverse e sempre con poco tempo libero per riempire questo blog, per cui gli argomenti più trattati della settimana me li sono “persi”. Pazienza. Ben due congressi per tre partiti: Ds e Dl, versus Pd.

Basterà il partito unico (ma unico di cosa, visto che nello scenario italiano continueranno per anni a convivere, desistere e sgambettarsi almeno una decina di partiti minori anche decisivi nella definizione delle maggioranze?) a risolvere i problemi della sinistra italiana? No. E una volta tanto non ho dubbi in merito.

Ma soprattutto, la sinistra italiana, già così geneticamente “Tafazziana”, debole e confusa, riuscirà a dare un’impronta ad un partito che è in condominio coi Dl, così diversi (e purtroppo in alcuni casi così uguali!) per credo e vocazione? O si annacquerà solo un altro poco?

I cambiamenti sono processi lunghi, staremo a vedere. Vedremo anche se questa scelta che ha l’aria di essere più strategica che ideologica, porterà i frutti sperati o sarà stata solo un’interpretazione errata dei dati emersi dalle ultime tornate elettorali.

Intanto in Francia siamo al dunque. Ancora destra-sinistra con terzo incomodo. Stavolta non è Le Pen ma Bayrou. Io ho dubbi su entrambi i candidati. Non mi sono piaciuti alcuni atteggiamenti di Sarkozy da Ministro dell’Interno (immigrazione e indipendentismo corso), né l’impreparazione politica mostrata dalla Royal nel periodo della campagna elettorale.

Anche qui, attendiamo due settimane e sapremo.


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Apple e i dubbi che restano

Sono diversi anni che ammiro i notebook Mac.  Non saranno la scelta migliore in termini di portabilità (vedi peso/dimensioni) o rapporto qualità/prezzo, ma sono belli da morire. Così come mi piace il sistema operativo con cui ho ogni tanto possibilità di “giocare” da amici o clienti. E la bellezza non è poca cosa a questo mondo, almeno per me…

Mi dico, sempre più spesso: il prossimo notebook sarà un Mac! Poi però inizio a pensare che lavoro in un’azienda che sposa Microsoft per molte applicazioni, che i documenti che ci scambiamo sono tutti Office Pc e che la suite di collaboration che utilizziamo (al 100% e massivamente) è Exchange.

Inizio dunque a pormi le prime domande: a quali problemi vado incontro? L’outlook versione Mac (ovvero Entourage) è compatibile al 100% con il gemello per Pc? Perché se non lo è, son problemi… (è vero che gli ultimi Mac possono far girare due sistemi operativi in contemporanea, di cui uno Windows, ma lavorare su Windows tutto il giorno non avrebbe senso).

Capito così in un punto vendita Apple a Roma, per tutt’altro motivo, e chiedo maggiori informazioni su questo mio dubbio all’addetto. La prima risposta è: “io avrei già cambiato azienda!”. Ecco, a me questo modo di porsi di tanti Mac-fanatici dà veramente fastidio, lo trovo un atteggiamento inutilmente snob. Sarete i più furbi, i più intelligenti, i più belli… ma intanto Microsoft vi ha fatto un culo così. Per cui un po’ di moderazione nei giudizi andrebbe rispettata.

Faccio finta di nulla e passo oltre, insisto. Il risultato è che mi fa vedere su un Mac del negozio Entourage, i vari strumenti che ha e le schermate principali… poi si ferma, riflette e mi dice che in verità, non sa darmi risposte sulla questione. Anzi, magari se vado sul sito Microsoft trovo informazioni più aggiornate e corrette!

E qui mi domando: ma saranno sempre le stesse domande che vi fanno le persone che tentennano a mollare Windows o no? Possibile che non siate preparati su questo?

Infilo il casco, monto in Vespa e tornando a casa penso: e se restassi un user Windows? Bah…

PS: se qualcuno ha risposte alle mie domande, sarò bel lieto di ascoltarle, of course