“Sempre avevo temuto d’essere pressoché vuoto, di non avere insomma alcuna seria ragione per esistere. Adesso davanti ai fatti ero proprio certo del mio nulla individuale.”
Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte (1932)
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Verdure fresche direttamente a casa
Questo inverno ho sottoscritto un ordine con Francesco Travaglini e la sua azienda, il Parco dei Buoi. In pratica ho ricevuto una cassetta di ortaggi invernali una volta a settimana, dall’autunno a gennaio scorso. Pagando direttamente chi coltiva e si impegna sul campo e non intermediari e magazzini.
Verdure tagliate, messe in cassetta e spedite con corriere espresso, col risultato che il giorno successivo erano a casa mia, fresche e pronte ad essere cucinate. Risultato: ho mangiato cose buonissime, ho mangiato cose che fanno bene in quantità superiore a quanto avrei fatto limitandomi alla spesa settimanale al supermercato, se non ho risparmiato ho forse speso anche qualcosa in meno.
Eppoi Francesco, anche se non è rapidissimo nel rispondere alle mail [ 😉 ] è una persona piacevole. Ho dunque deciso di sottoscrivere anche l’orto estivo, replicando la piacevole esperienza. Problema: le adesioni sono state poche, per cui è in forse la sua attivazione. Voi dateci un’occhiata e pensateci su. Secondo me ne vale la pena se amate cucinare e mangiare cose con un sapore “vero”.
Se vi interessa, avete solo questa settimana per aderire.
Primi passi del nuovo blog
Ormai convinto di WordPress, l’ho aggiornato all’ultima versione. Sono riuscito anche a trovare il tempo di caricare l’aggiornamento del template grafico prescelto (e chiedo scusa a chi in questi giorni ad ogni accesso vedeva un layout diverso!), di fare qualche piccola modifica e di attivare un plugin antispam per i commenti.
Prossimi passi, appena avrò tempo: personalizzare le immagini in rotazione sulla testata; correggere i css che danno qualche problema su Explorer 7; vedere qualche altro plugin o widget da attivare sul blog… beh, poi, sì… scrivere!
Avrete notato che dopo tanti cambiamenti, alla fine ho scelto un template testuale e poco grafico. Non so perché ma continuo a pensare che il blog debba essere un pò così, minimal…
Rutel's nu Tiùb
Grazie Leibniz. La segnalazione e il tuo commento mi hanno messo di buon umore:
“Bravo Corrado Guzzanti. E’ spettacolare la nuova imitazione del ministro Francesco Rutelli, che implora a suon di “pliz” i visitatori dei web di visitare l’Italia, the best country in the world (come sarebbe a dire che non è Guzzanti?!).”
PS: merita rivedere lo storico pezzo di Guzzanti, un pezzo di storia della comicità
BeneDiCo?
Ieri sera torno a casa e trovo un cartello sul portone. Sabato 3 marzo il prete passerà per la benedizione delle famiglie. Da me, né in ufficio né in casa, negli ultimi anni è mai entrato un prete. Non credo, personalmente, e mi stanno anche un pò sulle palle.
Stavolta ci sarà un motivo in più per chiudere la porta all’impiegato vaticano:
- voi non avete aperto la porta a Welby, perché io dovrei aprirla a voi?
- voi non date speranze alle coppie di fatto, non le benedite purché si amino, perché io dovrei farvi benedire la mia casa?
- io non vengo in Chiesa durante la messa a rompervi i maroni contestando le parole o le scelte del vostro rappresentante, perché voi non perdete occasione di “influenzare” i miei di rappresentanti (che poi i politici nostrani si facciano influenzare, beh, quella è un’altra bella storia…)
Dunque, domani, gambe in spalla e camminare.
Il Follini della bilancia
162 contro 157. Tolti i senatori a vita, 158 a 156. Se Follini avesse votato per il No, saremmo ora a 157 a 157. Sul filo di lana, come dire. Tenero comunque Fassino: “una netta e larga maggioranza”. Tra il riso e lo sgomento, pronti a segnare sul calendario un’altra assurda, magari definitiva, crisi. Intanto, se potete, festeggiate con pudore, quasi in silenzio. E ricordarsi di mandare un mazzo di fiori e un bigliettino di ringraziamenti a Follini.
Colpi di mestolo
Adoro la cucina. Forse perché adoro – anche un pò troppo – mangiare. Da anni però cammino su un crinale: da una parte il fascino per l’enogastronomia e il suo mondo, dall’altra il rifiuto della parte meno genuina e più modaiola che negli ultimi anni ha invaso il mondo.
Così per il vino: mi piace, mi sono preparato, ho seguito mille degustazioni ma oggi non sono più un fanatico e guardo con un pò di ironia chi emula il sommelier di Antonio Albanese (che chicca!). Detto ciò acquisto e consumo buon vino, se non in alcuni casi, buonissimo. Però ho spazzato via la retorica, il fanatismo.
Questo perché non ce la faccio più di tutte quelle sovrastrutture che abbiamo creato. Se devi scegliere il cesso di casa, passi una settimana per magazzini e riviste: devi scegliere il colore, la forma, la rubinetteria, lo scarico, l’aggancio a parete o la base a terra, ecc. ecc. E ci devi in fondo solo cagare…
Se vuoi un giacchetto tecnico invernale di marca, spendi 2-300 euro. Poi vai in Sri Lanka e scopri che quel modello, preciso identico, lo producono lì e con tanto di marchio ed etichetta, lo puoi comprare a 10-20 euro. Ce ne sono dunque nella migliore ipotesi 180 accumulati per strada, in minima parte per spese di trasporto, marketing e copertura costi aziendali… tutto il resto come profitto.
Ecco, in tutta questa follia tanto pervasiva che quasi mai ce ne accorgiamo, almeno sul mangiare e bere cerco di mediare tra decorazione e sostanza. Il mondo degli chef e della guide è però un business enorme e non si gioca. Non mi stupisce dunque leggere oggi che all’assegnazione del premio Paul Bocuse sia nata una polemica finita sui giornali. Anche corretta, volendo. E’ il clamore che fa effetto. Ma d’altronde gli chef oggi più di ieri, sono primedonne.
Pre-se-nte!
“I maschi mi ignorano”. Sono, pare, le parole di Uma Thurman. Delle due l’una: o è la solita intervista con titolo ad effetto e forse virgolettato di troppo, adattissimi ad alimentare la sete di gossip, o il mondo maschile si è rincoglionito del tutto.

Siccome certe ingiustizie proprio non le sopporto, sarei anche disposto a “sacrificarmi”… della serie Uma, I’m here! Tze…
PS1: questo post apre la serie, che immagino ricchissima, della nuova categoria Totally Unnecessary (Production, of course, per chi sa).
PS2: il progetto più grande che ho in mente per il nuovo Lebowsky.it, dopo la personalizzazione del layout che stenta a veder la luce per la cronica mancanza di tempo dello scrivente, è infatti la definizione di nuove e più precise categorie rispetto alla precedente, genericissima ed onnicomprensiva, “blog”.
Ma de che stamo a parlà!
Uno passa le giornate a spalare merda… Poi deve pure passare del tempo a leggere di Berlusconi e della CdL che, sulla base di un passaggio a vuoto della maggioranza al Senato, grave per carità, pretendono le dimissioni dell’attuale Governo.
Ma de che stamo a parlà!
Qualcuno ricorda le volte che il governo Berlusconi è andato in minoranza alle camere durante la sua legislatura? Sembra di no… non lo ricordano nemmeno i giornali che sono normali passi falsi di maggioranze sempre risicate, almeno in uno dei due rami del Parlamento. Capita una volta agli uni, una volta agli altri. In una democrazia normale, in un Paese normale, anche i media dovrebbero parlarne senza clamori ma con razionalità.
Però fa comodo così. Se non si sa cosa dire, se non si ha nulla. I vari Gasparri, Berlusconi &Co., alzano il tiro e chiedono le dimissioni, perché nel caos, chi urla di più lascia le proprie grida impresse nella memoria degli altri. Dimissioni, dimissioni, dimissioni! Lo direi anche invertendo le parti, se lo facessero (come in passato l’hanno fatto) i Rutelli o i Rizzo o i Diliberto.
Però, leggendo i giornali o sentendo i pastoni in tv (assai comodo modo di fare giornalismo), dovremmo chiederci proprio questo: ma de che stamo a parlà!
Di nulla… molto semplice.
Mamma Roma, addio
Questa mattina su Radio Rock, radio romana che merita più di un passaggio, ho ascoltato una canzone di Remo Remotti che non conoscevo. Parlava (a suo modo) di guerra, risolvendo il dramma delle migliaia di giovani morti con un uovo di Colombo… mandare al fronte i vecchi. Via dai giardinetti, un calcio in culo e al fronte… aggiungendo che tanto, al comando spara, potrebbero solo rispondere: "A che? Non vedo un cazzo! C’ho la cataratta!".
Non so se riuscirò a trovarne il testo, ma meriterebbe una pubblicazione perché con la follia si mette alla berlina una follia più grande, la guerra.
Recupero postando un altro suo testo, Mamma Roma Addio. Per chi è di Roma ed ha almeno trenta e passa anni come il sottoscritto, dice molte cose che sono vissute, note, cognite.
E me andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle
me andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ce voleva ‘na raccomandazione
me andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti
me andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di Via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini
me andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell’Altare della patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch’è meglio di Milano
me andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è ‘na lira, quella Roma der còre de Roma
me andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Pietà, di …chi cazzo, di campo de’ Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c’hai ‘na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, me n’andavo da quella Roma di merda!
Mamma Roma! Addio.