Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Coccodrilli

La morte di Enzo Biagi ha chiaramente scatenato una ridda di giudizi, quasi tutti esclusivamente positivi, alcuni probabilmente falsi, altri sentiti e sinceri. Capita ad ogni morte, figuriamoci alla morte di un giornalista che ha documentato e vissuto la cronaca del nostro Paese (e non solo) per più di mezzo secolo.

Fa un po’ sorridere il giudizio di Berlusconi, ma nei giorni della battuta sul punto G femminile, ci sta tutto. Fa meno sorridere il pastone che ogni Tg ci ha propinato dove una fila di politici si alza sui tacchi per trovare anche qui il proprio spazio mediatico. E’ illuminante la gabbia in cui si è rinchiuso Vittorio Feltri, dover sempre e comunque dire una cosa controcorrente…

ma Gilioli su Piovono rane (via Wittgenstein) ci sottolinea come spesso ciò porti a dover tacere qualche particolare. Sempre con riferimento al post e ad un suo commento: personalmente, sono comunque attratto dai difetti delle persone più che dai loro pregi. Meglio un bicchiere di Armagnac e un carattere bizzoso, ad una persona grigia ma inappuntabile. Sindrome da Barney Panofsky, forse.


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Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

Uso la locuzione latina credo a ragione: in Pakistan la situazione sta degenerando, il presidente Pervez Musharraf fa il generale (qual’è), decreta lo stato d’emergenza e cancella con un colpo di spugna le pur poche libertà vigenti (inclusa quella di stampa, dopo l’irruzione della polizia nella tipografia che stampa uno dei giornali più venduti del Paese.

Ma non mi riferisco a Musharraf… semmai agli Usa, che hanno alimentato a soldi e potere ancora una volta una persona che diverrà prima o poi un nemico. Hanno sostenuto per convenienza una dittatura. Ora scandalizzarsi, serve a poco.


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Ciuf ciuf

Ieri ho viaggiato da Perugia a Roma in treno. Considerando il livello di servizio di cui gode il capoluogo umbro, in genere evito e mi muovo in auto. Ma ieri non potevo e dunque, scontando anche il giorno festivo e la necessità di essere a Roma entro le 19.30, mi sono toccati due splendidi treni Regionali affollati e sporchi (3 ore e 15 minuti!). Pazienza.

Prima notazione: è mai possibile che un capoluogo di regione sia collegato a Roma, con cui ha un rapporto osmotico di pendolarismo e da cui dista meno di duecento chilometri, con così pochi treni, con così pochi (soprattutto) Eurostar (e che Eurostar, dei vetusti e fatiscenti ETR450) e con una percorrenza minima di 2 ore e 20 minuti (quando in auto impiego in genere 1 ora e 45 minuti)?

Seconda notazione: è la seconda volta che mi capita di non trovare più al termine dell’acquisto online su Trenitalia.com, l’opzione “ritira il biglietto alle macchine self service”. Mi compare come unica scelta selezionabile “stampa il biglietto”. E se in quel momento non ho una stampante a portata di mano? Semmai, sarebbe bello estendere l’opzione Ticketless a tutti i treni, prima o poi. Altra lacuna online: il biglietto è intestato all’utente che ha effettuato il login: e se voglio acquistare il biglietto per una persona diversa?

Terza notazione:  che noia doversi sempre lamentare di qualcosa…


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I pericoli delle emozioni

Siamo il Paese delle indignazioni, degli allarmi e delle decisioni prese sull’onda delle emozioni. In pratica cerchiamo di tappare falle quando queste sono già aperte e mai, mai, provvediamo affinché queste non abbiano a formarsi. Il problema è che legiferare sulla scia di un’emozione forte, di uno scuotimento profondo legato ad un fatto di sangue, difficilmente porta consiglio (e buone leggi). D’altronde, cosa attendersi da chi si lancia accuse a cadavere ancora caldo, accuse del tutto strumentali, da una parte e dall’altra? Sarebbe bella invece un’Italia capace di governare, prevedere, mettere le basi per il futuro, sempre un passo avanti agli accadimenti contingenti, come a percepirne intimamente i cambiamenti…

PS: che poi, allo svanire dell’indignazione o dell’emozione, di solito svanisce anche il problema come per magia: vedi indulto o eutanasia (non fosse per qualche volenteroso).


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Bastone (tanto) e carota (poca)

Dopo le immagini scioccanti dei monaci ormai cadavere dopo la violenta repressione in Birmania, nessuno spiraglio o speranza in Birmania. E’ una dittatura e come tale, non prevede né democrazia né buonsenso… ora siamo alle minacce, dirette ai monaci di non organizzare ulteriori manifestazioni, alle restrizioni, per esempio della rete Internet, all’espulsione del massimo rappresentante Onu nel paese.

Un gesto arrogante. A dire che i giudizi internazionali non contano nulla o quasi.

Considerando la copertura colpevole e indegna di paesi come Cina e Russia al regime, non pare atteggiamento privo di senso, però.


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Quel figlio di trojan/2

Aggiornamento: dopo due giorni di lotta senza quartiere, sono riuscito a sconfiggere il trojan… riga per riga, fix per fix, visto che era impossibile installare antivirus o lanciare scansioni online. Segno che ho veramente la testa dura.

Rimane un ultimo problema, ovvero la connessione wireless. Evidentemente il virus ha modificato qualche chiave e il servizio Zero Configuration di XP non funziona più correttamente. Inutile reinstallare driver e software della scheda wireless, inutile reinstallare il Service Pack 2 (anche se ha ripristinato i valori corretti del firewall e qualche altra cosuccia).

Il problema pare risiedere nella gestione DHCP. Qualcuno ha idee o suggerimenti prima che il sottoscritto scagli questa baracca giù dalla finestra? Grazie.

PS: passata questa buriana, il blog dovrebbe tornare a guardare il mondo e non solo lo schermombelico proprio…

UPDATE ore 17.15: ho appena vinto la guerra! mancavano all’appello alcune righe nel registro di windows, che tramite il consiglio di questo sito sono riuscito a ripristinare. Ora rifunziona tutto.


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Quel figlio di trojan

Ricordo il racconto di un amico, che riferiva a sua volta il racconto di un suo amico gioielliere appena rapinato. Costui aveva ricevuto in negozio un paio di persone che avevano chiesto di vedere un pò di preziosi ma che lo avevano insospettito, tanto da decidere che se si fossero ripresentate una seconda volta non gli avrebbe aperto la porta.

“E quindi?”
“E quindi due giorni dopo sono tornati, li ho visti e…”
“E?”
“Gli ho aperto!” (preso sovrappensiero, evidentemente)

Ecco, a me ieri mattina è successa più o meno la stessa cosa. Ho scaricato due versioni di un software con eMule per testarlo e vedere se faceva al mio caso: se sì, avrei potuto decidere di acquistarlo altrimenti lo avrei rimosso. Controllo i due file e vedo che uno “pesa” una decina di Mb e l’altro pochi Kb (circa 100). Al che sentenzio che questo secondo è sicuramente un worm, un trojan o qualcosa di simile e mi dico che l’unica cosa da fare è cancellarlo. Mi arriva una telefonata, mi distraggo. Subito dopo, doppio clic su questo file! Azz…

Ecco, da ieri mattina sto combattendo con scansioni, registro di sistema, rootkit, forum vari per rimuovere quanto di dannoso è stato installato nel computer. Una guerra senza esclusioni di colpi da cui ancora non so se uscirò o meno vincitore, peraltro. Di fatto, non riesco ancora e reinstallare un antivirus (vengono installati ed al riavvio l’eseguibile sparisce).

Dunque questo post arriva via Mac. E con il post, il convincimento che appena avrò qualche euro in più in tasca, cambierò il mio attuale notebook Hp con un MacBook Pro.

Ora, à la guerre!


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Scambiatevi un segno di pace

La cosa più triste o divertente, dipende dalla lettura che se ne fa, è pensare i simpatizzanti dell’Opus Dei sorridenti in chiesa rispondere con ampi sorrisi e strette di mano all’invito del prete, come amorevoli e compassionevoli uomini, salvo poi uscire al cospetto dei manifestanti, e scagliarsi col sangue negli occhi menando le mani.

PS: da questi signori dovremmo ricevere lezioni sulla parola vita, su ciò che bene e male, sul porgi l’altra guancia?


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Zero-07

Come accennavo ieri sono stato invitato alla proiezione del film “Zero, inchiesta sull’11/9” dagli autori e produttori. In questo caso nessuna cospirazione: Franco Fracassi lo conosco da anni, mentre il progetto da quando mi si chiese una consulenza web.

Prima cosa che intendo dire: il film documentario è interessante, il montaggio e l’impianto narrativo pulito e facile da seguire, alcuni passaggi emozionanti. In ogni caso, alla prossima uscita nelle sale, consiglio a tutti una visione anche critica del documentario, vista la centralità della storia raccontata sul periodo che stiamo vivendo e le implicazioni sui concetti di verità, giustizia e democrazia.

Personalmente mi ritengo una persona scettica e razionale per antonomasia, per cui ho sempre mantenuto le mie riserve sulle tesi che contestavano la verità ufficiale sull’11 settembre 2001. Ancora oggi sono persona che tende a storcere il naso appena si parla di complotti, servizi deviati, cospirazioni… è così implicito tutto ciò nella cultura italiana, che siamo propensi a leggere dietro ai fatti sempre misfatti più o meno segreti (certo, abbiamo le nostre ragioni in un Paese che convive  con Ustica, Piazza Fontana, il golpe Borghese, ecc.). E spesso non ve ne sono.

Però, lo ammetto, alcune notizie venute fuori negli anni hanno quantomeno fatto pensare che le verità siano state anche solo “ritoccate”. Insomma, che qualcosa non tornasse del tutto. A rimettere tutto assieme, a vedere filmati e a sentire interviste, i dubbi aumentano. A me restano dubbi (che io sono appunto come San Tommaso) ma molti più di quanti non ne avessi all’inizio. E qualche certezza: la commissione d’inchiesta Usa ha chiuso sbrigativamente e superficialmente l’indagine.

E dubbi non possono non esserci, anche se ritengo improbabile che un governo decida di far morire scientemente 3mila suoi connazionali. Dunque, mi colpisce un poco il fuoco che si scatena attorno a tesi e antitesi sull’argomento. Tutti con una verità incrollabile, con certezze inossidabili, con violenza oratoria. E’ quanto leggo su questo blog (più che altro nei commenti). Tanto che, la citazione EELST con cui titola Luca Sofri mi sembra assai appropriata dell’accuratezza di alcune fonti.

Comunque, ribadisco, preferisco tante voci diverse che una sola voce ufficiale. E preferisco un giornalismo che coltivi le inchieste e incalzi le fonti alla ricerca di una verità, qualunque essa sia.