Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Fassino e il derby

Negli ultimi giorni ho avuto poco tempo per deliziarmi con il blog, dunque anche di sfogare quelle reazioni indignate che ancora – nonostante tutto – riservo ad alcune notizie.

Le prime immagini che mi hanno lasciato a bocca aperta sono state quelle che una certa sinistra ci ha saputo regalare sabato scorso, alla manifestazione per la pace. L’ennesimo autogol subito prima delle europee: et voilà, un bell’assist al centrodestra ed al suo sbandierare la frammentazione politica dell’Ulivo. La contestazione nei confronti di Fassino era fuori luogo, così come è fuori luogo decidere chi può e chi non può partecipare ad una manifestazione per la pace. O essere violenti nello stesso contesto, un’abitudine per quei poveri sfigati dei “disobbedienti” che evidentemente proprio non ci arrivano (altrimenti farebbero politica invece che limitarsi al teppismo da strada). Le immagini passate su Blob e sui tg erano ributtanti, squadrismo strisciante in seno al proprio schieramento. Pari all’idiozia di chi inneggiava alla resistenza irachena (non rompetemi per favore le palle: io ero contrario all’intervento, dunque lasciate stare commenti “senza se e senza ma”). Peggio di loro, quelle figure inutili e stantie di Diliberto e Pecoraro Scanio, che il giorno dopo hanno giustificato l’azione di piazza. Perché ce li dobbiamo portare ancora appresso? Meglio perdere, forse, ma con dignità. E alle prossime elezioni Fassino si sarà guadagnato il mio voto, almeno lui.

Il derby romano: non se ne può più, diciamolo. La violenza è quasi sempre ingiustificata, però nello sport non dovrebbe trovare alcuno spazio fertile. Sono anni invece che la domenica sera dobbiamo fare i conti con feriti, morti e devastazioni. Possibile che non si riescano ad isolare i colpevoli? I gruppi ultras sono noti, a tutti, società sportive comprese. Le telecamere sono dappertutto e gli stadi sono blindati. Siamo tutti d’accordo che è uno scandalo. In tv propinano lacrime e facili soluzioni. Alla fine però siamo sempre al palo.
Molto ingenuamente penso che: dovrebbero girare meno soldi attorno al calcio; giocatori, dirigenti e giornalisti dovrebbero mettere meno enfasi in una partita e in ciò che le gira attorno; le società di calcio non dovrebbero avere rapporti subordinati con le tifoserie; dopo un evento del genere si dovrebbe giocare a porte chiuse; i tifosi non dovrebbero poter accedere al campo da gioco senza essere fermati da nessuno; se la polizia deve sfogare la propria violenza, lo faccia con gli ultras e non nelle scuole genovesi, senza freni e limiti. Sono delinquenti, né tifosi né uomini, non meritano pietà.


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Meno neuroni per tutti

Da qualche giorno (le elezioni si avvicinano) la mia città è tappezzata di cartelloni recanti l’immagine del Berlusca e dati statistici su quanto sia bravo, bello e buono. Di questi uno mi ha colpito: -40% di immigrati clandestini. Come si fa a presentare per dato certo, numerico, scientifico e provato, un valore che è invece legato ad un fenomeno che può conoscersi solo per grandi linee e con enormi margini d’errore?

Se sono clandestini vuol dire che non bussano alle dogane chiedendo di entrare, non risultano come contribuenti e non sono iscritti all’Inps; non sono in parole povere registrati. Lo Stato ne calcola il numero su altri indicatori, su quanti vengono individuati dalle forze dell’ordine, su quanti si rivolgono alle Ong o alla Caritas, ecc. ecc. Parliamo però di dati di tendenza, non di censimenti.

Ecco: come faccio a stampare un bel numerone ad effetto così, senza un minimo di vergogna, senza rendermi conto che sto dicendo una verità contestabile già solo sulla base del metodo? PS: questo non è un post politico; mi venne il mal di pancia anche al vedere i manifesti della Margherita che ironizzavano sul lifting del premier.


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I dieci comandamenti

Rubo a piene mani da Massimo Morelli il decalogo dello scooterista (odio gli scooter, ma vale la proprietà transitiva con vespisti e motociclisti):

  1. i taxisti cercano di ucciderti
  2. diffida dei motorini con maschi adolescenti: stanno guidando gli ormoni
  3. i cicloturisti (quelli colorati) sono effettivamente i padroni della strada. Pare l’abbiano comprata anni fa
  4. occhio quando sorpassi un autobus: quelli che gli attraversano la strada davanti non sono ancora stati schiacciati tutti
  5. i taxisti cercano di ucciderti
  6. per rimarcare che hanno la precedenza i signori anziani con i baffi possono metterci anche un’ora ad attraversare sulle striscie
  7. gli automobilisti non mettono la freccia. Amenoché non se la siano dimenticata ottanta chilometri prima
  8. ricordati che quando piove non ci vedi. Molti pedoni ancora non sanno cosa li ha colpiti
  9. ricordati che lo scooter sul bagnato ha la stessa tenuta di strada delle scarpe dei giocatori di giochi senza frontiere sul tapis roulant insaponato
  10. i taxisti cercano di ucciderti

Anche oggi l’ho sfangata.

Aggiungerei personalmente:

11. attento alle donne in auto: molte guidano meglio di te, ma altre aprono lo sportello sempre mentre stai passando a 100Kmh e sono anche capaci di rimanerci male se te lo porti a casa come souvenir
12. attento agli incroci: c’è sempre l’idiota che pensa di stare a Monza e si ferma regolarmente due metri dopo la linea bianca. Molti motociclisti debbono ancora riatterrare
13. ricordati che molti scooteristi non hanno mai guidato una due ruote prima di ora. Dunque sono ragazzini su missili fuori controllo: schivali per tempo e in curva, caro vespista, fagli il culo! Così comprendono di non esser poi così fichi e tornano a più miti consigli

Dimenticavo: anche oggi l’ho sfangata.


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Quando l'elefantino vola alto

Bordata di Giuliano Ferrara alla maggioranza e a Berlusconi:

“Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile.

Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che ‘sono maturi i tempi per la grazia a Sofri’. Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cav. non vuole grane prima delle elezioni, e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l’idiosincrasia per gli intellettuali del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli.

Noi sul caso Sofri non abbiamo mai fatto, da sedici anni a questa parte, cioè da un tempo in cui Berlusconi si occupava solo del Milan e delle sue tv, una battaglia ideologica o anche solo politica. Abbiamo detto quel che pensavamo nell’ordalia dei processi, abbiamo chinato il capo e messo la più rigorosa sordina al nostro convinto innocentismo di fronte ai verdetti finali, abbiamo chiesto un provvedimento di grazia per un prigioniero esemplare, che era stato un imputato esemplare dal punto di vista del funzionamento dello stato di diritto in una democrazia moderna. Ci è stato detto che avevamo ragione, che la nostra richiesta era condivisa, e alla fine che la soluzione Boato era ‘ragionevole’. Poi è stata tradita vergognosamente la parola data, e con un voto gaglioffo una legge che autorizzava il presidente della Repubblica a esercitare un potere che la Costituzione gli garantisce in via esclusiva è stata colpita e affondata per paura delle ‘pernacchie’, come ha detto Er Pecora, uno degli statisti della Casa delle libertà e della galera.

Questo giornale è nato da un patto d’amicizia non servile con Berlusconi, ora dovrebbe chiudere all’istante, insieme con un’amicizia consumata. Essendo un giornale minimamente utile, andiamo avanti nella più assoluta libertà, senza più illusioni e senza rancori, finche la proprietà editoriale non deciderà di cacciarci. Poi ne faremo un altro, se possibile ancora più bello”.


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Un paradosso lungo un metro

Pensavo questa mattina cercando un metro per casa (attrezzo con cui in questo periodo ho molto da fare, causa prossimo trasloco):

un tempo, tanti anni fa, c’era il metro in legno, tanti pezzetti con snodo che messi tutti in linea misuravano 100 centimetri. C’era anche qualche metro a fettuccia, ma sempre 100 centimetri misurava.

Poi è arrivato il metro avvolgibile, lungo ben 200 centimetri! Ricordo ancora che erano la minoranza e che sembrava lunghissimo.

Oggi circolano metri di almeno 300 centimetri, quando non di 500. Cinque metri in un affarino piccolo piccolo. Ci puoi misurare tante cose, senza dover interporre segni e fare addizioni.

Ma se le case sono sempre più piccole, perché il “metro” è sempre più lungo? Bah…


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Il minimo sindacale

La convocazione di Roberto Baggio in nazionale per un’ultima partita prima di appendere gli scarpini al chiodo è il minimo sindacale che il calcio italiano è tenuto a garantire ad uno dei nostri migliori giocatori di sempre. La notizia mi conforta: la classe e il talento ogni tanto possono essere riconosciuti.

Penso ancora che Baggio dovesse essere convocato agli ultimi Mondiali. Era cosa dovuta, oltre che utile ad una squadra con troppo poco cuore. Chapeau per il gol di domenica, Roberto.


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Coi piedi per terra

Riguardo a quanto già ho scritto sulle stragi di Madrid (qui e qui), concordo con la scelta di posizioni poco originali ma “coi piedi ben saldi in terra” recuperate da Luca Sofri su Quattroeunquarto, con un collage di interventi altrui:

Angelo Panebianco sul Corriere: “L’errore è quello di non controbattere con sufficiente forza la tesi di chi in Europa va dicendo che l’unica vera causa dell’ultima ondata di attacchi terroristici sia la guerra in Iraq. […] A tutti costoro va ricordato che la guerra è iniziata con gli attacchi dell’11 settembre del 2001 ed è continuata poi con molti attentati in varie parti del mondo anche dopo quella data (e prima che ci fosse l’intervento anglo-americano in Iraq). I critici di quell’intervento possono benissimo continuare ad esserlo sostenendo che esso non ha contribuito a «fermare» il terrorismo ma non possono avallare la tesi secondo cui la guerra in Iraq sarebbe la vera , unica causa dell’aggressione terroristica all’Occidente.

Massimo Cacciari sul Corriere – “Certo, non mi pare molto saggio se il giorno dopo le elezioni dico esattamente quello che gli attentatori si aspetterebbero che io dicessi…”, riferendosi alle dichiarazioni di Zapatero espresse sull’onda dell’emozione post-elettorale/post-attentati/post-popolari.

Ecco, io sono ancora meno originale. Anche se penso che la guerra in Iraq sia stato un errore in termini assoluti, oggi mi trovo concorde nel dire che andarsene ora sarebbe un errore ancor più grande, dalle conseguenze disastrose. Per tutti, iracheni inclusi. Ciò che si può fare è accelerare semmai il passaggio ad un potere locale autonomo ed evitare per il futuro inutili bugie giustificative di guerre ingiuste.