Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Famolo Day

Ci siamo. Siamo arrivati. Sabato 12 maggio in piazza ci saranno tante persone, convocate da quella Chiesa così moderna ed evoluta che ogni giorno cerca di demolire l’amore e la tolleranza, con ricatti politici belli e buoni (e molti nostri politici, di così alto lignaggio, si fanno ricattare senza pudore e dignità).

Così questo blog “aderisce” ad una contromanifestazione, che trovo assai più dignitosa ed allegra, che la vita non è solo espiazione di colpe ma speranza e capacità di gioire: il Famolo Day. Come scrive il Trio Medusa, lunedì 14 maggio “è aperto a tutti: sposati, conviventi, amanti, omo, etero, gruppo e si, anche single (datevi da fare). Mettete mano alla vostra agendina dei numeri da chiamare in caso di emergenza, convincete le vostre mogli, conviventi, amanti che siete ancora in grado di fare qualcosa in quel campo, perchè il FAMOLO DAY è una cosa importante. Non ci sarà una piazza ad attendervi ma un letto a due piazze (o un divano, una lavatrice, quello che volete)“.

Famolo Day


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Della giornata ecologista…

Andrea Marcenaro sul Foglio di ieri (grazie a Leibniz):

Ieri ho fatto tutto per bene. Mi sono assicurato che i rubinetti non perdessero, ho spento lavatrice e lavastoviglie, non ho azionato lo sciacquone per la pipì, ho azionato quello più piccolo, col senso di colpa, per la cacca, ho aperto il rubinetto per lavarmi un dente, l’ho chiuso, riaperto per il secondo dente, richiuso, riaperto, richiuso e se n’è andata in questo modo una mezz’oretta. Poi ho diviso i rifiuti. Questi di qua, quelli di là, la carta, il vetro, il resto. C’è voluto il suo tempo. Finché mi sono fatto la pasta senza buttare l’acqua, per lavarci i piatti. Infatti li ho lavati. Dava un po’ sul colloso ma li ho lavati. Stavo per innaffiarci i fiori, per fortuna me ne sono accorto in tempo. Per i fiori bisogna usare l’acqua con cui si lava la frutta. La frutta, per la verità, l’avrei evitata. Ma bisognava bagnarci i fiori. Così l’ho presa, l’ho lavata, ho tenuto l’acqua e ci ho bagnato i fiori. All’ora del caffè ha suonato un amico. Non avendo altra acqua di risulta, l’ho dovuto fare con quella nuova del rubinetto. Gli ho passato lo zucchero. Io non ero nervoso. Alla domanda: “Non l’avresti di canna?” gli ho sparato.


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Apple e i dubbi che restano

Sono diversi anni che ammiro i notebook Mac.  Non saranno la scelta migliore in termini di portabilità (vedi peso/dimensioni) o rapporto qualità/prezzo, ma sono belli da morire. Così come mi piace il sistema operativo con cui ho ogni tanto possibilità di “giocare” da amici o clienti. E la bellezza non è poca cosa a questo mondo, almeno per me…

Mi dico, sempre più spesso: il prossimo notebook sarà un Mac! Poi però inizio a pensare che lavoro in un’azienda che sposa Microsoft per molte applicazioni, che i documenti che ci scambiamo sono tutti Office Pc e che la suite di collaboration che utilizziamo (al 100% e massivamente) è Exchange.

Inizio dunque a pormi le prime domande: a quali problemi vado incontro? L’outlook versione Mac (ovvero Entourage) è compatibile al 100% con il gemello per Pc? Perché se non lo è, son problemi… (è vero che gli ultimi Mac possono far girare due sistemi operativi in contemporanea, di cui uno Windows, ma lavorare su Windows tutto il giorno non avrebbe senso).

Capito così in un punto vendita Apple a Roma, per tutt’altro motivo, e chiedo maggiori informazioni su questo mio dubbio all’addetto. La prima risposta è: “io avrei già cambiato azienda!”. Ecco, a me questo modo di porsi di tanti Mac-fanatici dà veramente fastidio, lo trovo un atteggiamento inutilmente snob. Sarete i più furbi, i più intelligenti, i più belli… ma intanto Microsoft vi ha fatto un culo così. Per cui un po’ di moderazione nei giudizi andrebbe rispettata.

Faccio finta di nulla e passo oltre, insisto. Il risultato è che mi fa vedere su un Mac del negozio Entourage, i vari strumenti che ha e le schermate principali… poi si ferma, riflette e mi dice che in verità, non sa darmi risposte sulla questione. Anzi, magari se vado sul sito Microsoft trovo informazioni più aggiornate e corrette!

E qui mi domando: ma saranno sempre le stesse domande che vi fanno le persone che tentennano a mollare Windows o no? Possibile che non siate preparati su questo?

Infilo il casco, monto in Vespa e tornando a casa penso: e se restassi un user Windows? Bah…

PS: se qualcuno ha risposte alle mie domande, sarò bel lieto di ascoltarle, of course 


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Balzelli e disservizi

L’Italia è il Paese delle cose buffe, anche quando si parla di web. Così i servizi si spostano su Internet, ma all’italiana anche loro. Come ogni bimestre mi accingo a pagare via web la bolletta Telecom Italia. Il servizio è comodo, veloce e non ti costringe ad estenuanti file in Poste. Peccato che stavolta, per ben tre giorni di fila, non funzioni! (epperò l’assistente virtuale che parla ogni volta che accedi all’area riservata, c’è, funziona e rompe le balle…)

Così mi dico di andare sul sito Poste.it e pagare dal mio account e con carta di credito la bolletta. Servizio comodissimo, con costo sproporzionato (un vero balzello secondo me): 2 euro a bollettino. Per quale motivo debbo pagare più caro un servizio web rispetto ad un servizio in agenzia? Mi pare una follia… Comunque, non funziona nemmeno da lì: “Impossibile procedere con l’operazione”.

Così questa mattina mi reco fisicamente in Poste. Un’ora di fila per pagare un bollettino. Con tutti i terminali (totem) di pagamento automatico rotti. Con i computer che per dieci minuti sono stati fermi. Con una variegata umanità rassegnata. O incazzata. O che passa il tempo (ritirando la pensione).

E’ l’Italia, bellezza.


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Rumori di fondo

Ci sono fatti che vengono raccontati sui giornali, dai politici, da chi in ogni modo fa comunicazione, partendo dal capo e non dalla coda. E’ più facile, meno oneroso e a volte risponde anche a logiche di comodo. Così, sull’affaire Telecom, dopo veline, arresti, intercettazioni e signor rossi che si dimettono, arriviamo alle proposte di acquisto da parte di operatori stranieri e scoppia un gran polverone.

Peccato che spesso nel polverone, sia difficile scorgere i particolari. Il rumore di fondo è così assordante che i sussurri, i cinguettii, spariscono. Ci sono, restano, ma non li sentiamo. Dunque tutti a interrogarsi sulla vendibilità di una Telecom e – per la prima volta (!) – di neutralità della Rete (cosa che ho sempre sentito ma solo in convegni e tra persone addette al settore ICT).

Un interessante articolo di Quintarelli
(ex i.Net per intenderci, poi a capo dell’Aiip, ecc. ecc.) punta i riflettori su questioni primigenie rispetto alle questioni di finanza che trovano così largo spazio sui giornali. Con un pò di pazienza, merita una lettura.