Il Blog di Lebowsky

"Tiente largo, ma datte 'n limite" (cit. M. Paolini)


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Privacy e biscottini

Avete notato come ultimamente molti siti web mostrino una barra in sovrapposizione in cui si dànno indicazioni sull’uso dei cookies e dei dati che questi raccoglieranno durante la nostra navigazione? Ciò discende da alcune normative europee (alcune approvate, altre in via di definizione) che hanno giustamente posto l’accento sulla raccolta dei dati di navigazione degli utenti Internet, spesso ignari e inconsapevoli. Chi naviga su un sito web, lascia tante informazioni che i gestori dei siti stessi raccolgono, analizzano, nel peggiore dei casi rivendono.

I cookies sono utili per buona parte di noi anche come utenti: atterrare sul nostro sito web di e-commerce preferito e trovare già la home page in italiano, dei suggerimenti per gli acquisti in base alle nostre abitudini o alle precedenti navigazioni o a carrelli abbandonati il giorno prima, ecc. Sono utili anche per i gestori dei siti web, che grazie ai dati raccolti possono inserirci in cluster sempre più precisi e definiti e dunque darci ciò che vogliamo, come lo vogliamo, nel momento opportuno. Come sempre, ogni strumento può essere utilizzato più o meno correttamente, dunque l’attenzione del Garante della Privacy è corretta e dovuta.

Quello italiano ci sta mettendo un po’ di tempo, ma leggo oggi che pare abbia finalmente interiorizzato parecchi consigli di settore che le varie associazioni, a partire da IAB, hanno saputo fornire.

Innanzitutto la distinzione tra cookie tecnici (di navigazione, di sessione, di funzionalità o di web analytics) e cookie di profilazione.

I primi non dovrebbero avere bisogno di preventiva accettazione da parte degli utenti. Diverso il caso dei cookie di profilazione: gli utenti dovranno essere adeguatamente informati sull’uso degli stessi e dovranno prestare il loro consenso informato.

Secondo punto interessante, la responsabilità degli editori per i soli cookie di proprietà. Se ospito banner o elementi terzi che utilizzano cookie, io come editore non avrò responsabilità diretta per il loro uso, responsabilità che avranno i titolari degli elementi terzi stessi ospitati nel mio sito. Non è uno scarica barile, ma l’accettazione che il singolo operatore non può essere gendarme sia per limiti di controllo che può operare, sia – in alcuni casi – per limiti tecnici e di expertise.

Sicuramente l’editore dovrà prevedere un banner di idonee dimensioni contenente la prima informativa breve e link a quella estesa. In quella breve dovrà indicare:

  1. l’indicazione del fatto che il sito utilizza cookie di profilazione al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete;
  2. che il sito consente anche l’invio di cookie “terze parti”;
  3. il link all’informativa estesa;
  4. l’indicazione che alla pagina dell’informativa estesa è possibile negare il consenso 2 all’installazione di qualunque cookie;
  5. l’indicazione che la prosecuzione della navigazione mediante accesso ad altra area del sito o selezione di un elemento dello stesso (ad es. di un’immagine o di un link) comporta la prestazione del consenso all’uso dei cookie.

L’informativa estesa invece (cito documento IAB):

L’informativa estesa deve descrivere le caratteristiche e le finalità dei cookie installati dal sito e consentire all’utente di selezionare/deselezionare i singoli cookie.

All’interno di tale informativa deve essere inserito anche il link aggiornato alle informative e ai moduli di consenso delle terze parti con le quali l’editore ha stipulato accordi per l’installazione di cookie tramite il proprio sito.

Qualora l’editore abbia contatti indiretti con le terze parti, dovrà linkare i siti dei soggetti che fanno da intermediari tra lui e le stesse terze parti, o su unico sito web gestito da un soggetto diverso dall’editore.

Nell’informativa estesa deve essere richiamata la possibilità per l’utente di manifestare il proprio consenso anche attraverso le impostazioni del browser, anche prevedendo un collegamento diretto.

Il consenso deve essere registrato dall’editore.

Sono previste delle sanzioni amministrative:  in caso di omessa informativa o d’informativa non idonea, da 6.000 a 36.000 euro (art.161 del Codice); in caso di installazione dei cookie senza preventivo consenso,  degli stessi comporta la sanzione da 10.000 a 120.000 euro (art. 162, comma 2-bis, del Codice); in caso di omessa o incompleta notificazione al Garante, infine, da 20.000 a 120.000 euro (art.163 del Codice).

C’è un anno per mettersi in regola (dalla pubblicazione in Gazzetta del 3 giugno u.s.).


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Rientrare in Italia

Non c’è niente da fare. Ogni volta che parti per un viaggio  in nord Europa, breve o lungo che sia, rischi di tornare e di renderti conto con maggiore lucidità di cosa ci distingue da quei Paesi. Di base, la differenza è il senso civico e di rispetto del prossimo, che si manifesta in piccoli accadimenti quotidiani. Non sono esenti da problemi, ma su questo punto, ci battono a mani giunte. Senza dilungarmi in analisi inutili e deprimenti, scrivo solo che sono stato pochi giorni fa a Copenaghen, città deliziosa, a misura di biciclette e persone, e che magari racconterò in un prossimo post. Al rientro su Fiumicino, tre cose in fila mi hanno fatto pensare.

Primo: il passeggino al contrario di altri aeroporti non viene consegnato assieme ai bagagli, ma lo trovi abbandonato in terra alla consegna bagagli fuori misura. Chiaramente, nessuno te lo dice e non è scritto da nessuna parta. Se viaggiate con i figli, tenetelo a mente. E sappiate che, al contrario di altri aeroporti, il bagaglio non attende te ma sei tu a dover attendere almeno 30 minuti il bagaglio.

Secondo: recuperata l’auto al lunga sosta, vedo che un ragazzo aitante accompagnato dalla fidanzata, amante o amica, parcheggia sulle strisce per disabili, poi prende i trolley e si incammina come nulla fosse verso la fermata della navetta. Ingenuamente, andando nella stessa direzione, gli faccio notare la cosa pensando non si fosse avveduto dell’errore. La risposta fa intendere che se ne era accorto eccome. Il dialogo viene chiuso con un signorile “fatti i cazzi tuoi” ed un mio invito a godersi le vacanze, perché al rientro avrebbe trovato una sorpresa. Ed infatti sono andato al posto di controllo, ho segnalato targa e posizione ed ho richiesto la rimozione dell’auto.

Terzo: sulla Roma-Fiumicino, traffico intenso e fila. Per quale motivo però la fila deve tramutarsi in una battaglia a sportellate? Perché se non hai la precedenza, devi comunque cercare di infilarti in modo aggressivo e prepotente davanti alla mia auto? Perché non rispetti segnali, precedenze, immissioni e comunque hai la protervia di pensare che hai ragione tu?

Ecco tre piccoli esempi. Se me la prendo ancora oggi, a 42 anni quasi suonati, è perché non mi arrendo a questa deriva.


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Paolini, Haiyan, Monsanto, Sri Lanka

Alcune notizie tra ieri e oggi mi girano in testa. In ordine sparso, dunque in dis-ordine:

Gabriele Paolini è stato arrestato con l’accusa di prostituzione minorile o per commercio di materiale pedopornografico (ogni giornale riporta la sua). L’ho sempre trovato insopportabile, immeritevole di attenzione e inutile come buona parte della nostra informazione. Eppure mi trovo molto più vicino all’articolo che ne ha scritto il suo amico Christian Raimo qui, che ai commenti che l’articolo stesso ha generato. Non perché semmai non siano gravi quei reati, ci mancherebbe, ma perché sino alla condanna definitiva dovrebbe valere la presunzione di innocenza e il ragionevole dubbio. E perché, ribadisco un pensiero già espresso, ho paura della capacità di giudizio senza ponderazione che le persone su Internet dimostrano in genere: simili a folle urlanti e pronte al linciaggio. Ovvero, non migliori delle persone verso cui di norma si scagliano, con l’aggravante della codardia, giacché è facile esporsi protetti da uno schermo ed al caldo delle proprie case.

Il tifone Haiyan ha devastato le Filippine. Un tributo di vite altissimo, una disperazione visibile nelle immagini ed un senso di partecipazione e di condivisione della pena che non può non toccare ognuno di noi. Per chi volesse aiutare economicamente i soccorsi, per conoscenza diretta e stima, suggerisco Agire (http://www.agire.it) o Medici Senza Frontiere (http://www.medicisenzafrontiere.it).

Qualche anno fa ho viaggiato in Sri Lanka. Un bel giro quasi fino al limite delle zone controllate dall’esercito, allorché la guerra con le Tigri Tamil era ancora aperta e viva. Un bellissimo viaggio, un bellissimo paese, provato da tensioni storiche provocate dalla maggioranza non Tamil, invero. Per contrastare le rivendicazioni Tamil e le azioni terroristiche dei medesimi, l’esercito è stato armato sempre di più ed ha finito per avere un peso determinante sulla vita politica della nazione. La guerra è finita, ma con stragi belle e buone anche di popolazione innocente e con una politica oggi fortemente guidata dalle forze armate. Censura (giornalisti minacciati, uccisi, costretti alla fuga per salvarsi), controllo della comunità Tamil limitandone la coesione e l’identità, rifiuto di ogni ammissione di colpa su quanto accaduto. Tutto esce allo scoperto con la prossima riunione del Commonwealth. Una buona analisi, sintetica ma completa, sul Post. Io ne avevo scritto qui e qui.

Colpo di grazia ieri, come sempre, Report. Non sapevo affatto che 3 aziende controllano oltre il 50% della produzione agricola mondiale, grazie a brevetti sulle sementi. Ma non sapevo nemmeno che le sementi si potessero brevettare! Monsanto docet. Guardatevi i filmati sul sito di Report e rabbrividite. Siamo alla follia più totale. Al controllo alimentare globale. Senza certezze sui risultati a lungo termine per la salute umana, sulla gestione delle piantagioni, ecc. Per mio conto, addio Pink Lady e mele marchiate. Non parlateci di Ogm per contrastare la fame nel mondo: questa si contrasta riducendo e contrastando le guerre, i contrasti, le tensioni politiche nel terzo mondo, e ridistribuendo la ricchezza con etica (non in modo demagogico, ma nemmeno continuando a sfruttare letteralmente i più deboli).


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Antonio Morelli reloaded

A 71 anni, con una condanna per corruzione sulle spalle definitiva, un’indagine non ancora conclusa per truffa, altre grane sparse qua e là di cui ho già raccontato (cliccate sul tag a suo nome per leggere gli altri articoli), Antonino Morelli, ordinario dell’Università di Perugia e primario del reparto di gastroenterologia dell’ospedale di Perugia, rischia di restare in sella per altri due anni dopo la sospensione accolta dal Tar. Come direbbe Moretti, continuiamo così: continuiamo a farci del male…

In Umbria se ne parla poco, le notizie si tende a sotterrarle perché alcuni poteri sono forti e occulti (manco troppo, invero), ma per fortuna Carmine Gazzanni non molla la presa e continua a scriverne, unica voce o quasi fuori dal coro. Esce oggi un altro suo articolo: http://www.lanotiziagiornale.it/immune-pure-alle-condanne-il-primario-resta-in-cattedra/ 

Riporto alcuni stralci significativi:

[…] Come accaduto per il professore della Sapienza Nicola Siciliani De Cumis (vedi La Notizia del 28 ottobre), anche a Perugia infatti il Tar ha accolto il ricorso del professore contro il suo pensionamento presentato dall’ateneo. Risultato: provvedimento congelato. Morelli resterà stabile sulla sua poltrona per altri due anni. Alla faccia dei tanti giovani professori e dottori in attesa che si liberi un posto. […]

[…] condanna in via definitiva per corruzione: aveva chiesto a un paziente il pagamento di un referto benché ci si trovasse in una struttura ospedaliera pubblica. Da qui, indagini e relativa condanna a 2 mesi di reclusione. Il lupo, però, perde il pelo ma non il vizio. Eccolo allora oggi sotto processo per truffa: la vicenda, ricostruita già da L’Espresso, lo vedrebbe protagonista di un “dirottamento” di pazienti dalla struttura pubblica ad una struttura privata di proprietà della moglie Monia Baldoni.

[…] Come se non bastasse Morelli è riuscito anche a metter su la sua personalissima parentopoli. Sarà semplicemente un caso ma tanto la moglie quanto la figlia Olivia Morelli lavorano nello stesso dipartimento universitario e nello stesso reparto medico di cui Morelli senior è ordinario e primario. La normativa a riguardo prevedrebbe che non possano lavorare nello stesso dipartimento persone legate da rapporti familiari fino al quarto grado di parentela. Fa niente.

[…]  il siluramento, qualche mese fa, del giornalista Rai Alessandro Di Pietro sollevato dal suo contratto per aver parlato troppo bene di una pasta per diabetici, la Aliveris. Ebbene, stando alla visura camerale della società produttrice, i nomi che emergerebbero sarebbero ancora una volta gli stessi: da Monia Baldoni a Carlo Clerici (altro membro dell’equipe medica di Morelli).

[…] È il 13 febbraio scorso quando l’Università di Perugia rifiuta di accogliere la richiesta di Morelli per una sua permanenza all’interno dell’ateneo. A 70 anni suonati – dice in pratica l’ateneo – bisogna andare in pensione per “raggiunti limiti di età”. Tanto che, col decreto del 12 settembre, si stabilisce il collocamento a riposo di Morelli a partire dal primo novembre. Il primario, però, non si è preso d’animo. Ed ecco allora il ricorso al Tar.

E visto che la stampa fa finta di nulla, io vi chiedo di ripubblicare queste notizie, di linkarle e di darle il giusto spazio. Perché il nuovo Rettore dell’Università di Perugia, Franco Moriconi, e il Direttore Generale dell’Ospedale di Perugia, Walter Orlandi, dovrebbero avere il coraggio di agire e forse un aiuto da parte di tutti potrebbe convincerli in tal senso. A meno che non gli sembri normale che un condannato in via definitiva ricopra ruoli così importanti nella PA.


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Indulto e amnistia reloaded

Su questo blog ho scritto a lungo negli anni scorsi di provvedimenti di clemenza verso i detenuti, che si chiamassero indulto, amnistia o misure alternative.

Potete leggerne a questi link:

E ne mancano almeno altri 4 o 5 che potete trovare usando la funzione Ricerca di questo blog.

Leggerete cosa pensavo allora e cosa penso oggi di questi provvedimenti, del sistema carcerario e di come in Italia il concetto base della pena riabilitativa venga tradito dalle condizioni inumane di detenzione. Dunque, ritengo di non essere sospettabile di giustizialismo e/o demagogia per quello che scriverò oggi.

Oggi sono contrario all’amnistia proposta da Napolitano e di cui si sta discutendo in questi giorni. Sono contrario non senza pena e pietà per chi attende un provvedimento di questo tipo in cella. Sono contrario contro i miei principi. Sono contrario perché un provvedimento di clemenza che mira ad alleggerire la capienza delle strutture carcerarie ha senso nel momento in cui sia il primo passo verso soluzioni definitive al problema, strutturali. Doveva essere così nel 2007, salvo poi sparire da ogni giornale e dalla bocca di ogni politico che si era battuto pro o contro l’indulto. Sarebbe così anche stavolta. Dunque, occorre una presa di coscienza collettiva che dia forza e spinta ad un piano organico e di medio periodo, dove il primo step sia l’amnistia ma contemporaneamente – e con copertura finanziaria e certezza dei tempi – si intervenga su tutto il sistema giustizia.

Su questo mi piacerebbe che Renzi non si limitasse ad una convenienza elettorale o di “rispetto della legalità”, ma si spingesse oltre, primo tra tutti, dicendo come affrontare un problema che tale è e tale resterà senza un progetto degno di questo nome.

 

 


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Pasta Aliveris condannata per pubblicità ingannevole

Ho scritto qualche settimana fa un post, scatenato dall’indignazione di alcuni fatti riportati sull’Espresso, cliché italici cui non potrò mai abituarmi.

Rileggendo l’articolo dell’Espresso, noto di essermi perso un’altra chicca notevole. Antonio Morelli, ordinario all’Università di Medicina e primario di gastroenterologia dell’Ospedale di Perugia, oltre ad essere in carica nonostante una condanna per corruzione in via definitiva del 2003 ed essere indagato tutt’oggi per truffa, è in qualche modo coinvolto anche nello scandalo della Pasta Aliveris:

“…la cerchia del professore avrebbe messo affari ancora più consistenti. È notizia di poche settimane fa: Alessandro Di Pietro, giornalista Rai, è stato sollevato dal suo contratto in Rai per aver parlato troppo bene (in ben tre puntate) di una pastasciutta per diabetici, la Aliveris. Ebbene, nella società produttrice Aliveris spiccano i nomi di diverse persone che lavorano nell’ateneo perugino, tutte a stretto contatto con Morelli, alcune delle quali poi si intrecciano anche con la Ars Medica. Non solo: il professore Morelli stesso è stato titolare della Aliveris tramite fiduciaria (la Fidam), prima di cedere la quota, attraverso prestanome, alla moglie Baldoni.”

La Pasta Aliveris e le società coinvolte sono state condannate dall’Agcom per la comunicazione commerciale scorretta e per pubblicità occulta all’interno di un programma Rai. Qui potete trovare la sentenza completa: PS8272 – AGCOM contro PASTA ALIVERIS PER DIABETICI

Il comitato scientifico citato nel sito della pasta, riporta i nomi di Morelli A. (lui), Baldoni M. (la moglie), Morelli O. (la figlia).

“Sarà semplicemente un caso, ma spulciando tra l’equipe medica ospedaliera del primario, compaiono i nomi della moglie di secondo letto, Monia Baldoni, e quello della figlia, Olivia. Le due familiari, come se non bastasse, lavorano pure nel dipartimento universitario diretto da Morelli stesso: ricercatrici entrambe, la figlia dal 1999, la moglie dal 2007.” (Espresso.it)

Andando a leggere in giro, spuntano altri dati meno esaltanti sulla pasta Aliveris.

Come diceva Paolini in uno spettacolo teatrale, “tiente largo, ma datte ‘n limite!”.


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Umbria, Pd, massoneria, scandali

Sono usciti alcuni articoli di Carmine Gazzanni (@CarmineGazzanni) sull’Espresso che indagano su alcuni clamorosi scandali umbri legati all’Università, ai nepotismi, al malcostume molto italiano del potere. E’ ulteriormente scandaloso che i giornali locali non abbiano assolutamente ripreso la notizia. Scandaloso ma comprensibile, visto che i rapporti di lobby e potere in qualche modo li alimentano. Dopo l’arresto della ex governatrice umbra Lorenzetti, coinvolta non solo nella Tav ma anche in una palese raccomandazione in Università, ritengo doveroso allora recuperare almeno in Rete gli articoli e il loro succo.

Partiamo dal primario Antonio Morelli, ormai settantenne, condannato in via definitiva per corruzione nel 2003 ma ad oggi ancora in carica come ordinario all’Università di Medicina e primario di gastroenterologia. Dopo la corruzione, ora è indagato anche per truffa. Nonostante questo e nonostante abbiano trovato posto casualmente  nella medesima struttura sia moglie che figlia, è saldo al suo posto ed anzi, scaduti i termini, ha mosso mari e monti per farsi prorogare di due ulteriori anni il suo mandato. Forse però con uno degli ultimi decreti del Governo, il rischio verrà meno: il costo di proroghe di questo tipo è oggi ingestibile per le Università e per lo Stato, oltre che scandaloso. Dice l’articolo:

“Che la sua carriera sia andata a gonfie vele anche per i rapporti che è riuscito a stringere, sembrerebbe un dato di fatto. A cominciare da quelli col rettore Francesco Bistoni, il quale non l’ha scalzato dalla sua posizione universitaria, nonostante una condanna definitiva per corruzione nel 2003. In quel caso Morelli aveva chiesto a un paziente il pagamento di un referto istologico benché ci si trovasse in una struttura ospedaliera pubblica. Il paziente aveva pagato: subito dopo però si era recato in Procura per presentare un esposto. Da qui, indagini e relativa condanna a 2 mesi di reclusione.

Nonostante questo, Morelli è rimasto al suo posto. Sia nell’azienda ospedaliera, sia nell’ateneo. Dove nel frattempo ha trovato incarichi anche la famiglia. Sarà semplicemente un caso, ma spulciando tra l’equipe medica ospedaliera del primario, compaiono i nomi della moglie di secondo letto, Monia Baldoni, e quello della figlia, Olivia. Le due familiari, come se non bastasse, lavorano pure nel dipartimento universitario diretto da Morelli stesso: ricercatrici entrambe, la figlia dal 1999, la moglie dal 2007.”

Quando si parla di rapporti, a Perugia, di norma viene tirata in ballo non a torto la massoneria, molto forte in città.

Non contento della condanna per corruzione, ha continuato nel suo operato:

“accanto alla condanna definitiva, spunta una nuova tegola per Morelli. Il prossimo 4 luglio ci sarà la prima udienza del processo dove è rinviato a giudizio per truffa a danno dell’Azienda Ospedaliera. Le indagini, durate ben cinque anni e condotte dal pm Giuseppe Petrazzini, sono nate nel 2007 quando vengono presentate alle forze dell’ordine diverse denunce da pazienti che erano stati “dirottati” dalla struttura pubblica all’ambulatorio privato Ars Medica srl, la cui titolare, formalmente, risulterebbe essere tale Gioia Pia. Secondo l’accusa, però, Pia altro non sarebbe che un prestanome, cosa accertata dal pubblico ministero Petrazzini attraverso un fitto lavoro di indagini su conti bancari (la perizia messa agli atti testimonia giri di soldi da oltre 4 milioni di euro) e società private. L’illecito sarebbe dimostrato anche dalla visura camerale dell’ambulatorio: la proprietà dell’azienda privata è infatti riconducibile totalmente alla moglie del professore Monia Baldoni.”

Ma anche il Rettore dell’Università, Bistoni, dovrà alla fine lasciare nonostante i mille tentativi di proroga e ben tre mandati. Dice sempre Gazzanni:

“Risultato? I quattordici anni di Bistoni – che si concluderanno, nel caos più totale, tra poco più di un mese con l’elezione del nuovo rettore – hanno portato l’ateneo umbro ad uno scadimento progressivo della qualità della ricerca e dell’ insegnamento. Almeno questo è quello che sembra andando a leggere l’ultima valutazione dell’Anvur (luglio 2013): l’ateneo umbro si è piazzato 21esimo sui 32 grandi atenei complessivi, con poche punte di eccellenza e ripercussioni negative sui fondi ministeriali (che peraltro, come se non bastasse, verranno congelati visto che l’università perugina sarà l’ultima a recepire la riforma Gelmini). Avremmo voluto parlarne direttamente con Bistoni. Ma “in questo periodo è praticamente impossibile”, ci dicono dal rettorato. Peccato.

E gli studenti? Questi, come indica il crollo delle iscrizioni (meno 30% in 8 anni), stanno ormai scomparendo. Ma i professori, quelli no. Restano. Soprattutto se sei “figlio di”.

E anche qui, Morelli, è rimesso in causa in modo eclatante:

“L’ordinario di gastroenterologia Antonio Morelli, per dirne una, lavora ormai da anni fianco a fianco con la moglie, Monia Baldoni, e con la figlia, Olivia Morelli. Entrambe ricercatrici. Entrambe nello stesso dipartimento di papà e consorte. E come se non bastasse le ritroviamo entrambe anche nell’equipe medica proprio del reparto di gastroenterologia dell’Ospedale di Perugia, il cui primario – indovinate un po’ – è ancora lui, Antonio Morelli. Altra medaglia al merito: come rivelato già da L’Espresso, Morelli, su cui pende già una condanna in via definitiva, è ora rinviato a giudizio per truffa a danno proprio dell’Azienda Ospedaliera. Secondo l’accusa avrebbe “dirottato” pazienti dalla struttura pubblica a quella privata dell’Ars Medica, di proprietà proprio della moglie Monia Baldoni.”

Questi vasi di pandora vanno scoperchiati e con i loro resti, sotterrati coloro i quali hanno fatto del male alla cosa pubblica, coperti da una politica locale forte da decenni di risultati elettorali immutabili, da una massoneria pervasiva e affatto nascosta. Ne va del futuro di tutti noi, dei nostri figli, dei nostri principi.

Sarebbe bello che la stampa locale anche se ne occupasse, invece di ignorare o peggio nascondere.

Sarebbe bello che altri giornali approfittando del caso Lorenzetti, scoperchiassero questa Regione bellissima ma non esente da malgoverno.

E che molti aiutino la diffusione di queste notizie con i social network, a titolo personale. Umbri o meno.


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La vera fede è riuscire ad avere ancora fiducia negli uomini

Si parte sabato con un’attacco terroristico a Nairobi, in un centro commerciale. Un numero di morti altissimo, insensato, in una città che mi è rimasta nel cuore e in cui ho un amico (che peraltro solo due giorni prima era lì). Sarà perché se in alcuni luoghi ci sei stato, sei più sensibile a certe notizie, comunque mi ha colpito e toccato fortemente, in tutta la sua follia. E’ folle che si debba morire per motivi così futili, come il fanatismo religioso o etnico.

Domenica, se non erro, l’attacco terroristico in Pakistan con un’altro pesante prezzo in morti e feriti. Anche qui, seppure affiancata da questioni di potere e di guerra, la religione ci ha messo il suo zampino. Altro gesto folle.

Infine di lunedì scopri che un docente di religione del Liceo Classico Mariotti di Perugia distribuisce ai propri allievi un questionario chiedendo espressamente un valore di rilevanza per le colpe di cui un uomo si può, secondo lui, macchiare. Ecco il questionario:

Immagine

Ecco uno dei motivi per cui i miei figli non seguono l’ora di religione, sin dalla scuola materna. Questo sarà un caso isolato, ma ritengo che la vera coscienza sia quella personale, non quella religiosa, e che una testa capace di pensare, riflettere, condividere, sia più sana di una testa indottrinata e che ad alcuni valori crede perché scritti da qualcun’altro. Di certo, pur ateo, sono più cristiano io di questo docente. E forse anche più devotamente musulmano di quei terroristi.

Oggi, la vera fede, è avere ancora fiducia negli uomini, nonostante questi facciano di tutto per dare il peggio di sé.

Che la religione sia l’oppio dei popoli resta forse una delle frasi più attuali di Karl Marx. Purtroppo.


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Si allunga la vita delle persone, si accorcia quella degli oggetti

Avevo in bozza questo articolo da almeno tre mesi. Poi l’altro giorno mi è capitato di leggere questo articolo di Marco Massarotto estremamente interessante, sulla spazzatura digitale o e-waste. Così, fermo restando il titolo, rivedo i miei primi appunti ed anzi, accorcio pesantemente il testo avendo trovato nell’articolo suddetto quanto pensavo, ma scritto meglio 😉

A puro scopo di lucro, viviamo in una società dichiaratamente organizzata per ridurre il ciclo di vita dei prodotti (elettronici in particolare) e portarci ad acquistarne di nuovi regolarmente, perché guasti al termine della garanzia con incredibile tempismo, o semplicemente perché soppiantati da altri più belli, nuovi, potenti, alla moda…

Personalmente non sono esente da questo comportamento dunque lungi da me scagliare la prima pietra. Però non sono nemmeno un maniaco e continuo ad esempio orgogliosamente ad avere televisori a tubo catodico di un decennio fa: finché non scoppieranno, fanno il loro dovere egregiamente e non saranno sostituiti dai pur bellissimi lcd di ultima generazione. Ma il motivo per cui mi ero salvato questa bozza era il contrappasso tra durata degli oggetti, sempre più ridotta, e aspettativa di vita delle persone, che si allunga.

Sia chiaro, si allunga non sempre felicemente e non in tutto il Mondo. Tanto che ci sarebbe da chiedersi, ha senso vivere cent’anni se poi gli ultimi venti li passi rincoglionito, non autosufficiente e magari senza alcun contatto con la realtà? Con questa nota di ottimismo mattutino, chiudo la parentesi, e torno all’argomento con un’altra domanda: parlando di sostenibilità di un sistema, non dovremmo trovare un equilibrio tra vita dei manufatti e vita delle persone? Questa divaricazione in atto, mi sembra assolutamente non sostenibile, dannosa, non etica.